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La vendetta del fiume
Il nostro fiume,
considerato sacro agli antichi, come il Gange in India e il Nilo in
Egitto, per secoli sostentamento per chi viveva di pesca; il caro
Volturno celebrato nelle poesie del premio Nobel Montale, nelle
pagine de “L’ignoto” di Di Giacomo, “bello e ingannatore” in una
lirica dalla poetessa capuana M.A. De Carolis, ispiratore di tanti
poeti e letterati; il nostro fiume che ci ha tramandato pagine di
storia indimenticabili, tragiche o liete, per essere stato teatro,
sulle sue sponde, di epiche battaglie; il pescoso Volturno che sta
per ammainare bandiera anche come campo di gare nazionali di pesca
perché insidiato da altri fiumi meno sporchi e inquinati, rispettati
e venerati dalle popolazioni locali che ci convivono in un rapporto
di reciproca tolleranza; ancora una volta, ha detto basta d’essere
considerato una cosa inutile, una cloaca di 175 chilometri, un
immondezzaio dove si scarica di tutto, dai materiali ingombranti
alla carcasse di animali; un grande collettore di scarichi abusivi
che gli enti competenti fingono di non vedere; un corso d’acqua
morta con tante specie di pesci estinte per sempre, cementificato da
mani speculatrici come e quanto si vuole per il troppo menefreghismo
degli organi preposti ad intervenire. La sua ribellione è esplosa
ancora una volta minacciando la nostra sicurezza, non con
un’intensità pari all’alluvione del 1968 o del “decembre 1878”, ma
con alcune anomalie, rispetto al passato, per le carenze relative
alla regimazione delle acque, alla tenuta della rete fognaria, alla
fragilità del sottosuolo e all’ampiezza del bacino di piena,
inspiegabilmente più estesa rispetto alle esondazioni precedenti. Il
problema “Volturno” deve essere considerato con più attenzione dagli
organi competenti, che dicono di aver speso un “fiume” di miliardi
per le dovute protezioni e arginature. Ma la situazione non migliora
verificandosi sempre peggiori esondazioni. Il Volturno è
“arrabbiato” per la mancanza di rispetto che si nutre nei suoi
confronti, per essere considerato un corpo estraneo alla città: si
dovrebbe cambiare rotta e trovare soluzioni serie e definitive, che
altre città attraversate dai fiumi, hanno trovato da tempo. La città
vuole risposte e riscontri sicuri. (f.f.)
Piena del Volturno,
quasi come il 1965
Accertare
eventuali carenze e responsabilità. Lo stato di calamità chiesto dal
Comune. Il pilota dell’aereo che per abitudine solca il cielo di
Capua, il 5 di marzo scorso sarà rimasto attonito di fronte alla
vista del territorio sottostante per lo straripamento del fiume
Volturno, in quelle ore, drammatiche per quanti
pativano sulla propria pelle le conseguenze dirette della
piena. Capua dall’alto appariva come una laguna e di essa la
topografia idrogeologica e geomorfologica sembrava modificata: la
città era semisommersa dall’enorme quantità di acqua che da monte
scendeva a valle a causa delle precipitazioni meteoriche dei
giorni precedenti, facendola apparire diversa dal solito. Con il
sole che era ritornato a risplendere e a chetare la pioggia
incessante, le speranze che nelle ore successive tutta la piena
sarebbe rientrata non furono infondate: uno scherzo della natura,
che con violenza, ha creato ingenti danni alle campagne,
ad allevamenti e aziende agricole, a commercianti, a masserizie e
generi di varia natura, e in quegli scantinati e vani
interrati insistenti in zona alluvionale assoggettata ad esondazioni
fluviali con presenza di falde acquifere superficiali, realizzati
dai costruttori in contrasto con le indagini geologiche
preliminari. Si vedrà se sarà riconosciuto lo stato di calamità
naturale avanzato dal Comune, su istanza dell’Ascom, per il
risarcimento dei danni agli aventi diritto.
Paradossalmente,
mentre per tanti cittadini di Capua “alta” la piena era per loro
fortuna vissuta per la sua spettacolarità al di qua dei pericoli che
essa comportava, altre centinaia di persone erano invece alle prese
con la grave emergenza alluvionale.
Gli argini hanno
retto bene e probabilmente erano i liquami delle fogne frammisti ad
acqua piovana a determinare gli allagamenti. Come abbiamo appreso
presso la Diga del Ponte Annibale, la massima quota della piena è
stata di 27,56 m.s.m. registrata all’altezza del sito, con una
portata stimata in circa 2700 mc./sec..
Tra gli addetti ai
lavori qualcuno ha evidenziato alcune carenze strutturali ed
organizzative, specialmente nei paesi del Basso Volturno, tra le
quali “la totale scomparsa dell’ufficio preposto del Genio Civile,
con addetti al controllo degli eventi di piena (sorveglianti e
ufficiali idraulici)”.
A Capua il massimo
colmo di lettura è stato di 7,50 metri (altezza della stadia)
rilevata all’idrometrografo posto come monitoraggio della Protezione
Civile, mentre lo stato di allarme scatta a 6,50 m.
Nelle zone
danneggiate, se ci sono state carenze strutturali, inadempienze e
responsabilità, o errori umani, certamente non spetta a noi
indicarlo, ma solo evidenziare una situazione che mette a
repentaglio tanti beni e proprietà, e, in caso di maggiore intensità
dell’esondazione, pregiudicare anche l’incolumità di persone.
Se la rete
fognaria non risponde bene all’ondata di piena, le paratie non
funzionano, gli svasi sono ostruiti, la pulizia dell’alveo del fiume
è carente… sono problemi che vanno visti tecnicamente e affrontati
in tempo, per evitare che si perpetuino alla prossima volta. Franco
Fierro
La diga del ponte
Annibale
Costruita a scopo
protettivo negli anni ’60 per sbarrare artificialmente il
corso del Volturno con paratoie, ventole, cabina di comando, ecc.
per formare un invaso, è in collegamento con il Servizio Idrico
Nazionale e P.C.. L’acqua del fiume viene utilizzata per la
trasformazione di energia elettrica e a scopo irrigatorio (Giuglianese
e verso Cancello A.).
La Cerimonia delle
Candele alla FIDAPA
Ogni anno, in
tutte le sezioni F.I.D.A.P.A. del mondo si svolge la suggestiva
Cerimonia delle Candele, che consiste nell’accensione di tante
candele per quante sono le associazioni aderenti all’organismo
internazionale delle donne. “E’ l’unione simbolica fra tutte le
socie della BPW International che vivono in 99 Paesi di cinque
continenti; donne di cultura, etnia, lingua, fede religiosa e
appartenenza politica diversa che si impegnano per realizzare
obiettivi comuni” ha detto la presidente della sezione locale della
F.I.D.A.P.A. prof. Paolina Pozzuoli Luceri. Quest’anno la cerimonia
si avvale della collaborazione anche delle socie fidapine della
sezione di Calatia, presieduta dalla presidente prof. Raffaella
Carli del Prete. La Cerimonia delle Candele si terrà sabato 2 aprile
alle 20 presso la Tenuta dei baroni Pasca di Magliano “Masseria Giò
Sole“. Seguirà conviviale con accompagnamento musicale.
A Malta il “Capua
Palace” residenza del principe povero
Sfogliare gli
elenchi degli abbonati telefonici di tutta Italia e scoprire che a
Milano c’è una via Giuseppe Martucci, a Trapani via Fieramosca, a
Roma via Fra Raimondo da Capua, a Torino via Volturno, e così via
con Palasciano, Pier della Vigna, Pizzi ed altri nomi importanti, è
sempre un piacere per noi capuani. Sapere adesso che c’è anche una
Casa Capua nell’Isola di Malta, intitolata senza ombra di dubbio
alla nostra città, accresce sicuramente la nostra soddisfazione. Lo
spunto a scrivere queste poche parole mi viene da Michele
Pasquariello, impiegato comunale, che ha svolto una ricerca sulla
presenza a Malta di questa istituzione, perché sollecitato dal sig.
Antonio De Simone, consigliere comunale, per l’eventuale gemellaggio
con il possedimento inglese nel Mediterraneo. Partiamo da una
considerazione: Don Carlo di Borbone - Due Sicilie ebbe in vita
(Palermo 10.10.1811 - Torino 22.4.1862), numerosi titoli, tra cui
quello di Principe di Capua. Questi convolò a nozze con la bella
irlandese Penelope Smith il 5 aprile 1836. Nei mesi successivi e per
ben 14 anni la coppia si recò a Malta, sotto il nome di conti
Mascali. Fu in data 25 marzo 1837 che a Malta nacque il loro
primogenito Francesco, a Selma Hall, palazzo che in seguito fu
chiamato Capua Palace. Il matrimonio morganatico tra Carlo e
Penelope, la quale non aveva origini reali, li costrinse a vivere in
esilio, lontano da Napoli. Allora, il Regno delle Due Sicilie era
governato dal fratello di Carlo, Ferdinando II, che non solo si
ostinò a non riconoscere il matrimonio del germano, ma addirittura
pensò ad un complotto contro di lui. Ferdinando sequestrò al
fratello tutte le proprietà di Napoli, che pur di vivere felicemente
con Penelope, accettò le condizioni economiche disagiate. Di
conseguenza il 17 maggio 1837 su Governement Gazzette fece
annunciare di mettere in vendita i suoi cavalli con selle, briglie e
una carrozza scoperta. Il Principe di Capua con famiglia e seguito
partì da Malta con una nave a vapore, l’ “Hermes” il 28 novembre
1837 diretto a Marseille e poi per l’Inghilterra. Il giorno dopo a
Malta, sul “Governement Gazzette” apparve l’annuncio che si metteva
in fitto Selma Hall (Capua Palace) - Sliema, elegante casa con
giardino e stalla, già dimora di S.A.R. il principe di Capua. Carlo
con la famiglia, girovagò come un esule per almeno 8 anni conducendo
una vita da seminomade, in Inghilterra, Prussia, Belgio, Francia e
Spagna.
La famiglia di
Carlo fece ritorno a Malta a Capodanno del 1846, soggiornando
dapprima a La Valletta e poi nella precedente dimora, Selma Hall in
Sliema. Quando iniziarono le ondate rivoluzionarie in Europa, il
segretario coloniale a Malta ebbe a lamentarsi con il Governatore
Stuart circa la tranquillità dei domini napoletani, per il disagio
della sua presenza sull’isola, ma il 28 luglio il governo coloniale
assicurò che non c’era alcun motivo di allarme. Nel 1847 furono
pignorati tutti i beni del Principe, che restò solo con i letti di
famiglia, un paio di sedie e il tavolino. Nel 1848, sotto il nome di
conte e contessa di Licola, i coniugi con i figli, lasciarono
l’isola e dopo un altro rientro di pochi mesi, la lasciarono
definitivamente. Quando nel 1859 morì il fratello di Carlo,
Ferdinando II, il successore divenne il figlio Francesco II, ultimo
re delle Due Sicilie, che ordinò la restituzione al principe di
Capua di tutte le proprietà sequestrate, ma per la ritardata
pubblicazione dell’ editto, Garibaldi confiscò l’eredita del
principe dichiarandola di proprietà nazionale.
La storia
travagliata di Selma Hall, che fu residenza reale e conosciuta
come Capua Palace, dopo aver vissuto i fasti del periodo borbonico,
fu in seguito abitata da un commerciante e da ufficiali, e nel 1890
dai marchesi Mattei, fino al 1930. Nei primi anni 40 il palazzo fu
adibito ad orfanotrofio statale gestito dalle Sorelle della Carità
che erano a Malta dal 1868. L’orfanotrofio fu chiamato prima “di
Capua”, poi Capua Home. Attualmente è un hotel che porta ancora il
nome della nostra città. Franco Fierro
Una serata
poetico-musicale al Museo Campano
Il 21 scorso
presso il Museo Campano ha avuto luogo una serata poetico-musicale
nel corso della quale è stato presentato il catalogo
poetico-pittorico con 30 liriche di Giuseppe Centore illustrate dal
pittore Nicola Migliozzi su tavole in pietra lavica. Hanno
presenziato alla serata il presidente della Provincia on. Riccardo
Ventre, il consigliere provinciale Carmine Antropoli a altre
autorità. Voci recitanti sono state: Angela Brancaccio, Lucia Diana,
Eleonora Di Giovanni, Margherita Foglia, Elisabetta Giaquinto, Anna
Izzo, Alessandra Ricci, Daniela Russo. Nel corso della serata ha
avuto luogo un intermezzo musicale con le valenti Venera Inastasi,
violinista, e Paola Solari, pianista, che hanno eseguito brani
classici di Chopin, Schubert, Liszt, Riverberi-Giordano, Beethoven.
MUSEO CAMPANO &
DINTORNI - Il prof. Ianniello nuovo direttore dell’ISSR
Al termine di un
duplice quadriennale mandato di direttore dell’Istituto Superiore di
Scienze Religiose, il prof. mons. Giuseppe Centore lascia a norma di
Statuto questo ufficio di alta responsabilità. A seguito delle
consultazioni degli organi accademici, è stato chiamato a
succedergli il nostro concittadino prof. Antonio Ianniello di cui
presentiamo qui di seguito un profilo bio-bibliografico:
Nato a Capua nel
1954, laureato in Filosofia, con lode, presso l'Università degli
Studi di Cassino, inizia l'attività accademica e di ricerca con il
suo maestro prof. Mario Agnes, attuale direttore de «L'Osservatore
Romano», organo ufficiale della Santa Sede. Vincitore negli anni
accademici 1977/78 e 1978/79 di due Borse di Studio della Conferenza
Episcopale Italiana, inizia la produzione scientifica nel 1987 che a
tutt'oggi conta più di venti pubblicazioni.
Collabora con
riviste storiche nazionali e per alcune di esse è membro del
comitato scientifico. Direttore della Biblioteca e dell'Archivio
Storico arcivescovile di Capua fin dal 1989, dal 1996 svolge
attività didattica presso l'Università «Suor Orsola Benincasa» di
Napoli dove è titolare del Laboratorio di Didattica delle Religioni.
In qualità di perito storico collabora con il Tribunale
Ecclesiastico Regionale per le Cause dei Santi.
Membro della
Società di Storia Patria di Terra di Lavoro e dell'Associazione
Italiana dei Professori di Storia della Chiesa, è docente ordinario
presso l'Istituto Superiore di Scienze Religiose di Capua. Dedica le
sue ricerche alla storia dei rapporti tra la Chiesa e lo Stato in
Italia nell'età contemporanea.
Storia dell’Istituto
Superiore di Scienze Religiose
Eretto a Magistero
dalla Congregazione per la Dottrina Cattolica il 15 luglio 1986,
l'Istituto aveva mosso i primi passi, già dal 1978 tra mille
difficoltà e tanti dubbi sulla validità di una simile esperienza.
Quale primo Direttore, del neonato Istituto, fu nominato lo stesso
direttore dell'Ufficio Catechistico Diocesano, don Salvatore Foglia.
La promozione a
centro accademico da parte della Congregazione per l'educazione
cattolica e la sponsorizzazione della PFTIM furono motivo di giusto
orgoglio per tutta la Comunità accademica ed, in particolare, per S.
Ecc. mons. Luigi Diligenza, oggi arcivescovo emerito della diocesi,
che questo Istituto volle fortemente caratterizzato come istituto
universitario, per consentire la crescita di un laicato capace di
assumersi le proprie responsabilità in una Chiesa di comunione.
Profezia di quel decentramento universitario che avverrà in anni
successivi con la dislocazione di diverse Facoltà napoletane sul
territorio casertano e la nascita della Seconda Università degli
Studi (SUN).
L'organico di un
Corpo Docente qualificato e disponibile; un piano di studi ben
strutturato e completo, una struttura capace di soddisfare le
necessarie esigenze di un impegno di formazione a livello
accademico, la passione con cui si lavorò da parte di quanti si
assunsero, generosamente, l'onere di una organizzazione che diventò
sempre più complessa ed, infine, gli oltre quattrocento studenti
presenti, in quegli anni furono l'evidente realtà che l'Istituto
capuano era cresciuto senza, però, tradire le finalità e lo spirito
delle origini.
Oggi, pur non
potendo più contare su di un numero "ad effetto" di studenti, come
nel primo decennio di vita, l'ISSR di Capua mantiene le
caratteristiche strutturali e contenutistiche che lo hanno reso un
punto di riferimento per tutta la provincia di Caserta ed oltre.
Essendo l'unico Istituto, sul territorio tra l'alta Campania e il
basso Lazio, a conferire, a nome della detta Facoltà, il diploma
accademico di Magistero in Scienze Religiose, della durata di
quattro anni, dà la possibilità a studenti provenienti dagli
Istituti CEI, di completare il curriculum accademico.
Si avvalgono di
tale opportunità studenti provenienti dagli ISR di Alife-Caiazzo;
Aversa; Cassino; Anagni-Frosinone; Napoli; Caserta; Cerreto;
Benevento; Pozzuoli; Sessa Aurunca; Teano.
Quasi a
sottolineare i venti anni di operosa e qualifica azione culturale
sul territorio, l'ISSR di Capua si appresta alla svolta che vedrà
coinvolte, nell'immediato futuro, le Istituzioni accademiche
ecclesiastiche.
E' allo studio il
nuovo assetto degli Istituti di scienze religiose per i prossimi
anni e il nostro di Capua è gia pronto a scrivere una nuova pagina
di impegno al servizio della Chiesa e della Comunità ecclesiale.
Scrivevano i Vescovi italiani: «La teologia non conosce confini: né
di soggetti, né di oggetti, né di sussidi di ricerca. Essa infatti
può e deve essere di tutti, senza discriminazioni tra chierici e
laici» (Lettera Magistero e teologia nella Chiesa, 16 gennaio 1968).
Se questo brano è stato posto in premessa alla Proposta di nuova
organizzazione degli studi teologici, è indiscussa la validità del
contenuto; a ciò l'Istituto capuano ha sempre risposto con
scientificità e nel rispetto per la ortodossia cattolica ma con una
decisa proiezione ecumenica. |