E-mail | Scrivi alla Redazione | Archivio News | Chat | Il Muro | Forum | Mercatino | Pubblicità su Capuaonline
                

 

Mailing List di Capuaonline. Scrivi   qui sotto  la  tua e-mail e sarai aggiornato sulle novita' del sito, di Capua e dintorni !

 

IscrivitiCancellati

 Menu'

 Home Page
 Numeri Utili
 Eventi & Manifestazioni
 Meteo
 Chat 
 Forum 
 Mercatino online 
 Il Muro 
 Un occhio sul mondo
 Edicola & borsa
 Orario Sante Messe
 Università  
 Ospedale Palasciano
 Farmacie di turno
 Pubblicita'
 Autori

Archivio Eventi

 Archivio News

 Comunicati Stampa

Block Notes - Luglio 2004 - 
Supplemento mensile del telegiornale quotidiano di ReteCapua

Un chiarimento sulla Spianata Olivarez

Caro Direttore,
pur non essendo stato chiamato direttamente in causa dall'ennesimo articolo riguardante l'acquisizione della Spianata Olivarez, ma considerato che all'epoca dei fatti ricoprivo la carica di assessore con delega alle Finanze - Contenzioso e Patrimonio e poiché il mio silenzio potrebbe lasciar presupporre chissà quali misfatti, probabilmente perpetrati da un esiguo gruppo di politici e non di quel periodo, le chiedo gentilmente ospitalità per una precisazione.
Lei rammenta che l'inizio della storia risale al 1999, ma di fatto non è così, la vera storia della Spianata Olivarez; nasce agli inizi degli anni '90, quando la stessa venne destinata (quale pertinenza della vicina ex Caserma "E. Fieramosca") ad essere area parcheggio, visto che il Comune ne deteneva la gestione, della Facoltà di Economia Aziendale, sede Universitaria che proprio in quel periodo veniva allocata nel nostro territorio.
Questo grazie a precisi impegni assunti dal Comune di Capua, nella fattispecie dall'assessorato alla Istruzione condotto in quel periodo da Paolo Affinito, nei confronti sia della Regione Campania, sia dell'Università stessa, anche se da allora a tutt'oggi l'area in questione non è stata utilizzata affatto quale parcheggio, né ha avuto diversa ulteriore destinazione.
Nel 1999 il Ministero della Difesa mise in vendita l'area, dando regolarmente avviso all'Amministrazione Comunale, affinché la stessa potesse eventualmente esercitare il legittimo diritto di prelazione.
Quale assessore, tra l'altro proprio con delega al patrimonio, non venivo informato di alcunché, neppure, debbo sottolineare, mi trovavo a non poter prendere visione della corrispondenza, misteriosamente volatilizzata, (peraltro anche fitta) intercorsa tra la CONSAP società delegata dal Ministero della Difesa ed il Comune di Capua, considerato tra l'altro, che lo stesso Dirigente al Patrimonio non era a conoscenza ditutto ciò.
L'amministrazione Comunale, intanto, a fronte di tale situazione, non assunse alcuna determinazione tanto è vero che la Spianata Olivarez, sempre nel 1999, fu messa all'asta dalla CONSAP.
La gara (asta pubblica) fu quindi espletata concludendosi con l'aggiudicazione da parte di un privato. Il vincitore dell'appalto, dal canto suo, si mosse affinché il padiglione denominato "Scuderia Olivarez" insistente sull'area in questione, occupato per anni da due artigiani, il sig. De Felice ed il sig. Celentano venisse liberato, tant'è cha ai predetti veniva notificata un'ordinanza di sgombro a firma del Sindaco ed è in quel preciso istante che la questione divenne di dominio pubblico.
A questo punto, l'Affinito prese contatto con gli interessati per assumere informazioni ed evidentemente consigliarli a presentare ricorsi a tutti i livelli, intervenendo anche nei confronti del sindaco Mariano.
In quel periodo l'amministrazione si avviava verso lo scioglimento, per cui era necessario temporeggiare in attesa di nuovi eventi.
Con il subentro del Commissario Prefettizio, dott. Manzo, il comune ritornò alla carica per lo sfratto coatto degli artigiani.
A seguito di ciò, il sottoscritto si incontrò in occasioni diverse con il commissario per informarlo sullo stato delle cose.
A seguito di questi incontri il commissario prefettizio ravvisò l'opportunità di demandare al consiglio comunale subentrante la responsabilità di intervenire.
Durante la campagna elettorale, sia l'Affinito che il sottoscritto avemmo modo di sensibilizzare alcuni candidati a sindaco sulla questione Spianata Olivarez, fornendo loro informazioni e documentazione.
In tutta questa vicenda, la cosa che lascia l'amaro in bocca è il fatto di non essere riuscito a prendere conoscenza a tempo debito della messa in vendita della Spianata, visto che durante la mia gestione assessoriale, sono stati conseguiti proprio nell'anno finanziario 1999, obiettivi di notevole rilevanza sotto il profilo economico-finanziario, così come del resto unanimamente riconosciuti.
Mi si consenta di evidenziare, sia pure sommessamente, che nell'arco di un solo anno riuscii a recuperare, nelle varie pieghe del bilancio, fondi per oltre un miliardo di vecchie lire a titolo di entrate extra, in massima parte crediti vantati dal Comune nei confronti di altri Enti, nonché a regolamentare, unica e sola volta nella storia del Comune di Capua, la gestione del patrimonio, grazie all'approvazione in consiglio comunale di un Regolamento, ancora, sono stato fino ad allora, l'unico assessore ad indire un'asta pubblica per il fitto di locali di proprietà comunale.
Per cui oggi posso asserire che se fossi rimasto in carica, proprio grazie a quel fondi recuperati, come sopra precisato, ed anche perché la mia linea di pensiero si riallacciava a quel preciso impegno assunto verso la fine degli anni '80 dall'allora assessore Affinito, la Spianata Olivarez sarebbe stata acquisita al patrimonio comunale già nel 1999, anche perché il Comune era sicuramente in condizioni più favorevoli e consoni per far fronte agli impegni di spesa, senza dover ricorrere ad un eventuale mutuo che avrebbe intaccato ulteriormente la capacità debitoria dell'ente stesso.
Debbo inoltre aggiungere che all'epoca dei fatti la cosa mi sconvolse non poco turbandomi nel profondo proprio perché sono stato piuttosto vittima, al limite, di gravi negligenze, non certo imputabili alla mia persona, e, nonostante ciò trovandomi a dover dare, assurdamente, quasi conto di responsabilità che oggettivamente sono da individuare altrove.
Tanto è che le notizie qui riportate, ovviamente in modo più dettagliate, sono state oggetto di un esposto depositato nel mese di marzo 2001 presso il Tribunale di S. Maria C.V. al fine di accertare ogni eventuale responsabilità, segnatamente per tutto quanto attiene al diritto di prelazione non esercitato dall'Amministrazione Comunale di Capua, nonché, all'espletamento della summenzionata asta pubblica che determinò l'acquisizione da parte di terzi della "Spianata Olivarez", con espressa istanza di punizione di tutti i responsabili.
Debbo infine ringraziare la sensibilità del Sindaco Pasca e del candidato a sindaco per il centro sinistra Guido Raucci, che con il voto unanime dei presenti in Consiglio Comunale, hanno adottato la delibera n. 26/01, dando mandato al sindaco affinché mettesse in atto le iniziative per l'acquisizione della Spianata Olivarez, rendendo giustizia, con i fatti, di un tentato scippo che si stava perpetrando ai danni della città. Tanto mi correva l'obbligo per spirito di giustizia e chiarezza. Claudio Trisolino

Il “Follaro d’Oro” 2004 alla coppia di chef e cultori dell’Arte Culinaria Alfonso e Lidia Iaccarino

Negli ambienti culturali si è appreso che per l’anno 2004 il prestigioso premio del “Follaro d’Oro”, che annualmente assegna la cooperativa “Capuanova” e che negli anni decorsi è stato attribuito a importanti personalità del mondo culturale meridionalista, andrà al noto chef e patron del pluridecorato ristorante “Don Alfonso 1890” di S. Agata dei Due Golfi, Alfonso Iaccarino con la consorte Lidia, punta di diamante in Italia e all’estero dell’arte culinaria e delle più gustose ricette gastronomiche.
In preparazione della nuova edizione del “Follaro d’Oro”, a partire da settembre partiranno una serie di iniziative preparatorie fino alla serata conclusiva con l’assegnazione del premio, come ci anticipa il presidente di Capuanova, Andrea Vinciguerra, che in questi ultimi tempi ha varato decine di manifestazioni di alto livello, che fanno di essa un’associazione impegnata al massimo nell’esplicazione di attività culturali.

INDETTO UN CONCORSO DI RICETTE TRADIZIONALI

Tra le varie iniziative di “Capuanova” parte quella di raccogliere in un volume tutte le ricette tradizionali del territorio capuano dal titolo: “Non solo capuanelle” che vuole essere un cocktail di ricette, fatti, personaggi e luoghi della tradizione culinaria capuana raccolti in una pubblicazione a cura della Cooperativa.
La raccolta di “ricette capuane” sarà un libro di fatti, personaggi, luoghi della tradizione culinaria della nostra città. Il titolo provvisorio individuato è “Non solo capuanelle”. Tutti possono partecipare inviando una o più ricette, un racconto breve, una poesia, una filastrocca od anche ricordando un proverbio, un modo di dire, sempre attinente la cucina, il cibo, gli alimenti, i prodotti di Capua e S. Angelo in Formis. Sarebbe importante anche recuperare qualche fotografia per arricchire con immagini la pubblicazione. Presso la Cooperativa è stato istituito un Comitato di Redazione che coordinerà la raccolta del materiale e ne curerà il riordino e la sua pubblicazione citando le fonti, gli autori o chi lo avrà segnalato. La raccolta dei lavori inizierà nel mese di settembre 2004.
Capuanova invita però tutti coloro che intendono partecipare a cominciare da subito le ricerche coinvolgendo eventualmente anche quei capuani che vivono lontani da Capua e che tornano in città per brevi periodi durante l’estate. Sarà anche possibile raccogliere testimonianze orali, raccontate e registrate, che saranno poi elaborate dal Comitato di Redazione.
La pubblicazione, per la quale è prevista un’ampia diffusione, sarà fatta a cura della Cooperativa culturale Capuanova con la collaborazione degli Enti che riterranno valida l’iniziativa.

Block Notes Hinterland - A Vitulazio - Sale cinematografiche: storie di altri tempi

Appena dopo la II Guerra Mondiale, a Vitulazio sono state inaugurate due sale per proiezione di film; in via Rimambranza, l'imprenditore e poeta Antonio Scialdone, fondò il "Cinema Aurora". Forse, il film di maggiore successo in quella sala è stato "Per chi suona la campana" (Gary Cooper) e poi "Prigioniero del passato". Spesso, nel nostro paese, mancava l'energia elettrica, ed in quel caso, il proprietario, convinceva i presenti a non abbandonare la sala; il finale del film, poteva essere descritto in modo del tutto estemporaneo. Successivamente, il "Cinema Aurora" diventò un laboratorio di Crine Vegetale Alfa. Nel 1948 l'attore Leonardo Cortese, presenziò alla prima di "Un Garibaldino al Convento"; era nato in piazza Riccardo il "Cinema Clelia". Cortese, insieme a Vittorio De Sica, era protagonista di quel film di successo.
Il lavoro, l'impegno dei proprietari Luigi Della Cioppa e Maria Di Resta, insieme ai figli Vincenzo e Giuseppina, non aveva pause; nel senso che, nella sala si organizzavano anche serate danzanti, veglioni, ecc., e poi c'era entusiasmo da parte di tutti. Ed è proprio il dinamico Vincenzo Della Cioppa che bruciò i tempi nel realizzare in via Tufo il sogno di tutti i vitulatini: la nuova sala, il nuovo "Cinema Clelia". Troviamo uno scenario diverso ad inizio anni '60 a Vitulazio; per noi giovani, quel cinema rappresentava tutto, il massimo, ci sentivamo importanti; non dovevamo percorrere più via 54 Martiri e raggiungere a piedi il "Cinema Monte Rageto", o quello del "prete" (Cinema S. Secondino) a Bellona. Via Ruggiero, la vecchia via Tufo diventò famosa nel momento in cui tante persone confluivano per partecipare all'inaugurazione del "Cinema Clelia". Il primo film, "Ercole e la regina di Lidia", registrò il tutto esaurito, e nel ricordo di un ragazzo di 10 anni, rimane la visione di una "vernissage" originale, fantastica, volti distesi per la felicità, ritratti dell'allegria, contenti, non solo per i dolci e lo spumante offerti dalla direzione. A seguire, tanti i film di successo proiettati sullo schermo, da "Lo sgarro" alla "Ciociara", da "Annibale" alla "Regina delle Amazzoni", da "Spartacus" a "Mosè", da "Ben Hur" a "Mezzogiorno di fuoco", da Totò... e così via. Ricordiamo che Cenzino Della Cioppa riceveva tanti complimenti per aver regalato a Vitulazio lo stile della novità, del cinema quotato; felicitazioni anche per la gentile consorte Maria Di Resta. Il nostro ricordo va pure verso il fotogramma dell'antisala del cinema, dove prevaleva la figura seriosa della figlia del proprietario, la brava Clelia Della Cioppa (scomparsa poi in giovane età), che per noi rappresentava un'amica, e per tutti gli amici una ragazza da copiare per stile ed educazione. Rimane un velo di tristezza non rivedere più quel cinema, forse un giorno, un imprenditore di coraggio, un privato, presenterà al Comune il progetto di una sala cinematografica a Vitulazio. Speranza degli "amarcord" rivedere magari "Via col vento" o "Sogni di gloria", oppure riascoltare prima della proiezione una canzone del dopoguerra, cantata da Carla Boni dal titolo "Arsuria", rievocando così uno scenario dell'antico cinema del Cavaiuolo; tutto, all'anteprima di uno spettacolo. Michele Ciccarelli

UN AMORE DEL TEMPO DI GUERRA

24 settembre 1943, una data rimasta nei ricordi di tanti bellonesi che, alle ore 9 del mattino, in Piazza Umberto I, ascoltarono le implorazioni di un padre ed il pianto supplichevole di una madre che chiedevano, ad un ufficiale tedesco, la restituzione della loro figlia. Una data che, di sicuro, ancora oggi risveglia nella mente della protagonista, Anita Carità, il ricordo di Hans Joachim, il capitano tedesco innamorato della bruna napoletana. La famiglia Carità nel 1943 da Napoli, martoriata dai continui bombardamenti delle "fortezze volanti" alleate, si trasferì a Bellona dove non si conoscevano ancora gli orrori e le paure della guerra. Ogni sera, seduti accanto all'apparecchio radio ascoltavamo, con apprensione, i bollettini di guerra che informavano sugli scontri fra le nostre unità militari e quelle nemiche. Restammo profondamente turbati ed increduli quando apprendemmo la notizia che le forze nemiche, superiori per numero di uomini e mezzi, avevano cominciato a sopraffare le truppe dell'Asse. La guerra cominciava a cambiare il suo corso: le truppe dell'Asse, (Italia, Germania e Giappone), che avevano conseguito schiaccianti vittorie, subivano le prime sconfitte preludio di una imminente disfatta. A Bellona la famiglia di Salvatore Carità, composta da 5 figli maschi e 4 femmine, si stabilì nel suo palazzo in via A. Diaz. Delle quattro figlie cresciute con sani principi morali e religiosi, Anita era la più procace, la più esuberante per vitalità e disinvoltura. I militari tedeschi con sede in Bellona, nelle ore di libertà, si soffermavano in piacevole colloquio con giovani donne bellonesi che, con Anita, allora diciannovenne, si recavano a passeggio nella periferia del paese. Bastarono alcuni sorrisi, scambiati con vivo compiacimento, a far nascere una immediata simpatia tra la bella napoletana ed un ufficiale tedesco.
"Mi chiamo Hans Joachim, ho 26 anni. Sono il figlio del generale tedesco Joachim impegnato in operazioni sul fronte russo", disse il giovane ufficiale ad Anita che ascoltava in silenzio, affascinata dalla squisita galanteria del biondo teutonico. Quelle parole, pronunciate in uno strano italiano, bastarono per farla innamorare.
I due giovani si incontrarono altre volte: Anita fu ospite presso il Comando Tedesco ubicato nel Palazzo Pezzulo, alla periferia nord di Bellona, ed il biondo ufficiale ricambiò la visita recandosi a casa di lei, in via A. Diaz, per conoscere i genitori.
L'amore tra i due si consolidava sempre più e, a causa dell'avvicinarsi delle truppe alleate, il giovane ufficiale inviò alla sua amata una nota: "Mia cara Anita, oggi sono molto malato al mio occhio sinistro. Ti prego vieni al Comando per parlare un po'. Il tuo Hans". Era soltanto un pretesto per confidare alla sua donna ciò che sarebbe accaduto. "Fra non molto, disse Hans ad Anita accorsa al suo richiamo, ci sarà una cruenta battaglia tra le nostre truppe e quelle alleate che tenteranno di attraversare il fiume Volturno. Desidero che tu venga con me, non voglio lasciarti a Bellona. Sarà molto pericoloso!" concluse preoccupato l'ufficiale. Anita lo supplicò di lasciarla ritornare a casa dove i genitori erano in pena. L'ufficiale, premuroso, l'accompagnò con la propria auto. La donna, appena giunta, informò i genitori e, dopo aver sorseggiato un "caffè del tempo di guerra", Hans chiese alla giovane di seguirlo. Intervennero i genitori in lacrime, ma egli fu irremovibile. La notizia si diffuse in paese, tutti credettero che il tedesco volesse rapire la giovane ed accorsero in Piazza Umberto I.I due salirono sulla jeep dirigendosi verso il Comando, mentre i genitori imploravano il rilascio della loro figliola. L'ufficiale, follemente innamorato, era sordo ad ogni richiesta. I genitori, affranti, raggiunsero a piedi il Comando seguiti da una fitta schiera di Bellonesi silenziosi ed in apprensione. Dopo tante insistenze, dopo tanto supplicare, il giovane capitano rimasto ad ascoltare seduto al suo tavolo di lavoro, intenerito dalle lacrime che copiose scendevano sul volto dell'anziana madre, lasciò che Anita ritornasse fra i suoi cari. Un velo di tristezza coprì gli occhi di Hans perché sapeva che non avrebbe più visto la donna dei suoi sogni. Finiva così la storia d'amore, iniziata durante l'estate del 1943, tra la bruna napoletana ed Hans Joachim il fascinoso capitano. Hans continuò la sua guerra, mentre Anita ritornò, insieme ai familiari, nella sua Napoli liberata dagli Alleati dove conobbe John Petensi, un ufficiale americano, figlio di emigrati fiorentini, con il quale si unì in matrimonio. Terminate le ostilità, John ritornò a Napoli dove Anita era ad attenderlo. Salutati dai genitori e dai parenti, i due partirono dal porto di Napoli diretti in America del Nord dove tuttora vivono circondati dall'affetto dei figli e dei nipoti. Franco Valeriani
NOTA: Tredici giorni dopo il 24 settembre 1943, data in cui finì un amore, la mattina del 7 ottobre 1943 il Capitano Hans Joachim, per uno strano ed ineluttabile destino, a causa dell'uccisione di un suo commilitone effettuò, su ordine del Maggiore Hans Sandrock, comandante la postazione di Bellona, una spietata ed indiscriminata rappresaglia che si concluse con l'uccisione di 54 cittadini. Ligio agli ordini ricevuti, il Capitano si trasformò, da galante ufficiale, in un impietoso esecutore di ordini, una "Belva Primeva", come si legge sull'epigrafe scritta da Benedetto Croce e scolpita sulla stele collocata nel Mausoleo Ossario.

“Amici della Romagna”, si parte per Rimini

C’è tempo fino al 4 agosto per prenotare il soggiorno-vacanza di 10 giorni, in Romagna (da domenica 22 a martedi 31 agosto). La partenza è fissata per il giorno 22 da Piazza Riccardo II di Vitulazio, alle ore 5,00. Per le ore 13,00 è previsto l’arrivo a Rivazzurra di Rimini ove i gitanti, dopo aver pranzato, troveranno sistemazione presso il Feldberg Palace Hotel.Quest’ultimo completamente ristrutturato si presenterà ai partecipanti con un nuovo look: camere tutte rinnovate e modernamente arredate, munite di balcone, aria condizionata, TV, filodiffusione, cassaforte, phon e tutto quanto possa offrire un albergo recentemente rinnovato.
La quota di partecipazione pro-capite e di Euro 390,00 (Euro trecentonovanta/00) ed è comprensiva di viaggio di andata e ritorno con pullman GT, pensione completa per l’intero soggiorno e una sosta al Santuario di Loreto durante il viaggio di ritorno. La quota suddetta dovrà essere versata entro il 4 agosto 2004 all’organizzatore Giovanni Cioppa - Via Marconi, 26 - Vitulazio - Tel.0823.965924, al fine di comunicare in tempo utile alla direzione dell’albergo il numero esatto dei partecipanti per la loro sistemazione ottimale nelle camere.

Annibale, il nemico di Roma - "Intervista con la Storia" - Quinta puntata

Gli ozi di Capua. Perché dopo la vittoria riportata a Canne contro le truppe romane l'esercito Cartagine non proseguì verso Roma?
Annibale: "La richiesta di Maarbale, comandante la cavalleria Cartaginese, di lasciarlo marciare alla volta di Roma, mi lasciò indifferente ed egli aggiunse: "Tu sai conquistare le vittorie, ma non sai sfruttarle!". Ero convinto che non aveva senso assalire con la cavalleria una città protetta da saldissime mura rinforzate dai lavori voluti da Fabio Massimo. Inoltre non avevo macchine adatte per abbattere la solida cinta muraria e mi mancava una base per i rifornimenti. Sapevo che Roma era difesa da due legioni al comando del valoroso Furio Filone e avrebbero combattuto fino all’ultimo uomo, pur di fermare noi Cartaginesi. Dopo la vittoria di Canne, molte città fecero atto di sottomissione alle leggi cartaginesi; poi fu la volta delle città della Puglia, del Sannio, dell'Irpinia, della Campania, della Calabria e della Lucania?Accettato l'atto di sottomissione di tutto il Meridione riprendemmo il cammino per attraversare i monti del Sannio ed il fiume Volturno. Era giunta l'ora di occupare un'altra città obiettivo principale fin dalla mia discesa in Italia: la fiorente e potente città di Capua, alleata di Roma”.
Siamo giunti ai così detti "Ozi di Capua" e desideriamo conoscere tutti i particolari degni di rilievo.
Annibale: "Durante la battaglia sul lago Trasimeno furono catturati tre
giovani cavalieri capuani ai quali concessi trattamenti pari a quelli riservati ai miei ufficiali. Lo scopo era di acquistare la stima e la fiducia dei tre capuani dimostrando la più completa generosità, In tal modo, ero certo che, dopo averli liberati, avrebbero informato i loro concittadini del buon trattamento ricevuto e non avrei avuto Capua mia nemica. Inoltre furono spediti messagger per ottenere la neutralità di Capua durante la guerra contro Roma, e promisi che, al termine della guerra, prima del mio definitivo ritorno in Patria, avrei messo Capua a capo di una federazione composta da tutte le città del Meridione".
Quando entrò l'esercito cartaginese in Capua?
Annibale: "Era il mese di novembre dell'anno 216 a.C. quando entrammo in Capua. Il nostro ingresso fu da trionfatori e molti cittadini esternarono manifestazioni di simpatia; fra i tanti, due miei amici capuani: Pacuvio e Vibio Virro che allora era a capo della città. Consideravo Capua molto importante perché, oltre ad essere la seconda città italiana per popolazione, possedeva fiorenti industrie, un notevole commercio e poteva mettere in campo un esercito di 50.000 uomini ed una eccellente cavalleria. Inoltre era una base sicura perché poco distante dai porti di Napoli, Pozzuoli e Cuma che avrebbero permesso di ricevere rinforzi da Cartagine".
In quale zona si accampò l'esercito Cartaginese?
Annibale: "Ci accampammo alle falde del Monte Tifata, poco lontano da Capua. La campagna circostante era ricca di vigneti, ulivi e gelsi. Era una spianata ideale. Dal campo i soldati uscivano a turno per recarsi in città e molti ufficiali si erano procurato alloggio nelle case vicine, cosa che accadeva per la prima volta, Capua ora ricca di templi, due ampi fori sempre affollati, due teatri, e un circo dove i miei soldati si recavano per assistere a spettacoli con artisti dalla Spagna, dalla Grecia e dalla Gallia. Un maestoso edificio adibito a Terme accoglieva, ogni giorno, gente desiderosa di curare la persona.I miei uomini, abituati a marce forzate e a dormire all'addiaccio, si trovarono in una città progredita e ricca di ogni bene. Dopo tre anni di privazioni e sofferenze, avevano ritrovato il calore di un tetto, l’ordine nelle strade e la voce gioiosa della gente. Le donne capuane erano particolarmente belle ed avvenenti e dal loro volto traspariva un senso di dolcezza. Sul loro corpo sinuoso cospargevano balsami ed aromi ricavati dalle rose, le celebri rose di Capua che fiorivano nei campi due volte l'anno. A Capua i miei soldati godettero il loro primo inverno e tutte le occasioni e i diletti che una grande città può offrire. Spesso ai recavano nella piazza Seplàsia, nei pressi dell'Anfiteatro per acquistare, al mercato, merci provenienti da città amiche”.
A Roma, intanto, circolava voce che i cartaginesi avevano deciso di inviare in Italia aiuti militari e provviste di viveri, ai loro connazionali lontani caduti in difficoltà. Erano notizie veritiere, oppure semplice propaganda?
Annibale: "Le notizie avevano un fondamento di verità. Infatti sapevo dell'invio di un contingente di 40.000 uomini, 40 elefanti, la somma di 50.000 talenti ed una enorme quantità di vettovaglie. La notizia rese tutti euforici ed inviai mio fratello Magone in Spagna per reclutare altri 20.000 fanti, 4.000 cavalieri ed armare una flotta che operasse tra la Sicilia e la Magna Grecia. Intanto mi adoperavo a far sì che Capua diventasse un trampolino di lancio contro Roma, ma non trovai il sostegno necessario. Cominciai ad avvertire un senso di angoscia, di delusioni ed incertezze mai provato prima. Capua fu per noi un piacevole luogo di riposo e, quel riposo, fu il nostro peggiore nemico".
Si verificarono casi di avversità, da parte dei capuani, nei riguardi dei cartaginesi?
Annibale: "Molti furono i casi di avversità e, fra i tanti, quello che mi colpì fu il seguente. Il giovane capuano Petrolla appartenente alla nobile famiglia di Pacùvio Calàvio, infiammato dalle parole che Decio Magio pronunciò in Senato, decise di uccidermi durante un banchetto.In rispetto all'ospitalità, considerata sacra dalla gente capuana, suo padre Pacuvio lo dissuase. Il giovane Petrolla gettò il pugnale a terra ed esclamò: "O terra, riprendi il ferro con il quale volevo difendere la mia Patria, non per compassione per l'ospite ma disarmato da mio padre. A questo seguirono altri casi di avversità che con l’aiuto di amici capuani, riuscimmo ad annullare continuando a vivere un periodo di riposo e spensieratezza”. Franco Valeriani - Continua al prossimo numero

Pagina 5 || Prima pagina

 

 

 

 

 

Museo Campano

Visita Virtuale

Altri servizi

Autocertificazione
Scuola di Cucina
Cinema a Capua 
Teatro a Capua 
Cabaret a Capua  
Dicono di noi...
Amici di Capuaonline
Segnala un sito
I link preferiti  

Un po' di Storia

Storia & Monumenti

Foto Story

Raccolte fotografiche
 
 

Tutti i diritti sono riservati - Capuaonline®  e' un marchio registrato