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Block Notes - Novembre 2003 - 
Supplemento mensile del telegiornale quotidiano di ReteCapua

Capua, città di festival, musici, cantori, autori...  

Dal Dopoguerra ad oggi, in sessant’anni, la nostra città, continuatrice della sua tradizione musicale che nei secoli passati ha visto il valore indiscusso di noti compositori e direttori d’orchestra come Rinaldo da Capua, Raffaele Coppola, Giuseppe Martucci, è stato un continuo fervore di attività talentuose nel campo della musica allargatesi anche al mondo dello spettacolo leggero e lirico e, in alcune occasioni e circostanze, esse sono state prossime a sfociare nel professionismo, seppure in gran parte abbiano avuto un carattere amatoriale e dilettantesco. Nel primo dopoguerra, dai ricordi delle persone più anziane, la passione che si coltivava per gli strumenti riguardava principalmente il pianoforte e il violino, ma anche i fiati. Bisogna considerare che molti giovani, in particolare gli orfani, per le condizioni di indigenza del tempo, venivano condotti nei collegi, che allora erano molto fiorenti, a Maddaloni e Aversa, a Sessa e a Caserta. Erano in prevalenza i maschi ad imparare lo strumento. Molti infatti venivano collocati sin da giovanissimi nelle bande di paese, per guadagnarsi qualche soldino. A Capua una di queste bande era attiva negli anni cinquanta e aveva per direttore il Cav. Vincenzo Cecere, mentre il fiduciario era il M.o Cav. Guglielmo Corbi. La banda si chiamava “Gran Concerto Musicale Giuseppe Martucci”. Per lo più nelle bande non suonavano autentici musicisti, ma in massima parte musicanti ad orecchi, che imparavano alla meglio un determinato repertorio, difficilmente leggendo la musica. Accanto a queste attività propriamente strumentali, ne fiorirono altre relative alla formazione di “orchestrine”, con repertori prevalentemente da ballo e che poi hanno avuto una naturale evoluzione con il passaggio da un tipo di economia molto precaria al progresso musicale che si determinò con l’avvento dei nuovi generi. (1 - Segue)

Capua nel ‘43, Chillemi presenta il suo nuovo saggio  

Il 20 dicembre prossimo a Palazzo Fazio verrà presentato il saggio “Capua nel ‘43” che verrà pubblicato dal prof. Rosolino Chillemi, storico capuano, per ricordare il tragico evento che vide la nostra città distrutta. La bella pubblicazione, offerta da Chillemi ai cittadini di Capua, verrà presentata dal Presidente dell’Amministrazione Provinciale Riccardo Ventre, che ne offrirà un copia anche al Presidente della Repubblica. Il nuovo saggio si presenta con bella veste grafica ed è in corso di stampa presso la Tipografia Boccia. Esso è un completamento e arricchimento di una precedente pubblicazione del preside Chillemi, che porta lo stesso titolo. La storiografia sul tragico ’43 vissuto dai capuani si arricchisce di un ulteriore contributo e va quindi ad incrementare la biblioteca di scritti su quel periodo (Carlo De Vivo,Maria Buglione, Tommaso De Rosa ed altri).

Block Notes HINTERLAND

L'Ing. Prof. Giovanni Giuseppe Scialdone -  La scomparsa dello scienziato: una grossa perdita  

Circa un mese fa è morto in America, a Washington, all'età di 77 anni, l'illustre scienziato italo-americano, vitulatino d.o.c., Giovanni Giuseppe Scialdone. Dal 1950 studiava e lavorava negli U.S.A., e alla N.A.S.A. era considerato un personaggio di spessore, uno scienziato qualitativamente professionale. Laureatosi in Italia in Ingegneria Meccanica, conseguì in America la laurea di avanzamento in Ingegneria Aerospaziale e la laurea in Ricerca. Negli U.S.A., alla N.A.S.A., John Joseph Scialdone (nome diventato famoso), ha ricevuto tanti riconoscimenti, anche dagli astronauti, forse il premio a cui lui più teneva era il "Silver Snoopy" (premio dato a pochi). Questo attestato di merito gli fu conferito proprio per il suo contributo allo sviluppo dello Shuttle. Lui ha partecipato a delicate ricerche nel campo molecolare, nonché allo studio delle proprietà dei materiali; ma l'ingegnere era anche una persona di rilievo nel campo della contaminazione gassosa delle particelle di polvere. Per tutto questo era anche specializzato. Ricordiamo pure che lo scienziato era capo della Sezione Materiali nel campo dei polimeri o dei plastici; sicuramente dimentichiamo altri importanti ruoli svolti dal professore e ce ne scusiamo. Giovanni Giuseppe Scialdone era definito un pioniere della N.A.S.A., anche per il fatto che ha collaborato allo studio di diversi satelliti che sono stati lanciati nello spazio. Ha insegnato Fisica e Termodinamica all'università; in circa 80 volumi e libri di testo si trovano sue pubblicazioni. La sua grande professionalità è stata riconosciuta da tutti, il suo impegno, i suoi progetti, i suoi successi personali, tutto rimbalzava dagli U.S.A. all'Europa; gli organi di informazione, i giornalisti "seguivano" il lavoro dello scienziato. Ha avuto tanto carisma, stimato dalla gente, amava il suo paese natale Villa Volturno (oggi Vitulazio); ritornava ogni tanto per la festa patronale, voleva innanzitutto abbracciare la sua famiglia, rivedere con emozione i suoi amici d'infanzia, i compagni di scuola. Il nostro illustre compaesano, troppo presto, sicuramente se ne è andato; ha lasciato un vuoto profondo. Noi, che di lui eravamo orgogliosi, ci sentivamo importanti, noi cittadini di Vitulazio "tifosi" dello scienziato Scialdone. Noi modesti cronisti, fin da ragazzi, curiosi del personaggio famoso, curiosavamo pure se era un romantico, un passionale, sicuramente una persona semplice e modesta. Rare volte, con incredulità , con timidezza, ci siamo avvicinati a lui davanti al Circolo S.U.D. sul Cavaiuolo; volevamo carpire qualcosa, forse il mistero dello spazio; il prof. Scialdone con garbo salutava anche noi giovani, parlava dei suoi 18 anni, dei primi banchi di legno della scuola, della guerra, ricordi piacevoli e non; aveva un fascino particolare, tante persone gli hanno domandato se Giove, Marte o altri pianeti fossero abitati, ma lui con un sorriso serioso dichiarava: "Nello spazio ci sono milioni di galassie, e forse in qualcuna di esse, sicuramente c'è qualche forma di vita". Apprendiamo che in questo mese, al Centro “Goddard Space Fly Center” “Il Viaggiatore” n. 1 ha superato brillantemente i limiti del Sistema Solare.Lo scienziato Scialdone, equilibrò, nel passato, appunto “Il Viaggiatore”, facendo un ottimo lavoro. Tutti noi di Vitulazio, casertani, rimarremo legati alla figura dell'Ingegnere-Scienziato Giovanni Giuseppe Scialdone. Se ne va con lui una parte della nostra piccola storia locale, lo ricorderemo sempre, una grande perdita anche per gli americani. Con il cuore e con emozione grande, ci associamo al dolore della famiglia tutta, sentite condoglianze al Generale Armando Scialdone, fratello dello scienziato; una grave perdita dicevamo che rattrista anche tutta la redazione di Block Notes e ReteCapua. Per la cronaca: Block Notes è mensile, al momento di stilare il servizio pare molto probabile che la salma dello scienziato tornerà in Italia. L'ing. Scialdone verrà sepolto nel cimitero di Vitulazio; si è detto che questo era il suo desiderio e la volontà della famiglia. Ci pare opportuno sottolineare che la cittadinanza e l'Amministrazione Comunale, dovranno rendere tutti gli onori al suo rispettabile cittadino, l'ultimo saluto che si riserva ai grandi, e poi ci pare giusto concludere che un giorno, non lontano, una strada o una piazza di Vitulazio sarà dedicata o intitolata a Giovanni Giuseppe Scialdone. Michele Ciccarelli  

BELLONA IERI E OGGI - Una tradizione bellonese scomparsa  

In Italia, da molti anni, si celebra una festa di origine anglosassone, una festa tanto attesa dai bambini che ricorda molto il nostro carnevale. Sulle finestre delle case si espongono zucche dalla forma sferica, con gli occhi e la bocca scolpiti e, all'interno, una candela. La loro presenza, secondo una antica tradizione, allontana le streghe che, nella notte fra il 31 ottobre ed il 1º novembre, vagano lungo le strade dei paesi e delle città. La festa ha uno strano nome: Hàlloween (pronuncia: Àllouin) e non è altro che la riduzione dall'inglese di All Hàllow Even che significa "Vigilia di ogni santi". La notte è dedicata a scherzi, travestimenti di natura macabra e sfilate di bambini, con in mano zucche vuote e illuminate all'interno, che bussano alle porte chiedendo qualche dolcetto recitando una filastrocca che termina : Trick or Treat (pronuncia: Trik o Trit) cioè: scherzo o regalo. Hàlloween è la festa dei bambini anglosassoni ed americani, ed oggi anche di sette milioni di bambini italiani, che indossano il tradizionale cappello conico delle streghe, la maschera macabra ed un abito nero. Quando busseranno alla porta bisognerà dare loro un dolcetto, altrimenti si subirà uno spiacevole scherzetto. Mi seggo sulla poltrona e, in attesa che qualcuno bussi alla porta, guardo uno spettacolo in televisione. Sento tante vocine che ridono lungo la strada, mi reco alla finestra e vedo gruppi di bambini mascherati. Forse verranno anche a casa mia. Nulla. Ritorno sulla poltrona e resto in attesa. Ormai l'ora è tarda e dei bambini non s'ode più la voce. Saranno tutti a letto e sogneranno di inseguire le streghe! Dopo un accurato sguardo di programmi televisivi, scelgo un vecchio film italiano: Stasera niente di nuovo, con Alida Valli e Fosco Giachetti. Mentre le immagini scorrono sul piccolo schermo, avverto un soporifero torpore che mi concilia il sonno e mi fa sognare. E' il 31 Dicembre di un anno ormai lontano, ed il freddo intenso mi costringe a restare in casa seduto accanto al focolare dove, dalla Vigilia del S. Natale, arde il fuoco necessario, diceva mia nonna, ad asciugare i pannolini che serviranno per coprire Gesù Bambino. In strada un gruppo di ragazzi canta, come ogni fine d'anno, una filastrocca a tutti nota che dice: "Oggi è calanno, dimane è 'o capo e ll'anno. Scinne patrone e aràpe 'o matarcòne, si nun 'o vuò ffa, puozze scennere e ngiàmpecà!". La filastrocca è sempre più chiara e distinta, la porta un gelido vento che, ad intervalli, soffia lungo le strade deserte di Bellona. La mezzanotte si avvicina, ed i proprietari dei bar si accingono a chiudere per ritornare a casa e festeggiare, con i loro cari, l'anno nuovo che sta per iniziare. Da lontano giunge il suono di una fisarmonica: è l'amico di tutti noi, Alfonso Salerno, che, sfidando l'imperversare del freddo, vuol salutare a modo suo il nuovo anno suonando i più bei motivi in voga: Amapola, Tu sei sempre nel mio cuor, Vecchia Roma, Serenata Celeste, com'è bello far l'amore quanno è sera, ecc. Motivi che suscitano in lui, ed in tutti noi, ricordi di amori perduti, di amori durati una sola estate, di amori sofferti e mai giunti a degna conclusione. Qualcuno bussa alla porta di casa e, a malincuore, lascio il caldo del focolare per aprire. E' un gruppo di ragazzi che mi ricordano: "Oggi è calanno, dimane è 'o capo e ll'anno"... "Bene, bene, ecco ciò che mia mamma ha conservato per tutti voi!". "Grazie e felice anno nuovo!" mi rispondono in coro... Il trillo del telefono interrompe il mio sogno riportandomi alla realtà. E' stato un bel sogno, un sogno che mi ha fatto rivivere gli anni della lontana gioventù, quando tutto sembrava più bello! Quando tutti, forse, eravamo più felici! Ripensandoci, anche allora si festeggiava Halloween, ma alla nostra maniera: una maniera più semplice, più nostrana e meno consumistica, quando i bambini chiedevano alla padrona di casa di aprire 'o matarcone (un mobile da cucina dove si conservavano gli alimenti non deperibili) affinché donasse loro dolcetti natalizi ed altre leccornie preparate per il Santo Natale. Se ricevevano un rifiuto, (cosa impossibile), riprendevano il cammino senza scherzi di cattivo gusto, come invece fanno i loro coetanei stranieri. Sento bussare alla porta di casa. E' un gruppo di bambini ritardatari e infreddoliti, che hanno deciso deciso di attuare l'ultima richiesta. Mi si parano davanti e tutti in coro pronunciano la fatidica frase: "Hàlloween, dolcetti o scherzetti!". "Ecco i dolcetti conservati per tutti voi, e dite alle streghe, se le incontrerete, che restino nelle caverne!". Felici e sorridenti ringraziano, promettendo di assolvere l'incarico. Hàlloween, una innovazione portata dal così detto progresso che ha sconvolto tante tradizioni, tante abitudini! Non ci resta che la rassegnazione ed accettare tutto con un lieve sorriso, un sorriso che appare sui nostri volti invecchiati, a nostra insaputa, dal tempo che passa inesorabile.   Franco Valeriani

Incontro con Franco Perlasca  

Nella Sala Consiliare del Comune, si è svolto un incontro con Franco Perlasca figlio di colui che fu giudicato "un eroe per caso": Giorgio Perlasca, un padovano che, durante il II Conflitto Mondiale, sotto le false spoglie di ambasciatore spagnolo, riuscì a salvare più di 5000 ebrei ungheresi. L'incontro è stato organizzato dagli amministratori bellonesi, guidati dal sindaco Giancarlo Della Cioppa che aveva dato mandato all'assessore all'istruzione Giuseppe Iorio. Moderatore il consigliere alla cultura Giovanni Vinciguerra, che ha ringraziato il Sindaco e l'Assessore Iorio per la nobile iniziativa, nel voler ricordare Giorgio Perlasca, "un eroe del nostro tempo". Accanto a Franco Perlasca, oltre agli amministratori, si notavano Don Giuseppe Centore, Direttore del Museo Campano di Capua ed i Presidi Antropoli e Guida. Il Sindaco ha ringraziato l'ospite, e tutti gli intervenuti, per avere accettato l'invito ed affermava che è intenzione dell'amministrazione bellonese, intitolare una nuova strada di Bellona all'eroico Giorgio Perlasca. L'assessore Iorio: "E' nostro dovere, prendere esempio da un uomo che rischiò la sua vita per quella altrui, se vogliamo un mondo dove regnino la pace e la fratellanza". Prima di entrare nel vivo dell'incontro, sono state proiettate le scene più significative del film che la RAI dedicò a Giorgio Perlasca. Seguiva la lettura di due poesie composte da Don Giuseppe Centore, dove sono descritti, con versi toccanti, il dolore e le sofferenze subite da innocenti nei campi di sterminio nazisti; al termine il consigliere Vinciguerra invitava Franco Perlasca ad un ricordo del caro padre: "Sono certo che tutti avrete visto, in televisione, la storia di mio padre, un uomo che riuscì a salvare, dalla tortura dei campi di sterminio nazisti, tante persone, in particolare tanti bambini. Erano gli anni 43/44 ed egli trovò medicine e cibo per migliaia di persone, bisognose ed affamate, spacciandosi per console spagnolo. Mio padre visse il resto della sua vita a Padova e, per 45 anni, non raccontò a nessuno le sue disavventure, perché era un uomo schivo dell'esibizionismo. Era il mese di agosto del 1992 quando morì e, nel mese di settembre dello stesso anno, fu insignito della medaglia d'oro al valore civile. A Caserta, anche voi avete avuto un uomo come mio padre, il questore Palatucci, che si adoperò per salvare molti ebrei ed anch'egli, come mio padre, merita essere ricordato. L'opera di salvataggio dei 5000 ebrei ungheresi che mio padre riuscì a realizzare, era rimasta sconosciuta per molti anni. Fu a tutti nota ad opera di tre donne ottantenni, alle quali mio padre aveva salvato la vita e che lo riconobbero lungo una strada di Padova. Quando egli raccontava agli amici le sue disavventure, non era creduto ed, in famiglia, citava solo piccoli episodi, come fanno tutti quelli che sono stati in guerra. Nel 1987 sapemmo che in Spagna cercavano un certo Giorgio Perlasca, che si era adoperato per salvare molti ebrei e che viveva a Padova. Conobbi una donna ebrea, la signora Langer, - continua Franco Perlasca - che ospitammo a casa nostra. Venimmo così a conoscenza dell'opera umanitaria compiuta da nostro padre, ed allora capimmo che nella sua vita c'era qualcosa di veramente meraviglioso. La signora Langer, rivolgendosi a mio padre disse: "Se non ci fosse stato lei, noi non avremmo avuto né figli, né nipoti". Dopo alcuni anni, mio padre fu ricevuto dalle autorità di Israele che gli conferirono la cittadinanza onoraria di quello Stato". Conclude Franco Perlasca. Franco Valeriani

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