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Sotto l’albero di
Natale...
... capuani si
ritrovano “doni” graditi e altri no: il giudizio a loro. Nel 2004 sono
iniziati i lavori del Corso Appio, opera incompiuta e discussa; i
fossati sono stati acquisiti dal Comune e inaugurati con l’evento Max
Pezzali-Paolo Boruni; l’ospedale Palasciano è stato “spogliato” di
molte prestazioni e il Dea di II livello è solo un miraggio;
l’Università nell’ex Caserma Fieramosca ha incominciato a funzionare;
la Provincia ha reinaugurato il Museo Provinciale Campano mentre la
Soprintendenza ci ha regalato un altro angolo monumentale suggestivo
al Largo S. Angelo in Audoaldis. La Chiesa ha celebrato il 150º
anniversario della proclamazione del dogma dell’Immacolata e a Porta
Fluviale per iniziativa del volontariato è stato bonificato uno spazio
abbandonato con il concorso del popolo dedicato a S. Francesco;
l’impegno delle associazioni di protezione civile, bersaglieri,
carabinieri, ufficiali è stato intenso. L’associazionismo è un dono di
cui Capua si deve sentire orgogliosa. Tra i sodalizi, per primo, si è
imposto all’attenzione con il “Follaro d’Oro” Capuanova, seguito dal
T.C.I. con le visite ai rari monumenti aperti; l’Associazione
Palasciano, che ha premiato la C.R.I. per meriti umanitari; la Fidapa
con le sue affollate conferenze; Pasquale Galluccio con il suo “Calendostorico”;
la Pro Loco, con la riuscita sagra di “Arte, Vini e Sapori”; gli
“Amici del Fiume” con una vivacissima “Estate in Riviera”, Archeoclub
e Capuana Civitas per la loro protesta per la fuga da Capua delle
anfore portaromane; “Capua Verde” per le sue alberature regalate alla
città; “Il Presepio” per i bei presepi esposti nella chiesa di S.
Placida; la Filarmonica “Rinaldo da Capua” che va per i 10 anni di
vita; “Capuaonline”, sempre impegnata a favore dei camminamenti
cittadini, che ha rotto i rapporti col Comune. Tra gli studiosi, don
Giuseppe Centore ha lanciato la sua 41ª pubblicazione; il Preside
Rosolino Chillemi ha presentato il suo “Capys” e Carlo De Vivo “Capua
nella tempesta”. Un grazie alle “Grafiche Boccia” e al grafico Antonio
Scala. E adesso, scusate le dimenticanze e tanti auguri da “Block
Notes”, che inizia da gennaio 2005 il 9º anno di vita. Vostro
affezionatissimo Franco Fierro
Un anno da ricordare pe
la Fidapa
Una delle
associazioni cittadine più attive nel 2004 è stata senz’altro la
Federazione Italiana delle Donne in Arti, Professioni, Affari - FIDAPA,
che è presieduta dalla prof. Paolina Pozzuoli Luceri. Non si conta il
numero delle conferenze e convegni tenuti. Basta enumerarne qualcuno:
il 15 gennaio scorso la capuana dott. Elda Buonanno, docente
universitario di Letteratura comparata presso la City University of
New York ha illustrato il tema: “Una lettura del “Cristo si è fermato
ad Eboli” tra parola, tela e storia”; il 6 maggio la dott. Elvira
Martusciello, nostra concittadina, ha parlato della “Tutela della
salute: l’alimentazione. Le allergie”; il 23 giugno ha avuto luogo la
“Notte delle Muse” con una rassegna di arte, musica, danza, poesia,
evidenziando tra i tanti artisti i capuani Roberta Anellini nel canto
e nella danza e Anna Maria Ferrara nell’arte; il 12 ottobre ha svolto
un interessante convegno su “La gestione del territorio: il Volturno.
Flora e fauna” con un interventi qualificato della concittadina dott.
Eleonora Mingione, e relazioni del prof. Antonio Sapio, Nunzia Iocco,
Anna Maria Ferrara. Ancora il 22 ottobre ha trattato il tema “Il
patrimonio culturale della Provincia di Caserta considerato nella
realtà europea” e l’11 novembre un tema di attualità: “Gerusalemme: il
rischio della pace” nel giorno in cui moriva Arafat.
... il cachet di Manuela
Arcuri
Tra gli eventi di
quest’anno, registriamo la venuta dell’attrice Manuela Arcuri al
Carnevale di Capua organizzato dal Comune. L’artista si è “esibita”
per 10 minuti in ora insolita, (alle 16,00) ricevendo per la
prestazione il modico cachet di 4.500 euro. Gli organizzatori allora
smentirono, ma nel bilancio del Carnevale la cifra è comparsa lo
stesso.
...Alessandra Gentili
Nata a Napoli il
25.8.1977 (ma capuana di adozione da 20 anni) laureata in Scienze
Biologiche con 110 e lode nel 2001, ha discusso in data 7.12.2004 la
tesi "Studio chimico di metaboliti sugli ecosistemi acquatici" per il
conseguimento del titolo di "Dottore di Ricerca in processi biologici
e biomolecole". Auguri!
...Alfredo Finotto
superstudente ad Udine
Tra i primi 20
allievi della Scuola Superiore dell’Università di Udine, ritenuto
istituto d’eccellenza, dopo una severa prova selettiva, è stato
prescelto anche Alfredo Finotto da Capua per le Relazioni Pubbliche.
Giovani saranno ospitati durante il percorso di studi nel rinomato
collegio Renati. Auguri al giovane Alfredo e alla sua famiglia.
...Il Nonnino di Capua ha
104 anni
Auguri al nostro
concittadino Filippo De Blasio che ha raggiunto l’invidiabile età di
104 anni, essendo nato a Capua il 1° dicembre del 1900. Trovandosi
presso un figlio a Castellammare di Stabia, rivolge ai capuani un
grato pensiero e gli auguri natalizi che ricambiamo fervidamente.
La Chirurgia dei Preciani
e dei Norcini
Ai lettori di Block
Notes
Con questo articolo
si chiude la mia collaborazione al giornale. Ho deciso così perché
ritengo che ogni esperienza, anche se bella ed entusiasmante come
quella che ho vissuto, debba avere un termine. Vi ringrazio per avermi
seguito per sei lunghi anni.
AD ANTONIO CITARELLA
Nel ringraziare
vivamente il dott. Antonio Citarella per la voluminosa opera a puntate
pubblicata sul “Block Notes” sulla Storia della Chirurgia che,
commentata autorevolmente e arricchita da aneddoti, spunti e ricerche
personali, l’hanno resa ancora più preziosa, ci auguriamo che il suo
commiato sia solo provvisorio per una pausa di riflessione in attesa
di nuovi apporti letterari e scientifici al nostro giornale. Per
questo motivo la terza pagina di “Block Notes” resta disponibile per
lui, per nuovi contributi professionali. Al più presto! (f.f.)
Norcia che diede i
natali a S. Benedetto e Preci,un piccolo borgo poco distante, sono
conosciuti dagli storici della Medicina perché colà nacquero, tra il
quattordicesimo ed il diciottesimo secolo, numerosi chirurgi
indipendenti cioè liberi professionisti appartenenti al ruolo di
“incisori” e “tagliatori” i quali esercitarono per molti anni la loro
professione come “itineranti”, cioè andando in giro da un paese
all’altro, ad eseguire interventi chirurgici. Erano chirurgi
appartenenti per lo più a famiglie che per tradizione esercitavano
questo lavoro. Eseguivano diversi interventi ma in particolare
l’operazione del “taglio della pietra” cioè l’estrazione di calcoli
dalla vescica e l’intervento per il trattamento della cataratta.
Operavano però anche l’ernia e le fistole perianali. La rinoplastica,
cioè la ricostruzione del naso gravemente mutilato durante i
combattimenti, veniva invece eseguita quasi esclusivamente dai Branca,
padre e figlio, che vissero in Sicilia nel quindicesimo secolo. I
chirurgi di cui parlo erano detti empirici o anche chirurgi barbieri
perché non appartenevano al mondo universitario al quale invece
appartenevano chirurgi eruditi ma senza alcuna esperienza operatoria
che si limitavano solo a medicare e a curare le ferite. Questi
disdegnavano di fare gli interventi che eseguivano gli altri
chirurgici ritenendoli rischiosi e tali da danneggiare la loro
reputazione per l’elevata incidenza di mortalità. In realtà non li
sapevano fare. Se non ci fossero stati i chirurgi empirici a riempire
il vuoto lasciato dai chirurgi accademici, durante il Medioevo e
durante il Rinascimento, non ci sarebbe stata alcuna attività
chirurgica nell’Europa ed in particolare in Germania, Francia ed
Italia. Gli empirici erano abili ed intraprendenti ed usavano tecniche
operatorie che mantenevano segrete e che con il passare degli anni
riuscirono a rendere sempre più fini. E’ vero che curavano malattie
senza speranza di guarigione ma è altrettanto vero che lasciavano
spesso, dietro di sé, morte e miseria. I loro guadagni erano raggiunti
mediante l’inganno e frequentemente dopo l’intervento, percepito
l’onorario, scomparivano prima che apparisse evidente il fallimento
della loro opera. Qualcuno era analfabeta ma la maggioranza, anche se
non era uscita da scuole ufficiali e non era quindi munita di patente
o di laurea, ebbe ufficialmente l’ ”approvazione alla pratica” cioè
l’autorizzazione a praticare interventi. Questa chirurgia popolare,
tramandata da padre in figlio, era basata sull’esperienza e sulla
pratica invece che sull’insegnamento e sulla conoscenza dei testi. In
Italia la reputazione dei Norcini e dei Preciani fu tale da farli
chiamare a volte presso le corti regnanti. Così fu per Scacchi di
Preci che diventò chirurgo del re di Francia e per Benedetto
Riguardati da Norcia, chirurgo di Papa Sisto IV° e di Francesco Sforza
Duca di Milano. Orazio da Norcia invece era conteso da tutti perché
diventò abilissimo operatore di ernie. La chirurgia fu esercitata dai
Preciani e dai Norcini, conosciuti per lo più in famiglie, dal
tredicesimo al diciottesimo secolo. Di queste famiglie ventisei sono
rimaste celebri. Le più conosciute sono: gli Accorramboni, gli Alessi
, gli Amici, i Catani, i Lapi, i Serrantoni. A decretare la fine della
loro attività fu certamente il mutare dei tempi e l’avvento del
diciottesimo secolo conosciuto come il “secolo dei lumi” cioè della
ragione ma la fine fu accelerata dagli abusi compiuti da molti
chirurgi empirici che non avevano nulla a che fare con le famiglie di
Norcia e Preci ma esercitavano la chirurgia senza aver praticato
l’esame prescritto. Per questo motivo nel 1673 il Collegio Veneto dei
Chirurgi mise fine all’abuso dei Norcini che esercitavano la Medicina
a Venezia senza aver praticato l’esame prescritto. Aggiungo che questa
chirurgia, considerata l’epoca in cui veniva praticata, rappresentava
un rischio enorme per il paziente. Veniva esercitata infatti in
ambienti per lo più non idonei, a casa dei pazienti e senza alcuna
garanzia di rispetto di norme igieniche. Non erano stati ancora
scoperti gli antibiotici ed i chirurgi conoscevano solo il lavaggio
dei tessuti con soluzioni medicate. Anche per questi motivi la
mortalità era elevata L’intervento era eseguito con l’ausilio di
sostanze anestetiche che venivano somministrate al paziente come
bevanda o per inalazione. Non c’era ancora l’etere che fu impiegato
per la prima volta da Liston il 21 dicembre 1846 per anestetizzare un
uomo di 36 anni al quale fu amputato un arto. I chirurgi empirici
eseguivano i loro interventi con l’ausilio della spugna soporifera, di
una spugna cioè che conteneva nel suo interno delle sostanze
stupefacenti essiccate: l’oppio, la belladonna, il giusquiamo e la
mandragora. Al momento dell’intervento si metteva la spugna su di un
recipiente contenente acqua bollente e,quando il vapore acqueo
scioglieva quelle sostanze, la si poneva sul naso del paziente
invitandolo a respirare profondamente. Con l’inalazione di quelle
sostanze si otteneva uno stato di sonnolenza simile a quello che si
otterrà negli anni successivi con l’anestesia eterea. Pazzini, a
proposito di queste “anestesie”, nel suo testo di Storia della
Medicina, cita una novella di Boccaccio, la decima della quarta
giornata, dove tratta di un medico che dovendosi recare l’indomani ad
amputare la gamba di un suo paziente così si esprime: “Il medico
avvisando che l’infermo senza essere adoppiato (vale a dire trattato
con l’oppio) non sosterrebbe la pena né si lascerebbe medicare,
dovendo attendere sul vespro a questo servizio fè la mattina d’una sua
composizione stillare un’acqua la quale l’avesse, bevendola, tanto a
far dormire quanto essa avvisava il doverlo poter penare a curare”.
Antonio Citarella
MUSEO CAMPANO & DINTORNI
- UNA MOSTRA DI “ARSNOVA” AL MUSEO
Sotto l’egida
dell’Amministrazione Provinciale di Caserta, il Museo Provinciale
Campano di Capua il 19 scorso ha inaugurato presso i suoi locali una
mostra di pittura e di scultura promossa dall’Associazione
artistico-culturale “ARSNOVA”, dal titolo: “L’uomo per l’uomo”. Sono
intervenuti il direttore del Museo Mons. Giuseppe Centore e il prof.
Angelo Calabrese. Espongono: Gaetano Beffardo, Carlo Capone,
Michelangelo Cice, Giuseppe Della Volpe, Belgiro Di Marzo, Nicola
Erboso, Pasquale Iavarone, Giuseppe Maietta, Antimo Restivo, Carlo
Valerio.
La mostra continua
fino al 31 dicembre e si può visitare nell’orario di apertura del
Museo.
Di seguito
riportiamo la presentazione scritta dal direttore del Museo Giuseppe
Centore per la qualificata iniziativa culturale di Arsnova: “E' motivo
di grande gioia, in un mondo attraversato da sussulti di violenza,
segnato dalle rosse stimmate della sofferenza e da quelle tenebrose
della morte, ostaggio ora di una banalità avvilente, ora protesa alla
esclusiva realizzazione di un profitto sempre più cospicuo, e che
enfatizza la categoria dell'effimero (usa e getta), in una società che
ha smarrito il senso dell'armonia, che appare sovente sorda ai valori
della bellezza, della gratuità, dell'amicizia, è fonte di sincero
compiacimento, ripeto, vedere persone che si associano nel comune
amore per l'arte, in un vincolo di stima e di fraternità.
Questa
considerazione preliminare è dettata dalla fondazione in Marcianise di
un sodalizio nato appunto all'insegna di una sincera e fattiva volontà
di promuovere manifestazioni culturali intese a proporre le risultanze
dell'impegno creativo dei membri che la costituiscono.
Il nucleo fondativo
dell'associazione, risulta composto dagli artisti: Gaetano Buffardo,
Carlo Capone, Michelangelo Cice, Giuseppe Della Volpe, Belgiro Di
Marzo, Nicola Erboso, Pasquale Iavarone, Giuseppe Maietta, Antimo
Restivo e Carlo Valerio, i quali operano nei distinti e contigui campi
della scultura, pittura, poesia e musica.
L'associazione
persegue i suoi intenti senza finalità di lucro ed è orientata
unicamente, anche attraverso uno scambio proficuo di idee,
suggerimenti, proposte, confronti e dibattiti, a far si che si crei un
fervido clima di collaborazione in cui ciascuno si senta sorretto e
confortato dalla solidale compresenza di artisti, animati dallo stesso
desiderio di trasfondere nella materia modellata con perizia fabbrile,
il fantasma ideativo affiorato dal loro estro ispirativo.
Ancorché inaugurata
da breve tempo, avendo gli artisti in questione già alle loro spalle
una varia e vasta esperienza creativa, offrono all'attenzione,
all'interesse ed all'ammirazione di quanti sono sensibili alla ragione
dell'arte, alcune delle loro opere di più antica o recente
composizione.
La rassegna
collettiva delle loro opere, offre uno spaccato sufficientemente
indicativo e persuasivo della validità del loro lavoro.
Ci auguriamo che a
questa loro prima mostra, altre ne seguano e che la nascita
dell'Associazione ARSNOVA attragga nuovi talenti, specialmente
giovanili, che possano trovare in essa un'occasione di sprone a
corrispondere generosamente e tenacemente alla loro vocazione
artistica, senza subire il limite costrittivo ed alienante della
solitudine o della marginalità.
Altamente espressivo
è il titolo della mostra L'UOMO per l'uomo, a significare come
un'autentica opera d'arte, non ha soltanto la funzione di dilettare
contemplandola, ma più ancora quella - nobilmente edificante - di
rendere l'uomo più umano. Vale a dire incline a potenziare in sé e ad
irradiare intorno a sé, il riflesso di quei valori onde esortava il
sommo poeta: «Nati non foste a viver come bruti, ma per seguir virtude
e conoscenza»”. Giuseppe Centore
Già nel VII secolo si
venerava a Capua il culto dell’Immacolata
La chiesa di Capua
che fin dal IV secolo venerava la perpetua verginità di Maria, vanta
altresì il merito di aver creduto e festeggiato il mistero
dell’Immacolata Concezione della madre di Dio da tempo remotissimo.
Mentre questo culto a Napoli risale alla metà del IX secolo così come
nella sede patriarcale di Aqui e in quella di Tolosa, col vescovo
Condisalvo a prima dell’800 e quella di Lucca al secolo XIII, la
chiesa capuana come si ricava dal primo dei suoi cinque calendari
pubblicati da Michele Monaco, “tra le cattoliche chiese in Occidente,
la nostra Capua tra le prime si tenga che in età lungamente remota
serbarono come indubitata questa credenza dell’Immacolata Concezione,
festeggiandola con culto religioso.
Questo stesso merito
di remotissima antichità di culto verso Maria Immacolata potrebbe
indubitatamente ascriversi alla Capuana chiesa ove mai debba essere
egualmente ritenuta l’autorità d’altro antichissimo Calendario latino
della nostra medesima chiesa, che è il 1° de’ cinque Calendari capuani
già pubblicati dal Monaco”, opera considerata monumentale e su cui
appoggia fondatamente il suo giudizio “quel Giovanni Tamayo Salazar,
Presbitero Ipense, in riferirne la testimonianza allora appunto, che
sotto il dì 8 dicembre del Martyrologium Hispanum, a cui ha egli
fatto de’ copiosi commentarj resi alla luce in Lione nel 1659,
s’ingegnava provare con la stessa autorità, di già trovarsi in vigore
nella Capuana Chiesa la festività della SS. Concezione insino dalla
metà del VII, alla quale epoca ei reputa doversi esso mentovato
antichissimo calendario di Capua rapportare ai tempi del vescovo S.
Desiderio. “In questo caso dovrebbe eziandio la Capuana chiesa
prendere la precedenza su quella Patriarcale di Aquileja nella quale
vuolsi ordinata la festività della SS. Concezione”.
Nel libro si fa
un’altra osservazione giusta a comprova delle asserzioni fatte: “Una
chiesa come quella di Capua, istituita nella Città metropoli della
Campania, e riguardata per ciò come la prima tra le chiese tutte della
stessa vastissima Provincia, si sarebbe mai lasciata indietro alle
altre nella istituzione di tale Festa? E a chi, se non ad essa tanto
più imcombeva di veder glorificata Maria, la cui verginità anche dopo
il parto diffinita veniva la prima volta nel plenario Sinodo in essa
chiesa di Capua celebrato nell’anno 391? Ed allorquando nel general
Concilio Efesino altresì veniva contro di Nestorio, nel 431,
dommatizzata la maternità della SS. Vergine, non era forse in Capua
medesima eretto immediatamente un sontuoso tempio sotto il titolo di
S.M. Maggiore, a similitudine di quello sotto lo stesso titolo elevato
in Roma? Una Chiesa adunque così religiosamente assuefatta a venerare
la sempre illibata verginità di Maria insino al IV secolo... non
poteva non dare alle rimanenti il bell’esempio nel promuovere dagli
antichi tempi il culto, e quello particolarmente del suo SS.
Immacolato Concepimento. |