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Block Notes - Novembre 2004 - 
Supplemento mensile del telegiornale quotidiano di ReteCapua
Per accedere alle pagine dell'indice del Block Notes
cliccare sul link di colore rosso
  • Quattro domande al presidente
  • A Livia ed Alfonso Iaccarino il “Follaro d’Oro” 2004
  • “ESEMPIO CIVICO” A GAETANO RUSSO
  • Celebrata la Festa dell’Unità Nazionale
  • I Carabinieri festeggiano la “Virgo Fidelis”
  • San Rocco e il cane
  • MUSEO CAMPANO & DINTORNI - Ventre inaugura la nuova palestra..
  • Un saggio di Centore su Pier della Vigna
  • Libri ricevuti
  • Meditazioni su un “Santino”
  • Una lettera di Camillo Pellegrino agli eletti di Capua
  • Una nuova piazzetta in via Pier della Vigna
  • Episodi commoventi nel libro di Carlo De Vivo
  • L’AVVOCATO RISPONDE - Via libera alle azioni di rimborso..
  • LA STORIA DI CAPUA RACCONTATA IN PIAZZA di Armando Medugno
  • “Gerusalemme: il rischio della pace”, convegno della F.I.D.A.P.A.
  • Capuani, popolo di navigatori
  • Scuola Elementare “Pier della Vigna” Barriera protettiva?
  • Vino novello, ricordando “ ‘O Scocchione”
  • Il Lions “Real Sito” visita Capua
  • Roberta Gaglione a S. Remo Giovani
  • “L’inquinamento da traffico veicolare e patologie correlate”
  • NEI RIONI DI CAPUA - Un agguerrito Comitato a Porta Roma
  • Il Santuario di S. Lazzaro circondato dal degrado..
  • SABATO 3 IL PREMIO “PALASCIANO” ALLA C.R.I.
  • Comitato per la statua a Fieramosca..
  • Il Salone “Margherita” rivive al Cafè Chantant del Garden di Capua
  • Il “Cafè Chantant” a “Estate in Riviera” 2005
  • La Rassegna di Arte Presepiale non si farà più nella chiesa di S. Eligio
  • Arte e sapori il 5 dicembre
  • 50 anni d’amore a S. Angelo in Formis
  • Block Notes HINTERLAND - Antichi progetti, programmi futuri
  • Ricordando mia nonna
  • Annibale, il nemico di Roma - "Intervista con la Storia"
  • Giovanni Vigliucci ci riprova a Caserta

 

Quattro domande al presidente

Quale consuntivo puoi trarre da questa edizione del “Follaro d’Oro”?

Vinciguerra: “E’ stata una splendida edizione. L’argomento ha molto interessato i cittadini che hanno partecipato numerosi”.

Capuanova ha acquisito apporti culturali anche esterni?

V.: “Il premio è in crescita per le collaborazioni di enti culturali territoriali, arricchendosi della presenza attiva di Cira, Università, Ersac, Camera di Commercio, E.R.S.B.A., ente di sviluppo artigianale, e con partecipazioni qualificate come quella di Sergio Fermariello, uno dei più noti esponenti dell’arte contemporanea”.

E sul piano della risonanza, come è andata ?

V.: “Il “Follaro” vuole essere sempre una presentazione del territorio capuano con il resto della Campania e in primo luogo con il capoluogo Napoli. Ci siamo riusciti”.

Perché il tema: “La cultura del cibo?”

V.: “Dall’inizio non tutti hanno condiviso la scelta di “Capuanova”, poi, nello sviluppo del programma si è potuto dimostrare che oggi la cultura del cibo è uno dei cardini fondamentali dell’economia della nostra regione e dell’intero Mezzogiorno”.

A Livia ed Alfonso Iaccarino il “Follaro d’Oro” 2004

Assegnato a Livia ed Alfonso Iaccarino il Premio Capua Follaro d’Oro 2004.

Il 27 scorso, nel Castello di Carlo V, è avvenuta la consegna del Premio “Follaro d’Oro 2004”. Capuanova, che organizza annualmente l’evento, ha affidato il compito all’assessore regionale Gianfranco Alois per il conferimento a Livia ed Alfonso del prestigioso premio. Il “Follaro d’Oro” rappresenta per Capua una vibrante realtà facendo sì che l’immagine di Capua travalichi i confini provinciali per espandersi all’intera ragione ed oltre. Il presidente di Capuanova Andrea Vinciguerra ed i soci hanno preparato l’evento con grande impegno e sono stati premiati per la felice riuscita della manifestazione. Essa ha avuto il suo preludio ai primi di novembre e si è conclusa il 27 u.s., mentre sono in preparazione altre iniziative a corollario dell’evento. Il programma si è snodato durante novembre con: il 6, con la presentazione del libro di Maria Natale Orsini “Don Alfonso 1890” con la presenza dell’autrice, in collaborazione con la Libreria Uthòpia.

Il programma, articolato e multidisciplinare, ha previsto incursioni in vari settori della cultura, comunque legati al “cibo”, ai prodotti ad esso collegati, con particolare riferimento a quelli “tipici” della Campania o meglio ancora della Provincia di Caserta. Il calendariosi è articolato in vari incontri e convegni come quello che è stato coordinato dal prof. Antonio Ianniello dell’Ist. Suor Orsola Benincasa, dal titolo “Alimentazione fra bioetica e religioni”, con la partecipazione del prof. Pasquale Giustiniani (Cristianista) della Pontificia Facoltà Teologica dell’Italia Meridionale di Napoli, del prof. Agostino Cilardo (Islamista) dell’Ist. Orientale di Napoli, del prof. Ottavio Di Grazia (Ebraista) dell’Università di Trieste e della prof. Antonella La Torre (Bioeticista) dell’Ist. Suor Orsola Benincasa; con l’installazione OROVERDE/DEOLIO con performance di vari artisti, fra i quali Mario Ciaramella e Laura Cristinzio Stinura, che aderiscono alla Associazione “Arte da mangiare” di Napoli a cui è seguita la degustazione “NON SOLO PANE E OLIO” a cura dell’azienda agricola biologica Badevisco di Sessa Aurunca; ancora si è svolto un concerto dal tema: “Golosità in musica” da Donizetti ad Offenbach: concerti in collaborazione con l’Autunno Musicale Casertano cui sono seguite degustazioni a tema.

Mercoledì 24 novembre ha avuto luogo la presentazione, in collaborazione con la Libreria Uthòpia, di alcuni volumi sulla cucina napoletana pubblicati dall’editore Intra Moenia con la partecipazione di Luciano Scateni, Santa Di Salvo, Leila Mancusi e Francesca Sorrentino curatori dei libri. Con la collaborazione del Seminarium Campanum alcuni soci di Capuanova hanno preparato due antiche ricette tipiche della cucina napoletana

“ESEMPIO CIVICO” A GAETANO RUSSO

Con la partecipazione di autorità civili e militari, delle associazioni dei Bersaglieri, dei Carabinieri e dei Combattenti e Reduci, il 2 novembre si è svolta la consueta messa davanti al Cappellone, favorita da una temperatura abbastanza primaverile.

La messa solenne è stata concelebrata da Schettino unitamente a don Franco Ruotolo, don Mimì Di Salvia ed altri. Facevano da sottofondo le note di musica sacra di un’orchestra scritturata dal Comitato di Gaetano Russo, con musici e cantori del S. Carlo diretti dal M° Luigi Iapichino e con il soprano capuano Marina Cembalo, tenori e baritoni.

Per la costanza e dedizione del Comitato Defunti del promotore Gaetano Russo, composto da Augusto Ferrara, Pompeo Benvenuto e Concetta Paglino, che arricchisce annualmente la solenne messa con musiche sacre eseguiti da prestigiosi strumentisti e cantori, e altre iniziative benefiche come il pranzo per indigenti alla Mensa di don Gianni Branco, la segnalazione di “Esempio Civico” per il mese di novembre va a Gaetano Russo e ai suoi collaboratori. F.F.

Celebrata la Festa dell’Unità Nazionale

Per la ricorrenza del 4 novembre l’Associazione Nazionale Combattenti e Reduci “L. Garofano”, coordinata dal suo Presidente prof. Fernando La Marra, d’intesa con il Comune di Capua ed il Comando Raggruppamento Unità Addestrative di Capua, ha inteso celebrare la ricorrenza inserendo nel programma della celebrazione lo sfilamento in armi di una compagnia d’onore di Volontari in ferma breve ed annuale della caserma e la presenza di una delle due Bandiere di guerra dei Reggimenti accasermati alla Salomone. La Bandiera di guerra del 47º RAV, decorata dell’Ordine Militare d’Italia, di ben due medaglie d’oro al valor militare e di una medaglia d’argento di benemerenza, unitamente al Gonfalone della città di Capua, recentemente insignito della medaglia d’oro al merito civile, ha presenziato alle attività della giornata che hanno avuto il loro culmine con l’alzabandiera e la deposizione delle corone di alloro al monumento ai Caduti.

Particolarmente interessante il programma della cerimonia che quest’anno coincide con il cinquantesimo anniversario dell’ingresso in Trieste dei soldati italiani per prendere il posto del Governo militare alleato riportando, di fatto, la città di Trieste ufficialmente all’Italia.

Alla manifestazione c’è stata un’ampia partecipazione di autorità militari, civili e religiose. Oltre al sindaco di Capua Alessandro Pasca di Magliano e al Preside La Marra, il Brig. Gen. Sabato Errico, nella sua veste di Comandante del Raggruppamento Unità Addestrative dell’Esercito, più alta autorità militare dell’area, ha tenuto una breve allocuzione per commemorare l’evento.

E’ stata una cerimonia molto significativa in cui sono stati impegnati i soldati della Caserma “O. Salomone” dove, come è noto, recentemente si è costituito un nuovo comando molto importante da cui dipendono oltre 5000 uomini in servizio presso i reggimenti Addestramenti Volontari di Capua (17° e 47° RAV), Cassino (80° RAV), Verona (85°RAV), ed Ascoli (235° RAV). Una presenza militare di tutto rispetto preposta alla formazione di base dei volontari dell’Esercito che intraprendono la vita militare.

I Carabinieri festeggiano la “Virgo Fidelis” 

Nella cattedrale gremita in ogni ordine di posti, con la presenza di un folto numero di carabinieri, appartenenti alla giurisdizione della Compagnia di Capua, con in testa il Comandante della stessa, Capitano Gianluca Ignagni e con il Luogotenente Maresciallo Mario Di Cresce, il 20 u.s. si è celebrata la ricorrenza della “Virgo Fidelis”, patrona dei carabinieri, con una solenne messa officiata da Mons. Mimì Di Salvia e con un messaggio rivolto ai carabinieri dall’Arcivescovo Mons. Bruno Schettino, assente per altri impegni precedentemente assunti. Erano inoltre presenti molti sindaci dei Comuni che fanno capo alla Compagnia diretta dal Cap. Ignagni, diverse autorità militari come il vicecomandante del Raggruppamento Unità Addestrative Col. Raffaele D’Ambrosio e il Col. Pasquale Eliseo, numerosi rappresentanti delle associazioni dei Carabinieri in congedo e dei Bersaglieri. Nell’occasione si è celebrata anche la Giornata dell’Orfano, presenti tantissime vedove e le famiglie dei carabinieri deceduti nell’adempimento del loro dovere o per altre cause. La solennità si è celebrata in uno con il tragico anniversario della battaglia di Culquaeber nell’Africa Orientale, caduto il 21 novembre 1941, allorquando rifulse l’eroismo del corpo dei Carabinieri impegnati in una strenua difesa per difendere l’avamposto contro le soverchianti forze alleate. Grazie al coraggio e al valore che seppero esprimere, pur decimati nel numero, i Carabinieri riuscirono a dare scacco al nemico per diversi mesi, guadagnandosi la concessione della seconda Medaglia d’Oro.

SAN ROCCO E IL CANE

S. Rocco, uno dei Santi più conosciuti e più amati dal popolo, viene raffigurato insieme ad un cane che è diventato, ormai, l’indispensabile completamento della sua immagine. Per l’assistenza che prestò ai malati di peste fu scelto come protettore contro questa malattia considerata giustamente uno dei flagelli che, insieme alle guerre e alle carestie, tormentarono l’uomo del Medioevo. Quanto questi fosse impotente di fronte alla malattia ce lo testimonia la preghiera che comunemente veniva recitata: “Liberaci o Signore dalla fame, dalla peste e dalle guerre”. Contro la peste non vi erano rimedi a parte l’intervento di Dio e per questo gli uomini dovevano trovare un Santo che intercedesse per loro presso il Signore. Si spiega perciò la rapida diffusione del culto di S. Rocco che nella protezione della malattia sostituì i precedenti Santi: S. Sebastiano, S. Adriano e i Santi Cosma e Damiano. S. Rocco venne invocato anche come protettore contro il colera. Questo avvenne però a partire dal diciassettesimo secolo con la progressiva scomparsa della peste. Dal 1830 fu invocato a Montpellier contro il colera e nel 1837 a Roma per la stessa malattia. Nelle campagne fu invocato contro le malattie del bestiame che andavano sotto il nome di peste bovina, equina e suina ma che con quel morbo non avevano nulla a che fare. La sua protezione si estese poi anche alla vigne per proteggerle dalla fillòssera cioè da quel parassita che fa ammalare le viti e finì, infine, per diventare il protettore dei lavoratori della terra. Il patrocinio contro la peste fu riconosciuto a S. Rocco già nel 1414 durante il Concilio di Costanza, meno di un secolo dopo la sua morte, allorché fu disposto che la sua effigie fosse portata in processione per le vie della città come ringraziamento per la cessazione di un’epidemia di peste avvenuta dopo preghiere a Lui rivolte. Successivamente il culto del Santo si diffuse rapidamente in Italia ed in Europa. Nel quattordicesimo secolo nacque a Roma, sotto il nome di S. Rocco, una Confraternita che fu protetta da diversi Papi come Pio IV°, Alessandro VI° e Leone X°, e potè perciò godere di numerosi privilegi. La Confraternita di S. Rocco costruì a Roma un ospizio presso il porto fluviale di Ripetta e svolse un ruolo particolarmente attivo durante le epidemie di peste che colpirono la città nel 1522, 1527 e 1530, accogliendo e curando gli ammalati per i quali nel 1560 fu aperto un lazzaretto ai piedi di Monte Mario. Anche a Capua ci fu un culto per S. Rocco. A questo proposito riferisco quanto ho visto nella mia infanzia e quanto ho appreso da persone più anziane di me. Sotto quella volta con cui termina la via Seggio dei Cavalieri, su uno dei lati, erano raffigurati molti anni fa  S. Rocco e S. Andrea Avellino entrambi scelti dai Capuani come protettori contro il colera e contro i terremoti. Erano stati dipinti chissà quando e chissà da chi ma certamente per una devozione popolare. Ormai non vi è più traccia di quelle immagini perché, nonostante il tentativo che un privato fece qualche anno fa per recuperarli, è caduto l’intonaco sul quale erano state affrescate ed è rimasta solo la pietra viva. Un artigiano che aveva la bottega di ramaio sotto quella volta, il Sig. Sabatino De Maio, ebbe cura di quelle immagini e, per tutta la sua vita, quotidianamente le onorò illuminandole con un cero. Sono certo che quella devozione gli  fosse stata trasmessa da suo padre a metà dell’ottocento ed egli, a sua volta, la trasmise al figlio Vincenzo che continuò fino alla morte ad accendere ceri a S. Rocco e a S. Andrea. So con certezza che ancora prima dei Signori De Maio, all’inizio del novecento, la Signora Carolina Farina, in occasione della Festa del Santo che, come tutti sanno cade il 16 Agosto, provvedeva con il contributo di altri fedeli ad organizzare una piccola festa sul posto adornando con luminarie l’immagine del Santo. S. Rocco nacque in Francia, a Montpellier, in una nobile famiglia da Giovanni governatore della città e da Tiberia, in un anno non preciso ma comunque tra il 1280 al 1295. Ebbe un’istruzione regolare e, all’eta’ di anni venti dopo essere rimasto orfano di padre e di madre, lasciò Montpellier per recarsi come pellegrino a Roma. Erano i primi anni del trecento, di quel secolo cioè che fu funestato da numerose pestilenze, la più famosa delle quali fu quella del 1301 di cui parla anche Boccaccio nel suo Decamerone. Era la peste nera cioè la peste caratterizzata da gravi fenomeni emorragici a carico della cute, delle mucose, dei visceri con scariche diarroiche miste a sangue che, dopo un periodo di breve remissione, ricomparve nel 1311 nel Veneto e nella Lombardia. La morìa, la morte cioè di tante persone che avveniva con continuità impressionante, tipica delle malattie epidemiche, proseguì per un lungo periodo. Nella città di Brescia nello spazio di un mese morirono settemila persone. Dal 1347 al 1350 morirono in Europa 43 milioni di persone. Durante il contagio il futuro Santo si dedicò alla cura dei contagiati. Ad Acquapendente, comune dell’alto Lazio in provincia di Viterbo, si presentò al direttore del locale Ospedale offrendo i suoi servizi per gli ammalati. Questi inizialmente cercò di dissuaderlo considerando che trattavasi di un giovane ma cedette poi alle sue insistenze. Il Santo guariva i malati facendo sul loro corpo il segno della Croce. Dopo aver operato tante guarigioni passò in Romagna dove liberò dal male la città di Cesena e si diresse infine a Roma dove la peste aveva ridotta la città in condizioni miserevoli. Anche qui guariva i malati alla stessa maniera cioè con il segno della Croce. Da Roma, ove rimase tre anni nella casa di un cardinale che aveva guarito dalla peste, ritornò in Romagna e dopo un breve soggiorno a Rimini arrivò a Piacenza città prostrata dalla peste, dalla carestia e dal pessimo governo di Galeazzo Visconti. Riuscì a debellare la malattia e una notte, mentre era nell’Ospedale cittadino chiamato di Bethlem forse perché era adiacente alla omonima Chiesa, si rese conto, da alcuni segni comparsi sul suo corpo che la malattia aveva colpito anche lui e, per non turbare la degenza degli altri malati, andò via dall’Ospedale di nascosto durante la notte. Il giorno seguente fu visto mentre si dirigeva fuori della città, intirizzito dal freddo e sofferente. Molti pensarono che egli scappasse dalla città avendo intenzione di abbandonare gli ammalati. Fu perciò cacciato in malo modo da Piacenza. La sua malattia però avanzava e, tormentato dalle sofferenze, trovò rifugio in luogo isolato, nella Selva di Sarmato. Quivi iniziò a pregare intensamente e man mano che pregava, secondo la leggenda, si compiva il miracolo della guarigione. Sempre dalla leggenda sappiamo che sulla sua testa si addensò una nube da cui cadde una pioggia e l’acqua che si raccolse ai suoi piedi diede origine ad una fonte. Quell’acqua gli servì per purificarsi e per guarire. Piantò poi il bastone di pellegrino per terra e da questo fiorirono foglie e frutti che gli servirono per il sostentamento. La sua presenza in quel luogo sarebbe rimasta sconosciuta se un cittadino di Piacenza tale Gottardo Palastrelli non si fosse incuriosito notando che il suo cane, ogni volta che sedeva a tavola per mangiare, gli rubava un pane e correva via. Un giorno, per svelare il mistero, seguì il cane e vide la bestia portare e depositare il pane ai piedi di un uomo che era poi il povero Rocco. E’ inutile dire che il Palastrelli diventò un fedele di Rocco e  rimase a sostituirlo nell’assistenza ai malati finchè il Santo, guarito miracolosamente dalla peste, ricominciò il suo giro per le varie città e per gli Ospedali portando a tutti la guarigione o almeno il conforto nella malattia. Tutti accorrevano da Rocco. Il Santo però, preso forse dalla nostalgia per i suoi luoghi di origine, decise di ritornare in Francia. In Patria trovò guerre e discordie ed entrato in Montpellier fu fermato e poi imprigionato dai soldati di guardia alla città che non solo non lo riconobbero ma si insospettirono vedendo quel pellegrino dall’aspetto strano che scambiarono invece per una spia. Lo stesso Governatore della città che era poi suo zio non lo riconobbe. In prigione rimase per cinque anni. Dice la leggenda che la sua cella era come una tomba ma si riempiva di luce ogni qual volta egli pregava e la luce era così intensa da diffondersi oltre le porte del carcere attirando una folla di curiosi. Le sofferenze della prigionia piegarono la sua fibra già minata per il contagio della peste e, quando Rocco capì che riavvicinava la sua fine, chiese di poter essere assistito da un sacerdote. Si dice che fu meravigliosa la sua confessione. Il sacerdote capì che dinnanzi a Lui c’era un Santo e tentò di farlo liberare dalla prigione ma Rocco non volle e chiese di rimanere solo per tre giorni perché sapeva che alla fine dei quei giorni sarebbe morto. Passò questo periodo a pregare e a meditare. Durante la meditazione  rivide tutta la sua vita. Vide la stragi e le morti per pestilenza alle quali aveva assistito ed ebbe grande pietà per gli uomini per cui chiese al Signore di salvare tutti quelli che per guarire chiedevano la sua intercessione. Ed ecco il miracolo: Dal cielo cadde un foglio scritto a lettere d’oro su cui si leggeva: “Peste laborantibus Roche patronus eris” cioè “Rocco, sarai il protettore di coloro che soffriranno perché colpiti dalla peste”. Morì il 16 agosto dell’anno 1327. Antonio Citarella

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