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Notes - Gennaio 2004 - |
| Supplemento
mensile del telegiornale quotidiano di ReteCapua |
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BELLONA IERI E OGGI
- La
Befana a Bellona e altrove
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Nell’ampia sala consiliare del Comune si è svolta la 2ª
edizione della “Befana Bellonese” organizzata dal Direttivo
della Dea Sport Onlus, un sodalizio socio-culturale che ha nel suo
presidente Franco Falco, la persona sensibile e disponibile in
qualsiasi occasione.
Durante la cerimonia sono stati premiati, con un assegno in
euro, dieci giovani studenti bellonesi per il loro attaccamento
allo studio e il comportamento nei rapporti sociali. Fra i
numerosi ospiti si notavano il Sindaco di Bellona Giancarlo Della
Cioppa, il Sindaco di Vitulazio Achille Cuccari e tanti amici e
soci onorari del sodalizio bellonese.
Al termine, due giovani damigelle donavano una rosa rossa
alle signore con l’augurio di un felice e sereno anno nuovo.
L’epifania è la festa che celebra la visita dei tre Re
Magi a Gesù Bambino nella notte tra il 5 e il 6 gennaio. Secondo
un’antica tradizione, i Re Magi erano autorevoli personaggi
orientali che, guidati da una stella cometa, giunsero a Betlemme
per adorare il Bambino Gesù ed offrirgli tre doni: l’oro,
simbolo della ricchezza, l’incenso ricavato da diverse piante
orientali, che bruciato diffonde un fumo denso ed aromatico, e la
mirra una crema profumata che si utilizzava per imbalsamare i
defunti.Secondo un’antica leggenda, la Befana era una vecchietta
alla cui porta di casa, la notte del 5 gennaio di 2003 anni fa,
bussarono i Magi desiderosi di ricevere informazioni sulla strada
per Betlemme.
La donna non capì la richiesta ad i tre le chiesero di
unirsi a loro, ma lei rifiutò.Appena andati via, la donna capì
di aver commesso un errore.Da allora, ogni anno, nella notte tra
il 5 ed il 6 gennaio, la vecchietta vaga per il mondo e si ferma
nelle case per lasciare doni ai bambini, nella speranza che fra
essi ci sia il Bambino Gesù.
Un’altra leggenda, tuttora in voga, descrive la Befana
come una vecchietta curva e malvestita che viaggia a bordo di una
scopa e riempie le calze dei bimbi buoni con dolci e giocattoli, e
quelle dei cattivi con carbone.
In alcune nazioni europee, la stessa ricorrenza ha un
cerimoniale del tutto diverso. In Grecia il 6 gennaio si rievoca
il battesimo di Cristo da parte di S.Giovanni.L’evento è
ricordato con la benedizione dell’acqua, un rito che inizia il 5
gennaio quando i sacerdoti benedicono le case. In Francia nel
giorno dell’Epifania si mangia la “Torta del Re”, una usanza
che risale al tempo dei Romani.La torta è divisa in un numero di
fette pari a quello dei commensali più uno.La fetta in più è
donata ad una persona povera.In Spagna i bimbi aprono i doni
portati dai Re Magi.Lungo le strade i Magi sfilano su carri
lanciando ai bambini frutta, confetti e caramelle.In Romania ed
Ungheria i bimbi si aggirano per le strade travestiti da Re Magi e
bussano alle porte ricevendo dolciumi. In Russia, nazione di fede
Ortodossa, il 6 gennaio ricorre la vigilia di Natale.
La leggenda narra che, nella notte tra il 6 ed il 7 gennaio,
Padre Gelo ed una vecchietta chiamata Babuschka lascino, presso
gli usci delle case, tanti regali per i più piccini.Un tempo i
bambini, la sera del 5 gennaio, andavano a letto ansiosi di
conoscere i regali della Befana.La vecchietta, raccontavano i
nostri genitori, sarebbe scesa, la notte del 5 gennaio, attraverso
la cappa del camino lasciando dolci ai buoni, e carbone ai
cattivi.
Oggi tale tradizione va scemando sempre più perché, molti
genitori, non informano i loro figlioli sulle tradizioni ed i
valori delle festività natalizie ed il culto dell’Epifania.
Auguriamoci che un giorno si possa ritornare ad assaporare e
vivere le antiche tradizioni popolari che furono il complesso
delle memorie, delle notizie e delle testimonianze trasmesse da
una generazione all’altra. |
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La scomparsa di Luciano Cioppa
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Il mio professore di Educazione Fisica |
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Durante le festività natalizie, troppo presto, è venuto a
mancare all'affetto della propria famiglia, Luciano Cioppa; aveva
72 anni, era nato nel 1931. Nel paese, in piazza, presso il
Circolo Cacciatori (ne era stato socio fondatore oltre che
presidente), gente comune, amici, erano rattristati per la
scomparsa di Luciano.
Si parlava della sua passione per la caccia, per le moto
(aveva posseduto una Foki tedesca),la passione per le auto (auto
inglesi come l'Anglia e la Corsair); si parlava anche della sua
passione per gli animali, cani soprattutto (negli anni '50
custodiva gelosamente pure una scimmietta). Ci dice Giacomo
Natale: «In quegli anni, noi giovani, seguivamo Luciano quasi
dovunque; per noi era un modello, ci ha insegnato la tolleranza
verso gli altri». Luciano Cioppa aveva pure una passione per il
ciclismo; organizzatore di gite turistiche, sognava Rimini e ne
diventò un pioniere; in quella città era stimato soprattutto
dalla direzione dell'hotel "Feldbergh"; amava la sua
famiglia, la moglie Gemma, i figli Michela, Simona, Katia e
Giovanni; spesso sostava con piacere in farmacia; era felice di
intrattenersi con la sorella dott.ssa Giuseppina. Era stato pure
invitato a collaborare con "Block Notes"; più volte
avvicinato da Antonio Scala aveva sempre gentilmente rifiutato. Ci
racconta Antonio: «Ho avuto ammirazione per lui, una persona
genuina, originale si commuoveva quasi, quando parlava della
Seconda Guerra Mondiale, dei bombardamenti di Capua. Ne conservo
un buon ricordo».
Il prof. Cioppa è stato vice sindaco di Vitulazio, seguiva
il vecchio P.S.I.; amico ed estimatore del compianto Pierino
Lagnase (protagonista politico e personaggio di spessore).
L'attuale sindaco di Vitulazio dott. Achille Cuccari tiene a
sottolineare: «Per me e per la mia famiglia, zio Luciano era un
punto di riferimento, era stato molto vicino a mio padre
soprattutto negli ultimi anni, era pure estemporaneo a volte,
partiva da Vitulazio e in due ore era a Roma, per il solo gusto di
prendere il caffè; poi per altri aspetti è difficile
dimenticarlo». In qualità di docente di Educazione Fisica,
Luciano Cioppa aveva insegnato a Capua, Sessa Aurunca, S. Maria
C.V. (Geometra), ma anche a Vitulazio, al Professionale A. Righi
(la sede di allora era l'attuale casa comunale). Era l'anno
scolastico 1964-65, a Vitulazio partiva la scuola superiore
sperimentale: l'I.P.S.I.A.; chi scrive ha un buon ricordo di
Luciano Cioppa: il mio primo professore di Educazione Fisica, un
professore modesto che voleva essere amico degli alunni; insisteva
nel dire che quel diploma era importante, quella scuola vitulatina
doveva decollare, praticare lo sport era un dovere; ci trasmetteva
una carica vincente, i giovani dovevano essere ambiziosi.
All'alunno e cronista del servizio, il prof. Cioppa ha insegnato
pure a correre, come si si può migliorare in una gara di velocità,
i 100 metri piani; si soffermava sulle tattiche, sulle mentalità
offensive. Il ricordo più toccante: quando ci ha lasciati,
trasferito in un altro istituto, ci diceva che doveva organizzare
dei giochi, gare studentesche a livello regionale. Negli anni a
seguire poi, ascoltavamo il racconto di un suo progetto e tra il
fumo della storica sigaretta riuscivamo pure a dirgli che il
Vitulazio Calcio era stato inserito nel campionato di Promozione,
e in quel contesto c'era bisogno pure del suo contributo. In un
caldo pomeriggio d'estate, nella sua abitazione (al giro della
sottoscrizione) il professore con educazione ci rispondeva: «Ai
miei alunni non posso dire di no». La Redazione tutta, esprimendo calorose condoglianze, si
associa al dolore della famiglia.
Michele Ciccarelli
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Luigi
Gambardella: un poeta che venne da lontano
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L’amore per la poesia, particolarmente quella in vernacolo
napoletano, fece sì che una mattina del 1954 conoscessi un degno
rappresentante di questa nobile arte letteraria. Accadde in Piazza
IV Novembre, a Bellona (Caserta), nei pressi del Bar Centrale. Avevo
notato un gruppo di amici intenti ad ascoltare un signore che
declamava versi in napoletano. Mi avvicinai e rimasi affascinato nel
sentire: ”Chiagne ‘nu viulino dint’ ‘a nuttata / sona ‘na
nenia, pare ‘nu lamiento / pé chi nun dorme, l’anema è malata
/ e ‘nu turmiento…”. Erano i versi della poesia “Malinconia
‘e notte”, che l’autore, il poeta Luigi Gambardella, leggeva
ad alcuni giovani. Rimasi ad ascoltare e, alla fine, come tutti,
anche io espressi il mio compiacimento. In seguito diventai un
assiduo “ascoltatore” ed un entusiasta estimatore delle
composizioni di Luigi Gambardella. Spesso, nei pomeriggi estivi, ci
recavamo nei pressi delle così dette “Camerette delle fate”,
un’antica villa romana del II secolo avanti Cristo, ubicata alle
falde della collina S. Croce a nord di Bellona, dove il poeta,
seduto sugli antichi ruderi, declamava le sue composizioni ispirate
da un fatto di cronaca o da una vicenda amorosa come quella
descritta, con versi struggenti, nella poesia Rimembranza: “Lo
tengo ancora chiuso nel cassetto / il talismano che mi desti tu. /
Lo guardo, lo rimiro, lo rifletto / è ancora bello, il serico fisciù./
Lo togliesti dal collo profumato / e mi dicesti: Lo regalo a te! /
Tienilo sul tuo cuore conservato / che batterà così, solo per me.
/ E l’ho portato sempre sul mio cuore / fino al giorno che non
venisti più / conserva ancora di Coty l’odore / e il ricordo del
tempo che ormai fu. / L’ho ripigliato ancora dal cassetto / il
profumato serico fisciù. / Commosso l’ho baciato e lui m’ha
detto: / “Quel collo d’alabastro non c’è più!”. Un amore
di altri tempi, descritto dal Gambardella con quella velata
malinconia che fu sempre uno dei motivi conduttori del suo poetare.
Un nostalgico ricordo, in rima alternata, che Egli compose nel
lontano 5 maggio 1980, ispirato da una donna che considerava il
“serico fisciù” il caro ricordo che le avvolse “il collo
d’alabastro” fino al giorno dell’addio. Altra composizione toccante è quella intitolata: “Làssame
‘n pace” che descrive il ritorno al passato attraverso un
tormentato sogno. Il Poeta supplica la donna che un tempo amò
chiedendole: ”Pecchè me si venuta ‘nzuonno? / Pé tantu tiempe
m’è lassato ‘n pace / stu suonno m’ha rimasto ‘mpressiunato
/ ‘nnant’a chist’uocchie si rimasta tu / m’è scetato é
ricord’ ‘e ‘nu passato / ca se n’è gghiuto
e nun ritorna cchiù! / Chisà si pure tu m’avraje sunnato!?
/ Lassame ‘n pace… nun me fa penzà… - ‘O Nò! ‘O Nò! -
‘O ninno m’ha scetato / e a te t’avrà scetato nu “Mammà!”.
Ed infine la delicata: ”‘A nonna nonna d’ ’a mamma”
dove è magistralmente descritto l’affetto insostituibile della
mamma. “Duorme nennella mia / è vicchiarella ‘a nonna / addò
t’ ‘a piglia ‘a mamma / chella sta ‘nparaviso /. Stasera chi
t’ ’a miso / sta tarla ‘ncapo a tte? / Duorme nennella bella,
mamma dimane vene / Nun chiagnere, m’accide!/ Mammà nun vene,
chiove / Già so passate ‘e nove. / Madonna fall’addurmì!/ Oj
Bammeniello bello / Tu pure sì nennillo / manname n’angiulillo,
fammell’accuità. / ‘E strille all’improvviso se songo
acchitate / ‘a nonna guarda e chiagne / sente ‘nu fruscio ‘e
viento / ma nun se vede niente / nennella dorme già. / Dorme
nennella e ride / chiagne cuntenta ‘a Nonna / chi l’ha cantata
‘a nonna? / Chi l’ha fatt’addurmì?”. Per concludere questo
ricordo dell’indimenticabile Luigi Gambardella citiamo: “Si
turnasse guaglione” in cui il poeta descrive l’amore per una
ragazza che il tempo ha trasformato in donna. “Dint’ ’o scuro
‘e ‘nu purtone / sempe ‘a stessa tanulella / annascusa je te
trovavo / e pruvavo sta vucchella / sempe doce comme ‘o mele /
rossa ‘nfaccia, ‘na cerasa. / Sta vucchella s’è cagnata /
Er’allora corallina / mò te ll’è pittata rossa / te daje ll’aria
‘e ‘na reggina / Quanta suonno aggio perduto / c’ ‘o
pensiero e te vedè / Si turnasse guaglione / nun pazziasse cchiù
cu tte!“. Luigi Gambardella nacque a Napoli al n. 72 di Via
Nazionale, sezione Vicaria, il 13 maggio 1902, da Francesco e Maria
Alfieri. Nel 1938 si trasferì a Bellona (Caserta) dove visse con i
suoi familiari fino al 18 ottobre 1988. Con la dipartita di Luigi
Gambardella, Napoli perdeva un altro diletto figlio che aveva
portato sempre nel cuore la sua città nativa, conservando lo
spirito ed il linguaggio caratteristico che distingue i napoletani.
I due volumi di poesie: “Napule è chistu ccà” e “All’ombra
di Bellona”, furono pubblicati a cura dell’emittente libera
bellonese Radio Dea. Franco Valeriani
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