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REFERENDUM:
PEDONALIZZIAMO
IL CENTRO STORICO
Mettiamoci d'accordo con un bel si o con un bel no. Ora la città è più affollata di pedoni dopo il recente arrivo dei militari, a quarantadue anni dalla chiusura dell'ultima caserma, la Fieramosca. Non ci sono alibi per il commercio, con più gente in giro. E poi caos e soste selvagge lo danneggiano certamente. Gli spazi del centro sono saturi di automobili che emanano maleodoranti e nocivi odori; chiazze di olio dei motori hanno disegnato il corso a macchia di leopardo; i pedoni sono nauseati perché devono zigzagare tra le vetture in sosta e mettersi la mascherina; i turisti e i visitatori, per districarsi in mezzo al traffico caotico e allucinante, finiscono per maledire di aver messo piede nella nostra città. In una città civile basta un referendum per mettere tutti in pace. Non è facile ottenerlo perché il nuovo statuto comunale con il regolamento non è ancora pronto. Prepariamoci però all'idea di fare questa scelta, non appena ce ne sarà la possibilità. L'amministrazione comunale fa bene a promuovere l' "okkupazione" di suolo da parte di bar e ristoranti, pizzerie e rosticcerie, che diventano piccole oasi di tranquillità, ed è pur sempre spazio che si sottrae al passaggio e alla sosta di auto e motorini. Pare inoltre che sia anche giunta l'ora di attuare il piano dei parcheggi custoditi e che la non modica cifra di un euro all'ora per sostare al centro potrà essere scoraggiante per gli automobilisti, a beneficio dello scorrimento del traffico. Con il referendum che proponiamo, noi siamo schierati con i pedoni per la vivibilità e se si otterrà l'abolizione del traffico nel centro (escluso per i residenti e mezzi autorizzati) bisognerà abituarsi alla nuova dimensione che avrà la città pedonalizzata, sicuramente più vivibile, e le nuvolette di benzene-killer che ingurgitiamo noi, compresi i malcapitati esercenti, (peggio ancora i bambini in tenera età sulle carrozzine) saranno solo un brutto ricordo. O dentro o fuori, le mezze misure non servono a niente!
TORRI E CASTELLI NEGATI:
UN OSTACOLO AL FUTURO TURISTICO
"Block Notes" e ReteCapua cantano sempre lo stesso ritornello, fischiettano lo stesso motivetto: lo sviluppo turistico della città passa attraverso la salvaguardia e valorizzazione dei suoi innumerevoli monumenti, di cui solo in parte riportati nella ponderosa opera di Pane e Filangieri: "Capua, arte e architettura". In connessione con quest'assunto c'è una sola cosa da fare: chiudere il centro storico monumentale. Ogni presenza di "consulenti" al comune per realizzare l'assunto che si siamo posti è solo uno spreco di denaro, se non si vedranno fatti concreti attinenti al tema. Parliamo delle nostre grandi potenzialità turistiche e iniziamo dai tre castelli "negati", non perché non ci è permesso visitarli, ma perché senza il possesso di essi la città non può iniziare una programmazione turistica avulsa dalla loro fruizione pubblica, cioè di tutti, in qualunque ora, di notte e di giorno, a Natale e a Pasqua. Ora nei castelli ci si entra per gentile concessione, quasi per grazia ricevuta. In questo mese di luglio in cui ricorre l'anniversario della "presa della Bastiglia" ci vien quasi quasi la voglia di proporne provocatoriamente e simbolicamente l'assalto, (un girotondo o una catena umana a scelta dei due poli contrapposti) per richiamare l'attenzione nazionale su un problema vitale per Capua, già dimezzata di monumenti nel bombardamento del 9 settembre del '43.
Tre monumenti, tre storie diverse in diversi periodi storici. Del primo abbiamo già detto nel precedente numero che è di epoca normanna, è già monumento nazionale dal 1875 e fu fondato nel 1065 da Riccardo I; la porta con le torri di Federico II, rudere di età sveva posto all'ingresso del regno, fu edificata intorno al 1236, su disegno di Nicola Cicala e rasa a dieci metri dal suolo nel 1557 dal duca d'Alba, vicerè di Napoli, per le nuove esigenze imposte dall'uso dell'artiglieria; infine il maestoso castello di Carlo V chiamato così perché lo stesso imperatore ne promosse l'edificazione per rafforzare la piazzaforte di Capua, dopo la sua visita alla nostra città il 23 e 24 marzo del 1536. In quella occasione avvenne una sfarzosa cerimonia con un percorso che, come scrive Ciro Robotti in "Il Castello di Carlo V" (edizione Il Grifo) denotò da parte degli Eletti della città "la volontà di mostrare all'imperatore la qualità architettonica e sociale dell'ambiente urbano" mostrandogli tra le emergenze storiche il castello normanno e la porta con le torri federiciane. Fermiamoci qui, per non dire dei cento monumenti di Capua e S. Angelo in Formis, come il Museo Campano e la Basilica Benedettina, delle sue chiese e tesori, e auguriamoci che in modo unitario le forze politiche e culturali seguano la via dell'affermazione turistica della nostra Regina del Volturno, come è nelle attese e nelle speranze dei cittadini.
Franco Fierro
Piazza Eucaliptus cementificata
Palasciano: intestiamola a Giordano Bruno
Pareri discordi si sentono in merito alla tanto attesa realizzazione di piazza Eucaliptus. A prima vista sembrerebbe che il cemento, usato a tonnellate senza risparmio alcuno, prenderà il sopravvento sul verde ma dovremo attendere che i lavori siano ultimati per esprimere un giudizio definitivo.
Chi invece già tuona contro la cementificazione in atto è Italo Perfetto, socio del WWF: "Fermate quei lavori, c'è troppo cemento in quella piazza!".
Secondo i tecnici dell'opera avviata dalla precedente giunta e concretizzata da quell'attuale, più del 50% della piazza è a verde ed è stata concepita con i più moderni principi di architettura.
Intanto nel discorso della piazza in costruzione si è inserito il giovane Marco Palasciano che ha proposto di "pareggiare i conti" tra il cardinale Roberto Bellarmino e il filosofo campano Giordano Bruno.
Il primo fece parte del tribunale di Inquisizione che mandò al rogo Bruno e ha in Capua una piazza e un rione intestati. Palasciano propone un atto riparatore a favore del filosofo intestandogli la nuova piazza.
A ricordo della foresta di eucalipti che sorgeva nella zona e che è stata trasformata in una nuova "via Gluck", il progetto prevede che al centro della piazza sia messo a dimora un esemplare del salutare mirtaceo. Franco Fierro
Cani "sporcaccioni" per forza
I nomi dei padroni sono sulla bocca di tutti ma c'è omertà
Finché ci saranno cani randagi per le strade, potremo anche tollerare che quelli padronali possano usare anch'essi il suolo pubblico per i loro bisogni fisiologici. Questo per mettere su un piano di parità i randagi e i più fortunati cani padronali, che sono coccolati tra le mura domestiche, oltre a poter usufruire di tutti i servizi necessari (veterinario, maquillage, ecc.).
Ma ora ci dicono che il comune ha stipulato una convenzione con un canile dove sistemare i randagi, che attualmente, grazie a qualche animalista di buon cuore, vengono alimentati e dissetati quotidianamente.
Innanzitutto il comune dovrebbe destinare apposite aree come W.C. per animali, da distribuire sul territorio, come in tante città civili, e imporre ai possessori di portare lì i loro cani che devono fare pipì e pupù. Non vi pare? E i randagi come ci andrebbero con le loro zampette in questi spazi riservati? Se trasferiti nel canile, il problema non sussiste. In ogni caso i randagi preferiscono i rioni e le aree abitate per procacciarsi il cibo, per cui di solito non stazionano nei giardini pubblici, affollati perlopiù di bambini e anziani. (L'occupazione della villa-canile è un caso limite perché in quel posto l'ospitalità data ad un cane, ne ha richiamato altri, per motivo di… sesso).
E' questo il vero grande problema igienico, sanitario ed estetico che qui intendiamo affrontare. Alcuni di questi spazi verdi sono il giardino di Porta Tifatina e quello antistante il Cuore di Gesù con la passeggiata sulla riviera. Qui la vergogna non ha limiti. Possessori ben indentificati di cani, con tanto di nome e cognome, cercano di trasmettere la loro inciviltà alle incolpevoli creature, che non hanno il dono della parola per poterli mandare a… fare in c..
Fino a pochi anni fa l'assessorato all'ambiente aveva fatto apporre vistosi cartelli, con il divieto di circolare con i cani senza portare paletta, segatura e disinfettante. Non ci sono più. Attualmente poche persone incivili espongono un'intera città nei confronti non solo dei residenti ma di visitatori e turisti. I responsabili dell'ambiente urbano restano assenti, sono del tutto indifferenti o addirittura ignorano del tutto quel che succede da quelle parti. Conclusione: cercasi vigile "superman" o una guardia zoofila per elevare multe ai sensi dell' "antica" ordinanza n. 165 del 1993, ancora vigente.