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In questo numero:
Cento candeline "incendiano" la festa della FIDAPA
La "Cerimonia delle Candele", una delle piu' prestigiose e significative manifestazioni con carattere annuale della F.I.D.A.P.A.(Federazione Italiana Donne Affari Professioni Arti) si e' celebrata sabato 17 febbraio scorso presso la Tenuta del Barone Pasca - Masseria Gi˜Sole, un luogo incantevole della campagna capuana. La presidente della F.I.D.A.P.A.prof.Licia Trimarchi ha spiegato i motivi che sono alla base della cerimonia, che prevede l'accensione di tante candele per quante sono le Nazioni aderenti e che vuole essere non solo il simbolo della speranza, ma anche il segno di amicizia, di fratellanza e di pace fra tutti i popoli del mondo. Presenti la prima presidente e fondatrice della F.I.D.A.P.A. prof.Angela Lanna, la Past Presidente prof.Maria Antonietta Sementini, molte presidenti di altre cittˆ e le fidapine di Capua. Anna Maria Ragozzino in arte Saturnia ha allietato con la sua bella voce la serata conviviale, arricchita anche da un dono del bel canto napoletano, con chitarra e mandolino.
Un'inchiesta   per   accertare   le   responsabilita '  sulla   cessione   di   Spianata   e  Scuderia Olivarez
Nell'ultimo consiglio comunale e' stato approvato un ordine del giorno riguardante la vendita da parte del Ministero della Difesa della Spianata e della Scuderia Olivarez, senza che il Comune di Capua avesse esercitato il diritto di prelazione. In conseguenza di ci˜, i conduttori di due officine allocate nella Scuderia con vari addetti restano sul lastrico, mentre una piazza storica sui bastioni della cinta muraria viene sottratta al patrimonio pubblico. Il Consiglio ha chiesto di mettere in essere iniziative anche di natura espropriativa.Dal canto suo lo SDI ha invocato severe misure mediante l'accertamento delle responsabilitˆ per l'occultamento ddegli atti relativi alle possibilitˆ derivanti dal diritto di prelazione che il Comune poteva esercitare.

La terapia medica nel Medioevo

Nel Medioevo cioè nel periodo storico compreso tra la fine dell'età antica (fissata ormai da tutti al 476 data della caduta dell'Impero Romano di Occidente) ed il 1492 (data della scoperta dell'America), la terapia medica assume un'importanza diversa rispetto ai secoli precedenti. Grazie allo sviluppo della chimica e della farmacia, compaiono, infatti, accanto ai rimedi tradizionali nuovi presidi terapeutici. La scoperta dell'alcool e degli acidi minerali rappresenta una tappa fondamentale per lo sviluppo della scienza farmaceutica. All'alcool fu dato un nome significativo: quello di acquavite cioè acqua della vita. La sua nascita fu accompagnata da entusiastica accoglienza. Arnaldo di Villanova (Medico spagnolo nato nel 1240 e morto nel mare di Genova nel 1311) così si esprime al riguardo: "Essa è cosa molto eccellente e fa maggiore operazione che si possa pensare, e le sue virtù sono note a molti... conforta il cuore e consuma le superfluità che scorrono per il corpo... perciò purifica il corpo e le membra, allunga la vita e dalla sua operazione ha meritato di essere chiamata acqua della vita..." In quest'epoca, inoltre, diventa prorompente il desiderio di confezionare l'elisir della vita utilizzando una sostanza che, prolungando la vita, garantisse quasi l'immortalità. Anche gli alchimisti erano alla ricerca di una sostanza che trasformasse i metalli vili in oro. L'elisir finalmente viene confezionato utilizzando oro potabile. Grazie ad esso si dice che qualcuno abbia raggiunto l'età di 1050 anni. Lo asserisce Artephius nel suo" Tractatus de vita proroganda". Dopo le Crociate aumentano gli scambi culturali con l'Oriente, specie ad opera di mercanti veneziani e genovesi. Vengono perciò introdotte nella farmacopea nuovi prodotti provenienti dall'Oriente accompagnati dalla fama di aver proprietà arcane e misteriose. Malgrado il sorgere della farmaceutica i preparati che venivano usati erano sempre in forma galenica. Questo termine, che deriva dal nome di Galeno, significa che le sostanze organiche utilizzate per confezionarli erano trattate mediante semplici operazioni di macinazione, triturazione, e filtrazione. Si ottenevano, pertanto, decotti, infusi, polveri. A questi preparati la Medicina Araba aveva aggiunto gli sciroppi, le tinture gli stillati. I cosiddetti "semplici" erano medicinali costituiti da una sola sostanza. Venivano distinti in tante classi quante erano le azioni che da essi si attendevano. Vi erano quelli che purgavano il sangue come la cassia, la manna, la senna, il capelvenere, le prugne e le viole. Il polipodio, l'agarico, l'epitimo, il titimalo ed il ciclamo purgavano la flemma (secondo la teoria dei quattro umori di Ippocrate, la flemma era l'umore freddo cioè quello proveniente dal cervello). La centaurea, l'ermodattilo e l'euforbio purgavano, invece, l'umore melanconico. Non mancavano, inoltre, medicinali composti da un numero esorbitante di ingredienti. Di questi la triaca o teriaca è certamente la più complicata. Questo antico e complesso rimedio per le malattie nacque grazie alle conoscenze che si avevano sul mitridatismo cioè sulla resistenza ai veleni. Alcune persone, per un meccanismo individuale di ridotto assorbimento intestinale, dimostravano resistenza a dei veleni se somministrati per via orale. Il termine mitridatismo ebbe origine da Mitridate, leggendario re del Ponto, che sarebbe diventato refrattario ai veleni ingerendone dosi progressivamente crescenti. Per questo motivo i rimedi che venivano trovati contro il veleno si chiamavano "mitridati". Degli antichi rimedi forse quello più curioso fu la teriaca. Andromaco il Vecchio (Medico originario di Creta curante di Nerone e scopritore di un efficace antidoto contro i veleni animali) aveva aggiunto alla formula originaria che corrispondeva a quello di un antico "mitridato", la carne di vipera. Lo stesso Ippocrate usava la teriaca. Galeno la usò largamente e scrisse anche dei libri sull'argomento. Questi più che libri sono da considerare come delle prescrizioni per pazienti dell'epoca. Ne sono dimostrazione i due scritti "Della teriaca a Pisone" e 'Della teriaca a Panfiliano". Dalla fine dell'Impero Romano e fino a tutto l'undicesimo secolo la teriaca venne dimenticata. Risorse nel dodicesimo secolo e rimase in voga fino alla metà del diciannovesimo secolo. La Repubblica di Venezia aveva il monopolio nella fabbricazione della teriaca. La sua preparazione avveniva con una cerimonia ufficiale e pubblica. Vi partecipavano, oltre il popolo, medici, speziali e Consiglieri della Repubblica. La vendita non poteva avvenire senza l'autorizzazione del Priori. Anche a Genova la teriaca veniva confezionata pubblicamente. Inizialmente gli ingredienti erano 54. Successivamente diventarono 65. Ogni ingrediente aveva una particolare funzione cioè quella di combattere una certa malattia. L'effetto complessivo era, pertanto, quello di combattere tutte le malattie. La teriaca assumeva così il significato di una panacea. Degli ingredienti ne ricordo solo alcuni come la mirra, l'incenso, le rose rosse, il pepe nero, il pepe lungo, l'oppio, la valeriana, i semi di finocchio, il succo di liquirizia. La composizione variava, comunque, a seconda della città in cui veniva confezionata per cui mentre in quella di Roma veniva aggiunto il mirabolano (tipo di prugno originario dell'Asia Minore ma coltivato in Europa) in quella di Bologna veniva aggiunta la canfora. Ma l'efficacia della teriaca veniva però assicurata dalla carne di vipera che rappresentava il veleno contro cui questo complesso e curioso rimedio doveva combattere. La vipera nella medicina antica aveva un forte simbolo magico. La sua carne serviva per confezionare altri medicinali come l'essenza di vipera, l'elettuario di vipera (l'elettuario è un preparato farmaceutico semidenso formato da miscugli di farmaci impastati con miele e con sciroppi), il sale di vipera, la polvere magistrale di vipera. Pazzini, storico della Medicina, dice che nella vipera si concentravano dei significati fondamentali: il serpente comprendeva, infatti, "un vago ma persistente senso dell'occultismo, di magia, di esoterismo; era il concetto di velenosità che è antidoto a se stesso". Esisteva, poi, tutta una particolare procedura per reperire e catturare le vipere e per ridurle in uno stato di medicamento. Una volta confezionata la teriaca si faceva mordere un'animale (per lo più veniva scelto un gallo) da altro animale velenoso e si somministrava quindi il farmaco per saggiarne l'efficacia. Qualche volta il gallo era sostituito da un uomo condannato a morte. Altre terapie in voga nel Medioevo si basavano sull'uso di gemme e pietre preziose. Queste venivano usate soprattutto per combattere gli stati di indebolimento fisico e di depressione nonché negli avvelenamenti. Con le pietre preziose si facevano preparazioni farmaceutiche: la quintessenza, il magisterio (cioè quella forma chimica che letteralmente significa "sostanza di virtù maestra" cioè quei precipitati molto fini ottenuti o per doppia decomposizione o per sostituzione dei sali metallici sciolti in acqua o in alcool), le tinture, gli elettuari gemmati, la confezione giacintina, il liquore di gemme, il giulebbe gemmato cioè uno sciroppo fatto con acqua zuccherata ed aromatizzata a cui erano state aggiunte durante la preparazione delle pietre preziose. Tra i medicinali importati dall'Oriente bisogna ricordare quelli confezionati con il corno di unicorno. Anche questo è un rimedio curioso come la teriaca, privo di un qualsiasi fondamento scientifico. Non dobbiamo però meravigliarci di queste stranezze perché l'uomo è fragile di fronte al male. Per recuperare la salute si rivolge alla natura. Per essere certo di ottenerla si rivolge al magico, al mistero, al soprannaturale. Quando l'uomo è malato ha un solo desiderio cioè quello di recuperare la salute. Con le droghe naturali o con i farmaci di sintesi l'uomo rimane, comunque, uno sprovveduto di fronte al male. Il medicamento resta, quindi, un suo continuo, infinito ed a volte irraggiungibile traguardo.            

Antonio Citarella  

Testi consultati: 1) A. Pazzini: Storia della Medicina

2) A. Raitano: Archeologia dei medicamenti

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