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Asterischi di Carnevale
La 120ª edizione del
Carnevale di Capua non si sa come sarà, ma sono sempre da incoraggiare
quei pochi coraggiosi, che in “zona Cesarini”, si sono presi la
responsabilità di organizzarla in 7 giorni. Il Luna Park dei fratelli
Canterini, punto di attrazione per i bambini e i giovani, qualche
serata di discoteca (il 5 con Paoletta) in Piazza dei Giudici, la
passerella delle mascherine non sono sufficienti a dire che l’edizione
è salva.
Il Carnevale di
Capua è in agonia e ha bisogno di un organismo unitario che prepari
per tempo le manifestazioni, per farlo uscire dal suo stato comatoso.
Fuga di cervelli
“artistici”
Il Carnevale di
Villa Literno ha ingaggiato un autentico artista capuano della
cartapesta e di altri materiali da modellare (oltre che bravo
pittore), Enzo Del Mese, per realizzare le “sculture” umoristiche di
uno dei sei carri di dimensioni “viareggine”. L’artista è coadiuvato
dal suo collaboratore per gli effetti meccanici ed elettrici Andrea Di
Lillo. Il carro è in odore di vittoria.
… E di veglioni per i
giovani
Infatti, sabato 5
febbraio, nei locali di via Tombe Garibaldine (in direzione Valleverde)
a S. Angelo in Formis, un gruppo di giovani sta organizzando un
Veglione in Maschera con ricchi premi, animato dal D.J. Frank’o. Gli
intrepidi organizzatori sono Roberto e Carmine Santagata e Francesco
Bellone.
Paolo Boruni: “Rifiutato
un pacchetto di artisti di prim’ordine”
Polemiche, il
carnevale non è tale se non convive dall’inizio alla fine con esse.
Oltre ad alcune associazioni che hanno accettato di collaborare con il
Comune, anche Paolo Boruni, presidente dei disabili, è stato
consultato. “Ho presentato un ricco pacchetto artistico con nomi di un
certo interesse per i giovani da Max De Angelis, che sarà al Festival
di S. Remo di quest’anno, a “Modì”, Simone, Zero Assoluto, Piotta e
Bassotti, lo show di Jerry Calà. Ed ancora il grande cabaret con
Biagio Izzo che farebbe da Re Carnevale. Tutto questo elenco di nomi
importanti per 15mila euro. Ma non se ne è fatto nulla, il pacchetto
non è stato accettato”.
Carnevale, giù la
maschera!
La “non scelta”
dell’amministrazione per 355 giorni dell’anno in merito
all’organizzazione della prossima edizione carnevalesca, ha suscitato
malumori e mugugni nella popolazione che non sono esplosi in proteste
più vivaci, solo per il rispetto che meritano le vittime del maremoto
in Asia e anche quelle di Crevalcore, o del soldato italiano ucciso
in Iraq. Se ci fosse stato il nobile gesto di annullare il carnevale
2005 per motivi umanitari, la città l’avrebbe capito: sarebbe bastato
che l’amministrazione l’avesse spiegato alla popolazione con manifesti
murali. Invece essa si è chiusa in un mutismo inspiegabile e fino a
dieci giorni fa, tutti erano all’oscuro su quali erano le reali
intenzioni dei nostri amministratori. Circolava solo la voce che il
sindaco intendeva celebrare un’edizione ridotta (con o senza l’assenso
della sua maggioranza?); un carnevalino “a misura di bambino”, come in
effetti ha deciso con l’input dato ad un comitato di associazioni.
Giù la maschera! Si
ammetta, invece, che il ridimensionamento dell’edizione odierna è
dipeso dal fatto che per un anno intero il Comune ha completamente
trascurato “l’ultima tradizione”, ancora viva e sentita dai cittadini,
che è soprattutto un fatto economico che mette in circolazione un bel
po’ di denaro che entra nelle casse esangui di commercianti e
artigiani, bar e ristoranti, fotografi, impresari e artisti,
lavoratori circensi, bancarelle ecc.
Gli abitué del
carnevale capuano che ancora sono attratti dalla “leggenda” delle
sfilate dei carri e altre cose mirabolanti, giungendo ancora a Capua,
resteranno delusi e dovranno imboccare altre vie per altri carnevali,
i quali - è opportuno precisarlo - si celebrano regolarmente (a
Putignano come a Villa Literno,per non guardare al centronord): “in
questa valle di lacrime“ dove non è detto che arrivi “la quiete dopo
la tempesta”, ma uragani anche più catastrofici,… la vita continua e
non bisogna arrestare il corso delle cose. Certo, non bisogna essere
machiavellici, per una filosofia di vita oggi modificata dall’istinto
di sopravvivenza, ma rifuggire anche da sospetti moralismi di maniera
mettendo da parte ipocrisia, cinismo e furberie. Per quest’anno,
dunque, il carnevale è già da considerare archiviato. Solo un
suggerimento finale voglio dare: l’edizione ritenuta erratamente la
120/esima, nel canovaccio del giovedì grasso, prevede la consegna
delle Chiavi della Città da parte del Sindaco a Re Carnevale per dare
inizio ai “mesti” baccanali di un carnevale agonizzante: ci pensi bene
il sovrano e prima di accettarle, queste chiavi, abbia un attimo di
riflessione per pensare se questo è più un carnevale, e se non è
meglio saltare le prime serate, per andare direttamente al funerale
del martedì grasso.
Purtroppo il
carnevale di una volta, che movimentava un’intera città, accendeva
entusiasmi ormai spenti, rendeva tutti creativi e coinvolti nelle
manifestazioni, è un ricordo lontano. L’amministrazione ripensi e
riscriva il carnevale, a cominciare dal 9 febbraio. E soprattutto
utilizzi le energie giuste per una manifestazione di livello, che può
uscire da un coma non del tutto irreversibile, con “medici” e farmaci
adeguati. Franco Fierro
Diario - Dal Circolo “G.
D’Arco” di S. Angelo in Formis - Un aiuto ai bimbi indiani
Destinata alla
Missione di Carità di Madre Teresa di Calcutta della città di Agra
nelle Indie una modesta ma significativa somma della rappresentazione
di beneficenza del Presepe Vivente di S. Angelo in Formis, che
organizza da 31 anni il Circolo “G. D’Arco”. Il gesto è scaturito da
un viaggio di qualche anno fa della regista Maria Floreni, che ha
constatato personalmente il degrado e l’assoluta povertà in cui giace
quella terra. “Non fu quello in India un “viaggio di piacere” - ci
confida Maria Floreni - e l’impatto con quella realtà sconvolgente con
tanti bambini affamati ha accresciuto in me lo stimolo per operare il
più possibile per il prossimo”. La regista del Presepe Vivente
santangiolese ha quindi tracciato un bilancio positivo dell’edizione
chiusa il 6 scorso, per i lusinghieri giudizi della critica e il
numeroso concorso di pubblico: “Siamo stati soddisfatti io e l’intero
staff organizzativo - ha concluso Floreni - e ringrazio sindaco,
presidente della Provincia e presidente dell’AGP, che hanno
patrocinato la manifestazione”. Franco Fierro
Il 94° compleanno del
Cav. Ciro De Maio - L’ “Amico di Capua” racconta un episodio della
guerra
Il Cav. Ciro De
Maio, arzillo novantaquatreenne ha avuto un altro riconoscimento dal
Comune festeggiando il compleanno il 23 scorso nella sede della Pro
Loco. Dopo la cerimonia ha detto: “Ringrazio il sindaco Pasca per aver
festeggiato il mio 94° compleanno come l’anno scorso, consegnandomi
una targa d’argento che conserverò nel museo dei miei cimeli e sarà di
stimolo ai posteri. Ringrazio poi il pubblico che dimostra sempre
stima e affetto per me.
In quell’occasione,
circondato dall’affetto dei suoi cari e da amici, ha ricevuto dal
sindaco Pasca una targa ricordo. Nel ringraziare, il nonnino ha
accettato da “Block Notes” di scrivere una breve memoria di guerra, da
civile impegnato nel 1943 nella “contraerea” sul campanile di S.
Placida.
Infatti il nonnino,
molte volte, era di turno sulla postazione del campanile. Ricorda che
una notte un suo collega di turno, di cui non ricorda il nome, per
essere stato assente e rimasto a casa a dormire, si risparmiò un
mitragliamento furibondo degli anglo-americani.
F.F.
Marcello D’Orta a
Capuanova
Il 14 gennaio 2005 a
Palazzo Fazio, nell’ambito della Rassegna “Napoli tra le righe”, ha
avuto luogo la presentazione del libro di Marcello D’Orta “Nero
napoletano - Viaggio tra i misteri e le leggende di Napoli” a cura
della libreria Uthòpia e della Cooperativa Capuanova.
D’Orta è molto noto
al grande pubblico internazionale per il suo primo fortunato libro “Io
speriamo che me la cavo” che è stato tradotto in numerose lingue,
riscuotendo enorme successo, tanto che da esso è stato ricavato anche
un film.
All’incontro
culturale hanno partecipato: Patrizia Papa, scrittrice, Angelo Agrippa,
giornalista del “Corriere del Mezzogiorno”, Marcello D’Orta, autore
del libro.
Analoga iniziativa
si è svolta il giorno dopo nel Circolo “L’Airone” di Bellona di cui è
presidente il Col. Pasquale Galluccio, in collaborazione con
l’Associazione Carnevale Bellonese.
Il genio Leonardo
“Ministro della Guerra” al “Sacco di Capua” del Valentino nel 1501
Si può ipotizzare
che il genio Leonardo da Vinci sia stato presente nella nostra città
come “consigliere militare”, nel 1501, agli ordini di Cesare Borgia,
nel corso del “Sacco di Capua”? La supposizione non è peregrina,
stando a quando ci ha fatto pensare Piero Angela nel programma
televisiv “Superquark”, allorché, tra le tante cose dette e scritte,
afferma, ma sarebbe il caso di dire riafferma, che nel 1501 Leonardo,
trovandosi in difficoltà per motivi di lavoro come pittore, si pose al
servizio del “Valentino” come esperto in cose militari,
corrispondente all’attuale “Ministro della Difesa”. Se leggiamo con
attenzione la biografia di Leonardo, apprendiamo che gli anni dal 1500
al 1516 rappresentano il periodo della “vita errante” del grande
scienziato del Rinascimento. Risalta chiaro che Leonardo fu pittore e
scultore, architetto e ingegnere, anatomista, fisiologo, botanico,
fisico, filosofo, musicista, letterato. Questo è vero, ma fu anche
progettista di macchine guerresche, esperto di scienze e di ingegneria
militare. Non a caso, quando nel 1482, si recò a Milano da Ludovico il
Moro, successivamente gli scrisse una famosa lettera nella quale
magnificò le proprie capacità nel campo della guerra. Non possiamo
pensare di essere di fronte ad un megalomane, ma ad un vero
cervellone, che, fortunatamente per l’evoluzione e il progresso
culturale del nostro Paese, visse anche abbastanza a lungo per quei
tempi (1452-1519). A conferma delle sue attitudini nell’arte della
guerra, lo troviamo in Romagna nel 1502-3, incaricato da Cesare Borgia
di ispezionare le fortificazioni dei suoi Stati. C’è poi la prova
concreta dei suoi progetti che ci ha lasciato per la costruzione di
cannoni, mitragliatrici, macchine da guerra.
Questo lato non
secondario delle gigantesca personalità di Leonardo va approfondito
meglio, per scandagliare a fondo la sua poliedrica mente di vero
genio. Su di lui si sono scritti centinaia di volumi e gli studiosi
nostrani potrebbero appassionarsi nella ricerca, in seguito al nostro
sommesso spunto. Del resto, già altri saggisti e scrittori ci
confermano che Leonardo aveva anche il pallino di coltivare gli studi
sulle tecniche e strategie militari. Uno di questi è Roberto Gervaso
che in “I Borgia” (Rizzoli Editore - 1967) scrive: “Durante il
tragitto la carovana si fermò a Pavia, dove il Valentino conferì a un
certo Leonardo da Vinci, già da tempo alle sue dipendenze come
architetto e ingegnere, l’incarico di ispezionare le fortezze e tutte
le altre difese dei suoi Stati. Chiunque -governatore, capitano,
funzionario civile o militare - avesse osato mettergli i bastoni fra
le ruote, avrebbe dovuto vedersela col duca. Il geniale artista era
entrato al servizio di Cesare Borgia dopo aver lasciato la corte del
Moro. Dove e quando i due si conobbero, lo ignoriamo. Leonardo era
certamente a Piombino nel maggio del 1502 per restaurare e munire le
locali fortificazioni. … La loro collaborazione, favorita da una
reciproca stima, fu perfetta… e si interruppe forse per l’improvviso
declino dell’astro borgiano”. Franco Fierro
Una mostra di Arizzi al
Museo dal 12 febbraio
Il 12 febbraio 2005
avrà luogo nel Museo Campano una mostra pittorica del maestro Roberto
Arizzi. Il suo magistero artistico copre ormai un arco di molti anni.
La varietà dei temi trattati, attinenti alla tradizione culturale
classica e a quella cristiana, gli hanno dato possibilità di mettere
in luce i notevoli e apprezzati pregi della sua opera. L’armonico
equilibrio delle sue composizioni, le delicate ed insieme incisive
tonalità cromatiche, la perspicua e persuasiva delineazione così dei
personaggi come dei paesaggi che occupano i suoi quadri, li rendono
ammirevoli e godibili, al primo sguardo. Essi denunziano non solo
freschezza e novità di invenzione, padronanza consumata della tecnica
compositiva e variegata trattazione di temi così di remota ascendenza
culturale come di più vivida attualità. Antonio Scala
MUSEO CAMPANO & DINTORNI
- Il “Coro Sacro” un mosaico di inestimabile valore
Il mosaico dal
titolo "coro sacro" risalente ai secoli II-III d.C., di età
costantiniana, è esposto nella sala X del Museo Campano, testimonianza
delle botteghe presenti sul territorio capuano dall'età romana in poi.
Fu rinvenuto
nell'area dell'antico tempio di Diana Tifatina sorgente sull'attuale
chiesa di San Michele Arcangelo. Il tempio, situato a ca. 4 Km da
Capua, sarebbe stato non solo il più noto e frequentato della città e
uno dei più famosi d'Italia, ma secondo il Beloch "il santuario
federale dei popoli Campani" elevato sulla pendice occidentale del
monte Tifata, nome che deriverebbe dalle querce che in gran numero
coprivano i fianchi del monte. Ed infatti, nella sua accezione
originaria, Diana, dea dei boschi ma anche protettrice delle donne,
sarebbe una delle divinità italiche del tutto indipendente dalla
Artemide greca che ad essa si sovrappone come dea della caccia. Una
delle prime descrizioni del tempio si deve a Fabio Vecchioni
(1597-1675) secondo il quale: "ha il suo pavimento tutto di pietre di
mischio di lavoro minuto et ordinato e come dicono di opra mosaica".
Il "coro sacro"
aveva probabilmente una collocazione pavimentale, ma non è possibile
al momento stabilire l'esatta ubicazione dello spazio nel quale era
posto. Rinvenuto con altri sette pezzi di mosaico fu acquistato dal
Museo Campano il 28 ottobre 1880.
Il pannello (cm 138
x 175) è inserito in una treccia policroma con tasselli di colore
nero, bianco, rosso, giallo, verde chiaro, cui si accostano due linee
parallele di giallo e nero delineanti per tre lati un coro sacro di
fanciulle disposte frontalmente su quattro file parallele e
sull'ultima un magister. Il materiale preparato in forme di tessere
cubiche, costituite da smalto e pietre naturali, è asserito su uno
strato di malta sottostante. Tutte le figure misurano cm 78 ca. di
altezza e sono campite con tessere dalle dimensioni di mm. 3 di lato,
mentre il fondo è composto da tessere di mm. 5 di lato. Il realismo
dei volti e le differenti pettinature denunziano una chiara ricerca
calligrafica. Un gradevole contrasto risulta dagli "incarnati" e dalle
superfici delle tuniche, mentre le ombre sottostanti contribuiscono a
rendere un'illusione prospettica. Nessun elemento fa riferimento
all'ambientazione tranne una pedana evidente in primo piano.
Si ritiene trattarsi
di un coro di fanciulle vestite con una tunica cerimoniale che
potrebbe avere rapporti con il culto a Diana. Si ricordi al riguardo
il carme 34 di Catullo sui canti dei giovani in onore di Diana: "Noi
vergini fanciulle, noi puri giovinetti vogliamo pregare Diana col
canto".
Il brano, come è
evidente, è stato sottoposto a restauro. L'intervento riguarda la
penultima fanciulla partendo da sinistra. Le lacune sono state
integrate con intonaco tinto in pasta e parzialmente a mosaico con
tramatura e dimensione delle tessere superiori alle originali, così
come è stata ricomposta ex novo la tunica orlata di strisce della
retrostante figura femminile.
Il mosaico presenta
un'iconografia unica nel suo genere, dal momento che non appartiene a
nessun repertorio tradizionale in mosaico. |