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La
12ª Sgambettata Vitulatina
Il
Club “Le Lepri” organizza per il 6 giugno 2004 l’ormai storica
manifestazione podistica amatoriale, non competitiva, aperta a tutti
gli appassionati di questa disciplina sportiva. Il raduno avverrà
alle ore 8,00 del suddetto giorno in piazza Papa Giovanni XXIII
presso il Caffè Verdi. Il corteo, preceduto dal Complesso
Bandistico “Eco della Campania” e dall’Associazione Nazionale
Carabinieri (Sez. di Bellona), giunferà il piazza Riccardo II per
la deposizione di una corona di alloro al Monumento ai Caduti; a
seguire, spettacolo pirotecnico curato dal Cav. Francesco Siciliano.
Subito dopo (ore 9,00) partenza della Sgambettata da piazza Riccardo
II; percorso, 12 km. Il Club Podistico “Le Lepri” (con sede in
via Iardino è affiliato con la Federazione Italiana Sport per tutti
(F.I.A.S.P.); e a Vitulazio, ormai da anni organizza con successo
questa originale manifestazione sportiva; i partecipanti affollano
sempre di più le strade vitulatine. Ci pare giusto fare un plauso
al coordinatore “principe” della 12ª Sgambettata, Giovanni
Carusone, antico atleta di categoria, uno sportivo che macina
percorsi e distanze senza fine. Per lui si sta maturando un valido
premio alla carriera (60 primavere e un fisico integro), un premio
anche come organizzatore “anema e core”. Già lo vediamo super
impegnato per garantire un grosso spettacolo il 6 giugno; con un
seguito alla manifestazione: una serata di liscio e latino-americano
da dedicare a tutti gli intervenuti, ai cittadini di Vitulazio e
non. Ci dice il buon Giovanni: “Una gara di sport, da tante
emozioni, gli stimoli giusti per continuare, vedere 500 partecipanti
e più è un motivo di soddisfazione, ci vuole una passione innata
sia per correre che per organizzare gare di podismo a un certo
livello; ringrazio tutti i cittadini che hanno contribuito, tutti i
partecipanti e anche l’Amministrazione Comunale di Vitulazio”.
Michele Ciccarelli
Annibale,
il nemico di Roma
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"Intervista
con la Storia"
Terza
puntata
. “Come
vi difendevate dagli attacchi improvvisi delle milizie che
difendevano il territorio?".
Annibale:
“Inviavo la cavalleria che, in un baleno, disperdeva gli avvesari
inseguendoli fino ai loro villaggi che erano messi a sacco e fuoco.
Solo così terminarono gli attacchi contro miei uomini che
riuscirono ad attraversare le Alpi.
“Durante
la traversata delle Alpi, incontraste altre difficoltà come ad
esempio: frane improvvise, agguati da parte degli abitanti dei
casolari?”.
Annibale:
“Eravamo circondati dalla neve che cadeva senza sosta. In quella
immensa distesa bianca i miei uomini formavano una lunga linea nera
sinuosa, che ricordava lo strisciare di un serpente. I soldati, gli
elefanti ed i cavalli giunsero al valico alpino stremati dallo
sforzo sostenuto.
“Dopo
tanto camminare vi trovaste al di qua delle Alpi, di fronte
all'orizzonte italiano e alle verdi valli battute dal sole e ciò fu
per tutti voi motivo di gioia?”.
Annibale:
"A quella vista i soldati alzarono al cielo gli scudi volgendo
lo sguardo verso me che avevo saputo guidarli durante il più
faticoso e pericoloso viaggio della loro vita. In un grande spazio
erboso furono disposti gli accampamenti e ci concedemmo due giorni
di riposo. Da quello spazio indicai ai soldati la pianura padana e
la direzione per Roma, ed essi espressero tutta la loro gioia
alzando al cielo le loro spade”.
“Quante
furono le perdite subite durante la traversata delle Alpi?".
Annibale:
“Durante la traversata perirono circa 20.000 uomini nei numerosi
agguati, nei burroni o travolti dalle violente tempeste di neve”.
Come
superarono la traversata delle Alpi gli elefanti, animali non
abituati al freddo e ad altezze eccessive?”.
Annibale:
“Durante la traversata non perdemmo alcun elefante. Alla partenza
erano 37 e tutti arrivarono infreddoliti e ricoperti di ferite a
causa del freddo intenso. Gli elefanti non sopportano il freddo e
l'eccessiva altitudine e a causa del loro peso erano costretti ad un
enorme sforzo polmonare per respirare.
“Qualche
elefante morì all'arrivo a causa dell'eccessiva fatica?”.
Annibale:
“Quando arrivammo nella pianura padana, gli elefanti cominciarono
ad accusare lo sforzo sostenuto e morirono quasi tutti. Uno soltanto
si salvò, forse per testimoniare lo sforzo de suoi compagni di
sventura”.
“Quante
furono le vittorie riportate sui Romani e dove si svolsero le
battaglie?”.
Annibale:
“L'esercito romano, ritenuto imbattibile, fu da me sconfitto in
memorabili battaglie: presso il fiume Ticino, il fiume Trebbia, il
lago Trasimeno e nella famosa battaglia di Canne. Prima che l'estate
cominciasse scesi verso il Sud, nelle ricche pianure pugliesi che
davano la possibilità di rifornimenti. Ero giunto nei pressi della
Cittadella di Canne, sulle rive del torrente Aufido (oggi Ofanto),
ad un centinaio di chilometri dai quartieri romani del Fortore.
Insieme ad alcuni comandanti le mie legioni, da una collina ch
domina il campo di battaglia di Canne, osservavo il dispiegarsi
dell'esercito romano guidato dai consoli Lucio Paolo Emilio e Caio
Terenzio Varrone. Erano gli ultimi giorni del mese di luglio. Un
profondo silenzio regnava fra i miei uomini angosciati dalla
preoccupazione di una catastrofe. Da un gruppo di militari si levò
la voce di un giovane ufficiale, Giscone, che meravigliato esclamò:
“Non ho mai visto tanti uomini in un così piccolo spazio!”. In
un primo tempo, osservando le legioni romane, ebbi la sensazione di
avere già perduto la battaglia, ma ebbi un lampo di genio e,
avvicinatomi a Giscone aggiunsi: “Giscone, vedrai un miracolo più
grande!”. Avevo in mente un trucco piu straordinario di quelli
messi in atto nelle battaglie della Trebbia e del Trasimeno. La
cavalleria avrebbe effettuato abili manovre in quella zona-priva di
alberi e cespugli ed un terreno polveroso che avrebbe celato i
nostri improvvisi movimenti”.
“Come
vi procuravate il cibo e l'acqua?”
Annibale:
“Era una gara quotidiana. Sulle due sponde del fiume si recavano
gruppi di uomini in cerca di preda o dediti al saccheggio dei
granai.
L'acqua,
necessaria per dissetare uomini e cavalli, per cuocere le vivande e
per la pulizia personale, era attinta dal vicino fiume Aufido.
Spesso
si verificavano, un po’ dappertutto, brevi scaramucce tra i
soldati, sedate dall’intervento della cavalleria”.
“Come
si disposero i due eserciti prima dello scontro?".
Annibale:"
Da informatori segreti si seppe che il rapporto delle forze in
cammino era di due soldati romani per ogni soldato cartaginese. I
romani si disposero con le spalle al mare, il fiume Aufido alla loro
destra e la pianura alla sinistra. Dalla collina di Canne,
osservando i movimenti del nemico, notai l'errata disposizione delle
truppe e decisi lo schema della battaglia. Le legioni romane,
disposte su tre linee, apparivano più compatte verso il centro. Ciò
dimostrava che il nemico aveva intenzione di aprirsi un passaggio,
agendo come un ariete, per sfondare le nostre linee. Era la medesima
tattica che i romani avevano applicato durante la battaglia della
Trebbia: l'urto dei legionari fu così violento che, per poco, non
riuscirono a sopraffare le nostre schiere. Concentrato in brevi
spazi e stretto alla riva del torrente Aufido, l'intero fronte
romano era racchiuso in più di due chilometri. Troppo serrati i
90.000 romani che avevano limitate possibilità di movimento. Altro
punto debole che notai fu l'inferiorità della cavalleria, circa
6000 unità, superata da quella cartaginese che si componeva di
10.000 unità. Cavalcando il mio destriero, scesi dalla collina e,
rientrato al campo, impartii gli ultimi ordini per l'imminente
battaglia”.
Franco
Valeriani
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Continua
sul prossimo numero
Il
17 giugno presso il Centro Parrocchiale
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A
Vitulazio Musica & Poesia
Sarà
presentato, in uno spettacolo presso il Centro Parrocchiale Maria
SS. dell’Agnena, il 17 p.v. il libro di poesie di Antonio
D’Addio (Lollo) dal titolo “”Sì, sì, ma non è il caso”.
Durante la serata si intervalleranno canzoni e poesie recitate dallo
stesso autore. “Lo spettacolo - ci dice Lollo - è articolato in 3
parti più un finale e questi sono i temi affrontati: 1)
L’innamoramento; 2) La crisi; 3) La fine; 4) L’anima”. La
cittadinanza è invitata.
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