Tra i tanti ricordi che
mio padre conservava con cura e che lasciò a noi figli, un vecchio
biglietto, sgualcito, di un concerto che una nota violinista tenne nel
Teatro Ricciardi di Capua. Sul retro del biglietto è riportata una
data: 23/9/1948 e, al botteghino, agli spettatori fu donato un
opuscolo che trattava la biografia della violinista.
Il violino fu lo strumento musicale del quale mio padre apprese la
tecnica frequentando il Conservatorio S. Pietro a Majella di Napoli e
l’arte della musica, che egli coltivò per ben 59 anni lo vide assiduo
spettatore durante i concerti tenuti dai più noti violinisti italiani
fra i quali: Ferraresi, Giordano, Càmpoli e, negli anni che trascorse
in America del Nord, Richard Heldman, Ruggero Ricci ed il grande Zino
Francescatti.
Quello del 23/9/1948 fu un concerto, per violino e pianoforte, al
quale mio padre fu presente insieme ad un gruppo di amici, fra cui il
violinista capuano Di Benedetto, spesso gradito ospite in casa nostra,
con il quale papà, molto volentieri, si intratteneva per eseguire,
oltre alle composizioni dello stesso Di Benedetto, brani di musica
classica. Sul palcoscenico del Teatro Ricciardi di Capua suonava una
violinista allora ritenuta la migliore esecutrice al mondo: l'estrosa
Gioconda De Vito, accompagnata al pianoforte dal Maestro Nicola
Cagliano. Il concerto aveva richiamato numerosi appassionati ed il
Teatro era gremito in ogni numero di posti.
Sfogliando l'opuscolo si legge che Gioconda De Vito era l'unica
violinista italiana ad aver raggiunto notevole celebrità per essere
una sensibile interprete del repertorio classico. Gioconda De Vito
nacque a Martina Franca nel 1907 e fu una bambina prodigio nel campo
della musica. Terminati gli studi, fu docente di Conservatorio per la
cattedra di violino e solista nelle migliori orchestre del
mondo. Nel 1948 l'Istituto Discografico Italiano pubblicò una collana
dei suoi numerosi concerti tenuti nei più famosi teatri del mondo: il
Colon di Buenos Aires, il Metropolitan di New York, la Scala di
Milano, il Bolscioi di Mosca, l'Olimpia di Parigi e il S. Carlo di
Napoli. Nella collana figuravano un concerto composto da Mendelssohn,
eseguito dalla De Vito con la London Symphony
Orchestra diretta da Malcom Sargent e il doppio concerto di Brahms
eseguito con la Philarmonia Orchestra diretta da Boris Schwarz.
Ascoltandoli si nota il suono limpido e dolce dello Stradivari che lo
Stato Italiano aveva messo a disposizione della grande violinista, per
gli straordinari meriti artistici. Durante la sua folgorante carriera,
Gioconda De Vito ebbe il piacere di collaborare con
il grande Furtwaengler ed essere da questi diretta nell'incisione di
altri concerti. Da ricerche effettuate apprendiamo che la De Vito
aveva poco più di 50 anni quando, dopo avere raggiunto l'apice delle
proprie capacità artistiche, decise di ritirarsi a vita privata.
Con suo marito visse nella campagna inglese, imparò ad amare il
sistema di vita degli uccelli lacustri e nessuno, almeno in pubblico,
la sentì più suonare. Gioconda De Vito morì a Londra nel 1994, alla
veneranda età di 87 anni e lo Stradivari, con il quale incantò le
platee di tutto il mondo fu affidato ad un’altra grande violinista
Pina Carmirelli che, nei suoi concerti riuscì ad eguagliare
la De Vito con eccezionale maestria e gusto raffinato.
Meritato
riconoscimento
Finalmente ha trionfato la sua passione:
la scrittura! Tra sacrifici e rinunce la fiaba si è magicamente
avverata ottenendo un meritato traguardo. Franco Valeriani è stato
inserito nell’albo dei giornalisti. Di quest’uomo posso essere fiero
nell’affermare che sono riuscito a catturare l’istante in cui il
dolore gli diede la forza di reagire, di trasformare il suo pensiero,
e rafforzare le sue idee.
Consenziente fino ad apparire insieme: divertente, simpatico, ingenuo,
astuto, sfrondato, sbalorditivo, ma sempre con passione.
Grande narratore di avvenimenti e di storie, riesce ad intrecciare
vicende di vita vissuta, vicende personali di amici, parenti e vicini
di casa ed ad enunciare conflitti religiosi, etnici, politici,
ideologici osservati sempre con occhi esperti e riportati senza mai
alterare la verità delle vicende e dei personaggi. Nella sua vita ha
sempre avuto un gran rapporto con il mondo della cultura, un mondo dal
quale ha attinto ed ha dato con convinzione, con molto altruismo e
senza alcun egoismo. Franco Valeriani un Vero uomo dalle conversazioni
mercuriali e vulcaniche ma piene di contenuti. Un maestro sempre
presente che non manca mai. “Franco, sai che l’ipocrisia non è nel mio
vocabolario. Felicitazioni”. Il sindaco di Bellona, Giancarlo Della
Cioppa: “Desidero complimentarmi, di vero
cuore, con Franco Valeriani per l’impegno che profonde nelle sue
attività e, quando si opera bene, non possono mancare i giusti
riconoscimenti”. L’artista Michele Ciccarelli: “Con Franco desidero
congratularmi per avere raggiunto il meritato traguardo”. Il dottor
Bruno Della Cioppa: “Al caro amico e bravo collega, il benvenuto nella
grande famiglia del giornalismo. Ad majora semper”.
Il dottor Giovanni Vinciguerra, responsabile del settore cultura del
Comune di Bellona: “Franco, desidero leggerti sempre ed ovunque. Vai
avanti, ti sono vicino”. E tanti, tanti, tantissimi amici si
congratulanocon Franco Valeriani ma, per ragione di spazio, non
possiamo riportarli.
Franco Falco
Domani a Vitulazio
in programma
l’11ª Sgambettata Vitulatina
Organizzata dal Club “Le Lepri” di
Vitulazio, di cui è presidente il dinamico Giovanni Carusone, si
corre, domani 1 giugno, quella che ormai è diventata una “classica”:
l’11ª edizione della Sgambettata Vitulatina.
Manifestazione podistica amatoriale a passo libero che si snoderà
lungo un percorso misto, sia cittadino che campestre. Le distanze da
coprire saranno di 6 e 12 chilometri. Le iscrizioni, per i
ritardatari, si accetteranno dalle ore 8,00 alle ore 9,00 presso il
Caffè Verdi. Il raduno degli atleti è previsto in Piazza Giovanni
XXIII, in corteo, poi, si raggiungerà piazza Riccardo II, dove sarà
dato il via alla corsa.
UNA
PERSONA MOLTO SPECIALE
Si parla tanto di persone speciali, ed io
voglio parlarne di una che mi sta tanto a cuore per la sua generosità,
per la sua voglia di vivere e di far bene, per sé e per gli altri. Si
tratta di Michele Caruso, da tutti conosciuto come "Mike ‘o Mericano"
o Don Michele.
Don Michele Caruso è nato a Bellona il 1 ottobre del 1929 e sin da
ragazzo sognava la vita imprenditoriale, infatti dopo 14 anni di
servizio nella Polizia Stradale, decise di lasciare e di emigrare
negli Stati Uniti d'America perché sentiva in lui un’immensa voglia di
diventare un grande imprenditore. Arrivato negli U.S.A. cominciò a
lavorare facendo il muratore, senza vergognarsi di aver
accettato quel posto a lui non molto comodo, nel parlare con lui gli
dicevo: “Don Michè ma che coraggio avete avuto”, e lui mi rispondeva:
“Caro ragazzo prima di arrivare dove vuoi bisogna fare la gavetta
perché solo così raggiungerai quel traguardo che tanto desideri”. Nel
lavorare con ditte edili, sentiva spesso parlare della pizza
all'americana e così dopo terminato il suo orario di lavoro se ne
andava in giro a guardare per le strade di Boston le pizzerie tanto
affollate di persone che mangiavano pizza a quintali, e lui sentendo i
commenti delle persone che uscivano dalle pizzerie, intuì qualcosa di
veramente speciale: decise di “buttarsi” nel mondo del commercio e nel
1966 aprì la prima Pizzeria a Boston con il famoso nome "Caruso's
pizza".
Da allora Don Michele acquistava sempre più popolarità, perché capendo
che era quello il suo vero lavoro, tra l'aprire e il chiudere diede
vita a 25 pizzerie tutte targate Caruso's pizza. Il suo amore per
Bellona è talmente grande che ogni anno per la festa di Maria SS. di
Gerusalemme si accolla il viaggio di andata e ritorno dall’America per
essere presente ai festeggiamenti.
Don Michele è una persona straordinaria, non ho mai visto far tanto
bene quanto lo fa lui, tant'è vero che ogni anno si preoccupa per gli
orfanelli facendo loro offerte di tutti i tipi, si preoccupa della
famiglia, si preoccupa di portare soldi in offerta a persone
bisognose, si preoccupa della colletta per la nostra Madonna, ed
infine si preoccupa per tutti quelli che hanno bisogno.
Diverse volte parlando con lui mi ha detto delle cose veramente belle:
è devoto a Padre Pio ed ogni anno organizza una gita a S. Giovanni
Rotondo per rendere omaggio a Santo Pio. Partecipa con piacere ad
offerte per i bisognosi e si arrabbia quando vede qualcuno che magari
non si parla con un amico o magari fa delle scortesie all'altro.
Ama molto i bambini e organizza per loro serate di felicità, li porta
a mangiare la pizza, gli offre un gelato, li adora e li stima come se
fossero tutti suoi figli, Don Michele non ha avuto figli, ma Dio ha
dato a lui tanti figli che tutti adesso lo amano come un padre.
Ogni anno quando arriva a Bellona tutti dicono: “Don Michè anche
quest'anno è festa”. Sì perché se non c'è lui la festa ha un vuoto, e
per fortuna questo non è mai successo. La sua generosità, il suo
altruismo lo rendono una persona veramente unica.
Organizza cene e serate di ballo facendosi carico delle spese in
generale e poi invitando tutti a collaborare con un contributo devolve
tutta la somma raccolta in beneficenza; insomma è un vero benefattore
una persona straordinaria, un uomo ricco di bontà ed un uomo che
veramente ha l'amore dentro e riesce a trasmetterlo a tutte quelle
persone che solo parlando con lui riescono a
percepire la bontà ed il senso della vita. Molti anni fa alle scuole
elementari di Bellona una maestra assegnò un tema ai bambini dal
titolo: “Parlatemi di un vostro lontano amico”, ed un bambino in
particolare cominciò a parlare di questo signor Don Michele, la
maestra rimase talmente affascinata da questo tema e con le lacrime
agli occhi, non credendo a tanta generosità, invitò Don Michele presso
l'aula delle scuole elementari di Bellona, e lui si presentò con una
giacca blu con sopra lo stemma dell'Italia, un pantalone bianco ed un
cappello bianco proprio come un americano. Al suo ingresso in aula ci
fu un boato da parte dei bambini ohhhhhh! è arrivato zio Michele! e
lui abbracciandoli tutti diede ad ognuno un piccolo pensiero e
rivolgendosi alla maestra disse: “Non ho mai provato tanta emozione e
trovarmi qui in questa scuola chiamato dai bambini è stata per me una
gioia che solo io so quanto è grande, e la maestra rispose: “Signor
Caruso quello che i ragazzi dicono di lei è talmente bello che credevo
esistesse solo nelle favole, ma sapendo che mi trovo davanti alla
realtà non posso fare altro che dirle grazie” e lui commosso, invitò
tutti i bambini a mangiare un gelato.
In conclusione io personalmente dico grazie Don Michele che Lei esiste
e ci ha insegnato tanto da dare e tanto da dire.