| |
Mailing List di Capuaonline. Scrivi qui sotto la
tua e-mail e sarai aggiornato sulle novita' del sito, di Capua e dintorni
! | | | |
|
|
|
| Block
Notes - Giugno 2004 - |
| Supplemento
mensile del telegiornale quotidiano di ReteCapua |
|
|
|
|
BRAVO LOLLO!
|
Il 17 u.s. nell’auditorium del Centro Parrocchiale “Maria SS. dell’Agnena” di Vitulazio è stato presentato ufficialmente il volume di poesie di Antonio D’Addio
(Lollo) dal titolo “Sì, sì, ma non è il caso”. Alla presenza di un pubblico non tanto numeroso (che peccato!
n.d.r.) Lollo si è esibito, assieme ai suoi amici musicisti, in uno spettacolo dalla formula del tutto originale: musica e poesia si sono alternate in una maniera molto gradevole intervallate da diversi monologhi.
La presentazione del volume era stata affidata a Don Peppino Centore, noto poeta, saggista e scrittore nonché direttore del Museo Campano di Capua che per impegni inderogabili non è potuto essere presente. “Ringrazio Don Peppino - ci dice Lollo - per l’impegno che ha profuso nei miei confronti, purtroppo non ha potuto essere presente, ma per me è come se fosse stato lì. Mi ha recapitato dei commenti, dopo aver preso visione del volume, su tre mie poesie: il primo riferito alla poesia “Il faro e la strada” dice: “L’ignota interlocutrice e felice di questa poesia sembra collocata regalmente su di un trono perché tutta la creazione nella varietà più luminosa delle sue creature venga a parte: corona e dono della benefica sua grazia. E’ una sinfoniale gara fra le più ridenti e fascinose figure per “indicare la strada ai pescatori perduti” e portare in cielo purificati i dolori mostruosi e terreni e concedere un soave riposo a stanchi bimbi sudati di vita”. Il secondo è riferito alla poesia “Il canto del mare”: “Protagonista, confidente e rassicurante, in questa poesia, è il mare, musicalmente colto mentre canta ed ha il vento per orchestra, si diverte sugli scogli e però nell’attimo in cui incute spavento sa tenere buona ed incoraggiante compagnia. Benché solo e solitario il poeta chiama a raccolta e gode della loro presenza come di vecchi amici, il mare, la notte e il silenzio. Un invito a scoprire e a godere la natura non come minaccia ostile ma rassicurante e fraterna patria dell’uomo”. Il terzo commento è della poesia “...Saper leggere”: “La poesia denunzia una sincera e a tratti sofferta volontà di penetrare a fondo e intendere nella loro pienezza il significato più vero delle pagine evangeliche come della primaverile bellezza di una ragazza, delle proprie colpe e paure nonché scoprire il ministero del tempo e dell’amore e “saper piantare bandierina / dove il vento non arriva mai”. Un desiderio ed uno sforzo immani dal momento che il poeta avverte come sua condanna “restare analfabeta””. Mi è piaciuto ricordare i commenti di Don Peppino Centore per ringraziarlo della sensibilità che ha nutrito nei miei confronti e spero di cuore che in uno delle mie prossime apparizioni su qualche palcoscenico della zona lui possa essere presente. Ho in programma di fare un piccolo “tour” e inizierò sabato prossimo allo Zen di Vitulazio per poi passare (chissà) al Ricciardi di Capua”.
Auguri Lollo! Antonio Scala
|
|
Tutti a Rimini con gli “Amici della Romagna”
|
Anche quest’anno, come negli anni scorsi, è stato organizzato un soggiorno-vacanza di 10 giorni, in Romagna (da domenica 22 a martedi 31 agosto) per permettere ai partecipanti di godere del mare, del caloroso ambiente e della rinomata cucina romagnola. La partenza è fissata per il giorno 22 da Piazza Riccardo II di
Vitulazio, alle ore 5,00. Per le ore 13,00 è previsto l’arrivo a Rivazzurra di Rimini ove i gitanti, dopo aver pranzato, troveranno sistemazione presso il Feldberg Palace Hotel. Quest’ultimo completamente ristrutturato si presenterà ai partecipanti con un nuovo look: camere tutte rinnovate e modernamente arredate, munite di balcone, aria condizionata, TV, filodiffusione, cassaforte, phon e tutto quanto possa offrire un albergo recentemente rinnovato.
La quota di partecipazione pro-capite e di Euro 390,00 (Euro trecentonovanta/00) ed è comprensiva di viaggio di andata e ritorno con pullman
GT, pensione completa per l’intero soggiorno e una sosta al Santuario di Loreto durante il viaggio di ritorno.
La quota suddetta dovrà essere versata entro il 4 agosto 2004 all’organizzatore Giovanni Cioppa - Via
Marconi, 26 - Vitulazio - Tel. 0823.965924, al fine di comunicare in tempo utile alla direzione dell’albergo il numero esatto dei partecipanti per la loro sistemazione ottimale nelle camere.
|
|
Annibale, il nemico di Roma - "Intervista con la Storia" - La Battaglia di Canne
|
Quarta Puntata. "Oltre alla strategia nelle operazioni belliche, qual era l'altro punto di supremazia dei Cartaginesi sui Romani?".
Annibale: "Con meticolosità cercavo i terreni più adatti allo scontro coni miei nemici. L'avevo già fatto nelle battaglie della Trebbia e del Trasimeno e l'avrei ripetuto nella piana di Canne perché sapevo di avere una invidiabile cavalleria, ricostruita nella pienezza delle forze, con cavalli giovani ed esperti cavalieri".
"Come fu schierato l'esercito Cartaginese nella battaglia di Canne?".
Annibale: " Schierai l'esercito su di una linea della stessa lunghezza di quella delle legioni Romane, con un particolare: l'allineamento prevedeva una strana manovra a tenaglia. Invece di un fronte disteso, ne predisposi uno convesso con il centro proteso in avanti, le ali e la cavalleria restavano arretrate. Un arco teso con il punto di spinta nel mezzo, il resto trattenuto all'indietro. La mattina del 2 Agosto, giorno della battaglia, appena dopo l'alba, notammo che il Console Romano Varrone aveva esposto, sulla sua tenda, il segnale di battaglia: una tunica scarlatta a significare l'atto di sfida. I romani erano così schierati: lungo il torrente Aufido si notava il grosso delle truppe, la cavalleria leggera con a capo il Console Paolo Emilio sull'ala destra, mentre quella pesante, guidata da Varrone, alla sinistra nel mezzo della piana di Canne. Noi Cartaginesi avevamo Canne alle spalle; sulla sinistra, dalla parte del torrente, la cavalleria Gallica e Spagnola guidata da mio fratello Asdrubale; sulla destra i cavalieri Numìdi comandati dal mio fedele Maarbale; al centro il semicerchio della fanteria costituita da truppe Galliche e, ai lati, truppe libiche ed iberiche armate con le spoglie prese sui campi nelle precedenti battaglie. I Galli, deboli ed inesperti, poco addestrati per le battaglie campali, erano stati messi di proposito per attirare i romani che sarebbero penetrati nello schieramento cartaginese. Le ali della fanteria Punica li avrebbero chiusi rendendo impossibile ogni loro manovra. Nel frattempo la cavalleria cartaginese avrebbe assestato il colpo di grazia. Infatti il risultato fu quello che avevo in mente".
"In quella orribile mischia, come e da chi erano impartiti gli ordini?".
Annibale: "Impassibile e sicuro, a pochi passi dai contendenti, dirigevo le operazioni impartendo ordini precisi. Ammirai il coraggio dei reparti guidati dal Console Paolo Emilio, poiché nelle loro fila, avevano il fior fiore della giovane nobiltà romana. Fu uno scontro violento, senza esclusione di colpi da ambedue le parti. Erano state distrutte otto legioni romane. Il numero dei morti era enorme: migliaia di legionari stesi al suolo, fanti e cavalieri in ogni angolo del campo di battaglia. Una orrenda carneficina che aveva disseminato un numero incalcolabile di membra senza vita. Alcuni, tormentati dalle ferite sparse lungo tutto il corpo, si sollevavano tra i morti offrendo la gola ai nemici affinché mettessero fine ai loro patimenti. Non c'era ricovero per i feriti ed i più gravi erano subito uccisi dopo la battaglia. Il Console Paolo Emilio, ricoperto di sangue, se ne stava seduto su una pietra in riva al torrente Aufido quando gli passò accanto il Questore Gneo Cornelio Lèntulo che gli offrì il cavallo. Il Console rifiutò dicendo che preferiva morire con i suoi soldati poiché non avrebbe gradito lo sguardo di biasimo e commiserazione dei suoi concittadini romani, dopo una simile sconfitta. In quell'istante giunsero alcuni inseguitori cartaginesi che trafissero il Console con un colpo di giavellotto. I miei soldati non si erano accorti di avere ucciso il Console romano Paolo Emilio. In un'altra mischia cruenta perse la vita il Console Servilio: il suo corpo fu travolto da centinaia di cavalli che correvano all'impazzata. Come un sipario scese la notte sulla scena della più tragica battaglia che i Romani avessero mai combattuto e del più grande disastro subito"
"Quanti furono gli uomini che persero la vita nella battaglia di Canne?".
Annibale: "Un'armata di 90.000 soldati romani fu accerchiata da un esercito di 40.000 cartaginesi. Noi perdemmo 5000 uomini, mentre i romani persero circa 50.000 uomini, 80 senatori, 29 tribuni, due questori, numerosi ufficiali e 28.000 prigionieri. La battaglia di Canne fu il mio capolavoro di tattica militare: una manovra a tenaglia che, prima di allora, nessuno aveva tentato. Avevo coordinato, in maniera del tutto precisa, gli spostamenti delle forze a cavallo con quelle a piedi. Avevamo distrutto l'esercito più potente che Roma avesse mai messo in campo. I miei soldati inneggiarono alla vittoria per diversi giorni, mentre si seppe che, al calar della notte, il Console Varrone, con un misero resto di appena 70 cavalieri, si era rifugiato a Venosa. Maarbale, comandante la cavalleria cartaginese, entusiasta per la vittoria, mi disse: "Annibale, lasciami proseguire con i miei uomini ed i miei destrieri. Tra cinque giorni ti preparerò la cena a Roma, in Campidoglio. Ciò non avvenne perché intendevo annientare Capua, una potente città alleata di Roma".
Franco Valeriani. (Continua al prossimo numero)
|
|
|
|
|
|
Pagina
5
|| Prima
pagina |
|
|
|
|
|
 |
|
|