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Block Notes - Aprile 2004 - 
Supplemento mensile del telegiornale quotidiano di ReteCapua
Per accedere alle pagine dell'indice del Block Notes
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La storia dei lavori

Dai primi anni ‘60, per seguire la moda del tempo, l’Amministrazione pro tempore eliminò le mitiche basole e pavimentò Corso Appio con mattonelle di conglomerato cementizio. Non fu la sola arteria a subire l’onta del cambiamento, ma numerose strade e stradine del centro antico, che hanno perduto il volto suggestivo di un tempo. Ripetiamo, per chi non intende: il piano di recupero deve tener conto prioritariamente della pavimentazione, per una sua riqualificazione storica. Quando ormai le mattonelle di cemento erano inservibili, il Comune pensò di passare ad una nuova pavimentazione adatta al Corso Appio. Con atti n. 91 del 4.8.94 e n. 109 del 4.11.94 il Consiglio Comunale approvò il programma di intervento di pavimentazione. Poiché non fu possibile finanziare l’opera con i fondi della 219/81, solo con il bilancio di previsione 1996 (Del. Cons. N. 18 del 29.2.96) il Consiglio poté destinare nel riparto fondi da mutuare con la Cassa. DD.PP. la somma di un miliardo duecento milioni. Ottenuto l’o.k. della cassa, mentre già con nota n. 16531 aveva ottenuto il visto della Soprintendenza ai Beni ambientali, con delibera di giunta n. 412 del 14.5.96 veniva praticamente chiuso l’iter. Fu stabilito il pubblico incanto a base d’asta di oltre un miliardo di lire e la gara andò alle imprese Pompa e Bonavolontà. Ma in seguito a ricorsi, con la riammissione di alcune imprese, si rieseminarono gli atti di gara sotto la giunta Mariano e il 13 agosto 1997 l’opera fu aggiudicata alla ditta Francesco Verazzo. I lavori iniziarono nell’ottobre dello stesso anno e sospesi dal 7 dicembre fino al 7 gennaio 1998. Il resto è storia: i lavori sono stati ultimati ma senza i risultati che tutti volevano. La basaltina non aveva quella robustezza che occorreva per una strada carrabile ed ora è ridotta ad un colabrodo, oltre ad un campo di guerra per tante persone che cadono nelle buche, assaporando il dispiacere di andare al vicino Pronto Soccorso. I lavori riprendono e il popolo dice: “E’ il pozzo di S. Patrizio”?

Dalla basola alla basaltina, si ripavimenta Corso Appio

Mentre partono i lavori di ripavimentazione del Corso Appio, finalmente a basolato, come era negli auspici della quasi totalità dei cittadini in un referendum promosso da Block Notes, una domanda è di prammatica da parte nostra alle forze politiche dell’ultimo quinquennio, dell’uno e dell’altro fronte: giurate di dire la verità, tutta la verità sul modo e sul perché avete chiuso uno dei capitoli più oscuri della vita amministrativa di Capua senza dare risposte convincenti alla cittadinanza? Ritenete, volendo stilare una classifica, che l’ “Affaire Corso Appio” sia stato lo scandalo numero 1, a cavallo tra il secondo e terzo millennio? Alla fine, però, il conto salato lo hanno pagato i cittadini con circa 200 mila di vecchie lire a testa a copertura della prima e dell’attuale pavimentazione, per un costo complessivo di tre miliardi.
Ci ritornano alla mente i momenti in cui, a partire dal 1997 prima si osannò la qualità della basaltina, presentandola in pompa magna in consiglio comunale, poi venne la fase di avvio dei lavori, i primi cedimenti, le lesioni e le fratture del fragile materiale già dopo la realizzazione del primo tratto di pavimentazione (dall’esterno di Banca Intesa a piazza Medaglie d’Oro). Infuriarono le prime polemiche nell’assise comunale, poi venne il memorabile incontro pubblico nel cortile municipale indetto da Block Notes, che chiese la nomina di una commissione consiliare di indagine mentre in consiglio l’opposizione, tra un’interrogazione di questo e di quello, propose l’autotutela da parte del Comune, rimasta inattuata. E ci sovviene che anche un assessore tecnico contestò per iscritto la qualità dei lavori. In questa nostra città, purtroppo, non si capisce bene se i lavori pubblici li debbano fare e controllare i tecnici del Comune, che invece si devono assumere tutte le responsabilità, oppure i politici.
Purtroppo, per i lapalissiani rapporti di consociativismo tra i “migliori” della nostra classe politica,di allora e di oggi, tutta la questione è stata avvolta da una cappa di silenzio, quasi a volere obliare il sogno da incubo in cui è stata avvolta la città per oltre cinque anni.
Si è voluto dare il classico colpo di spugna, quando invece si doveva fare piena luce sulla questione.
Da parte dell’amministrazione ora, sarebbe un obbligo quello di dare alle stampe un “libro bianco” (o nero?) dell’opera più scellerata di tutti i tempi, materia per la Corte dei Conti.
Dopo il menu con questi due primi piatti miliardari, dateci almeno la consolazione del conto finale; e date merito, a noi incolpevoli cittadini, di essere gli sponsor di un’opera che si doveva bloccare già al suo nascere. Alla fine si è avverato quando scrivemmo in prima pagina del “Block Notes” del 30 maggio 1999 “Non si sprechi altro denaro pubblico - sì alle basole, no alla basaltina” o il 25 giugno del 2000 “Una basola per ogni cittadino”.
Ed ora? in questa nostra realtà del “tira a campare” e “fatti i fatti tuoi”, in definitiva succede che “chi ha avuto avuto, e chi ha dato, ha dato”. Buon lavoro!
Franco Fierro

Diario Le opinioni CAPUA BARBONA

Che mortificazione, che vergogna deve sopportare il cittadino, quando con spudorata incoscienza si pretende il turismo a Capua. I governanti di sempre hanno stupidamente creduto che accogliere il turista solamente in nome di quella storia antica, di quei monumenti, di grandi uomini che la resero grande, le dettero splendore e gloria.
Una donna anche se avanti negli anni, deve essere preparata, abbellita, con piccoli ma essenziali ritocchi, deve essere pulita. Povera vecchia barbona, sei abbandonata a te stessa, sei nelle mani di sporcaccioni, insolenti, ciechi: sei lercia.
Nobile signora decaduta, implora aiuto ai tuoi figli migliori, onesti, amorosi; pretendi di essere presentabile, hai tutte le caratteristiche di antica città storica, devi pretendere rispetto, ti si deve rispetto.
Solo così, al turista che arriva, lasci un’impronta della tua nobiltà, della tua bellezza, della tua storia. Mai più barbona, ma bellissima, pulita, vecchia nobile signora.  Ugo Lamarra

Esultanza a Capua per il “David” a Carrillo

E’ stata accolta con grande entusiasmo la notizia rimbalzata subito nella nostra città del riconoscimento del “David” assegnato a Michele Carrillo, giovane regista cinematografico capuano che si è fatto da solo e che da alcuni anni sta salendo tutti i gradini di un’impegnativa e difficile professione, per raggiungere la vetta del successo. E dire che nel corso di un cortometraggio da lui girato nel 1998 nella “città del suo cuore” (“Venera, Quirino, Ubaldo e Matilda” presentato 4 anni fa al festival del cinema di Salerno), trovò molta incomprensione tra alcuni giovani e la vicenda finì anche sulle pagine di cronaca. Michele si è preso la sua rivincita con la conquista meritatissima di un premio che equivale all’Oscar, il David di Donatello, assegnato in diversi campi a personalità note e meno note, con la diffusione della cerimonia attraverso gli schermi di RAI 1. Carrillo si è aggiudicato il David con il cortometraggio “Sole” di cui è sceneggiatrice la casertana Barbaro Rossi Prudente, con protagonisti quattro ragazzini capuani (la scelta non è stata casuale): Gianluca Carrillo, Mirko Nasta, Danilo Salvi e Fabio Del Prete, con il loro primo approccio al sesso, con una prostituta interpretata dalla giovane Enrietta Fontana. Michele Carrillo, che ha in programma di realizzare il primo lungometraggio, ha realizzato vari lavori come “Out”, “Cheese”, “She never found a sweet man like”, “Ne danno il triste annuncio” ed “Intorno ad A,B,O”. L’anno scorso a S. Agata de’ Goti ha presentato “Mazzamauriello” fuori concorso, essendosi aggiudicato l’edizione 2002. Carrillo il 18 scorso è stato festeggiato nel suo rione (Parco Iris): per lui che ha esibito il prestigioso trofeo ci sono stati anche i fuochi pirotecnici. A nostro avviso anche il Comune dovrebbe tributargli il giusto riconoscimento per la bella vittoria ottenuta.
Massimiliano Spada

Marco Palasciano dà i numeri

Il 14 scorso la Libreria Guida Capua e l'Associazione culturale Palasciania hanno presentato "Numeri... da circo!" con Pompeo Pelagalli che ha incontrato e intervistato Marco Palasciano, autore del libro di disegni "I 90 numeri della Smorfia napoletana (edizioni Sigma Libri). Inoltre Angelo Maisto in anteprima ha esposto alcuni suoi dipinti e silografie mentre l’ottimo Antonio Del Castello ha suonato e cantato musiche tradizionali napoletane.
Il progetto editoriale di un volumetto dedicato alla Smorfia napoletana, e in particolare alla rappresentazione grafica dei novanta numeri e degli esseri animati e inanimati che la tradizione associa a ciascun numero, è diventato nelle mani dell'eclettico capuano Marco Palasciano – cui sono stati commissionati i disegni – un'occasione per divertirsi a reinventare un'iconografia.
Tra ironia sottile, riferimenti colti, guizzi di poesia e pillole di esoterismo, oscillando tra ingegnose immediatezze e complesse scenografie di stampo enigmistico, ha finito col trasformare i numeri, per cosí dire, in numeri da circo. Nel corso della presentazione, dove Marco non ha mancato di fornire interessanti cenni storici e antropologici in merito alla Smorfia e al mondo di sogni e di follie che le ruota intorno, sono state proiettate alcune delle illustrazioni piú interessanti, di cui l'autore "ha svelato gli arcani"; e tra una sorpresa e l'altra, ha anche dato qualche buon numero da giuocare. Al gentile pubblico al termine sono stati offerti “tarallucci e vino”, abbinando simpaticamente la libagione al tipo di incontro, legato ad una ultrasecolare tradizione tutta napoletana che ha contagiato prima tutta l’Italia e poi il mondo intero. L’incontro culturale del 14 scorso, dunque, è stato veramente simpatico ed interessante e Marco Palasciano, oltre a parlare di smorfia e numeri, ha dimostrato di avere talento e preparazione culturale, oltre che essere un caro e simpatico personaggio pieno di iniziative.  F.F.
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