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Un po' di storia...
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Raccolte fotografiche
 
Mascoli e Centore
per la valorizzazione della musica

Il 23 u.s., in piazza dei Giudici, tra le tante tappe del "Sinfonia in Festival", raduno di complessi bandistici organizzato dalla Provincia di Caserta, si è svolta quella di Capua con l'esibizione della formazione bandistica "Città di Avellino" diretta dal Mº Carmine Santaniello.
Alla bella serata di musica classica, hanno partecipato in prima persona, oltre al sindaco Alessandro Pasca che si è vivamente complimentato per l'esecuzione, l'assessore provinciale al turismo Angela Cuccaro, il consigliere provinciale e presidente dell'Agenzia Giovani Provinciale Carmine Antropoli, il direttore del Museo Campano don Giuseppe Centore e il dirigente amministrativo provinciale dott.Antonio Mascoli.
Sia Centore che Mascoli, con accorati appelli alle autorità, si sono augurati che nel Paese si affermino i valori della musica con formazioni stabili che non solo siano occasione di sviluppo occupazionale ma che rinverdiscano le migliori tradizioni nazionali e locali, nella patria di valenti musicisti e compositori di musica immortale. Centore tra l'altro ha auspicato la costituzione da parte del Comune della "Casa della Musica" e di un museo delle partiture musicali.

Personale di Rosanna Zitelli

Giovedì 27u.s. nel cortile di Palazzo Lanza al Corso Gran Priorato di Malta, la F.I.D.A.P.A., di cui è presidente la prof.Licia Trimarchi, ha presentato una personale di pittura di Rosanna Zitelli che è stata introdotta dall'artista Anna Maria Ferrara con note a margine di Rosa Morelli.
La mostra ha ottenuto un grosso successo di critica e di pubblico per la notorietà e la bravura dell'artista.

"L'AVVOCATO RISPONDE"
DEPURAZIONE, PURTROPPO SI PAGA!

I doveri tributari sono sentiti e vissuti dal cittadino come un pesante fardello da evitare e da allontanare. Ma - ahinoi! - i tributi vanno pagati. Per quanto possiamo dimenarci, scalpitare, ribellarci o tentare di procastinare l'inesorabile momento sappiamo che il nostro portafoglio sarà inevitabilmente alleggerito e il nostro dovere di cittadini sarà compiuto.
Essendo così doloroso accettare la sorte del dover adempire ai doveri di contribuenti, è chiaro che, di fronte ad un'imposizione tributaria che può suscitare la nostra diffidenza, sentiamo il bisogno di accertarci della sua legittimità prima di sborsare le somme che ci vengono richieste. Ebbene, premesso che i tributi possono essere imposti solo in forza di una legge - e questa è già una garanzia per il cittadino - dobbiamo osservare che la legge sul punto stabilisce che il canone per la depurazione è dovuto dagli utenti anche nel caso in cui la fognatura sia sprovvista di impianti centralizzati di depurazione e che i relativi proventi affluiscono in un fondo vincolato restando destinati esclusivamente alla realizzazione e alla gestione delle opere e degli impianti centralizzati di depurazione.
Il lettore a questo punto forse resterà scontento, ma prenderà atto del dettato normativo, eppure continuerà, probabilmente, a domandarsi perché il legislatore ha inteso svincolare la doverosità del pagamento dell'effettiva fruizione del servizio. Proverò a rispondere a questo interrogativo effettuando una breve analisi sulla natura giuridica del canone di cui si discute.Ebbene, secondo l'elaborazione giurisprudenziale detto canone ha natura tributaria e non può essere considerato come una tassa.Questa distinzione dogmatica risulta di fondamentale importanza pratica laddove si considera che mentre la tassa è applicata secondo il criterio della controprestazione (ovvero il cittadino paga la tassa in cambio del servizio, per cui laddove il servizio non viene effettuato il cittadino non è tenuto a corrispondere alcunché), il tributo è acasuale, ossia è svincolato dalla controprestazione e si pone come un obbligo unilaterale che colpisce tutti coloro che si trovano nelle condizioni previste dalla relativa normativa, a prescindere dall'effettivo uso del servizio. In ogni caso, anche se volessimo aderire alla prospettazione, che pure è stata fatta in dottrina, che, a partire dal 1999, il canone di depurazione avrebbe perso la connotazione di entrata tributaria per acquisire quella di corrispettivo per la prestazione del servizio, comunque dovremmo necessariamente collegare la doverosità del pagamento al vincolo che la legge impone su tali entrate.
Invero, esse sono, come abbiamo visto, vincolate alla realizzazione dell'impianto di depurazione. Possiamo perciò concludere che, a prescindere dalle disquisizioni sulla natura giuridica del canone di cui si discute, esso va pagato in quanto la legge espressamente stabilisce la doverosità del pagamento, e la corrispettività della prestazione è garantita dal vincolo di destinazione che la legge impone su tali proventi.
Avvocato Maria Gagliardi

Giovanni Andreozzi, un eroe dimenticato


L'anziana sorella della Medaglia d'Oro al V.M. ci accoglie nella sua casa di fronte alla torre normanna, dove l'eroe nacque il 3 dicembre 1907 e dove sulla parete esterna del palasso, è apposta una lapide che ricorda il suo sacrificio. Emma Andreozzi non una sola volta ha partecipato a cerimonie commemorative di medaglie d'oro capuane in cui non sempre si ricordava la memoria del fratello. Probabilmente, se l'abbiamo vista un po' defilata negli ultimi anni, è perché ingiustamente l'esempio valoroso di Giovanni Andreozzi veniva avvolto dall'oblio, un po' trascurato. Con lei parliamo brevemente dello scomparso. "Lo accompagnai alla stazione ferroviaria l'ultima volta che lo vidi prima della morte" ci confida la signora Emma, dai cui occhi sgorgano lacriime di giustificata commozione.Ci mostra alcuni "souvenir" della sua vita militare, un mantello di un Ras ucciso da Giovanni in un corpo a corpo e una scimitarra.Ci consegna quindi copia del discorso commemorativo tenuto sul municipio nel 1974, anno in cui furono restituite le spoglie mortali di Andreozzi alla città e di cui Block Notes vi presenta ampi stralci.
Giovane pieno di vita, sportivo, vivacissimo, ebbe i suoi natali in Capua il 3 dicembre 1907 da modesta ma integerrima famiglia di lavoratori. Fu ammesso ai corsi di reclutamento per ufficiale in servizio permanente presso l'Accademia Militare di Modena e, nominato sottotenente, perfezionò i suoi studi militari presso la Scuola di Applicazione di Fanteria di Parma; fu nominato tenente in servizio permanente nell'anno 1932. Scoppiate le ostilità in Abissinia capì subito che il suo posto non era in Italia ad istruire le reclute bensì ove ferveva la lotta; chiese ed ottenne di essere inviato nella zona delle operazioni venendo assegnato al 1º Reggimento di Fanteria Coloniale, V Battaglione Libico. Alla prima azione di guerra cui prese parte venne decorato con Croce di Guerra al Valor Militare; successivamente per l'azione di Uadi Gobelli del 29-30 giugno 1936 ebbe una medaglia di bronzo al V.M. (decorato sul campo) con la seguente motivazione: "Alla testa del suo plotone conteneva con ardimento e bravura l'urto di preponderanti forze avversarie. Passato al contrattacco, fugava il nemico, infliggendogli gravi perdite e portando efficace e decisivo contributo alla soluzione vittoriosa di un lungo combattimento. Già distintosi in precedenti azioni". Ed ancora, ferito il 18 settembre dello stesso anno nell'azione di Amagià, venne decorato "sul campo" di una seconda medaglia di bronzo al V.M. con la seguente motivazione: "Comandante di plotone esploratori attaccato da forze preponderanti si manteneva fermo sulla posizione assegnatagli. Ferito alla faccia da una fucilata non lasciava il suo reparto se non quando lo vedeva al sicuro su una posizione retrostante. Esempio costante di calma e sangue freddo". Il 2 febbraio 1937, a Beggi, il Dio degli Eroi gli segno la fine gloriosa che è compendiata nella motivazione della Medaglia d'Oro al V.M. decretatagli, alla Memoria, con la seguente motivazione: "Comandante di plotone di fucilieri, durante cruento combattimento contro forze nemiche soverchianti, mentre accorreva per parare una grave minaccia dell'avversario, rimaneva ferito ad un braccio. Conscio dell'importanza della missione affidatagli, con sereno stoicismo e mirabile valore, trascinava i suoi ascari ad un furioso attacco all'arma bianca, ristabilendo la situazione compromessa. Ferito una seconda volta mortalmente all'addome, si rifiutava di essere condotto al posto di medicazione e continuava ad incitare i suoi ascari, dicendosi lieto di aver offerto la sua giovinezza alla Patria. Fulgido esempio delle epiche virtù di nostra gente. Volontario in A.O. e già decorato sul campo". Egli riposa vicino ai suoi cari ma a fianco con l'Eroe di Lubiana Magg. M.O. Oreste Salomone, entrambi (così volle il destino!) alla distanza di 19 anni accomunati oltre che nel valore anche, nello stesso giorno, dalla morte. La sua diletta Capua volle dedicargli la strada ove nacque scrivendovi sulla sua tomba: "Volontario in terra d'Etiopia/offriva la Sua giovinezza all'Italia/credendo in un ideale./Capua città di antiche virtù/Lo onora e ricorda/indicandone il Sacrificio.

PER UN PROGETTO VOLTURNO

A conclusione di un incontro tra il consulente di turismo e cultura del sindaco Pasca, l'arch. Gherardo de la Tour, con gli "Amici del Fiume", vari pescasportivi e operatori commerciali, a compendio delle proposte dei presenti, Franco Fierro ha consegnato a de la Tour la seguente relazione: "Il fiume Volturno rappresenta un'importante risorsa naturale a cui il Comune deve guardare quale fonte di ricchezza per gli indotti che può offrire allo sviluppo economico, sociale e culturale della città. Di questo corso d'acqua si deve incominciare ad apprezzare innanzitutto la valenza che esso ha come indotto turistico per l'intera zona, per l'uso prevalentemente sportivo delle sue sponde, su cui insistono campi di gara per tornei di pescasportiva, data la notevole sua pescosità. La precarietà dei campi, però, dal punto di vista della sicurezza e della pulizia, della scarsa viabilità sulle sponde e della loro piena agibilità, li rendono poco omologabili per un loro incremento e sviluppo. La federazione dei pescasportivi, a fronte di un calendario di gare del solo anno 2002, che richiamerà sulle rive del Volturno 2600 garisti oltre ad accompagnatori, famiglie, ecc., con tutti i benefici commerciali conseguenti, sebbene essa metta in essere tutti i suoi sforzi economici per migliorarli, sente forte il disagio per le carenze che si evidenziano e auspica che gli enti preposti producano il massimo sforzo per evitare un declassamento dei campi di gara, con tutte le conseguenze del caso.
Esercenti e bar, ristoranti e trattorie, alberghi, tabacchi, ecc. sono i primi beneficiari dell'utilizzo produttivo del fiume Volturno e sotto il profilo turistico rappresenta un fattore non trascurabile da incrementare e valorizzare.
Nondimeno, anche per la pesca libera si pongono problemi di fruizione delle sponde del fiume. Infatti, da S. Antonio a S. Caterina (Via Pomerio, da Sud verso Nord), privati cittadini hanno chiuso abusivamente gli accessi alle sponde e ai sentieri ecologici per le passeggiate in un ambiente naturale e disinquinato, per cui è necessario intervenire con forza presso le autorità competenti per porre fine a questo stato di cose.
Il Volturno, magnificato nelle opere di poeti e scrittori come Montale e Di Giacomo, De Carolis e Camillucci, al fine di saldarsi anche culturalmente con gli interessi della città, può sulla sua riviera e nella suggestiva piazza dove si svolge il mercato giornaliero dei prodotti di ortofrutta, indire manifestazioni di vario tipo come mercatini e fiere, mostre e spettacoli, in particolare rivalutando le tradizioni in disuso, coinvolgendo gli ultimi pescatori, con i loro attrezzi artigianali e con i "lontri" all'ormeggio, e gli operatori del settore della pesca, per rendere soprattutto produttive le iniziative da mettere in essere. In tal senso, già da sette anni gli "Amici del Fiume" hanno avviato un'iniziativa del genere, che gli organizzatori sperano di ampliare con il concorso degli enti che promuovono il turismo. Detta associazione, tra i fini statutari, si propone inoltre di chiedere a chi di competenza il miglioramento paesaggistico della riviera, nel tratto di attraversamento cittadino, con la rimozione dal letto del fiume dei frammenti e reperti archeologici lì seppelliti dall'ultima guerra, tra cui l'imponente statua settecentesca di S. Giovanni Nepomuceno.
L'idea, rimasta solo tale al momento, di un parco fluviale con un porticciolo turistico, da molti anni esplicitata e avviata solo con progetti, o la navigabilità del Volturno che trent'anni fa propugnava il presidente dell'Ente Autonomo Volturno on. Schiano, possono rappresentare ulteriori spunti per lavorare intorno ad un Progetto Volturno, nei suoi molteplici aspetti sportivi e turistici, ecologici e ambientali, economici, artistici e commerciali. Per tale motivo, per avviare un discorso propositivo, i firmatari della presente nota chiedono che sia indetta nella città di Capua, semmai coinvolgendo per un discorso comune i sindaci dei comuni rivieraschi, una CONFERENZA DEI SERVIZI aperta a tutti gli enti e associazioni interessate, come Provincia e Comune, Provveditorato alle OO.PP., Autorità di Bacino, Soprintendenze.
Gli "Amici del Fiume" si faranno carico di curare la parte organizzativa del convegno".
Capua, giugno 2002

S.Giovanni Nepomuceno,
il fiume è il suo sepolcro
(Dialogo tra Venceslao, re di Boemia e il Santo - 1393)


"... Il Re sapeva che la regina si era confessata da un santo sacerdote chiamato Giovanni Nepomuceno. Lo fece chiamare e gli disse: "La Regina si è confessata da te.Desidero sapere quali siano le sue colpe".
"La Regina ha confessato le sue colpe al Signore, non so quello che ella ha detto" rispose il sacerdote.
"La Regina ha parlato con te, voglio sapere che ti ha detto".
"Per nessuna ragione posso dire quello che la Regina ha detto in confessione".
"Ma io sono il Re lo voglio".
"Il segreto della confessione non può essere rotto da nessuno".
"Se non parlerai ti farò gettare nel fiume Moldava".
"Sarà la migliore maniera perché non parli".
Venceslao chiamò i soldati e fece gettare il santo nel fiume. Dopo 550 anni è successo la stessa cosa con la statua precipitata nel Volturno durante i bombardamenti del 1943.
Franco Fierro

Anche Capua fu una tra le prime città ad avere le strade illuminate
...E LA LUCE FU
di Armando Medugno

Seconda parte
Il contratto prevedeva, oltre alla fornitura delle lampade ad incandescenza, anche la concessione di un opificio per la produzione dell'energia elettrica occorrente sia per l'illuminazione pubblica e privata e sia per le industrie.
La foto mostra la ciminiera dell'opificio con un vistoso pennacchio di fumo prodotto dalla combustione per la produzione del vapore che azionava motore termico e generatore per la produzione di energia elettrica a corrente continua.
L'opificio era ubicato tra il Seminario Campano ed il vicoletto detto "d' 'o repuoso", si accedeva da Via Duomo attraverso l'ingresso dell'ex fabbricato di proprietà del comune.
Durante il periodo fascista l'opificio fu adibito a palestra di ginnastica per gli esercizi del "Sabato Fascista". Distrutto insieme al fabbricato dai bombardamenti del 1943, fu ricostruito solo quest'ultimo, dall'impresa Francesco Santagata, con i danni di Guerra per conto del comune.
Per tale servizio d'illuminazione, il comune s'impegnava di versare al Del Grosso la somma di L. 29.000 annue, contro l'obbligo di collocare e mantenere le macchine e le apparecchiature e quant'altro occorreva all'uopo. Il contratto prevedeva che tutte le apparecchiature da installare: dinamo, motore meccanico e caldaia per la produzione del vapore, fossero di buona qualità e di adeguate potenze, capaci di alimentare circa 500 lampade ad incandescenza di 16 candele normali.
Nel contratto era previsto l'articolo 10 dove il Comune dava ampia facoltà alla ditta appaltatrice di sostituire il sistema descritto: macchinari e lampade, con nuovi sistemi che trovava più conveniente, e il sig. Erminio del Grosso s'impegnava di studiare l'eventuale possibilità di sfruttare le forze idrauliche per la produzione dell'energia, al posto di quelle a vapore se il comune si faceva carico delle eventuali spese sopportate. Poiché il del Grosso, durante il corso degli anni, non pose mai in essere tali miglioramenti al fine di sfruttare la forza motrice idraulica per la produzione dell'energia elettrica, con legale riconoscimento succedette al del Grosso la società elettrica Orsini & C., la quale in data 8 febbraio del 1912, facendo appello all'articolo 10 del contratto dell'8 febbraio 1888, stipulato dal comune con il sig. del Grosso, che prevedeva tali miglioramenti, portava a conoscenza il Comune di Capua che era possibile sostituire al sistema termico attuale con un motore idroelettrico, la cui forza veniva somministrata dalla società "La Campania" (1); e poiché tale innovazione apporterà un relativo aumento di potenza, le lampade passeranno da 16 a 25, 32 e 40 candele e quelle ad arco voltaico (2) di Piazza dei Giudici da 500 a 1200 candele.
La società Orsini & C. oltre alle innovazioni dichiarava di lasciare inalterato l'impianto della motrice fissa alimentata a vapore con le due dinamo elettriche della potenza di 500 Watt per le lampade da 10 candele, la rete di distribuzione, le apparecchiature e il quadro con i relativi interruttori. Detta società, in più installava nell'officina una cabina di trasformazione ed un motore sincrono, posto in asse a due dinamo, il quale veniva alimentato da corrente alternata trifasica di 260 volt, 235 ampere, con una frequenza 42 periodi al secondo distribuita dalla "Campania". Alla richiesta della Orsini & C. il comune, pur conoscendo l'articolo 10 e l'innovazione che si andava ad apportare, non rispose per la nascita di una nuova società denominata "La Capuana" (3) in parte formata da soci con la qualifica di amministratori. Bocciate dagli organi competenti le delibere, con le quali il Comune affidava a detta società l'esercizio della produzione elettrica, il del Grosso, al fine di far valere i suoi diritti portò la questione in tribunale. L'accusa sostenne che gli articoli 10 e 24 sanciti nel contratto Trirocco, autorizzavano sì il sig. del Grosso alla produzione dell'energia elettrica prodotta dalla forza idraulica a quella termica, ma doveva farsi in Capua, oppure studiare se era possibile utilizzare le forze idrauliche nei pressi del comune (4).
La difesa, per conto del sig. del Grosso, era sostenuta dagli avvocati E. De Carolis e E. Salvia, i quali, il 4 luglio del 1912, così concludevano: - L'ostinazione di rifiutare la richiesta, fondata sul patto, della concessionaria di apportare modifiche con motore elettrico ad energia idraulica al posto di quello a vapore, non ha altra spiegazione, pertanto non è né onesto e né morale -.
Dopo alterne vicende, a porre fine a tale controversie, fu la Corte d'Appello di Napoli che, il 14 marzo del 1913 riconobbe al Comune di Capua il diritto di veto alla sostituzione di corrente idroelettrica, salvo utile conveniente col Comune stesso.
Il 17 giugno del 1914 la Giunta Comunale, considerando che la "Orsini & C." concedeva al Comune un congruo risparmio di L. 10.000 annue sulla fornitura di energia elettrica, così deliberava: - considerando che vanno eliminate o riformate nel rogito del 19 febbraio del 1911 tutte le clausole, tra la "Orsini e la Campania", nocive al Comune, è opportuno concedere alla Società Orsini & C. l'alternativa di sostituire la corrente continua da termica di sua produzione a quella idroelettrica alternata trifasica della "Campania", per l'illuminazione pubblica e privata nella città.

Note:
1 - La Società elettrica della Campania, dopo le alterne vicissitudini tra il del Grosso, Orsini ed il Comune di Capua, per risolvere la questione dell'articolo 18 e per esso il 24 sancito sul contratto Trirocco, per le modifiche da apportare all'impianto termico per la produzione di energia elettrica, con quello idroelettrico, fu la stessa Campania a gestire gli impianti e il suo ufficio si trovava, fino a qualche anno addietro, nei pressi dell'opificio, precisamente nel palazzo dove ora risiede la Cooperativa Culturale Capuanova. A capo dell'ufficio vi era il sig. Papa con gli operai addetti ai servizi. Tra gli anziani vanno ricordati: Medugno Gennaro, detto Gennarino 'o cuoco, Piantieri Raffaele, Cipollaro Pasquale ed altri. Poiché in ogni città vi erano diverse società che producevano energia elettrica da macchine a vapore o idroelettriche, ad esempio a Napoli vi era oltre alla Campania anche l'Ente Autonomo del Volturno. Il 6 dicembre del 1962 con una legge dello Stato furono accorpate tutte le varie società in unico Ente Nazionale per l'energia elettrica, ENEL, la quale oltre a produrre energia elettrica da qualsiasi fonte, la comprava, la vendeva e la distribuiva.
2 - L'espressione scritta sul contratto Trirocco per le lampade ad arco voltaico è errata, in quanto la luce prodotta è dovuta dall'incontro di due carboni di grafite, alimentati a corrente continua, con i poli uno negativo l'altro positivo, come quelli usati per le macchine cinematografiche. Negli anni 37/38 del secolo scorso, durante la trasformazione per il passaggio dalla luce prodotta dall'arco voltaico a quella delle lampada 200/500 Watt, fu rinvenuta, da mio padre, una massa di spezzoni di detti carboni nei lampioni che ora sono sistemati nell'atrio del Comune.
3 - La Capuana, poiché era una società formata da molti amministratori, oltre alle delibere bocciate dal Prefetto e dalla Giunta Provinciale, ebbe anche una denuncia dal del Grosso e da Orsini, in quanto detta società non curava gl'interessi del Comune ma quelli propri dei soci.
4 - ... oppure studiare secondo l'articolo 24 del contratto Trirocco, se era possibile sfruttare le forze motrici idrauliche nei pressi di Capua, chiara allusione alle forze idrauliche di Tririfrido (Triflisco) in territorio di Bellona, così si legge nelle osservazioni del relatore, giudice Masulli, del Tribunale di Santa Maria C.V. nella controversia tra il Comune di Capua e la società elettrica Orsini & C..
FINE

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