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Block Notes -Aprile 2001- 

Supplemento mensile del telegiornale quotidiano di ReteCapua

In questo numero:

Ciao, come stai, salutami mamma...

... eccetera eccetera. Quante pacche sulle spalle, quanti sorrisi e strette di mano. Di questi tempi, elettrici ed elettori, avete passato un bel guaio, tutti vi conoscono: un esercito di candidati vi corteggia, vi circonda, vi assilla notte e giorno, vi offre gadget a piene mani.  Prima non si degnava nemmeno di uno sguardo!  Molti candidati sfoderano doti di galanteria con baciamani e genuflessioni da palazzo reale, da corte del re.  Fosse solo questo..!  Sui taccuini dei "politicanti" (da non confondere con i Politici) si trascrivono nomi e cognomi da segnalare per il POSTODILAVORO, per il TRASFERIMENTO e per altre squallide promesse che non saranno mai mantenute.  Il "turismo elettorale" è l'unico fatto "positivo" in questo periodo. Infatti "cene e cenulelle" non si contano, almeno le trattorie e ristoranti fanno buoni guadagni, come le tipografie e gli attacchini, anche se i muri piangono per le affissioni selvagge. Non tutti i candidati sanno che vanno osservate delle regole dettate dalla legge e che sono improntate ad un comportamento etico, civico e leale.  I "voti di scambio" sono all'ordine del giorno e molti ci cascano senza sapere di essere turlupinati. Attenzione dunque a non cadere nella rete e per il bene di Capua votate nel segno della libertà e della moralità.  Per far vincere Capua!         -Block Notes -

Un'esosa gabella la tassa del depuratore!

Se le bollette idriche che stanno ricevendo gli utenti sono molto salate, è lecito il sospetto che la concessionaria dell'acquedotto possa essere la responsabile dell'esosità delle stesse. Famiglie a basso reddito, infatti, hanno ricevuto bollette anche fino ad un milione ed anche per le più modeste non è che duecento-trecentomila lire possano essere sopportate, specialmente quando i consumi sono limitati al minimo. "Vorremmo chiarire che il servizio idrico non c'entra, anzi. Siamo la terza città d'Italia con le tariffe tra le più basse.Purtroppo per conto della Regione Campania, vige l'obbligo per la concessionaria di esigere sempre e solo per l'ente regionale, senza una lira di aggio, le tariffe per i depuratori e a trasferirle all'ente stesso". Questa è la precisa giustificazione di un impiegato della concessionaria locale. La colpa del caro-acqua è tutta in quella famigerata disposizione della legge regionale 79/96 secondo cui "la quota tariffaria riferita al servizio di pubblica fognatura e di depurazione è dovuta dagli utenti anche nel caso in cui la fognatura sia sprovvista di impianti centralizzati di depurazione o questi, siano temporaneamente inattivi". Ma, a prescindere da ciò, funzioni o meno l'impianto di depurazione, secondo la famigerata disposizione regionale, i cittadini dovrebbero rassegnarsi a sborsare ugualmente le maggiorazioni per fogne e depuratore. Purtroppo la legge non considera che ci sono tante famiglie che non si possono permettere il lusso di pagare il balzello regionale e molti sono costretti alla disubbidienza civile e all'autoriduzione della bolletta, estrapolando da essa l'importo dovuto per la depurazione delle acque. A questo punto c'è da dire che non è questione se il depuratore c'è totalmente o parzialmente. Se infatti funzionasse al cento per cento, dovremmo ammettere che la gabella va pagata. Invece riteniamo che in una Regione così povera ed economicamente depressa, almeno per i più indigenti, sarebbero necessari sgravi o contributi integrativi per alleggerire la bolletta. Capua ha il privilegio di avere ben due consiglieri regionali, Villani e Romano, i quali potrebbero svolgere un'azione comune per il varo di una legge volta ad integrare con fondi sociali le bollette dei più indigenti mediante l'erogazione di contributi. E' una colpa avere una famiglia numerosa, un reddito basso e consumare acqua in relazione al numero dei componenti, a tal punto da far lievitare le tariffe in modo sproporzionato, dovendo aggiungervi il costo per depuratore e fognature?  Non vogliamo fare i ribelli e i sobillatori, assolutamente! Come consumatori e come utenti, dobbiamo unirci per trovare soluzioni civili e ragionate ai tanti problemi che ci affliggono. Alla pari del fondo integrativo per i canoni di locazione, perché non si propone una leggina che possa venire in soccorso di quanti, in una famiglia numerosa, non hanno nessuna colpa di usare l'acqua potabile per mangiare e per lavarsi con consumi adeguati al nucleo familiare. Iniqua è pertanto la legge regionale vigente sul servizio di depurazione e Block Notes segnala il problema affinché venga sanata un'ingiustizia che colpisce le classi meno abbienti. E non solo.  Fieramosca

Il servizio idrico in cifre

Minimo fino a 132 metri cubi acqua L.609 a mc.  Eccedenza L.650 a mc.  Al costo dell'acqua vanno aggiunte L.514 per depurazione e L.174 per fogne (peraltro sempre intasate) più 10% di IVA per ogni mc.

Tornerà a risplendere la fontana di via S.Salvatore

La vecchia fontana di via S.Salvatore tornerà al suo posto.Ciò è possibile in quanto si sono assunti l'onere il responsabile di "Block Notes", Franco Fierro, ex assessore all'ambiente e cultura e il presidente della Pro Loco Tullio Del Pozzo.  In effetti la fontana era misteriosamente scomparsa dal suo sito.Un cittadino aveva segnalato ad una ditta locale che il blocco di travertino lavorato era danneggiato in alcuni punti.  L'intervento dell'ex assessore, attuato dopo le segnalazioni di alcune donne del popolare rione S.Tommaso, è diretto a riposizionare e restaurare la fontana, come ci viene spiegato da lui stesso.  "Il manufatto insiste nel contesto di uno scorcio paesaggistico della vecchia Capua, accostato ad un muro di un giardino del cinque-seicento su cui è incastonata un'edicola con l'immagine di una Madonnina, anch'essa molto vecchia.  Adesso la palla passa al Commissario Pasquale Manzo e al Comandante della Polizia Municipale Vincenzo Buonanno affinché concedano l'autorizzazione agli sponsor di restaurare la fontana.  Nel contempo dall'amico Pasquale Russo viene l'impegno di organizzare una colletta per il restauro della Madonnina. Buone nuove, quindi, per il patrimonio artistico e monumentale della città. In tempi di assoluta mancanza di rispetto per i beni culturali cittadini, ben vengano iniziative del genere che possono risollevarli dall'incuria.   - Mario Ragucci-

Jole Roma, una mostra di successo

La giovane artista Jole Roma, nostra concittadina, ha tenuto una mostra di oggettistica artigianale personalizzata imperniata sulla ricorrenza pasquale e su temi generici. Si tratta di una quarantina di lavoretti artistici, tra cui molti vasetti istoriati con delicati colori, che sono stati esposti nella sala della Pro Loco in Piazza dei Giudici nei giorni di sabato 7 e domenica 8 aprile. L'iniziativa di promuovere ed organizzare la breve mostra è stata di ReteCapua-Block Notes ed è stata accolta favorevolmente dalla Pro Loco.  Jole Roma ha da sempre coltivato questa passione e non aveva mai partecipato ad una personale. E' quindi al suo esordio nel campo dell'arte e sono in tanti a scommettere sul genere proposto dalla giovane artista, che sicuramente si guadagnerà il favore dei visitatori. In città sono in tanti che praticano la disciplina di lavori artigianali molto validi, per cui nella prossima edizione di "Estate in Riviera" gli "Amici del Fiume" hanno lanciato l'idea di allestire un settore dedicato a questo settore. Inoltre è stato lanciato un altro concorso riguardante la poesia dal titolo: "Cento poesie per il Volturno" che si svolgerà gratuitamente e al quale possono partecipare dilettanti e professionisti.  -Franco Fierro-

Elettrosmog a Capua
Il Comitato di lotta contro le emissioni dei campi elettromagnetici in misura superiore ai tassi consentiti ha registrato l'adesione di numerosi altri componenti. Fra pochi giorni sarà annunciata la data di svolgimento dell'apposito convegno con la presenza di esperti.
La Peste: Flagello dell'Umanità

 "A fame, peste et bello, libera nos, Domine". Liberaci o Signore dalla fame, dalla peste e dalla guerra. Come si evince da questa preghiera medioevale la peste, al pari della guerra e della fame, era considerata una grave calamità e si pregava, quindi, il Signore di tenerla lontano dalle proprie case. Guerra, fame e peste sono tra loro intimamente collegate. Alla guerra, infatti, seguono spesso dei lunghi periodi di carestia ed è risaputo che la fame, se prolungata, comporta danni da malnutrizione con una diminuzione delle resistenze fisiche di fronte agli agenti patogeni ed è, quindi, più facile ammalarsi.  La mancanza di alimenti poi sposta un gran numero di persone dalla campagna alla città alla ricerca di cibo. Queste si ammassano in ambienti insalubri. Le condizioni igieniche diventano estremamente precarie ed il contagio della peste si estende allora rapidamente.  Nei "Promessi Sposi", nel capitolo 27°, Manzoni, prima di rappresentarci il triste scenario della peste si sofferma sulle cause che l'hanno determinata e, a proposito dei tanti affamati che vi erano per le strade di Milano, dice: "Qua e là per le strade, rasente ai muri delle case qualche po' di paglia pesta, trita e mista d'immondo ciarpame. E una tale malattia era però un dono ed uno studio della carità; erano covili apprestati a qualcheduno di questi meschini per appoggiarci il capo la notte".  Il termine peste deriva forse dal latino peius. Significa la peggiore malattia e questo per sottolineare il suo carattere di diffusione e di distruzione di vite umane. Era detta anche "moria" per il numero di morti che provocava. Questa malattia era nota e temuta in Oriente fin dai tempi più antichi e anche la Bibbia ne parla accennando alla sua associazione con la moria dei topi.  Albert Camus, premio Nobel 1957 per la letteratura, nel suo romanzo "La Peste" fa riferimento ad un'epidemia di questa malattia avvenuta in un periodo non determinato degli anni quaranta ad Orano in Algeria. Così descrive una moria di topi: "Il numero dei roditori trovati andava aumentando, e la raccolta era ogni mattina più copiosa. Dopo il quarto giorno, i sorci per morire, cominciarono a uscire a gruppi. Dagli stanzini, dai sottosuoli, dalle cantine, dalle chiaviche, salivano in lunghe titubanti schiere sino a vacillare nella luce, a girar su se stessi e a morire presso creature umane". Camus non era medico ma da uomo colto quale era, prima di scrivere quel libro si era documentato sulla malattia e sulle sue modalità di contagio. Sappiamo, quindi, che le pulci trovano il loro habitat naturale sulla pelliccia del topo. Questo che è per lo più il topo nero detto anche "rattus rattus" o il topo marrone detto anche norvegese, ne rimane infettato. Nel sangue del topo il germe si moltiplica e così si infettano altre pulci che succhiano questo sangue. Quando il topo muore le pulci che sono vettrici della malattia, si trasferiscono sull'uomo e, se questi vive in condizioni igieniche precarie, trovano l'ambiente ideale per la loro sopravvivenza. Alla fine, come è avvenuto per il topo, le pulci infettano anche l'uomo. Le condizioni igieniche e quelle climatiche favoriscono il contagio che si verifica più facilmente durante una stagione caldo umida. Il fatto che il mondo mussulmano sia stato risparmiato dalla malattia che, al contrario, si diffonde più facilmente nel mondo cristiano è dovuto alle migliori condizioni igieniche dei mussulmani la cui religione raccomanda frequenti abluzioni quotidiane del proprio corpo. La storia ci ricorda che nell'antica Europa vi furono pestilenze importanti come quella di Atene e quella di Roma. Nel 542 d.C. dall'Egitto venne una peste "inguinaria o glandularia" che sconvolse l'impero bizantino di Giustiniano. Successivamente, per circa duecento anni, vi furono numerose altre epidemie. La peste del trecento però è la prima grande epidemia dopo quell'epoca ed è quella che fa da sfondo alle cento novelle del Decamerone. Nel giro di un anno il contagio si diffuse in tutta l'Europa e provocò, nella sola Italia, circa cinque milioni di morti su di una popolazione di circa undici milioni di abitanti. Muore il 30% degli abitanti di Genova, Pisa, Venezia. Viene risparmiata solo Milano. Anche ad Avignone in Francia, dove era in esilio il Papa Clemente VI, si ebbero molti morti. Tra questi figura il nome di Laura De Sade l'ispiratrice del Canzoniere di Petrarca. In seguito si ebbero epidemie circoscritte di minore importanza, come quella descritta dal Manzoni, fino all'epidemia più vasta e distruttiva che scoppiò a Napoli nel 1656 e di là si sparse nel resto dell'Italia e dell'Europa. Gli abitanti di Napoli erano seicentocinquantamila. Ne morirono quattrocentomila e lo sviluppo demografico della città ne risultò gravemente compromesso per i successivi venti anni. A piazza S. Domenico Maggiore fu eretto un obelisco per ricordare l'immane tragedia. Durante il ventennio fascista furono demoliti i fabbricati di piazza Carità per costruire l'attuale piazza e, nel corso dei lavori, fu trovata una lapide interrata che raccomandava di non andare oltre quel limite. Vi era, infatti, una grande fossa comune con i cadaveri degli appestati trattati con calce viva per impedire che diventassero fonte di ulteriore contagio. Per quanto riguarda la peste del trecento è certo che la malattia venne dall'Oriente trasportata da navi mercantili cariche di grano russo che doveva servire a mitigare gli effetti della carestia. Su queste navi vi erano marinai appestati. L'inizio del contagio si fa risalire all'assedio di Caffa, base dei traffici genovesi in Crimea, da parte dei Mongoli. Questi avevano lanciato oltre le mura della città cadaveri di appestati e la malattia si era rapidamente diffusa. Per quanto riguarda le modalità di trasmissione della malattia abbiamo già detto che l'uomo viene punto dalle pulci dei ratti per quanto si è visto che anche la pulce umana ne può essere causa. Sul punto di inoculazione si sviluppa una vescicola contenente abbondanti bacilli. Da qui per via linfatica arriva ai linfonodi. Il "pacchetto" linfoghiandolare che si viene a determinare per la confluenza dei linfonodi interessati dalla malattia costituisce il bubbone. Dai linfonodi i bacilli della peste invadono il sangue determinando una setticemia con la possibilità di invadere altri organi come il fegato, il rene, la milza, i polmoni. La sintomatologia è caratterizzata, oltre che dal bubbone, da febbre elevata con delirio, da polmonite, da sputi emorragici. Alla mia mente ritorna allora Don Rodrigo dei Promessi Sposi quando scopre di aver contratto la peste. "Una notte verso la fine di Agosto, proprio nel colmo della peste... Camminando sentiva però un mal essere, un abbattimento, una fiacchezza di gambe, una gravezza di respiro, un'arsione interna, che avrebbe voluto attribuir solamente al vino, alla veglia, alla stagione... Ma le coperte gli parevano una montagna. Le buttò via e si rannicchiò per dormire... Dopo un lungo rivoltarsi, finalmente si addormentò e cominciò a fare i più brutti e arruffati sogni del mondo... Esitò qualche momento, prima di guardare la parte dove aveva il dolore; finalmente la scoprì, ci diede un'occhiata paurosa; e vide un sozzo bubbone di un livido paonazzo". Manzoni ci da un quadro preciso della sintomatologia di un appestato: la febbre, il delirio, il bubbone. Cosa si poteva fare contro la peste? In verità non molto. Ancora dal romanzo del Manzoni sappiamo del dramma che vivevano gli appestati nel lazzaretto di Milano "Come stessero poi tutti insieme d'alloggio e di vitto, si potrebbe tristemente congetturarlo, quando non avessimo notizie positive; ma le abbiamo.  Dormivano ammontati a venti a trenta per ognuna di quelle cellette, o accovacciati sotto i portici, su un po' di paglia putrida e fetente, o sulla nuda terra: perché s'era bensì ordinato che la paglia fosse fresca e a sufficienza, e cambiata spesso; ma in effetto era stata cattiva, scarsa e non si cambiava". Come si vede il lazzaretto aveva lo scopo di separare i malati di peste dal resto della comunità ma non quello di curarli. I sopravvissuti erano, quindi, dei miracolati. Ma quali potevano essere le cure se non si conoscevano ancora le cause della malattia? Siamo ancora lontani dall'anno 1894 allorché, ad Hong Kong, Yersin e Kitasato scoprirono il bacillo della peste. La peste si pensava che fosse l'effetto di miasmi provenienti dal terreno ed invadenti l'aria. Il rimedio era, quindi, quello di distruggere questi miasmi accendendo grandi fuochi nelle vie, nelle piazze e negli appartamenti o producendo suffumigi. Furono anche usati fuochi, specie nel Medioevo. Papa Niccolò IV nella peste del 1288 e Papa Clemente VI in quella del 1348 fecero ardere i loro bracieri nel palazzo papale nonostante si fosse nel mese di luglio. Su questi fuochi, successivamente, venivano bruciate erbe, resine, unguenti. In effetti gli odori, secondo il criterio dell'antica medicina, avevano un effetto antimiasma e quindi antipestilenziale. Come si vede ci si attacca a tutto per combattere la malattia e limitarne il contagio. Si prendono in considerazione anche rimedi assurdi e ci si affida a ciarlatani. Chi è disperato, infatti, smette di essere razionale. Non conoscendo altri rimedi si affida allora alla preghiera: "A fame, a peste et bello, libera nos Domine" da cui traspare la disperazione e l'impotenza di chi sa che quella malattia è un flagello da cui non si scampa.   -Antonio Citarella -

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