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Block Notes - Gennaio 2005 - 
Supplemento mensile del telegiornale quotidiano di ReteCapua
Per accedere alle pagine dell'indice del Block Notes
cliccare sul link di colore rosso
  • Asterischi di Carnevale

  • Fuga di cervelli “artistici”

  • E di veglioni per i giovani

  • Paolo Boruni: “Rifiutato un pacchetto di artisti di prim’ordine”

  • Carnevale, giù la maschera!

  • Un aiuto ai bimbi indiani

  • Il 94° compleanno del Cav. Ciro De Maio

  • Marcello D’Orta na Capuanova

  • Il genio Leonardo “Ministro della Guerra” Al “Sacco di Capua”

  • Una mostra di Arizzi al Museo dal 12 febbraio

  • Il “Coro Sacro” un mosaico di inestimabile valore

  • S. Angelo in Audoaldis, simbolo della fondazione longobarda di Capua

  • Cartella pittorica di Migliozzi commentata da Centore

  • Capua è solo una macchia sul “navigatore” delle auto

  • Anfore di Porta Roma trasferite a S. Maria C.V.

  • L’AVVOCATO RISPONDE - La nuova disciplina sul divieto di fumo

  • LA STORIA DI CAPUA RACCONTATA IN PIAZZA

  • Ricordato “Scocchione” con una mostra in Piazza dei Giudici

  • Nel 2004 S.O.S. ha svolto 5000 ore per interventi di Protezione Civile

  • Il mercatino dell’antiquariato ritorna alla sede originaria

  • Pier della Vigna….in maschera!

  • Riuscita la Mostra Presepiale nella chiesa di S. Placida

  • Nell’inferno di via Grotte S. Lazzaro: Anche una pecora morta tra i rifiuti..

  • Nato il Comitato S. Caterina-Carmine..

  • Capua batte Forlì a “Per un pugno di Libri”

  • Block Notes HINTERLAND - I filodrammatici vitulatini in scena

  • Prodigarsi per gli altri, fatti e storie inedite

  • LE STRADE DI BELLONA - Toponimi e cenni storici

Asterischi di Carnevale

La 120ª edizione del Carnevale di Capua non si sa come sarà, ma sono sempre da incoraggiare quei pochi coraggiosi, che in “zona Cesarini”, si sono presi la responsabilità di organizzarla in 7 giorni. Il Luna Park dei fratelli Canterini, punto di attrazione per i bambini e i giovani, qualche serata di discoteca (il 5 con Paoletta) in Piazza dei Giudici, la passerella delle mascherine non sono sufficienti a dire che l’edizione è salva.

Il Carnevale di Capua è in agonia e ha bisogno di un organismo unitario che prepari per tempo le manifestazioni, per farlo uscire dal suo stato comatoso.

Fuga di cervelli “artistici”

Il Carnevale di Villa Literno ha ingaggiato un autentico artista capuano della cartapesta e di altri materiali da modellare (oltre che bravo pittore), Enzo Del Mese, per realizzare le “sculture” umoristiche di uno dei sei carri di dimensioni “viareggine”. L’artista è coadiuvato dal suo collaboratore per gli effetti meccanici ed elettrici Andrea Di Lillo. Il carro è in odore di vittoria.

… E di veglioni per i giovani

Infatti, sabato 5 febbraio, nei locali di via Tombe Garibaldine (in direzione Valleverde) a S. Angelo in Formis, un gruppo di giovani sta organizzando un Veglione in Maschera con ricchi premi, animato dal D.J. Frank’o. Gli intrepidi organizzatori sono Roberto e Carmine Santagata e Francesco Bellone.

Paolo Boruni: “Rifiutato un pacchetto di artisti di prim’ordine”

Polemiche, il carnevale non è tale se non convive dall’inizio alla fine con esse. Oltre ad alcune associazioni che hanno accettato di collaborare con il Comune, anche Paolo Boruni, presidente dei disabili, è stato consultato. “Ho presentato un ricco pacchetto artistico con nomi di un certo interesse per i giovani da Max De Angelis, che sarà al Festival di S. Remo di quest’anno, a “Modì”, Simone, Zero Assoluto, Piotta e Bassotti, lo show di Jerry Calà. Ed ancora il grande cabaret con Biagio Izzo che farebbe da Re Carnevale. Tutto questo elenco di nomi importanti per 15mila euro. Ma non se ne è fatto nulla, il pacchetto non è stato accettato”.

Carnevale, giù la maschera!

La “non scelta” dell’amministrazione per 355 giorni dell’anno in merito all’organizzazione della prossima edizione carnevalesca, ha suscitato malumori e mugugni nella popolazione che non sono esplosi in proteste più vivaci, solo per il  rispetto che meritano le vittime del maremoto in Asia e anche quelle di Crevalcore, o  del soldato italiano ucciso in Iraq. Se ci fosse stato il nobile gesto di annullare il carnevale 2005 per motivi umanitari, la città l’avrebbe capito: sarebbe bastato che l’amministrazione l’avesse spiegato alla popolazione con manifesti murali. Invece essa si è chiusa in un mutismo inspiegabile e fino a dieci giorni fa, tutti erano all’oscuro su quali erano le reali intenzioni dei nostri amministratori. Circolava solo la voce che il sindaco intendeva celebrare un’edizione ridotta (con o senza l’assenso della sua maggioranza?); un carnevalino “a misura di bambino”, come in effetti ha deciso con l’input dato ad un comitato di associazioni.

Giù la maschera! Si ammetta, invece, che il ridimensionamento dell’edizione odierna è dipeso dal fatto che per un anno intero il Comune ha completamente trascurato “l’ultima tradizione”, ancora viva e sentita dai cittadini, che è soprattutto un fatto economico che mette in circolazione un bel po’ di denaro che entra nelle casse esangui di commercianti e artigiani, bar e ristoranti, fotografi, impresari e artisti, lavoratori circensi, bancarelle ecc.

Gli abitué del carnevale capuano che ancora sono attratti dalla “leggenda” delle sfilate dei carri e altre cose mirabolanti, giungendo ancora a Capua, resteranno delusi e dovranno imboccare altre vie per altri carnevali, i quali - è opportuno precisarlo - si celebrano regolarmente (a Putignano come a Villa Literno,per non guardare al centronord): “in questa valle di lacrime“ dove non è detto che arrivi “la quiete dopo la tempesta”, ma uragani anche più catastrofici,… la vita continua e non bisogna arrestare il corso delle cose. Certo, non bisogna essere machiavellici, per una filosofia di vita oggi modificata dall’istinto di sopravvivenza, ma rifuggire anche da sospetti moralismi di maniera mettendo da parte ipocrisia, cinismo e furberie. Per quest’anno, dunque, il carnevale è già da considerare archiviato. Solo un suggerimento finale voglio dare: l’edizione ritenuta erratamente la 120/esima, nel canovaccio del giovedì grasso, prevede la consegna delle Chiavi della Città da parte del Sindaco a Re Carnevale per dare inizio ai “mesti” baccanali di un carnevale agonizzante: ci pensi bene il sovrano e prima di accettarle, queste chiavi, abbia un attimo di riflessione per pensare se questo è più un carnevale, e se non è meglio saltare le prime serate, per andare direttamente al funerale del martedì grasso.

Purtroppo il carnevale di una volta, che movimentava un’intera città, accendeva entusiasmi ormai spenti, rendeva tutti creativi e coinvolti nelle manifestazioni, è un ricordo lontano. L’amministrazione ripensi e riscriva il carnevale, a cominciare dal 9 febbraio. E soprattutto utilizzi le energie giuste per una manifestazione di livello, che può uscire da un coma non del tutto irreversibile, con “medici” e farmaci adeguati. Franco Fierro

Diario - Dal Circolo “G. D’Arco” di S. Angelo in Formis - Un aiuto ai bimbi indiani 

Destinata alla Missione di Carità di Madre Teresa di Calcutta della città di Agra nelle Indie una modesta ma significativa somma della rappresentazione di beneficenza del Presepe Vivente di S. Angelo in Formis, che organizza da 31 anni il Circolo “G. D’Arco”. Il gesto è scaturito da un viaggio di qualche anno fa della regista Maria Floreni, che ha constatato personalmente il degrado e l’assoluta povertà in cui giace quella terra. “Non fu quello in India un “viaggio di piacere” - ci confida Maria Floreni - e l’impatto con quella realtà sconvolgente con tanti bambini affamati ha accresciuto in me lo stimolo per operare il più possibile per il prossimo”. La regista del Presepe Vivente santangiolese ha quindi tracciato un bilancio positivo dell’edizione chiusa il 6 scorso, per i lusinghieri giudizi della critica e il numeroso concorso di pubblico: “Siamo stati soddisfatti io e l’intero staff organizzativo - ha concluso Floreni - e ringrazio sindaco, presidente della Provincia e presidente dell’AGP, che hanno patrocinato la manifestazione”. Franco Fierro 

Il 94° compleanno del Cav. Ciro De Maio - L’ “Amico di Capua” racconta un episodio della guerra

Il Cav. Ciro De Maio, arzillo novantaquatreenne ha avuto un altro riconoscimento dal Comune festeggiando il compleanno il 23 scorso nella sede della Pro Loco. Dopo la cerimonia ha detto: “Ringrazio il sindaco Pasca per aver festeggiato il mio 94° compleanno come l’anno scorso, consegnandomi una targa d’argento che conserverò nel museo dei miei cimeli e sarà di stimolo ai posteri. Ringrazio poi il pubblico che dimostra sempre stima e affetto per me.

In quell’occasione, circondato dall’affetto dei suoi cari e da amici, ha ricevuto dal sindaco Pasca una targa ricordo. Nel ringraziare, il nonnino ha accettato da “Block Notes” di scrivere una breve memoria di guerra, da civile impegnato nel 1943 nella “contraerea” sul campanile di S. Placida.

Infatti il nonnino, molte volte, era di turno sulla postazione del campanile. Ricorda che una notte un suo collega di turno, di cui non ricorda il nome, per essere stato assente e rimasto a casa a dormire, si risparmiò un mitragliamento furibondo degli anglo-americani. F.F.

Marcello D’Orta a Capuanova

Il 14 gennaio 2005 a Palazzo Fazio, nell’ambito della Rassegna  “Napoli tra le righe”, ha avuto luogo la presentazione del libro di Marcello D’Orta “Nero napoletano - Viaggio tra i misteri e le leggende di Napoli” a cura della libreria Uthòpia e della Cooperativa Capuanova.

D’Orta è molto noto al grande pubblico internazionale per il suo primo fortunato libro “Io speriamo che me la cavo” che è stato tradotto in numerose lingue, riscuotendo enorme successo, tanto che da esso è stato ricavato anche un film.

All’incontro culturale hanno partecipato: Patrizia Papa, scrittrice, Angelo Agrippa, giornalista del “Corriere del Mezzogiorno”, Marcello D’Orta, autore del libro.

Analoga iniziativa si è svolta il giorno dopo nel Circolo “L’Airone” di Bellona di cui è presidente il Col. Pasquale Galluccio, in collaborazione con l’Associazione Carnevale Bellonese.

Il genio Leonardo “Ministro della Guerra” al “Sacco di Capua” del Valentino nel 1501

Si può ipotizzare che il genio Leonardo da Vinci sia stato presente nella nostra città come “consigliere militare”, nel 1501, agli ordini di Cesare Borgia, nel corso del “Sacco di Capua”? La supposizione non è peregrina, stando a quando ci ha fatto pensare Piero Angela nel programma televisiv “Superquark”, allorché, tra le tante cose dette e scritte, afferma, ma sarebbe il caso di dire riafferma, che nel 1501 Leonardo, trovandosi in difficoltà per motivi di lavoro come pittore, si pose al servizio del “Valentino” come esperto in cose militari,  corrispondente all’attuale “Ministro della Difesa”. Se leggiamo con attenzione la biografia di Leonardo, apprendiamo che gli anni dal 1500 al 1516 rappresentano il periodo della “vita errante” del grande scienziato del Rinascimento. Risalta chiaro che Leonardo fu pittore e scultore, architetto e ingegnere, anatomista, fisiologo, botanico, fisico, filosofo, musicista, letterato. Questo è vero, ma fu anche progettista di macchine guerresche, esperto di scienze e di ingegneria militare. Non a caso, quando nel 1482, si recò a Milano da Ludovico il Moro, successivamente gli scrisse una famosa lettera nella quale magnificò le proprie capacità nel campo della guerra. Non possiamo pensare di essere di fronte ad un megalomane, ma ad un vero cervellone, che, fortunatamente per l’evoluzione e il progresso culturale del nostro Paese, visse anche abbastanza a lungo per quei tempi (1452-1519). A conferma delle sue attitudini nell’arte della guerra, lo troviamo in Romagna nel 1502-3, incaricato da Cesare Borgia di ispezionare le fortificazioni dei suoi Stati. C’è poi la prova concreta dei suoi progetti che ci ha lasciato per la costruzione di cannoni, mitragliatrici, macchine da guerra.

Questo lato non secondario delle gigantesca personalità di Leonardo va approfondito meglio, per scandagliare a fondo la sua poliedrica mente di vero genio. Su di lui si sono scritti centinaia di volumi e gli studiosi nostrani potrebbero appassionarsi nella ricerca, in seguito al nostro sommesso spunto. Del resto, già altri saggisti e scrittori ci confermano che Leonardo aveva anche il pallino di coltivare gli studi sulle tecniche e strategie militari. Uno di questi è Roberto Gervaso che in “I Borgia” (Rizzoli Editore - 1967)  scrive: “Durante il tragitto la carovana si fermò a Pavia, dove il Valentino conferì a un certo Leonardo da Vinci, già da tempo alle sue dipendenze come architetto e ingegnere, l’incarico di ispezionare le fortezze e tutte le altre difese dei suoi Stati. Chiunque -governatore, capitano, funzionario civile o militare - avesse osato mettergli i bastoni fra le ruote, avrebbe dovuto vedersela col duca. Il geniale artista era entrato al servizio di Cesare Borgia dopo aver lasciato la corte del Moro. Dove e quando i due si conobbero, lo ignoriamo. Leonardo era certamente a Piombino nel maggio del 1502 per restaurare e munire le locali fortificazioni. … La loro collaborazione, favorita da una reciproca stima, fu perfetta… e si interruppe forse per l’improvviso declino dell’astro borgiano”. Franco Fierro 

Una mostra di Arizzi al Museo dal 12 febbraio

Il 12 febbraio 2005 avrà luogo nel Museo Campano una mostra pittorica del maestro Roberto Arizzi. Il suo magistero artistico copre ormai un arco di molti anni. La varietà dei temi trattati, attinenti alla tradizione culturale classica e a quella cristiana, gli hanno dato possibilità di mettere in luce i notevoli e apprezzati pregi della sua opera. L’armonico equilibrio delle sue composizioni, le delicate ed insieme incisive tonalità cromatiche, la perspicua e persuasiva delineazione così dei personaggi come dei paesaggi che occupano i suoi quadri, li rendono ammirevoli e godibili, al primo sguardo. Essi denunziano non solo freschezza e novità di invenzione, padronanza consumata della tecnica compositiva e variegata trattazione di temi così di remota ascendenza  culturale come di più vivida attualità. Antonio Scala

MUSEO CAMPANO & DINTORNI - Il “Coro Sacro” un mosaico di inestimabile valore

Il mosaico dal titolo "coro sacro" risalente ai secoli II-III d.C., di età costantiniana, è esposto nella sala X del Museo Campano, testimonianza delle botteghe presenti sul territorio capuano dall'età romana in poi.

Fu rinvenuto nell'area dell'antico tempio di Diana Tifatina sorgente sull'attuale chiesa di San Michele Arcangelo. Il tempio, situato a ca. 4 Km da Capua, sarebbe stato non solo il più noto e frequentato della città e uno dei più famosi d'Italia, ma secondo il Beloch "il santuario federale dei popoli Campani" elevato sulla pendice occidentale del monte Tifata, nome che deriverebbe dalle querce che in gran numero coprivano i fianchi del monte. Ed infatti, nella sua accezione originaria, Diana, dea dei boschi ma anche protettrice delle donne, sarebbe una delle divinità italiche del tutto indipendente dalla Artemide greca che ad essa si sovrappone come dea della caccia. Una delle prime descrizioni del tempio si deve a Fabio Vecchioni (1597-1675) secondo il quale: "ha il suo pavimento tutto di pietre di mischio di lavoro minuto et ordinato e come dicono di opra mosaica".

Il "coro sacro" aveva probabilmente una collocazione pavimentale, ma non è possibile al momento stabilire l'esatta ubicazione dello spazio nel quale era posto. Rinvenuto con altri sette pezzi di mosaico fu acquistato dal Museo Campano il 28 ottobre 1880.

Il pannello (cm 138 x 175) è inserito in una treccia policroma con tasselli di colore nero, bianco, rosso, giallo, verde chiaro, cui si accostano due linee parallele di giallo e nero delineanti per tre lati un coro sacro di fanciulle disposte frontalmente su quattro file parallele e sull'ultima un magister. Il materiale preparato in forme di tessere cubiche, costituite da smalto e pietre naturali, è asserito su uno strato di malta sottostante. Tutte le figure misurano cm 78 ca. di altezza e sono campite con tessere dalle dimensioni di mm. 3 di lato, mentre il fondo è composto da tessere di mm. 5 di lato. Il realismo dei volti e le differenti pettinature denunziano una chiara ricerca calligrafica. Un gradevole contrasto risulta dagli "incarnati" e dalle superfici delle tuniche, mentre le ombre sottostanti contribuiscono a rendere un'illusione prospettica. Nessun elemento fa riferimento all'ambientazione tranne una pedana evidente in primo piano.

Si ritiene trattarsi di un coro di fanciulle vestite con una tunica cerimoniale che potrebbe avere rapporti con il culto a Diana. Si ricordi al riguardo il carme 34 di Catullo sui canti dei giovani in onore di Diana: "Noi vergini fanciulle, noi puri giovinetti vogliamo pregare Diana col canto".

Il brano, come è evidente, è stato sottoposto a restauro. L'intervento riguarda la penultima fanciulla partendo da sinistra. Le lacune sono state integrate con intonaco tinto in pasta e parzialmente a mosaico con tramatura e dimensione delle tessere superiori alle originali, così come è stata ricomposta ex novo la tunica orlata di strisce della retrostante figura femminile.

Il mosaico presenta un'iconografia unica nel suo genere, dal momento che non appartiene a nessun repertorio tradizionale in mosaico.

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