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Block Notes - Novembre 2004 - 
Supplemento mensile del telegiornale quotidiano di ReteCapua

50 anni d’amore a S. Angelo in Formis

“Nozze d’Oro” per i coniugi Elisa ed Aniello Floreni, domenica 14 u.s. nella Basilica Benedettina di S. Angelo in Formis, durante la S. Messa officiata da Don Franco Duonnolo. Un brindisi augurale, dopo la cerimonia religiosa si è svolto all’esterno della basilica con parenti e amici. Ai due esemplari genitori, distintisi per onestà, generosità e rettitudine, l’abbraccio fortissimo di figli e nipoti. Auguri da Block Notes.

Block Notes HINTERLAND - Antichi progetti, programmi futuri - Ci vediamo da Augusto o da Isidoro

Storie d'altri tempi, il ritrovo di tanti validi organizzatori, sportivi, artisti, ma anche di giovani motivati; l'appuntamento: ci vediamo alla "pompa di benzina"; forse anche per il fatto, che la ragazza dei sogni, transitava in quel punto strategico del Cavaiuolo; almeno quella era la speranza di giovani pretendenti, e l'appuntamento, il ritrovo, risultava spesso una sfida tra rivali, amici che concorrevano per la più bella. Ma da Augusto ci si concentrava anche per una trasferta sportiva o musicale come il Cantagiro, ma il ritrovo era anche oasi di programmazione, organizzazione di gite, escursioni di pesca alle anguille, raduno per gruppi musicali come "I Sofisti" (si aspettava il chitarrista Milvio Brandi presso il distributore Gulf); si parlava di pittura, d'arte, di teatro. Pietro Giuseppe Martone (amico del titolare), a quei tempi già risultava un abile scrittore, già forse coltivava il progetto di scrivere una commedia come "Sì voi" oppure "Orgoglio e pregiudizio" (ultima fatica); ma anche il regista e team-manager Saverio Scialdone, a quei tempi immaginava sogni di gloria, ed il successo del Gruppo Teatrale Vitulaccio '89 parte da lontano. Una nota di merito, se ci è consentito, sicuramente al valido autore Peppe Martone e tutti gli attori di Vitulaccio '89. Il compianto fotografo Angelino Merola, più volte ha immortalato il distributore di benzina, quella piccola struttura che per tutti rappresentava un pezzo di storia, un cimelio curato con eleganza ed ordine da Giovanni De Lucia prima, e Augusto Di Lillo poi; vitulatini disponibili e cordiali. A Bellona, nel dopoguerra, lo scenario è un po' diverso; la dialettica tra amici, l'appuntamento, l'incontro: ci vediamo da Isidoro in piazza. Quel locale (Gran Caffé Diaz) fu inaugurato negli anni '20 (1924) e rappresentava il fiore all'occhiello per la vecchia Villa Volturno; da sempre gestito con professionalità dalla famiglia Giudicianni. La tappa era d'obbligo al Bar Diaz, anche quando si andava al "Cinema del Prete" (S. Secondino); prima di assistere alla proiezione del film Ursus o Annibale, si comprava al bar qualche caramella al latte o alla liquirizia. Ci dice Peppino Vinciguerra: "Negli anni 1957-58, si andava volentieri da Isidoro, c'era l'unica televisione, e noi ragazzi affollavamo il bar per vedere i telefilm di Rin-Tin-Tin oppure Penna di falco, e devo dire che a Bellona al Diaz c'era l'unico bigliardino di calcio balilla, una rarità in quel contesto dove tutti erano felici e contenti". Ancora oggi tanta cordialità e allegria al Gran Caffè; continua il fair-play della continuità della famiglia; Mauro Giudicianni si emoziona pure, quando gli parliamo del mitico ritrovo della piazza bellonese, una storia intensa e originale. Attualmente cambiano le abitudini, il ritrovo, il punto d'incontro è diverso; ma la sostanza non cambia; ancora c'è l'intuito dell'organizzatore, le idee hanno valore; c'è la moda della Pop-Art, dove proprio le idee, il concetto, vale più della realizzazione. Si parla a Vitulazio, di impianti sportivi, tira molto il calcio a 5 e si vuole realizzare una struttura con campi di calcetto, magari al coperto. Ed è proprio il vice presidente della S.S. Bellona Calcio a 5 (serie A2) dott. Giuseppe Vinciguerra (ex arbitro internazionale di atletica leggera), che a suo modo di vedere consiglia: "Una società che nasce, per avere successo, ha bisogno di validi elementi con profonda cultura sportiva, nel gruppo deve esserci tanta amicizia e tutti devono avere una passione innata per lo sport; poi la dirigenza si deve avvalere della collaborazione dell'amministrazione comunale; solo così è possibile realizzare una tendo-struttura come quella comunale di Marcianise". Per onor di cronaca, ci pare giusto sottolineare che Peppino Vinciguerra (come riportato da altri giornali) è stato premiato alla Reggia di Caserta dal Sottosegretario C.O.N.I. Mario Pescante; un riconoscimento con Stella al Merito Sportivo. A conclusione, noi continueremo a scrivere piccole storie, forse più affascinanti, semplici; con voi gentili lettori, magari ci vediamo su un tappeto verde sintetico, collocato su un piccolo rettangolo di calcio a 5; probabilmente alla "Vernissage" dell'impianto. Michele Ciccarelli

Ricordando mia nonna

Mia nonna Rosa Maiori risiedeva in America del Nord, presso le due figlie e, sofferente di cuore, nel 1935 decise di ritornare in Italia per rivedere i figli Giuseppe, Massimo e Stefano. Nel mese di giugno lasciò gli Stati Uniti e da New York, a bordo del piroscafo “Conte Biancamano”, raggiunse Napoli dove mio padre era ad attenderla. A casa fu accolta con gioia da mia mamma e da me, ansioso di conoscere la nonna che tante volte avevo visto in fotografia.

Ricordo il suo dolce sorriso quando mi prese tra le braccia e mi sembra di avvertire ancora la dolce sensazione delle sue carezze.

In nostra compagnia la nonna visse giorni sereni; nelle ore della sera uscivamo a passeggio e, percorrendo la strada che costeggiava il fiume, raggiungevamo la periferia del paese. Venne l'inverno rigido e quell'anno cadde abbondante pioggia.

Il fiume straripò in più punti inondando le campagne circostanti. Per l'imperversare delle intemperie, le strade erano deserte e tutti restavano in casa in attesa del bel tempo. In compagnia di mia nonna restavo accanto al fuoco, seduto su di uno sgabello costruito dal falegname del paese, ed ascoltavo con interesse le avventure di Pinocchio, di Cenerentola, di Cappuccetto Rosso e del Gatto con gli stivali. Furono mesi sereni e gioiosi quelli che trascorsi con mia nonna ma, come dice un proverbio, le cose belle hanno breve durata.

Un lancinante dolore al torace costrinse la nonna a letto. Furono chiamati, per un consulto, il dottore Romìta e il dottore Guaragna che dopo una accurata visita, riscontrarono una cardiopatia acuta consigliarono riposo assoluto e prescrissero alcune medicine.

Ma a nulla valsero le cure e le premure: la cara nonna ci lasciò nella più profonda disperazione. Spesso insieme a mamma e papà, mi recavo al cimitero per deporre un fiore sulla sua tomba e pregare come ella mi aveva insegnato. Piangendo e singhiozzando la invocavo di ritornare tra noi. Mi auguro di tornare un giorno al mio paese nativo per rendere, ancora una volta, il mio affettuoso saluto alla cara nonna Rosa che, dal 1935, riposa nella pace del vecchio cimitero.

Un amaro destino volle che ella, dopo anni di lontananza, non riabbracciasse i figli Massimo e Stefano dei quali, spesso, parlava con mio padre ricordando gli anni trascorsi a Napoli.

Adesso, cara nonna, tuo nipote Franco è anche egli un uomo e sua nipote Sonia che egli vide nascere a Villafranca di Verona, ora vive tanto, tanto lontano. La sua dolce vocina giunge da Las Vegas, nel Nevada, in America del Nord, insieme a quella di sua mamma Rita, del papà Massimo e degli zii Franco ed Ivana. Tutti lontani, ma sempre a me vicini! Breve è stato il tempo delle favole! Poche ne ho raccontate alla mia cara nipotina Sonia, un raggio di sole nelle tenebre della mia vita!

Tu invece, cara nonna Rosa, ne raccontasti tante al tuo nipotino Franco, che ascoltava estasiato, come la piccola Sonia. Riposa in pace, nonna, e resta accanto a me per aiutarmi, come quando bambino, ad evitare gli ostacoli che incontrerò lungo il tratto di strada che mi resta. Ascolta, nonna, questa mia accorata invocazione e volgi una preghiera al Signore affinché protegga i miei cari lontani, mi conceda di stringerli ancora ancora una volta al cuore e raccontare, come un tempo, tante favole alla mia adorata Sonia. Franco Valeriani

Annibale, il nemico di Roma - "Intervista con la Storia"

Ottava Puntata

SPUNTA L’ASTRO DI SCIPIONE

L'occupazione di Capua da parte delle legioni Romane, fece crollare i sogni di grandezza di una città seconda a nessuna. Roma si vendicava della sua rivale distruggendola anche politicamente. Ogni funzione pubblica della città passò nelle mani dei prefetti romani che amministravano la giustizia e restavano in carica un anno. Tutto il territorio e gli edifici pubblici capuani divennero proprietà del popolo romano e fu stabilito che la città non avrebbe avuto più né Senato, né assemblea di popolo, né magistratura. L’antica capitale della Campania fu ridotta, come scrisse Cicerone a sede di coltivatori e divenne il deposito ed il granaio campano. Nonostante il duro castigo, la città conservava il suo prestigio ed una importante posizione economica, mentre si notava l'influenza dell'architettura romana ancora oggi evidente in vari monumenti: come: l'Anfiteatro, il Mitreo, l'Arco di Adriano, la Conocchia e le Carceri Vecchie.

Durante questo triste periodo entrò in scena l'uomo che avrebbe sconfitto Annibale e piegata Cartagine alle leggi di Roma: Publio Cornelio Scipione figlio di Gneo Scipione, che passerà alla storia con il nome di "Africano".

Publio aveva sposato Emilia figlia del console Paolo Emilio perito nella battaglia di Canne.

Annibale: “Ricordo che il giovane Scipione fu mio avversario nelle battaglie del Rodano e della Trebbia. Nello scontro del Ticino (218 a.C.) il diciassettenne romano combatté valorosamente a fianco di suo padre. Visto il genitore in pericolo, riuscì a sottrarlo alla morte prima che fosse sopraffatto dai feroci cavalieri Numìdi. Anche nella battaglia di Canne il giovane Scipione fu nostro valoroso avversario, ma era senza alcuna esperienza di comando. In seguito apprendemmo che gli stessi Romani furono sorpresi quando a Scipione, allora venticinquenne, il Senato aveva affidato il comando della guerra in Spagna per contrastare i rifornimenti inviati alle truppe cartaginesi”.

Dove si scontrarono per la prima volta i Cartaginesi con le legioni di Scipione?

Annibale: “Il primo scontro di Scipione con le truppe Cartaginesi i guidate da Magone e da mio fratello Asdrubale, avvenne il 209 a.C. nei pressi di Cartagèna, Spagna. Egli dimostrò le capacità del grande stratega:  astuzia, sicurezza, sorpresa e magnanimità con gli avversari. Dopo la vittoria si seppe che gli Spagnoli acclamarono Scipione loro Re, ma egli rifiutò”.

I Cartaginesi subirono altre sconfitte dalle legioni di Scipione?

Annibale: “Nel 209 a.C. fummo sconfitti a Becula (Spagna) e nel 206 nella battaglia di Ilipa dove avvenne lo scontro delle legioni romane con l’esercito comandato da mio fratello Asdrubale, composto da 7000 fanti, 4000 cavalieri e 32 elefanti. Scipione attuò la mia stessa tattica cambiando schieramento: gli Spagnoli al centro e i Romani sulle ali. L'esercito Cartaginese, disorientato, fu travolto dalla furia delle legioni di Scipione”.

Quale fu la maggiore sconfitta subita dalle truppe Cartaginesi?

Annibale: “La sconfitta che ancora oggi, al solo ricordo, mi arreca tanto dolore fu quella subita il 207 a.C. nella battaglia presso il fiume Metauro. Mio fratello Asdrubale, di notte, risalì il fiume aiutato da guide locali, ma non riuscirono a trovare il guado. Le truppe cartaginesi vagarono tutta la notte e i Romani, giunti presso la stessa sponda del fiume, si lanciarono con incredibile violenza contro i Cartaginesi che subirono una cocente sconfitta. All'alba del giorno seguente, un cavaliere romano scagliò un fagotto nel mio accampamento. Un soldato fu incaricato di portarlo al mio cospetto e, appena fu aperto, vidi con immenso dolore la testa di Asdrubale, il fratello tanto amato! Osservai, con gli occhi colmi di lacrime, quelle care sembianze che mi ricordavano i tempi della giovinezza trascorsi insieme i nostri progetti per il futuro e piansi di dolore e rabbia. Ad un mio fedele soldato, che cercava di consolarmi, dissi: “Ormai so quale sarà il destino della nostra Patria!”.

Rientrato a Roma, dalla Spagna, Scipione fu accolto con tutti gli onori degni di un vincitore. Recatosi in Senato si adoperò per convincere a portare la guerra in Africa, ma incontrò l'opposizione dei poteri dello Stato e l'invidia di coloro che ritenevano pericolosa la popolarità di Scipione. Alla fine, dopo un lungo dibattito, concessero a Scipione 7000 uomini ed il governo della Sicilia da dove sarebbe potuto, partire per l'Africa. Franco Valeriani

Giovanni Vigliucci ci riprova a Caserta

Giovanni Vigliucci, titolare del Ristorante e Pizzeria New York di Bellona, dopo il successo riscosso l’anno scorso, nel mese di settembre, a Bellona, ha organizzato la seconda edizione della gara internazionale di pizza denominata “Pala d’Oro”.

Questa volta, però, Giovanni ha fatto le cose alla grande e, sponsorizzato dalla Confesercenti, debutterà con la sua troupe di pizzaioli provenienti da ogni parte d’Italia e d’Europa in piazza Vanvitelli a Caserta.

La manifestazione avrà luogo il 13 e 14 dicembre, e sarà una gar a premi. Presente, come sempre la squadra acrobatica nazionale che facendo volteggiare in aria le pizze sicuramente attirerà l’attenzione degli spettatori. Sono previste diverse degustazioni allietate da un gruppo, ormai noto in zona, “I Lazzaroni di Masaniello” che con le loro melodie popolari faranno da contorno alla kermesse.

L’inizio delle due serate “pizzaiole” è previsto per le ore 16,00.

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