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Block Notes - Febbraio 2004 - 
Supplemento mensile del telegiornale quotidiano di ReteCapua

Maria Luisa D’Aquino, una “poetessa di razza”

Quando il cuore di Maria Luisa D’Aquino cessò di battere era il 9 gennaio 1992. Aveva da poco compiuto 83 anni.
Sul “Mattino” di quel triste giorno si leggeva: “La D’Aquino, con i suoi versi in vernacolo ha dimostrato di essere una “poetessa di razza”, guadagnandosi il titolo di “Saffo della poesia napoletana”.
Era una giovane adolescente quando, timorosa, presentò i suoi versi al giudizio di Bracco, Di Giacomo, Bovio, Murolo e B.Croce.
Maria Luisa convolò a nozze con Umberto Lombardo, ufficiale colto e brillante e, dalla loro unione, nacquero 5 figli maschi che emersero in diverse professioni: Giacomo redattore capo del “Mattino”; Luciano direttore del GRUno della RAI; Gianfranco, Ettore e Guido apprezzati direttori d’orchestra. In molte sue composizioni l’Autrice ricorda l’amore che la legò al suo adorato Umberto e alla sua Napoli.I suoi versi sono ricchi di una musicalità appassionata e struggente, densa di un amore che lascia ammirati e commossi. Fra le sue pubblicazioni ricordiamo: “Rose d’Autunno” (Premio Napoli 1954); “Finestra sul mondo” (Novelle); “Vespero Acceso” (Liriche); “E’ stato Maggio” (Poesie); “L’odore della Memoria” e “La musica dei Ricordi” (Racconti).
In una serata d’estate del lontano 1958 accadde, a noi giovani studenti bellonesi, di intrattenerci con il compianto professore Antonio Vinciguerra ed apprendemmo del rapporto culturale che lo legava alla poetessa D’Aquino.
Il professore nutriva profonda stima per colei che era considerata l’ultima voce della poesia napoletana e, spesso, egli era fra gli ospiti di riguardo invitati alla presentazione di un volume della D’Aquino.
Per il professore, cultore della poesia in vernacolo, era motivo di compiacimento sfogliare un volume della D’Aquino, leggere alcune poesie e, al termine, esprimere giudizi e considerazioni che suscitavano interesse tra noi attenti ascoltatori.
Erano piacevoli “lezioni all’aperto”, nelle sere afose d’estate, che spingevano alla lettura delle opere in vernacolo, non solo della D’Aquino, ma di tutti i grandi Maestri della poesia napoletana, primo fra tutti Salvatore Di Giacomo. Franco Valeriani
MALINCUNIA ‘E FEBBRAIO
E’ turnato n’ata vota Carnevale
e quanta nustalgia tengo dint’ ‘o core!
Comme è triste febbraio senza ‘e te!
Te penzo tanto, tanto
si tu sapisse!Ma nun può ssapé
che d’ ‘e stu bene ca te porto e quanto
te tengo dint’ ‘o core.Ma pecché
nun te faje vivo, nun mme scrive
e nun mme dice si mme pienze maje.
Io, t’ ‘o ggiuro, nun ce ‘a faccio cchiù
a sta luntano ‘a te, nun se pò ddì!
Tu nun ‘o può ssapé
ch’è sta tristezza ca mme fa murì!
Maria Luisa D’Aquino

La quinta edizione del Carnevale Bellonese

La quinta edizione del Carnevale Bellonese è stata organizzata dal Comune di Bellona, dall’Associazione Dea Sport – Onlus e dall’Ass. Car. Onlus. Questi tre sodalizi hanno nominato sei responsabili di cui per il Comune: Pasquale Giudicianni e Pasquale Pezzulo; per la Dea Sport Onlus: Franco Falco e Giovanni Filaccio e per l’Ass. Car Onlus: Francesco Fusco e Giacomo De Crescenzo, formando una commissione decisionale atta a spegnere eventuali motivi di contesa. Fino alla stesura del programma e, siamo certi, anche per tutta la durata della manifestazione, non si è verificato alcun dissidio poiché tutti gli organizzatori mirano ad un solo traguardo: rendere sempre più bella ed interessante la festa più buffa e dell’anno. Fin dalla prima riunione, i tre sodalizi si sono divisi i compiti: all’Ente Comune, la supervisione affinché il tutto proceda tenendo alto il nome della Città di Bellona; alla Dea Sport Onlus la parte burocratica e all’Ass. Car. Onlus quella organizzativa. I festeggiamenti sono iniziati il 19 febbraio 2004 e terminati il 24 febbraio 2004. Hanno preso parte quattro carri, vari gruppi e tantissime altre maschere che certamente hanno reso memorabile anche questa edizione. Molte sono le novità apportate e, per la prima volta, si sono esibiti gli artisti pallonai dell’Ass. Car. Onlus che hanno tenuto impegnati i più piccini in giochi e divertimenti. Il corteo è stato preceduto da una banda musicale e da un gruppo di Majorette. Altra novità gli sbandieratori del Gran Ducato di Traetto. Inoltre, sono state presentate le “galline in fuga”, mascheroni che raggiungono i tre metri di altezza. Quest’anno, purtroppo, non è presente il “Vertigo” che per quattro anni ha fatto divertire grandi e piccini, perché con la sua pioggia di coriandoli creava non poche difficoltà alle apparecchiature elettroniche installate nello spazio della festa. Come sempre sono stati presenti gli alunni delle scuole con i loro componimenti. L’Azione Cattolica Ragazzi si è esibita nel giorno di venerdì 20 febbraio 2004, giornata dedicata ai più piccini. Possiamo ben dire che quest’edizione lascia un segno indelebile agli organizzatori che iniziano a preoccuparsi dalla grandezza di una manifestazione iniziata in sordina e che, con il trascorrere degli anni, è sempre andata in crescendo.  Franco Falco

A Bellona il sito web www.deasport.it

Ancora una lodevole iniziativa dell’Associazione Dea Sport Onlus di Bellona.
I soci hanno deciso di mettere a disposizione di quanti sono interessati un sito web: www.deasport.it.
L’iniziativa è stata presa dalla necessità di poter informare, in tempo reale sugli avvenimenti che interessano la zona del nord Volturno.
Sul detto sito, anche se ancora in fase di allestimento, sono già visitabili oltre duecento pagine di notizie, informazioni, attualità e manifestazioni.
Chiunque volesse collaborare una maggiore efficienza, può contattare la Dea Sport al telefax 0823966794 oppure a: deasport@tin.it.

GITA CULTURALE A CARINOLA

Per arricchire sempre più le conoscenze del luoghi storici della nostra Provincia, un gruppo di giovani bellonesi si è recato a Carinola per visitare il Convento Francescano, dove sostò S. Francesco d'Assisi, la Cattedrale dell'undicesimo secolo ed il Castello fortezza, testimone di antichi fasti.
Oggi l'antico maniero si presenta, agli occhi del visitatore, semi nascosto da una fitta vegetazione. In passato il castello fu restaurato dagli Angioini e poi dagli Aragonesi che lo utilizzarono per feste, tornei cavallereschi e convegni culturali. In seguito cadde di nuovo in abbandono e, se ritornò al suo antico splendore, avvenne su iniziativa della potente famiglia Marzano che oltre al castello, restaurò l'intero borgo. Carinola ha una sua particolare storia, ci dice Achille Marzano, studioso locale e lontano discendente dei Marzano. Una storia antica in quanto si pensa che la città sia sorta sui resti di una colonia romana. Con la fine dell'Impero Romano, tra le zone interne occupate dai Longobardi e quelle costiere in possesso dei Bizantini, si era stabilito un equilibrio politico e Carinola era entrata a far parte del Principato Longobardo di Capua. Con l'occupazione da parte dei Normanni, Carinola ebbe rinforzate le sue fortificazioni con la costruzione del Castello nel punto più alto del borgo. Durante la signoria dei Marzano il borgo ebbe un periodo di massimo splendore con la costruzione di maestosi palazzi e chiese. Dopo i Marzano, Carinola diventò feudo della famiglia Borgia e, intorno al borgo, sorsero tanti casali di supporto per la vita del feudatario. In seguito, nel feudo si insediarono i Carafa di Stigliano e, dal 1600 al 1806, i proprietari furono i signori di Clarafuente. Carinola conserva un suo particolare fascino anche se alcuni palazzi quattrocenteschi, un pò per le vicende belliche, un pò per l'incuria, mostrano segni di trascuratezza.
Purtuttavia, il suo percorso architettonico desta interesse tra i numerosi visitatori che, nel periodo estivo, giungono da ogni dove. In Piazza Mazza si affaccia Casa Novelli dove si possono ammirare decorazioni di gusto catalano. Del Palazzo Marzano, edificato per le nozze di Marino con Eleonora figlia di Alfonso D'Aragona, si nota ancora la raffinatezza dei dipinti realizzati dalle stesse maestranze che abbellirono gli interni di Castelnuovo a Napoli.
Tra le chiese, molte risalenti al XV secolo, fa spicco l'Annunziata edificata dai Marzano, con il campanile maiolicato voluto, più tardi, dai Principi di Stigliano. La gita dei giovani turisti bellonesi termina con l'arrivo al Castello, testimone di un'antica civiltà patrimonio della nostra cultura.
E' stata una visita che ha arricchito le conoscenze dei turisti, e che ha fornito la possibilità di potere osservare ammirevoli opere di cui tutti dobbiamo essere orgogliosi.  Franco Valeriani

Le comunità di Bellona e Pontelatone piangono Anna D'Agostino, esempio di bontà, di generosità, di altruismo

"Il 23 gennaio 2004 è morta a Milano, all'età di 78 anni, Anna D'Agostino, vedova Cioppa".
Essenziale e scarno il comunicato ufficiale che ne ha dato la ferale notizia. E due comunità, la Bellonese e la Latonese (Bellona le ha dato i natali, Pontelatone fu eletta quale residenza per la sua famiglia), unite nel lutto, sono convenute giovedì 15 nella Chiesa Madre di Pontelatone, dove è stato celebrato il rito funebre, per darle l'estremo saluto e ad attestare solidarietà e cordoglio ai figli Pierino, Raffaele, Giulio e Giovanni, ai fratelli Sigismondo e Raffaele, alle sorelle Maria e Pina, alle nuore, ai nipoti ed ai parenti tutti. Una testimonianza di gratitudine e di affetto per Anna D'Agostino ("Nannina" per coloro che hanno avuto la fortuna di conoscerla, stimarla, apprezzarla), sposa e madre esemplare, donna umile e pia, che "si è donata - come ha evidenziato all'omelia il parroco don Pietro Cafaro - alla famiglia ed alla nostra comunità della cui storia è stata parte integrante, esempio di bontà, di generosità, di altruismo con i suoi piccoli gesti quotidiani, il suo impegno nella confraternita "S. Anna", la spontanea e fattiva collaborazione offerta al compianto parroco, don Pasquale Di Domenico".
"Nannina", secondogenita dei sette figli naturali di mamma Isabella e papà Raffaele D'Agostino (genitori indimenticabili: timorati di Dio, di chiara onestà morale "ordinari" di una palestra dove affetto ed amore sono state le principali materie di insegnamento), è vissuta per gli altri, pronta a dare, a sacrificare la propria per la vita altrui.
Adolescente si è dedicata - erano i tempi nefasti e crudi della seconda guerra mondiale e la sopravvivenza una continua sfida alla morte - ai fratelli e... poi, in modo particolare, a chi scrive, allora ancora in fasce. Narrava con semplicità, spontaneità, naturalezza, ai suoi numerosi amici e conoscenti di quel "fratello più piccolo, l'ultimo, quello, che ho... cresciuto io, che stringevo al petto quando, al sinistro suono degli aerei dai quali venivano sganciate bombe a tutto spiano e senza pietà alcuna, scappavo nei ricoveri per salvare la pelle". Fiera e legatissima al "fratello più piccolo" che la porterà sempre - unitamente a tutti gli altri membri della famiglia D'Agostino comprendente gli indimenticabili Agostino e Concettina che ci hanno preceduto nell'aldilà - nel proprio cuore con imperitura riconoscenza. Da sorella maggiore, era prodiga di consigli. E, laddove necessario, non risparmiava affettuosi, amorevoli rimbrotti. Quindi, l'immediato dopoguerra. Animatrice e protagonista - una breve, "scanzonata" ma impegnativa e lieta parentesi - della rappresentazione scenica "Tragedia di Santa Filomena". Poi, giovane sposa. Altre fatiche, altri impegni per la famiglia novella, realizzata con lo straordinario marito Salvatore Cioppa, valente sartore, ed allietata dalla nascita di cinque meravigliosi figli, finemente educati, che l'hanno resa nonna felice. Ci ha lasciati orfani e con una profonda eredità morale. Cui non possiamo sottrarci né rinunciare per non tradirne la memoria e gli insegnamenti. Un'eredità, dunque, da accettare e da tesaurizzare. Con "Nannina" è, purtroppo, finita un'epoca. L'epoca degli affetti smisurati e disinteressati, dei legami indissolubili che hanno contribuito a superare ed a lenire sofferenze, dolori, privazioni, sacrifici.  Paolo Pozzuoli

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