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Block Notes - Aprile 2004 - 
Supplemento mensile del telegiornale quotidiano di ReteCapua

Block Notes HINTERLAND - Vitulazio, quei favolosi anni ‘60
Gare tra complessi musicali, voci nuove

Vestire alla Beatles, o alla Mike Jagger, pantalone alla Celentano e capelli alla Elvis Presley, pettinature stile Bobby Solo o alla Tonino dei Camaleonti, basette e baffi alla Ringo Starr. Era questa, la caratteristica degli anni ‘60, giovani cantanti e gruppi musicali si identificavano nei grandi big della canzone, della musica. Anche a Vitulazio, il manager del complesso musicale “I Sofisti”, Giacomo Natale, organizzava serate per il gruppo guidato dal cantante Pasquale Pezzulo e Gaetano Natale (chitarra ritmica); al basso c’era Rolando Martone e Roberto Pezzulo alla batteria. “I Sofisti” completarono il mosaico con l’ingresso del capuano Milvio Brandi, valido chitarrista solista (poi passato al gruppo “I Principi” di Capua). L’impresario musicale Di Lorenzo organizzò un’esibizione dei “Sofisti” in un noto locale di Genzano, vicino Roma; poi altri successi (Gara complessi: 1º classificato a Mignano Montelungo), a seguire, caratterizzarono la piccola storia del team vitulatino. Durò di più invece, il lavoro musicale del cmplesso “Patrizio e i Nipoti”, una storia vissuta con più intensità emotiva. Probabilmente da un’idea di Enzo Natale (alle tastiere) nacque il gruppo che era formato da Domenico Russo (basso), Armando Giuliano (chitarra), Ciro Setaro (batteria), Michele Iadicicco (chitarra), Giannino Taddeo (sax), e come cantante del complesso c’era l’estemporaneo Paolo Castiello. Da sottolineare che Roberto Pezzulo (oggi in Canada), per un periodo, ha suonato sia nei “Sofisti” che per “Patrizio e i Nipoti”. A Vitulazio nell’era di questi gruppi, sono stati aperti anche circoli o club come “La Mela” e “Club 22-28, ma anche circoli a carattere culturale e sportivo sono decollati, come XXI Secolo. Grosso organizzatore fu Gigino Romano (attuale vice-sindaco di Vitulazio). “Patrizio e i Nipoti” hanno partecipato anche a concorsi musicali nazionali che si sono svolti a Napoli, Itri, ecc., vere e proprie gare tra complessi. Dietro questi gruppi c’erano persone che si adoperavano in tal senso, con la voglia e la passione dell’organizzazione; tra l’altro Vinciguerra è stato presidente del club “La Mela”. A fine anni ‘60, anche la gara canora, lo spettacolo organizzato nel cinema di Bellona “Monte Rageto” ha avuto tanti consensi; un concorso, si diceva, ben organizzato, con la sala stracolma di persone; si applaudiva lo scontro tra le giovani promesse. Il presentatore della serata era Umberto D’Onofrio, originale quanto basta, per una gradita “performance”; il factotum o segretario organizzativo era Luca Antropoli (oggi dirigente scolastico). Per gli amanti della statistica, la gara canora fu vinta dal bellonese Gino Giudicianni, al 2º posto Norma Ottobrino e Michele Ciccarelli al terzo posto. Il premio critica fu assegnato a Tony Simone e Pino Palumbo da Pignataro M. La rivelazione artistica fu Raffaele Martone (oggi collaboratore dell’avv. Mercone). Presidente della giuria era Nicola Angelillo (oggi sposato a Marcianise). Per la cronaca, il manager capuano di allora, Franco Fierro, invitò, in quella serata di canzoni, Michele Ciccarelli a cantare alla Fiera di S. Lazzaro (concerto con Peppino di Capri), per poi proiettarlo su un palcoscenico musicale di caratura (come l’Expò di Bari del 1970). Un autore barese scrisse una canzone inedita per Ciccarelli dal titolo: “Insieme a te vivere è bello”. Lo stesso autore si interessò pure per “Patrizio e i Nipoti” (Gara di complessi a Itri, presso Gaeta). Probabilmente per “Patrizio e i Nipoti” il migliore momento artistico è stato quando il dott. Marra di Bellona, li ha chiamati ad esibirsi alle nuove ed affascinanti Terme di Triflisco. In qualità di proprietario, il dott. Marra indovinò la scelta, nel momento in cui verificò che il gruppo aveva un grosso seguito di pubblico. Per la cronaca, alla “vernissage” delle allora favolose piscine di Triflisco, presenziò Mike Bongiorno. Resta da dire che codesti gruppi e cantanti si esibivano alla grande con prestazioni superlative, anche a feste organizzate, serate danzanti e veglioni di Capodanno, dove era d’obbligo entrare con papillon o cravatta. Spesso, il veglione, riuscitissimo, portava la firma di validi organizzatori come Giovanni Giudicianni (oggi dirigente della Scuola Superiore della Pubblica Amministrazione). Sicuramente, nel servizio dimenticheremo qualcuno (e ce ne scusiamo), persone che hanno contribuito ad un tenore di vita allegro, spensierato, la caratteristica degli anni ‘60, un periodo dove prevaleva la vera amicizia; un mondo dove tutti volevano emergere, sognare il successo e una ragazza dagli occhi verdi. Oggi, al momento di stilare il servizio, personaggi di quegli anni (compreso il sottoscritto) mettono in risalto che ancora qualcosa di originale si può fare: c’è un’idea, un progetto di formare una nuova “Mela”, un’associazione culturale, sociale, per beneficenza, un circolo “Alas de Esperanza” dedicandolo all’amico Carlo Iadicicco che attualmente viene elogiato per la sua missione che svolge in Perù. Forse questo progetto rimarrà una chimera, ci saranno difficoltà, certamente non mancherà il nostro impegno per dare il giusto premio ad una persona di coraggio, a un nostro modello di organizzatore, appunto padre don Carlo Iadicicco. Se ci riusciremo, certamente faremo felice l’amico che non si trova in un mondo canoro dove si organizzano serate e veglioni, ma in un mondo dove probabilmente si lotta per la sopravvivenza. Ci dice Luca Antropoli (classe 1950) organizzatore, come si è detto, del festival dei complessi “Voci Nuove” al cinema Monte Rageto nel 1970: “Gli anni 60-70 hanno rappresentato per noi giovani di allora, un periodo di eccezionale vitalità, poiché penso che abbiamo vissuto da protagonisti le vicende più importanti del nostro paese, abbiamo dato vita a numerosi gruppi musicali, che a volte hanno avuto vita breve, per poi costituirsi alla grande, parlo del noto complesso “Patrizio e i Nipoti” e tanti amici come Rino Costanzo, Enzo Natale, Pasqualino Pezzulo, Roberto Pezzulo, Armando Giuliano, Rolando Martone, Michele Ciccarelli, Umberto D’Onofrio e successivamente Giannino Taddeo, Pier Paolo Ciccarelli, loro, queste persone che ricordo hanno dato un grosso contributo alla formazione dei gruppi e di tutto quello che era l’organizzazione, musicalmente parlando”.  Michele Ciccarelli

BELLONA IERI E OGGI - di Franco Valeriani - IL TEATRO A BELLONA

Dopo le sofferenze e le privazioni sopportate durante il periodo bellico, i bellonesi cominciarono ad assaporare il “piacere della Pace”. Tutti avvertimmo il desiderio di divertirci, anche se il divertimento era limitato alla solita partita a carte nel bar preferito, alla passeggiata serale nella speranza di incontrare la ragazza del cuore, oppure al ballo, la domenica pomeriggio in casa di amici sotto lo sguardo indagatore dei genitori dlle “ballerine”. Ad opera di un gruppo di studenti, ebbe origine una lodevole iniziativa: la reppresentazione, mensile, di commedie e drammi che suscitarono vivo interesse tra i bellonesi. Si costituì una filodrammatica e le prove delle recite si svolgevano presso le residenze di amici o di un componente il gruppo teatrale. I luoghi prescelti per le rappresentazioni erano ampi cortili, che i proprietari mettevano a disposizione. I componeni la filodrammatica, entusiasti, costruivano il palcoscenico, mentre le donne abbellivano la platea con vasi di fiori e drappi, disponendo le sedie in file parallele. I cortili che, una volta al mese, si trasformavano in accoglienti platee erano: il cortile di casa Stellato in piazza IV Novembre, l'ampio cortile di Palazzo Borrelli in Via Giordano Bruno e quello del palazzo Sorrentino in Via Regina Elena. Nel cortile di Casa Stellato, la rappresentazione che tenne cartellone per una settimana fu “La Cantata dei Pastori”. Ricorreva il S. Natale ed i giovani attori intesero celebrarlo con la tradizionale rappresentazione natalizia che narra le disavventure di un gruppo di pastori. Fra gli interpreti meritano essere ricordati: Luigi Fusco nel ruolo di Belfagor, Maria Scialdone in Parisi: la Madonna, Lorenzo Stellato: Armenzio, Vincenzo Caputo: Benino, e Peppino Fusco, (oggi maresciallo dei Vigili Urbani in pensione) che, nel ruolo di Razzullo, riusciva ogni sera a suscitare fragorose risate per la sua innata comicità. Altro ottimo interprete del personaggio Razzullo fu Alfonso Limongi, uno studente ginnasiale che, la mattina del 7 ottobre 1943, fu tra i 54 Martiri bellonesi trucidati dai nazisti. “Il Fornaretto di Venezia” interpretato da Leonardo Venoso che, insieme a due giovani, Vincenzo Caputo e Luigi Della Valle, ottenne lodevoli consensi da parte dei numerosi spettatori, per l’ottima interpretazione. Fra le rappresentazioni tenute nel cortile del Palazzo Sorrentino, ricordiamo: “Il vecchio caporale Simon” impersonato da Baldovino Di Rubbo. Una meritevole citazione per Raimondo Cutillo, giovane studente ginnasiale che, per la sua brillante interpretazione, nel ruolo di un ufficiale dell' esercito italiano, ottenne applausi a scena aperta. “Morte e passione di Gesù”. Protagonista Tonino Rega che ne fece un suo personale successo per essersi profondamente immedesimato nel personaggio. Fra gli apostoli ricordiamo: Antonio Di Gaetano, Battista Cafaro e Stefano Pezzulo il cattivo ladrone. “I due sergenti”, un dramma abientato al tempo della Carboneria. Fra gli interpreti ricordiamo il prof. Giacomo Di Nardo che impersonò, magistralmente, Massimo D'Azeglio ed i giovani Tonino Rega e Raimondo Cutillo nel ruolo dei due sergenti. Un trio di ottimi interpreti spesso chiamato al proscenio da scroscianti applausi. Altro ottimo interprete premiato dagli spettatori fu Vincenzo Caputo che, accompagnandosi con la chitarra, cantò una nostalgica canzone: 'O Tenente m'ha ncucciato (cu ll'uocchie 'e chianto e cu 'a chitarra mmano), un momento che commosse gli attoniti spettatori, colpiti da quel motivo struggente cantato da un soldato lontano dalla sua Napoli. “Io credo”, un dramma a forti tinte che riscosse un successo inaspettato tanto che, per assecondare le numerose richieste, a distanza di giorni fu replicato. Era la storia di uno scienziato miscredente, il cui figlio cieco si reca a Lourdes, non per chiedere la grazia per se stesso, ma per far sì che suo padre credesse; cosa che avvenne quando lo scienziato, ammirato per l'iniziativa di suo figlio, esprime tutta la sua netta conversione religiosa. Lo scienziato fu impersonato dal Prof. Giacomo Di Nardo, mentre suo figlio dal giovane studente Luigi Ragozzino Fulco. Fu uno strepitoso successo di critica e di pubblico poiché i due interpreti riuscirono, con la regia di Bruno Ragozzino, a rendere veri e credibili i personaggi.
Nell'ampio cortile del palazzo Borrelli, fra le numerose rappresentazioni, quella che colpì più di tutte fu: “L'assedio dell’Alcazar”, un dranima che descriveva una dolorosa vicenda accaduta nel 1936 durante la guerra civile di Spagna. Al termine di ogni rappresentazione, seguiva una farsa, in dialetto napoletano, deridendo qualche personaggio buffo del paese. Fra i comici ricordiamo: Lazzaro e Nicola Stellato con il loro incomprensibile italiano e Peppino Fusco con le sue particolari espressioni comiche e le geniali battute riferite con destrezza e tempestività. Alla farsa seguiva una canzone sceneggiata come: La Java Bruna, Monello del Marciapiede, Come Pioveva e Signorinella di cui Umberto Sorrentino ne fece un suo “cavallo di battaglia”. Canzoni che per la semplicità della linea melodica, il giorno seguente, erano sulla bocca di tutti. Oggi l’amore per il teatro a Bellona è tenuto in vita dalla “Tragedia di S. Filomena”, una sacra rappresentazione realizzata in locali messi a disposizione da amici compiacenti. Si auspica che questa antica tradizione, possa far rinverdire l’arte del teatro tanto cara ai bellonesi e che, un giorno, anche Bellona possa disporre di un teatro da utilizzare per qualsiasi tipo di spettacolo.

Annibale, il nemico di Roma "Intervista con la Storia" - Seconda puntata

“Come fu organizzata la partenza per combattere Roma ed i suoi alleati?”
Annibale: "Il primo giorno fu dedicato ad organizzare il lungo cammino che avremmo dovuto affrontare. Alle ore cinque del mattino, di un giorno di maggio dell'anno 218, i primi fanti iniziarono la lunga marcia; seguivano le salmerie, i carri, la cavalleria ed un gruppo di 37 elefanti. Due terzi dei soldati erano africani, un terzo spagnoli e celtici”.
“Chi ebbe l'idea di impiegare gli elefanti contro i romani”?
Annibale: "L'idea la presi dal Re Pirro che già aveva utilizzato gli elefanti contro i romani i quali, non avendo mai visto simili animali, fuggirono impauriti. Quelli di Re Pirro erano di razza indiana, i mei elefanti erano africani, più piccoli e più veloci degli indiani. Io indossavo una corazza di rame con la testa di una dea scolpita al centro del torace. Un elmo con cimiero ed una spada completavano l'armatura".
“Quanti chilometri al giorno percorreva l'esercito?”.
Annibale: "Si percorrevano dai 20 ai 30 chilometri al giorno. Ogni cinque o sei giorni era concesso un giorno di riposo. Camminavamo per più di dieci ore al giorno. Le schiere di testa arrivavano alcune ore prima ai punti stabiliti, organizzavano gli accampamenti, preparavano il foraggio per gli animali ed i pasti per i soldati”.
“Dove avvenne la prima battaglia contro i romani?”.
Annibale: “I primi scontri avvennero in Spagna contro quattro tribù: gli Ilergeti, i Bargusi, gli Ausetani e i Lacetani. La resistenza di queste tribù fu sopraffatta dal nostro esercito. In seguito si verificarono agguati ed imboscate e, dopo cruenti combattimenti, riuscimmo a sopraffare le forze nemiche, ma riportammo molte perdite di uomini”.
“Dopo quanti giorni raggiungeste i Pirenei?”.
Annibale: "Era la fine di agosto quando arrivammo ai piedi dei Pirenei e, prima di varcarli, congedai una parte delle mie truppe che tornarono in patria”.
“Avvenne così una riduzione del suo numeroso esercito formato da uomini che avevano dato prova di fedeltà e coraggio”.
Annibale: Con me rimasero 60.000 fanti, 9000 cavalieri e 37 elefanti. Dopo tre mesi di cammino forzato, arrivammo ai piedi dei Pirenei”.
“Dopo aver superato i Pirenei, foste costretti a superare un altro grande ostacolo: Le Alpi”.
Annibale: "Con l'aiuto di fidati compagni, esperti conoscitori di quelle vie impervie, riuscimmo a superare anche le Alpi. Mi riferirono che gruppi di soldati avversari, tra Bologna e Milano, si erano ribellati contro i romani”.
“Queste ribellioni in territorio italiano favorivano l'avanzata dei cartaginesi ed aiutavano a realizzare il piano di guerra?”.
Annibale: “Le ribellioni davano inizio alla guerra che io intendevo intraprendere contro i romani i quali, informati del mio arrivo, si erano organizzati per contrastare ogni nostro passo. Mentre Roma era un colosso dai passi lenti, io usavo l'arma della rapidità nei movimenti, costringendo i mei uomini a cambiare spesso i piani di battaglia”.
“Lungo il cammino attraversaste molti fiumi? Come vi comportavate con gli elefanti i quali è risaputo che hanno paura dell'acqua in movimento?”.
Annibale: “Ebbi una meravigliosa idea. Poiché gli elefanti si agitavano alla vista dei fiumi, misi in acqua grandi zattere e, ai bordi, disponemmo molta erba come se fosse la continuazione della strada. Sulle zattere cospargemmo terra, foglie e sassi. Con questo trucco gli elefanti si muovevano senza alcuna esitazione, attraversando il fiume a fianco dei loro domatori”.
“Lo stesso trucco che mise in atto Alessandro Magno quando, con i suoi cavalli, attraversò il Danubio. Intanto l'estate si avviava al termine e i romani speravano che l'inverno fermasse il vostro cammino”.
Annibale: “L'avvicinarsi dell'inverno era la mia unica preoccupazione poiché i miei soldati non erano abituati ai rigori del freddo e alle nevicate. Il mio obiettivo era di arrivare in Italia prima dell'inverno, ma sapevo che ciò era impossibile perché bisognava superare l'ostacolo delle Alpi”.
“Ormai era il mese di settembre e le Alpi erano già coperte di neve. La pioggia scendeva a dirotto, trascinata da venti impetuosi, e rendeva rischiosi i movimenti dei soldati sul terreno sdrucciolevole e fangoso”.
Annibale: “Era un terreno ed un clima a noi sconosciuto e gli animali procedevano con difficoltà. Per una ventina di chilometri camminarono l'uno dietro l’altro, un cavallo dietro l'altro e gli elefanti arrancavano sostenuti dagli uomini, mentre imperversavano tempeste di neve miste a pioggia e vento gelido”
“La marcia fu, senza dubbio, difficoltosa. Gli uomini e gli animali in quattro mesi, avevano percorso 1500 km e le loro condizioni erano molto disagiate; purtuttavia affrontarono le Alpi con coraggio e grandi sacrifici”.
Annibale: "Spesso eravamo attaccati da nemici che, dall'alto delle rocce, disturbavano il nostro cammino. Gli attacchi cessavano con il calar della sera, e riprendevano alle prime ore dell'alba, con continui lanci di sassi e macigni, che causavano numerose vittime ed imbizzarrivano i cavalli e gli elefanti. Molti animali precipitavano nei burroni, trascinando soldati e veicoli. Gli elefanti barrivano di spavento, i muli ed i cavalli correvano in ogni direzione travolgendo soldati. Sembravano impazziti”.  Franco Valeriani

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