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Block Notes - Marzo 2005 - 
Supplemento mensile del telegiornale quotidiano di ReteCapua
Per accedere alle pagine dell'indice del Block Notes
cliccare sul link di colore rosso
  • La vendetta del fiume
  • Piena del Volturno, quasi come il 1965
  • La diga del ponte Annibale
  • La Cerimonia delle Candele alla FIDAPA
  • A Malta il “Capua Palace” residenza del principe povero
  • Una serata poetico-musicale al Museo Campano
  • Museo campano e Dintorni - Il prof. Ianniello nuovo direttore dell’ISSR 
  • Storia dell’Istituto Superiore di Scienze Religiose
  • Presentazione di una sinfonia del capuano Andrea De Simone
  • Congratulazioni per i successi scientifici del Dott. Antropoli
  • Riscriviamo la vera storia del Carnevale di Capua
  • I capuani tra le macerie
  • L’Avvocato risponde - Illegittimo l’addebito delle spese di spedizione...
  • I soci del Touring Club visitano il Cira e il centro storico
  • LA STORIA DI CAPUA RACCONTATA IN PIAZZA di Armando Medugno
  • ESTATE IN RIVIERA SPEGNE 10 CANDELINE
  • Targa viaria: giusto Fieramosca o Ferramosca? 
  • Capua nell’ispirazione di poesie e canzoni del Novecento
  • Le musiche di Lucio Solari, una bella strenna pasquale
  • Capua festeggia la società di pallamano promossa in A2
  • “Block Notes” sul Washington Post
  • Il risveglio culturale si chiama Fiorentino Duonnolo
  • Block Notes HINTERLAND - Arte e hostess di sala, nuove leve
  • Monsignore Alfredo Cantiello
  • LE STRADE DI BELLONA - Toponimi e cenni storici - PIAZZA GIOVANNI XXIII
  • Vitulazio, Villa Rotondo nel degrado
  • Presentato il libro di Pietro Giuseppe Martone "Orgoglio e Pregiudizio"

La vendetta del fiume

Il nostro fiume, considerato sacro agli antichi, come il Gange in India e il Nilo in Egitto, per secoli sostentamento per chi viveva di pesca; il caro Volturno celebrato nelle poesie del premio Nobel Montale, nelle pagine de “L’ignoto” di Di Giacomo, “bello e ingannatore” in una lirica dalla poetessa capuana M.A. De Carolis, ispiratore di tanti poeti e letterati; il nostro fiume che ci ha tramandato pagine di storia indimenticabili, tragiche o liete, per essere stato teatro, sulle sue sponde, di epiche battaglie; il pescoso Volturno che sta per ammainare bandiera anche come campo di gare nazionali di pesca perché insidiato da altri fiumi meno sporchi e inquinati, rispettati e venerati dalle popolazioni locali che ci convivono in un rapporto di reciproca tolleranza; ancora una volta, ha detto basta d’essere considerato una cosa inutile, una cloaca di 175 chilometri, un immondezzaio dove si scarica di tutto, dai materiali ingombranti alla carcasse di animali; un grande collettore di scarichi abusivi che gli enti competenti fingono di non vedere; un corso d’acqua morta con tante specie di pesci estinte per sempre, cementificato da mani speculatrici come e quanto si vuole per il troppo menefreghismo degli organi preposti ad intervenire. La sua ribellione è esplosa ancora una volta minacciando la nostra sicurezza, non con un’intensità pari all’alluvione del 1968 o del “decembre 1878”, ma con alcune anomalie, rispetto al passato, per le carenze relative alla regimazione delle acque, alla tenuta della rete fognaria, alla fragilità del sottosuolo e all’ampiezza del bacino di piena, inspiegabilmente più estesa rispetto alle esondazioni precedenti. Il problema “Volturno” deve essere considerato con più attenzione dagli organi competenti, che dicono di aver speso un “fiume” di miliardi per le dovute protezioni e arginature. Ma la situazione non migliora verificandosi sempre peggiori esondazioni. Il Volturno è “arrabbiato” per la mancanza di rispetto che si nutre nei suoi confronti, per essere considerato un corpo estraneo alla città: si dovrebbe cambiare rotta e trovare soluzioni serie e definitive, che altre città attraversate dai fiumi, hanno trovato da tempo. La città vuole risposte e riscontri sicuri. (f.f.)

Piena del Volturno, quasi come il 1965

Accertare eventuali carenze e responsabilità. Lo stato di calamità chiesto dal Comune. Il pilota dell’aereo che per abitudine solca il cielo di Capua, il 5 di marzo scorso sarà rimasto attonito di fronte alla vista del territorio sottostante per lo straripamento del fiume Volturno,  in quelle ore,  drammatiche  per quanti pativano sulla propria pelle  le conseguenze dirette della piena. Capua dall’alto appariva come una laguna e di essa la topografia idrogeologica e geomorfologica sembrava modificata: la città era semisommersa dall’enorme quantità di acqua che da monte scendeva a valle  a causa delle precipitazioni meteoriche dei giorni precedenti, facendola apparire diversa dal solito. Con il sole che era ritornato a risplendere e a chetare la pioggia incessante, le speranze che nelle ore successive tutta la piena sarebbe rientrata non furono infondate: uno scherzo della natura, che con violenza,   ha creato ingenti danni alle campagne, ad allevamenti e aziende agricole, a commercianti, a masserizie e generi di varia natura, e  in quegli scantinati e vani interrati insistenti in zona alluvionale assoggettata ad esondazioni fluviali con presenza di falde acquifere superficiali, realizzati dai costruttori  in contrasto con le indagini geologiche preliminari. Si vedrà se sarà riconosciuto lo stato di calamità naturale avanzato dal Comune, su istanza dell’Ascom, per il risarcimento dei danni agli aventi diritto.

Paradossalmente, mentre per tanti cittadini di Capua “alta” la piena era per loro fortuna vissuta per la sua spettacolarità al di qua dei pericoli che essa comportava, altre centinaia di persone erano invece alle prese con la grave emergenza alluvionale.

Gli argini hanno retto bene e probabilmente erano i liquami delle fogne frammisti ad acqua piovana a determinare gli allagamenti. Come abbiamo appreso presso la Diga del Ponte Annibale, la massima quota della piena è stata di 27,56 m.s.m. registrata all’altezza del sito, con una portata stimata in circa 2700 mc./sec..

Tra gli addetti ai lavori qualcuno ha  evidenziato alcune carenze strutturali ed organizzative, specialmente nei paesi del Basso Volturno, tra le quali “la totale scomparsa dell’ufficio preposto del Genio Civile, con addetti al controllo degli eventi di piena (sorveglianti e ufficiali idraulici)”.

A Capua il massimo colmo di lettura è stato di 7,50 metri (altezza della stadia) rilevata all’idrometrografo posto come monitoraggio della Protezione Civile, mentre lo stato di allarme scatta a 6,50 m.

Nelle zone danneggiate, se ci sono state carenze strutturali, inadempienze e  responsabilità, o errori umani, certamente non spetta a noi indicarlo, ma solo evidenziare una situazione che mette a repentaglio tanti beni e proprietà, e, in caso di maggiore intensità dell’esondazione, pregiudicare anche l’incolumità di persone.

Se la rete fognaria non risponde bene all’ondata di piena, le paratie non funzionano, gli svasi sono ostruiti, la pulizia dell’alveo del fiume è carente… sono problemi che vanno visti tecnicamente e affrontati in tempo, per evitare che si perpetuino alla prossima volta. Franco Fierro

La diga del ponte Annibale

Costruita a scopo protettivo  negli anni ’60 per sbarrare artificialmente il corso del Volturno con paratoie, ventole, cabina di comando, ecc. per formare un invaso, è in collegamento con il Servizio Idrico Nazionale e P.C.. L’acqua del fiume viene utilizzata per la trasformazione di energia elettrica e a scopo irrigatorio (Giuglianese e verso Cancello A.). 

La Cerimonia delle Candele alla FIDAPA 

Ogni anno, in tutte le sezioni F.I.D.A.P.A. del mondo si svolge la suggestiva Cerimonia delle Candele, che consiste nell’accensione di tante candele per quante sono le associazioni aderenti all’organismo internazionale delle donne. “E’ l’unione simbolica fra tutte le socie della BPW International che vivono in 99 Paesi di cinque continenti; donne di cultura, etnia, lingua, fede religiosa e appartenenza politica diversa che si impegnano per realizzare obiettivi comuni” ha detto la presidente della sezione locale della F.I.D.A.P.A. prof. Paolina Pozzuoli Luceri. Quest’anno la cerimonia si avvale della collaborazione anche delle socie fidapine della sezione di Calatia, presieduta dalla presidente prof. Raffaella Carli del Prete. La Cerimonia delle Candele si terrà sabato 2 aprile alle 20 presso la Tenuta dei baroni Pasca di Magliano “Masseria Giò Sole“. Seguirà conviviale con accompagnamento musicale.

A Malta il “Capua Palace” residenza del principe povero

Sfogliare gli elenchi degli abbonati telefonici di tutta Italia e scoprire che a Milano c’è una via Giuseppe Martucci, a Trapani via Fieramosca, a Roma via Fra Raimondo da Capua, a Torino via Volturno, e così via con Palasciano, Pier della Vigna, Pizzi ed altri nomi importanti, è sempre un piacere per noi capuani. Sapere adesso che c’è anche una Casa Capua nell’Isola di Malta, intitolata senza ombra di dubbio alla nostra città, accresce sicuramente la nostra soddisfazione. Lo spunto a scrivere queste poche parole mi viene da Michele Pasquariello, impiegato comunale, che ha svolto una ricerca sulla presenza a Malta di questa istituzione, perché sollecitato dal sig. Antonio De Simone, consigliere comunale, per l’eventuale gemellaggio con il possedimento inglese nel Mediterraneo. Partiamo da una considerazione: Don Carlo di Borbone - Due Sicilie ebbe in vita (Palermo 10.10.1811 - Torino 22.4.1862), numerosi titoli, tra cui quello di Principe di Capua. Questi convolò a nozze con la bella irlandese Penelope Smith il 5 aprile 1836. Nei mesi successivi e per ben 14 anni la coppia si recò a Malta, sotto il nome di conti Mascali. Fu in data 25 marzo 1837 che a Malta nacque il loro primogenito Francesco, a Selma Hall, palazzo che in seguito fu chiamato  Capua Palace. Il matrimonio morganatico tra Carlo e Penelope, la quale non aveva origini reali, li costrinse a vivere in esilio, lontano da Napoli. Allora, il Regno delle Due Sicilie era governato dal fratello di Carlo, Ferdinando II, che non solo si ostinò a non riconoscere il matrimonio del germano, ma addirittura pensò ad un complotto contro di lui. Ferdinando sequestrò al fratello tutte le proprietà di Napoli, che pur di vivere felicemente con Penelope, accettò le condizioni economiche disagiate. Di conseguenza il 17 maggio 1837 su Governement Gazzette fece annunciare di mettere in vendita i suoi cavalli con selle, briglie e una carrozza scoperta. Il Principe di Capua con famiglia e seguito partì da Malta con una nave a vapore, l’ “Hermes” il 28 novembre 1837 diretto a Marseille e poi per l’Inghilterra. Il giorno dopo a Malta, sul “Governement Gazzette” apparve l’annuncio che si metteva in fitto Selma Hall (Capua Palace) - Sliema, elegante casa con giardino e stalla, già dimora di S.A.R. il principe di Capua. Carlo con la famiglia, girovagò come un esule per almeno 8 anni conducendo una vita da seminomade, in Inghilterra, Prussia, Belgio, Francia e Spagna.

La famiglia di Carlo fece ritorno a Malta a Capodanno del 1846, soggiornando dapprima a La Valletta e poi nella precedente dimora, Selma Hall in Sliema. Quando iniziarono le ondate rivoluzionarie in Europa, il segretario coloniale a Malta ebbe a lamentarsi con il Governatore Stuart circa la tranquillità dei domini napoletani, per il disagio della sua presenza sull’isola, ma il 28 luglio il governo coloniale assicurò che non c’era alcun motivo di allarme. Nel 1847 furono pignorati tutti i beni del Principe, che restò solo con i letti di famiglia, un paio di sedie e il tavolino. Nel 1848, sotto il nome di conte e contessa di Licola, i coniugi con i figli, lasciarono l’isola e dopo un altro rientro di pochi mesi, la lasciarono definitivamente. Quando nel 1859 morì il fratello di Carlo, Ferdinando II, il successore divenne il figlio Francesco II, ultimo re delle Due Sicilie, che ordinò la restituzione al principe di Capua di tutte le proprietà sequestrate, ma per la ritardata pubblicazione dell’ editto, Garibaldi confiscò l’eredita del principe dichiarandola di proprietà nazionale.

La storia travagliata di Selma Hall, che  fu residenza reale e conosciuta come Capua Palace, dopo aver vissuto i fasti del periodo borbonico, fu in seguito abitata da un commerciante e da ufficiali, e nel 1890 dai marchesi Mattei, fino al 1930. Nei primi anni 40 il palazzo fu adibito ad orfanotrofio statale gestito dalle Sorelle della Carità che erano a Malta dal 1868. L’orfanotrofio fu chiamato prima “di Capua”, poi Capua Home. Attualmente è un hotel che porta ancora il nome della nostra città. Franco Fierro

Una serata poetico-musicale al Museo Campano

Il 21 scorso presso il Museo Campano ha avuto luogo una serata poetico-musicale nel corso della quale è stato presentato il catalogo poetico-pittorico con 30 liriche di Giuseppe Centore illustrate dal pittore Nicola Migliozzi su tavole in pietra lavica. Hanno presenziato alla serata il presidente della Provincia on. Riccardo Ventre, il consigliere provinciale Carmine Antropoli a altre autorità. Voci recitanti sono state: Angela Brancaccio, Lucia Diana, Eleonora Di Giovanni, Margherita Foglia, Elisabetta Giaquinto, Anna Izzo, Alessandra Ricci, Daniela Russo. Nel corso della serata ha avuto luogo un intermezzo musicale con le valenti Venera Inastasi, violinista, e Paola Solari, pianista, che hanno eseguito brani classici di Chopin, Schubert, Liszt, Riverberi-Giordano, Beethoven. 

MUSEO CAMPANO & DINTORNI - Il prof. Ianniello nuovo direttore dell’ISSR 

Al termine di un duplice quadriennale mandato di direttore dell’Istituto Superiore di Scienze Religiose, il prof. mons. Giuseppe Centore lascia a norma di Statuto questo ufficio di alta responsabilità. A seguito delle consultazioni degli organi accademici, è stato chiamato a succedergli il nostro concittadino prof. Antonio Ianniello di cui presentiamo qui di seguito un profilo bio-bibliografico:

Nato a Capua nel 1954, laureato in Filosofia, con lode, presso l'Università degli Studi di Cassino, inizia l'attività accademica e di ricerca con il suo maestro prof. Mario Agnes, attuale direttore de «L'Osservatore Romano», organo ufficiale della Santa Sede. Vincitore negli anni accademici 1977/78 e 1978/79 di due Borse di Studio della Conferenza Episcopale Italiana, inizia la produzione scientifica nel 1987 che a tutt'oggi conta più di venti pubblicazioni.

Collabora con riviste storiche nazionali e per alcune di esse è membro del comitato scientifico. Direttore della Biblioteca e dell'Archivio Storico arcivescovile di Capua fin dal 1989, dal 1996 svolge attività didattica presso l'Università «Suor Orsola Benincasa» di Napoli dove è titolare del Laboratorio di Didattica delle Religioni. In qualità di perito storico collabora con il Tribunale Ecclesiastico Regionale per le Cause dei Santi.

Membro della Società di Storia Patria di Terra di Lavoro e dell'Associazione Italiana dei Professori di Storia della Chiesa, è docente ordinario presso l'Istituto Superiore di Scienze Religiose di Capua. Dedica le sue ricerche alla storia dei rapporti tra la Chiesa e lo Stato in Italia nell'età contemporanea.

Storia dell’Istituto Superiore di Scienze Religiose 

Eretto a Magistero dalla Congregazione per la Dottrina Cattolica il 15 luglio 1986, l'Istituto aveva mosso i primi passi, già dal 1978 tra mille difficoltà e tanti dubbi sulla validità di una simile esperienza. Quale primo Direttore, del neonato Istituto, fu nominato lo stesso direttore dell'Ufficio Catechistico Diocesano, don Salvatore Foglia.

La promozione a centro accademico da parte della Congregazione per l'educazione cattolica e la sponsorizzazione della PFTIM furono motivo di giusto orgoglio per tutta la Comunità accademica ed, in particolare, per S. Ecc. mons. Luigi Diligenza, oggi arcivescovo emerito della diocesi, che questo Istituto volle fortemente caratterizzato come istituto universitario, per consentire la crescita di un laicato capace di assumersi le proprie responsabilità in una Chiesa di comunione. Profezia di quel decentramento universitario che avverrà in anni successivi con la dislocazione di diverse Facoltà napoletane sul territorio casertano e la nascita della Seconda Università degli Studi (SUN).

L'organico di un Corpo Docente qualificato e disponibile; un piano di studi ben strutturato e completo, una struttura capace di soddisfare le necessarie esigenze di un impegno di formazione a livello accademico, la passione con cui si lavorò da parte di quanti si assunsero, generosamente, l'onere di una organizzazione che diventò sempre più complessa ed, infine, gli oltre quattrocento studenti presenti, in quegli anni furono l'evidente realtà che l'Istituto capuano era cresciuto senza, però, tradire le finalità e lo spirito delle origini.

Oggi, pur non potendo più contare su di un numero "ad effetto" di studenti, come nel primo decennio di vita, l'ISSR di Capua mantiene le caratteristiche strutturali e contenutistiche che lo hanno reso un punto di riferimento per tutta la provincia di Caserta ed oltre. Essendo l'unico Istituto, sul territorio tra l'alta Campania e il basso Lazio, a conferire, a nome della detta Facoltà, il diploma accademico di Magistero in Scienze Religiose, della durata di quattro anni, dà la possibilità a studenti provenienti dagli Istituti CEI, di completare il curriculum accademico.

Si avvalgono di tale opportunità studenti provenienti dagli ISR di Alife-Caiazzo; Aversa; Cassino; Anagni-Frosinone; Napoli; Caserta; Cerreto; Benevento; Pozzuoli; Sessa Aurunca; Teano.

Quasi a sottolineare i venti anni di operosa e qualifica azione culturale sul territorio, l'ISSR di Capua si appresta alla svolta che vedrà coinvolte, nell'immediato futuro, le Istituzioni accademiche ecclesiastiche.

E' allo studio il nuovo assetto degli Istituti di scienze religiose per i prossimi anni e il nostro di Capua è gia pronto a scrivere una nuova pagina di impegno al servizio della Chiesa e della Comunità ecclesiale. Scrivevano i Vescovi italiani: «La teologia non conosce confini: né di soggetti, né di oggetti, né di sussidi di ricerca. Essa infatti può e deve essere di tutti, senza discriminazioni tra chierici e laici» (Lettera Magistero e teologia nella Chiesa, 16 gennaio 1968). Se questo brano è stato posto in premessa alla Proposta di nuova organizzazione degli studi teologici, è indiscussa la validità del contenuto; a ciò l'Istituto capuano ha sempre risposto con scientificità e nel rispetto per la ortodossia cattolica ma con una decisa proiezione ecumenica.

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