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Block Notes - Febbraio 2002- 

Supplemento mensile del telegiornale quotidiano di ReteCapua

clicca sulla riga di colore rosso per accedere al link

  • Aspettando i grattini ed altre cose...
  • La città si interroga sul futuro di OMASud,
    Grimaldi e Pirotecnico
  • Giudizi entusiasti per la III mostra di Arte Presepiale
  • Le trasfusioni di sangue
  • L'efficienza della gestione museale in una ricerca della II Università
  • Don Gravina a 10 anni dalla morte
  • Donazione di libri degli eredi Iannelli al Museo Campano
  • Altre donazioni
  • Ventre...europeo
  • Mazzocchi denunciò per primo la spoliazione Capua distrutta

  • NON SI CALPESTA LA MEMORIA STORICA

  • Un capitolo tragico della storia di Capua nella tesi di laurea di Maria Buglione

  • Al Falco non solo Didattica!!!

  • "L'organizzazione del Carnevale deve partire dal giorno delle Ceneri"

  • TUTTO SULL'ACQUA

  • SARO' DURO... A MORIRE

  • Giochi di ieri e di oggi: L'arco e le frecce

  • Appello ai laureati di Pedagogia

  • APOLOGIA DI CAPUA

  • QUANDO FUGGIMMO DA BELLONA

  • Il racconto di un testimone della tragedia sul Don

VIVIBILITA' - Aspettando i grattini
ed altre cose...

Il problema che più sta a cuore ai cittadini è, dopo il lavoro, la qualità della vita, la cosiddetta vivibilità.
Da anni i nostri governanti ci hanno promesso mari e monti, ritrovandoci in mano solo...un fiume inquinato e dimenticato, una pavimentazione dissestata barattata per nuova, una riviera scempiata ed altre brutture del genere.
Ma i cittadini hanno pur potuto sopportare ciò che non avevano chiesto, come non avevano mai chiesto di realizzare l'idea (un sogno, un'utopia) della "città slow", che un bel giorno ci fu presentata come la migliore soluzione per combattere il caos automobilistico, l'inquinamento e i rumori, l'abusivismo nel settore dei parcheggi. Il sogno è miseramente naufragato.
Dalla nuova amministrazione, che ora nuova più non è, i cittadini attendono giustizia per quello che è rimasto solo allo stato ipotetico. Adesso, per tutto ciò che ci capita di vedere: auto ferme ai due lati delle strade, il muro di veicoli all'altezza delle colonnine di piazza dei Giudici, la "Casbha" di piazza Maiella, il "bordello" di porta Napoli, gli spazi pubblici occupati dai parcheggi abusivi, si spera che possa avvenire qualcosa di nuovo che trasformi quel sogno della "città slow" in una fulgida realtà.
Quella città silenziosa che ci volevano dare era un po' troppo!Ma almeno un minimo di disciplina in città si potrebbe realizzare, impartendo agli uffici competenti le più elementari istruzioni per rendere la città almeno normale agli occhi dei residenti e di quanti, frequentandola, considerano allucinante quello che succede da noi. Non ci resta quindi che sperare nella parola "vivibilità" che è tutto un programma per la città tranquilla che vorremmo...

La città si interroga sul futuro di OMASud,
Grimaldi e Pirotecnico

Più fabbriche, più uffici, più servizi equivalgono a più lavoro.
Stipendi e salari costituiscono la massa di denaro che circola in mille modi e arricchisce l'economia cittadina, migliorando le condizioni del commercio e dell'artigianato, e di tutti i cittadini.
Capua non è una città ricca e un buon 30% della popolazione è costituito da pensionati; molti sono i giovani con istruzione superiore o non, in cerca di un posto di lavoro e basti pensare che per accedere al reddito minimo di inserimento sono state alcune centinaia di disoccupati che ne hanno fatto richiesta al Comune.
In questa città pigra, dove tutti se ne stanno nelle loro "nicchie" comodamente adagiati, ci vorrebbe l' "elettroshock" per la classe politica , notoriamente poco impegnata sui temi del lavoro e dei giovani, salvo qualche eccezione che omettiamo di fare per non parteggiare.
E' partita quindi "dal basso" la sollecitazione verso questo tema, in direzione delle forze politiche, in quanto offerta da alcune vertenze interne alla Grimaldi Cartoni Ondulati e all'O.M.A.Sud, dove si sono manifestati motivi di apprensione per la situazione occupazionale dovuta alla parziale riduzione delle produzioni interne e per lo stato di crisi di cui non si sa quale sarà lo sbocco prossimo futuro.
Di ben diversa natura è invece la situazione interna al glorioso Pirotecnico per quel che saranno le decisioni definitive in ordine al passaggio dal Ministero della Difesa a quello degli Interni per la realizzazione di un polo di Protezione Civile, ipotesi non ancora concretizzata di fatto e che è stata messa in discussione recentemente prospettandosi invece soluzioni alternative.
Che dire delle altre poche fabbriche presenti sul territorio e che non danno segni di aumentare i livelli occupazionali? Certamente è tanto meglio se non si verificano segnali che possano impensierire i lavoratori per quanto riguarda la sicurezza del posto di lavoro.
In un'economia cittadina non ricca, ci si attende almeno il consolidamento dei livelli occupazionali attuali, pensando comunque all'incremento di altre attività produttive nel campo del terziario e dei servizi, per evitare la fuga dei giovani verso l'ignoto.
Parlare di lavoro e di solidarietà è il minimo che possa avvenire in una città come la nostra, che ha sempre avuto un ruolo di primo piano nell'ambito della nostra Provincia. Sollecitati quotidianamente da tante famiglie con i figli che passeggiano per il corso Appio senza prospettive di lavoro; da tanti padri di famiglia senza lavoro ma ancora validi, poniamo all'attenzione dell'Amministrazione, dei partiti, delle forze sindacali, di tutti, il problema del lavoro affinché si creino le possibilità per realizzare prospettive nuove per tutti.
Franco Fierro

Giudizi entusiasti per la III mostra di Arte Presepiale
UN INVITO A PROSEGUIRE

Nel registro delle firme dei visitatori della terza rassegna di arte presepiale organizzata dall'associazione "Il Presepio", di cui è presidente l'ottimo artista Giuseppe Monaco, sono stati annotati centinaia di giudizi che sono qui sintetizzati con le frasi e i pensieri di una piccola parte di essi. Ci auguriamo che l'iniziativa di successo registratasi nel mese di dicembre nella chiesa di sant'Eligio prosegua secondo i progetti preannunciati, per il coinvolgimento pieno di tutti gli artisti disponibili per dar vita ad un cantiere permanente e alle ulteriori possibilità di creare nella nostra città un piccolo museo dell'arte presepiale:
Ammirato! - Alessandro Pasca
Grande è la suggestione scenografica che si prova entrando nella chiesa di sant'Eligio resa ancora più maestosa da una indovinata ed artistica mostra presepiale affiancata da mirabili dipinti. - Franco Valeriani
Un viaggio indimenticabile in un'atmosfera toccante e coinvolgente. - Erennio De Vita.
Questa sera con orgoglio rivolgiamo il nostro grazie a tutti gli artisti ed a coloro che hanno, con maestria, saputo dare valore alla nostra città per le emozioni stupende che ci hanno offerto. - Avv. Paolo Mariano e Marina Ragozzino
E' bello veder nascere iniziative così importanti. - Francesca Carelli Pasca di Magliano.
Particolarmente colpito ed ammirato per la preziosità di alcune opere... - Dott. Antonio Gianfrotta... Siamo rimasti colpiti dal gusto e dalla raffinatezza dei particolari oltre che dall'evidente e naturale talento artistico espresso dagli autori. - Istituto F. Froebel... Bellissima mostra. - Iacobitti Capua ha bisogno di voi! Grazie! - Eleonora Mingione studentessa universitaria... Che la tradizione tocchi vette sempre più alte per l'amore, già dimostrato, per la nostra città. - Avv. Giuseppe Del Mese Una grande tradizione per una città che rimane grande. - Ing. Ciro Gentile (Taranto) Grazie per aver dato ai miei figli la possibilità di ammirare questi presepi artistici. - Funzionario INPS di Angri.L'orgoglio di essere capuano. II Circolo didattico di Capua ins. Corsini ... Un ringraziamento agli artisti ed un incitamento a continuare. II Circolo didattico di Capua Sorpreso per la brillante iniziativa, affascinato dalla ricchezza di storia e di arte che emanano le opere in mostra... ora c'è un motivo in più per venire a Capua. - Gen. B.A. Francesco Celentano. La mostra può vantare il merito di prolungare nel tempo e nel cuore dei fedeli la dolcezza e l'incanto di un "mistero" che non tralascia di toccare il cuore dei fedeli cristiani piccoli e grandi. - Don Giuseppe Centore
Finalmente a Capua è nato qualcosa di nuovo e di impegnativo. Finalmente, in questa antica chiesa, un gruppo di autentici artisti ha dimostrato che si può dare il meglio di sé... Avv. Pompeo Pelagalli ... Che sia l'inizio di un grande cammino dell'artigianato capuano. - Cons. reg. Adolfo Villani ... Tutte le opere, così belle, veramente pregevoli, sono autentiche opere d'arte. - Riccardo Ventre Presidente della provincia di Caserta. Entrando per caso ho scoperto cose belle che se verranno fatte anche in futuro rappresenteranno un vanto per Capua. - Amedeo Loffredo. Ottima iniziativa culturale che deve continuare negli anni. Ideale il luogo della mostra. - Ing. C.I.R.A. Alberto Lizza... Per Capua un'autentica e preziosa novità da custodire, difendere e incoraggiare. - Prof. Carlo Saviani
... Che questa manifestazione si ripeta negli anni: questo è il nostro augurio e la nostra speranza. Console T.C.I. Annamaria Troili ... E' sinceramente una manifestazione che deve essere realizzata ogni anno. - Ing. Giovanni Landolfo console T.C.I. dell'Area Vesuviana e della Penisola Sorrentina. Ammirevole ed apprezzata iniziativa che merita grande attenzione e sostegno perché possa ripetersi sempre più ricca e più bella. - Dott. Ugo Picillo
La mostra è un faro di cultura che illumina il prestigio della nostra città
- Franco Fierro - 

Le trasfusioni di sangue

Nella Bibbia vi sono prescrizioni molto precise circa l'uso del sangue. Nel Levitico infatti, cioè nel terzo libro del Pentateuco, nel capitolo XVII al nº 14, si afferma: "Perocché la vita di ogni animale sta nel sangue; per questo ho detto ai figliuoli di Israele: Non mangerete il sangue di verun animale; perché la vita dell'animale è nel sangue; e chiunque ne mangia perirà" L'anima risiede quindi nel sangue. Questa idea è rimasta nell'opinione popolare. Alcune sette religiose, come i testimoni di Geova, si basano sulla Bibbia per rifiutare le trasfusioni. Nella medicina egizia, duemila anni prima di Cristo, vi è un accenno alle trasfusioni di sangue allo scopo di trasmettere energia in una persona anziana. Pare che la prima trasfusione sia stata fatta a Roma nel 1492 al morente Papa Innocenzo VIII, dal genovese Giovan Battista Cibo, su consiglio di un medico ebreo. Il sangue fu prelevato a tre ragazzi di dieci anni i quali morirono poco dopo. Qualcuno dice che questa è solo una leggenda perché il pontefice bevve il sangue dei tre ragazzi e non ricevette quindi la trasfusione secondo quanto intendiamo noi oggi. La storia delle trasfusioni comincia nel diciassettesimo secolo. Bisogna attendere infatti la scoperta della circolazione del sangue ad opera dell'inglese Harvey. Questi nel 1616 iniziò a diffondere le sue idee che erano pressappoco le seguenti: "Il sangue passa continuamente attraverso i polmoni e quindi nell'aorta. Applicando una legatura possiamo infatti vedere che la direzione del sangue va dalle arterie alle vene; di conseguenza il sangue deve avere un movimento circolare continuo e deve essere spinto dalla forza del cuore. Il problema è se questo processo serva a nutrire i tessuti oppure alla conservazione del sangue stesso e dei tessuti attraverso la dispersione di calore, in maniera che il sangue una volta raffreddato nelle estremità possa essere riscaldato nuovamente nel cuore". Queste osservazioni furono pubblicate nel 1628 in uno dei libri più importanti della storia della Medicina "Exercitatio Anatomica de Motu Cordis et Sanguinis in Animalibus cioè Trattato di anatomia sul movimento del cuore e del sangue negli animali". Le teorie di Harvey erano destinate a cambiare le basi su cui sino ad allora si era fondata la medicina. I suoi contemporanei pensarono invece che fosse uscito di senno. Presto nacquero tanti aneddoti intorno alla pratica delle trasfusioni. Un medico tedesco, nel diciassettesimo secolo, cercò di favorire l'armonia tra i coniugi scambiando sangue tra marito e moglie. Si dice, inoltre, che la Regina Cristina di Svezia chiese ai suoi medici che, semmai avesse avuto bisogno di trasfusioni, le si doveva trasfondere sangue di leone. Giovanni Colle da Belluno professore all'Università di Padova e medico di Cosimo II duca di Firenze, qualche anno dopo la scoperta di Harvey, fa un'accurata descrizione delle trasfusioni nel suo libro intitolato "Methodus facile procurandi tuta et nova medicamenta". Successivamente Francesco Folli nato a Poppi nel 1623 praticò per la prima volta una trasfusione. Ciò avvenne nel 1654 servendosi di un tubicino d'argento applicato nell'arteria del donatore e di una cannula di osso posta nella vena del ricevente. Congiunse quindi i due tubi mediante una pipetta formata da un vaso sanguigno appositamente preparato. L'inglese Richard Lower, dodici anni dopo, scoprì che il sangue scuro che entrava nei polmoni diventava rosso dopo averli attraversati. Lower non limitò i suoi esperimenti agli animali ma nel 1667 somministrò ad un paziente sangue proveniente da un agnello. Un'altra trasfusione di sangue proveniente da una pecora fu effettuata nel giugno dello stesso anno in Francia da Jean Baptiste Denis professore dell'Università della Sorbona e medico di Luigi XVI ad un ragazzo di quindici anni che i salassi, i clisteri e i lassativi prescritti dai medici che lo avevano in cura, non sappiamo per quale patologia, avevano ridotto in condizioni pietose. Il paziente riportò inizialmente un notevole beneficio ma successivamente morì. Denis però dopo i primi successi ebbe una serie di inconvenienti. Nel corso delle trasfusioni si manifestarono disturbi, a volte anche molto gravi, legati all'incompatibilità dei gruppi sanguigni che nel diciassettesimo secolo non erano ancora conosciuti. Spesso la conclusione fu la morte del paziente. I primi successi nelle trasfusioni si erano avuti perché, forse per caso, si era ricorso a donatori universali con gruppo zero positivo il cui sangue, come si sa, può essere dato senza eccessivi pericoli. Nel 1668 le morti divennero però così numerose da costringere il governo ad emanare un editto che proibiva di eseguire una trasfusione in assenza di un membro della facoltà di Medicina. Questo significava condannare in maniera definitiva la pratica delle trasfusioni perché la facoltà di Medicina si opponeva ad ogni innovazione nel campo medico. Il fisiologo ed ostetrico inglese James Blundell nel 1828 si convinse, dopo molti esperimenti eseguiti sugli animali, che le trasfusioni erano veramente in grado di salvare la vita alle donne che avevano appena partorito e perciò inventò un apparecchio per il passaggio diretto di sangue da un uomo all'altro. Nel 1868 fu fatta un'analisi critica di tutte la trasfusioni note che erano state fatte nei cinquant'anni precedenti. Su 155 trasfusioni si erano avute cento sopravvissuti. Nel 1901 cambiò il futuro delle trasfusioni quando furono scoperti i gruppi sanguigni ad opera di Karl Landsteiner. Questi in un suo studio affermava che gli esseri umani avevano tre gruppi di sangue: A, B, O. Circa un anno dopo Decastello aggiunse anche il gruppo AB. Veniva così dimostrato che il sangue contiene degli anticorpi detti agglutinine che agiscono contro particolari globuli rossi. Se ad una persona viene trasfuso un sangue verso il quale quell'organismo contiene degli anticorpi, i globuli rossi trasfusi si ammassano tra di loro o si rompono provocando complicazioni anche mortali. Il sangue perché sia compatibile con il soggetto cui è diretta la trasfusione non solo deve essere dello stesso gruppo ma anche dello stesso Rh. Questo è un fattore che prende il nome da una scimmia il Macacus rhesus che ebbe un ruolo importante nella sua scoperta. Può essere presente o assente nel sangue umano. Il sangue di ogni essere umano appartiene, quindi, ad uno dei quattro gruppi anzidetti e sarà Rh positivo o negativo a seconda della presenza o dell'assenza di questo fattore. Incompatibilità del sistema Rh possono comportare problemi anche in gravidanza con rischio di ittero e anemia per il neonato. Trasfondere del sangue da una persona ad un'altra è comunque un atto pericoloso perché si possono trasmettere malattie infettive. Gli agenti trasmessi sono il virus dell'epatite, il virus dell'AIDS, il germe della sifilide, il plasmodio della malaria, il citomegalovirus ed altri germi ancora. L'epatite post trasfusionale è una grave complicanza che può portare ad un'epatite cronica attiva e ad una cirrosi epatica. In quasi tutti i paesi dal 1985 si esegue la ricerca dell'AIDS nel sangue dei donatori. Altre possibili complicanze di una trasfusione di sangue sono rappresentate dalle alterazioni della coagulazione che si possono verificare per la trasmissione, insieme al sangue, di quelle sostanze che si usano per impedire che possa coagulare una volta prelevato dal donatore. Allo scopo di evitare questi pericoli si cerca oggi di ricorrere alle trasfusioni di sangue solo in caso di comprovata ed indifferibile necessità. Quando queste emergenze non si verificano si ricorre alla terapia medica per curare l'anemia e si somministra, se la mancanza di globuli rossi è significativa, l'ematopoietina che è una glicoproteina. Questa stimola il midollo a formare globuli rossi senza alterare la formazione dei globuli bianchi. Di questa sostanza si è parlato spesso a proposito dell'uso che ne fanno gli sportivi per aumentare le loro prestazioni. Più globuli rossi significa più ossigenazione dei tessuti ma significa anche maggiore viscosità del sangue con il rischio di trombosi anche fatali. Per questo le autorità sanitarie preposte alla tutela degli atleti fanno controlli prima di una gara e se l'ematocrito, cioè il rapporto tra la parte liquida e corpuscolata del sangue è molto alto, li escludono dalle gare. Ricordo quanto è avvenuto nel corso di una importante gara ciclistica qualche anno fa allorché un famoso atleta, il cui ematocrito risultò molto alto al controllo eseguito la mattina prima della partenza di una tappa, fu escluso dalla competizione. In caso di interventi chirurgici programmati che richiedono l'utilizzo del sangue si ricorre alla tecnica dell'autotrasfusione che consiste nella reinfusione del sangue del paziente precedentemente raccolto. Ci sono due momenti fondamentali per la raccolta del sangue del paziente in relazione all'intervento chirurgico: il periodo preoperatorio e quello intraoperatorio. Per quanto riguarda il periodo preoperatorio si praticano uno o più salassi di circa 300/400 c.c. di sangue che vengono conservati per reinfonderlo allo stesso paziente al quale è stato prelevato in caso di necessità intra o postoperatorie. Per quanto riguarda invece il periodo intraoperatorio ci si affida ad un'apparecchiatura che raccoglie il sangue perduto nel corso dell'intervento. Lo aspira, lo filtra e lo raccoglie in una sacca da cui viene poi trasfuso. E' importante sapere che con queste metodiche si annulla il rischio di trasmissione di malattie. Credo però che sia preoccupante lo scarso interesse dei medici per l'autotrasfusione ed altrettanto preoccupante è il rilevare che poche sono le strutture dotate di apparecchiature per il recupero del sangue durante l'intervento chirurgico. Non mi risulta che esistano nella provincia di Caserta strutture pubbliche o private dotate di queste apparecchiature. Non so se nella città di Napoli ve ne siano e quante invece siano attive in tutta la Campania. Si continua a ricorrere alla trasfusione di sangue prelevato da altre persone che sappiamo ancora pericolosa anche se i Centri trasfusionali abilitati sono molto attenti alla verifica del sangue che viene messo in circolazione. Alle pratiche alternative alle trasfusioni ricorrono invece i Testimoni di Geova i quali prendendo alla lettera ciò che è scritto nella Bibbia rifiutano di sottoporsi alla trasfusione di sangue prelevato da altre persone. Queste persone ricorrono, in caso di necessità, a strutture dotate di quelle metodiche alternative di cui abbiamo parlato in precedenza. Sorprende che gli organi sanitari regionali e nazionali non siano ancora riusciti ad affermare tra i medici la cultura del metodo alternativo alle trasfusioni. Io credo che i nostri Ospedali pubblici e le organizzazioni sanitarie private convenzionate con il sistema sanitario nazionale dovrebbero essere dotati, per disposizione legislativa, di una macchina per il recupero intraoperatorio del sangue. Il motivo per cui finora ciò non è avvenuto lo ignoro.
Antonio Citarella

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