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Ritrovato il testo di una conferenza di Capobianco
tenuta a Capua prima di morire

Vi presentiamo il testo di una confernza dello storico della Resistenza, il caiatino Giuseppe Capobianco, tenuta sul Salone Municipale poco tempo prima della morte. La pubblichiamo nella sua esatta stesura a beneficio dei nostri lettori e di quanti si dedicano allo studio di quel tragico periodo della nostra Capua.

"GLI AVVENIMENTI DI CAPUA:
GUERRA E RESISTENZA"
Capua, 5 ottobre 1943

Capua ricorda oggi CARLO SANTAGATA, partigiano combattente decorato di Medaglia d'Oro. E' giusto che al suo atto sia dato il giusto valore. Ma la Resistenza a Capua non è stata un atto eroico individuale.
Carlo Santagata non è il solo combattente che si sia scontrato con i "nemici dell'umanità", i nazisti, come li definisce Croce nell'epigrate dettata per i martiri di Caiazzo.
Altri 28 cittadini cadono in combattimento nel terrotorio di Capua, altri 13 capuani cadono in altri comuni d Terra di Lavoro durante l'occupazione nazista ed ancora altri capuani sono caduti in combattimento in altre parti d'Italia nella guerra contro i nazifascisti.
Tra questi permettetemi di ricordare due capuani: Eugenio Paternuosto, carabiniere ventiduenne, entrato, dopo l'8 settembre, a far parte della Brigata Garibaldi di Trieste, caduto in combattimento a Toppolo, in Istria e il Generale di Divisione Giuseppe Amico, Medaglia d'Oro, Comandante della Divisione Marche, trucidato, nei giorni successivi l'8 settembre 1943, dai nazisti perché aveva, fin che gli fu consentito, rifiutato di arrendersi, di consegnar loro le armi. Del suo nome si fregia la Caserma del 21º Reggimento Genio Pionieri di Caserta.
Perché tanti combattenti, disposti a battersi fino al sacrificio della vita?
La risposta la troviamo nella storia civile e politica della Capua contemporanea. Una storia ancora da scrivere. Non si possono comprendere gli avvenimenti del settembre-ottobre '43 a Capua se non si tengono presenti: le lotte degli operai del Laboratorio Pirotecnico, le manifestazioni popolari contro il caroviveri, le lotte per la terra dei contadini nel primo dopoguerra; la conquista socialista del Municipio di Capua nelle elezioni del 1920; lo scioglimento del Municipio "rosso" da parte del prefetto di Caserta nella primavera del 1921 in seguito all'assedio della città, come fu chiamato, da parte delle squadre fasciste di Napoli e della provincia, sostenute in modo spudorato dal capitano dei carabinieri Vadalà; la tenace resistenza, durante il ventennio fascista, di uomini come Alberto Iannone; la ripresa organizzata di un antifascismo diffuso, alla vigilia e durante la 2ª guerra mondiale. Nel saggio di Rosanna de Cunzo si fa risalire a prima del giugno '40 l'esistenza a Capua di "un attivo movimento clandestino di opposizione al fascismo" articolato in tre nuclei: il nucleo così detto "del Museo", unitario, animato dal Direttore Luigi Garofano Venosta, in cui convivevano il canonico Anicio D'Ambrosio, il comunista Giovanni Rendina, il socialista Antimo Fontana, ed altri ancora; il nucleo dei giovani, in gran parte studenti, che faceva capo all'educatore Alberto Iannone, cacciato dall'insegnamento perché rifiutò la tessera fascista, ed il nucleo operaio del Pirotecnico, con Antonio Affinito, Raffaele Giaquinto e tanti altri ancora. La stampa e la diffusione, a partire dalla primavera del 1942, di un giornale a stampa, IL PROLETARIO, fa di Capua un centro decisivo della ripresa antifascista nel Centro-Sud d'Italia.

Block Notes
HINTERLAND

BELLONA IERI E OGGI
di Franco Valeriani

LA PRIMA OSTETRICA CONDOTTA A BELLONA

Era nata ad Arezzo il 27 Dicembre 1901 da Tito Aretini e Berti Domenica e, per una tradizione di famiglia, Olga Aretini intraprese la professione di ostetrica. Ma fu spinta anche da un motivo di soddisfazione e di compiacimento; portare alla luce i nascituri. Dopo la scuola dell'obbligo frequentò nell'ospedale della città nativa, il triennio preparatorio per l'iscrizione alla scuola di Ostetricia di Firenze dove il corso di studi, della durata di cinque anni, fu tenuto dal professore Achille Sarti che oltre ad essere un ottimo docente, fu come un "padre" affettuoso, sempre premuroso e comprensivo.
Conseguito il diploma, la giovane ostetrica, in attesa del bando di concorso si recò presso l'ospedale di Bergamo per un periodo di tirocinio professionale.
Nel 1940 Olga Aretini partecipò al concorso di ostetrica condotta per il Comune di Villa Volturno. L'esito fu positivo e, nei primi mesi del 1942, si trasferì nel Comune allora provincia di Napoli.
Con il Regio decreto del 9 febbraio 1928 i comuni di Bellona e di Vitulazio, distanti circa 500 metri, erano stati riuniti in un unico comune denominato Villa Volturno. Era la prima volta che in questi due paesi giungeva una ostetrica condotta. In precedenza le partorienti erano state assistite da una donna pratica tra il disinteresse sia degli amministratori del tempo, che di un incosciente medico il quale fingeva di non sapere.
Dopo alcuni mesi di residenza in Vitulazio, la famiglia Valeriani si trasferì nella vicina Bellona poiché, in questo paese, le nascite erano in numero maggiore.
Era il 22 aprile 1942 e la prima residenza bellonese fu in via della Vittoria (oggi via 54 Martiri). Per la famiglia Valeriani iniziò una vita serena e laboriosa: i figlioli intrapresero gli studi ed il papà fu assunto presso l'esattoria comunale di S. Maria C.V. dove ebbe come capo ufficio il ragioniere Roberto Grassi, uomo dalle indiscutibili doti umane.
Intanto le tristi vicende del II conflitto mondiale cominciavano a coinvolgere i paesi dell'entroterra italiano e anche Bellona subì numerose vicissitudini che sconvolsero la vita dei suoi figli dediti al lavoro ed al piacere di intrattenersi nei bar, la domenica pomeriggio, per la solita partita a carte o a biliardo. Terminato il conflitto mondiale la vita per tutti cominciò a riprendere tra tante difficoltà. 
Molti decisero di emigrare e anche nella famiglia di Giuseppe Valeriani sorse il desiderio di una vita migliore: la vita in terra americana il sogno di tanti italiani! Fu nel 1949 che il capo famiglia decise di recarsi in America del Nord, presso le due sorelle colà residenti. Trascorso un anno fu raggiunto da sua moglie e dai due figlioli a Newark, nello Stato del New Jersey, dove restarono fino al 1967 anno in cui decisero di ritornare in Italia. Si stabilirono in S. Maria C.V. nel palazzo Noviello. Olga, sofferente di "Angina Pectoris", lasciò i suoi cari il 23 settembre 1971 mentre era ricoverata nell'ospedale civile di Caserta. La tragica notizia raggiunse in America i figli che, alcuni giorni dopo, giunsero in Italia per porgere il loro estremo saluto alla cara mamma che tanti sacrifici aveva sopportato nella speranza di un futuro migliore. Le sue spoglie riposano nel cimitero di Bellona, il Comune dove Ella fu la prima ostetrica condotta e dove tuttora molti ricordano la sua professionalità, la bontà e le premure mostrate verso coloro che erano in attesa di diventare mamme. I figlioli restarono in America del Nord fino al 1974 quando decisero di rimpatriare. La ragione del loro rimpatrio va attribuita a raggiri e promesse non mantenute.
Ma questa è un'altra storia, una storia che sconvolse la vita di coloro che subirono simili angherie che detestarono il risentimento di tutta la comunità bellonese. Giuseppe Valeriani lasciò questa vita il 6 gennaio 1985 con l'amarezza nel cuore per ciò che accadde ai suoi figli. Mentre la neve imbiancava tutta Bellona nella chiesa Madre si svolgeva la cerimonia funebre alla presenza di tanti "veri amici" accorsi per rendergli l'ultimo saluto.
Il professore Eugenio Salerno, sul sagrato della chiesa, così salutò l'amico: "Rendiamo il nostro estremo saluto ad un marito devoto, ad un padre affettuoso, ad un amico sincero, mentre una bianca coltre cala dal cielo sul dolore dei figli e delle loro famiglie. Ora saranno essi a continuare il cammino della vita, memori degli insegnamenti ricevuti da mamma Olga e da papà Giuseppe, due genitori che dedicarono sé stessi all'educazione dei figli e lavorarono onestamente per il loro futuro. Un accorato addio all'amico che ci lascia, ed un affettuoso abbraccio a Franco e Italo, mio caro alunno, unitamente alle loro famiglie". Franco Valeriani

UN GRADITO RITORNO

Il desiderio di ritornare al paese natio si risveglia in ogni bellonese, che risiede lontano, quando ricorre la festa in onore della S. Patrona Maria SS. di Gerusalemme. Nelle loro case tutti sentono il bisogno spirituale di custodire una Sacra Immagine della Madonna a cui sono legati da una antica fede che risale ai loro progenitori. Ritornano, in auto oppure in aereo, dal Nord Italia, dalla Svizzera, dal Belgio, dalla Francia, dall'Inghilterra, dal Canada e dall'America del Nord per trascorrere, insieme ai parenti ed agli amici d'infanzia, giorni di serena spensieratezza e di fede. Appena giunti si recano in chiesa per "salutare" la Madre Celeste, rinnovarLe la loro fede ed implorare a Sua protezione. Incontrarsi con loro, scambiarsi una sincera stretta di mano ed un affettuoso abbraccio, è motivo di gioia e di compiacimento. Arrivano a frotte, come le rondini a primavera, e come le rondini sono accolti nei loro "nidi" che li videro bambini, giovinetti e poi uomini. La loro presenza risveglia, in tutti noi, lontane memorie di gioventù che ricordiamo con vivo piacere e tanta nostalgia. Da Milano ritornano: Michele Liguori (per tutti Calino) e Raffaele D'Agostino con le rispettive consorti, Pina D'Agostino e suo marito Renato ed infine Dino Marra legato al suo paese nativo da un amore sviscerato. Dalla Germania ritorna Peppino Nardone, uno degli ultimi stornellatori che "faceva" la serenata alla bella di turno. Dall'America del Nord ritornano Ugo D'Amato, sua moglie Lina e la sorella di lei Imperina, Mike Caruso e sua moglie Ines devoti benefattori di Padre Pio da Pietrelcina, Carmine Fusco (Ninuccio) e sua moglie Filomena. Da Genova, Raimondo Cutillo del quale tutti ricordano la cordialità e la galanteria. Dalla vicina Caserta due cari amici; Gianni Borrelli e Giulio Rucco un tempo sempre presenti per i soliti "quattro salti in famiglia", quando si ballava sotto lo sguardo attento delle mamme e dei papà. Una menzione del tutto particolare merita un amico conosciuto recentemente: Bruno Della Cioppa, corrispondente dall'Italia per il mensile "L'Italiano" che si pubblica a Londra per i nostri emigrati colà residenti. Dopo anni trascorsi in giro per il mondo, Bruno è ritornato a Bellona e, con indescrivibile entusiasmo afferma: "In questo grazioso paese sono le mie lontane radici e desidero trascorrere il resto dei miei anni tra le pareti della casa che mi vide bambino". Della Festa Patronale Bruno serba un lontano e sbiadito ricordo: "L'ultima volta che vidi la festa patronale avevo cinque anni. Da allora sono trascorsi molti anni e quest'anno è stata la prima volta che l'ho seguita in tutti i suoi particolari. E' una gran bella festa!". A Bruno va il nostro sincero benvenuto a Bellona con l'augurio che possa presenziare, per molti anni ancora, alla festa patronale e godere (come egli intende fare) l'aria salubre che si respira sulle colline circostanti. Confusi tra la folla dei fedeli, i nostri amici seguono devotamente, la mattina del martedì in Albis, la Statua della S. Patrona portata in processione, lungo le vie della città, su di un artistico carro ricco di fiori multicolori. In compagnia di tanti cari amici, nelle sere dei giorni di festa, si intrattengono in piazza Umberto I per ascoltare rinomati concerti bandistici che eseguono musica operistica e sinfonica, mentre luci multicolori illuminano la piazza, da anni luogo prestabilito per le esibizioni di noti concerti bandistici come quello di "Gioia del Colle" diretto dal noto Maestro Falcicchio, "Sturno" diretto dallo "scapigliato" maestro Aufiero, "Conversano" diretto dal Maestro Abate noto compositore di marce sinfoniche e sinfonie. Nella stessa piazza Umberto I per molti anni si è svolto, il giorno dell'ottava, lo spettacolo musicale che chiude i festeggiamenti. Di esso hanno fatto parte famosi artisti della RAI TV come l'indimenticabile Claudio Villa, Franco Ricci, Little Tony, Iva Zanicchi, l'orchestra del Fisarmonicista Vittorio Borghesi, Mino Reitano, Rita Pavone e i suoi Boys, Antonello Rondi, Giulietta Sacco, Peppino di Capri ecc. Il tutto per la gioia dei bellonesi e degli amici venuti da lontano, amici legati da un profondo sentimento che non hanno mai tradito: l'Amicizia. Uomini che lasciarono il loro paese natio a causa delle gravi condizioni economiche in cui versava l'Italia dopo il II Conflitto Mondiale. Uomini che hanno serbato in cuore la semplicità di un tempo, senza lasciarsi influenzare dal benessere che oggi li circonda. Sui loro volti si notano i segni di una vita dedita al lavoro e dal loro parlare si comprende l'amore che essi hanno nutrito per i loro cari e per il prossimo senza nulla chiedere. Al termine della festa patronale, a gruppi, lasciano Bellona con la promessa di ritornare il prossimo anno. Sembrano rondini che volano verso altri lidi in cerca di sole. Rondini che torneranno quando giungerà loro l'eco delle festività bellonesi a cui nessuno vuole mancare. Ci si lascia scambiandoci ancora strette di mano ed abbracci: un gesto affettuoso fra uomini legati da un profondo e radicato sentimento, l'Amicizia, necessario per superare le inattese avversità della vita. Ci si lascia, ed una lacrima furtiva bagna le gote, mentre nasce in tutti la speranza di potersi riabbracciare ancora una volta e rivivere gli anni più belli ormai volati via come un baleno. Franco Valeriani

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