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Block Notes - Marzo 2002- 

Supplemento mensile del telegiornale quotidiano di ReteCapua

  • C'è qualcosa di nuovo nell'aria, anzi d'antico...
  • Ritorna a rivivere l'ex campo d'aviazione
  • Rione Santagata: il degrado è qui
  • Un Medico famoso: S. Ciro
  • MUSEOCAMPANO & DINTORNI
  • ILCANONICO IANNELLI FONDATORE DEL MUSEO CAMPANO
  • Gli archivi del Museo Campano e Arcivescovile fonti di una pubblicazione dello studioso Luigi Russo
  • Volumi su Capua preromana acquisiti dal Museo Campano
  • LA PATRIA RICONOSCENTE Ricordo del maestro elementare Ettore Bova
  • CAPUA E L'AEROCLUB
  • DIVENTA OPERATIVO IL POLO DI ADDESTRAMENTO O. SALOMONE
  • Il Volturno, una volta navigabile, ora è solo un acquitrino
  • NAVIGABILITA' DEL VOLTURNO
  • Gli Amici del Fiume pronti per "Estate in Riviera"
  • Recuperare i reperti sepolti nel fiume
  • Capua del XVIII Secolo in una edizione anastatica edita da Capuanova
  • Don Umberto è sempre vivo nel cuore di Capua
  • RENA TOIZZO, l'amico del Rione Santagata
  • ANNAMARIA SAPIO in CITARELLA
  • Capua "occupata" da bici, monopattini e skeat board
  • APOLOGIA DI CAPUA
  • Giochi di ieri e di oggi: Il "chiavino" esplosivo
  • BELLONA IERI E OGGI -di Franco Valeriani-
  • Una Promessa mantenuta: Serie A conquistata!

C'è qualcosa di nuovo
nell'aria, anzi d'antico...

C'è veramente da esultare alla constatazione di vedere all'esterno della Cisterna Tortelli un cartello attestante che c'è un cantiere di lavoro in atto.Proprio così! Finalmente qualcosa di nuovo e di bello per l'antico sito!Si respira un'altra aria a passarvi davanti e sapere che un'impresa specializzata (la "V. Modugno" di Capua) è stata incaricata di attuare alla Cisterna interventi provvisionali per poi passare al suo recupero.
E' dal 1998 che "Block Notes" ha denunciato il pericolo di crollo del cinquecentesco manufatto, in particolare al Soprintendente Ricciardi in persona ed ora che probabilmente si sono trovati i finanziamenti per risanare il monumento, possiamo dire di essere orgogliosi di aver segnalato lo stato di incuria in cui si trovava la Cisterna.Nel 1998 ci fu solidale con una lettera il sempre attento preside Rosolino Chillemi, che ora ha ritenuto di esprimere un plauso per la felice conclusione a cui siamo giunti:
"La notizia degli iniziati lavori per il consolidamento della pericolante Cisterna Tortelli onde avviarne il restauro, è di quelle, in questa Capua rovinante in tanti suoi monumenti, che consolano e fanno sperare nel futuro. E a te che sei l'araldo di molti problemi cittadini attraverso articoli e trasmissioni va il plauso più cordiale per questo che è un tuo successo.
Ricordo che, nella trasmissione di ReteCapua del 3 giugno 1998, segnalasti lo stato di estremo degrado e di rovina della cinquecentesca cisterna d'acqua, costruita da Benvenuto Tortelli, sita tra il Collegio dei Gesuiti e il convento di S.Maria delle Dame Monache.
Interessante e bella opera di architettura da ammirare e tenere da conto tra i monumenti capuani, capace all'epoca di conservare, per i bisogni della città, ben seimila botti d'acqua pari a 31.500 ettolitri, utilissimi nel caso di assedio.
Subito scrissi al Soprintendente ai Beni Architettonici, richiamando il parere di pericolo già espresso anni prima dalle professoresse di restauro Stella Casiello e Isabella Di Resta, perché scongiurasse, con opportuni e urgenti lavori di restauro, un altro attentato al patrimonio storico-artistico capuano.
Vedo ora con soddisfazione che il tuo appello è stato ascoltato, che la tua appassionata richiesta è stata accolta, e me ne rallegro a nome di quei cittadini che nutrono rispetto e amore per la storia e l'arte della propria città.
Continua nelle tue oneste battaglie, insisti, denunzia abusi e manchevolezze, e ci troverai sempre con te per Capua.
Con simpatia ti saluto.

Ritorna a rivivere l'ex campo d'aviazione
Nella Caserma "O.Salomone" i primi 600 Allievi dall'8 aprile
Per il giuramento probabile visita del Presidente Ciampi il 18maggio

Non solo per la celebre Disfida capeggiata da Fieramosca, ma anche per l'episodio degli Ozi di Annibale, il quale dopo la battaglia di Canne nel Barlettano venne da noi a svernare e a riposarsi, Capua e Barletta hanno alle spalle riferimenti storici comuni, ed ora hanno anche un motivo in più: il trasferimento da Barletta sulle rive del Volturno del 47º Reggimento Addestramento Volontari.
Affabile e cordiale, il Colonnello Paolo Girlando, comandante del 47º R.A.V., nel suo ufficio del moderno fabbricato del complesso militare di via Brezza, accetta di offrirci questa sintetica ed essenziale intervista con un preambolo: "Ho allacciato sempre contatti cordiali con la stampa". Accanto a lui c'è il concittadino, Vice comandante Ten.Col. Antonio Morlando. E allora arrivano? "Sembra proprio di sì, il primo blocco di 600 allievi volontari in ferma breve (V.F.B.) arriva il prossimo 8 aprile" afferma il comandante Girlando.
Senz'altro è un fatto storico per Capua che aveva perduto le sue prerogative di città militare e anche di piazzaforte che aveva in passato. Dove è ora la Scuola Militare, c'era la sede di un aeroporto annesso alla Scuola Avieri, la quale prima, durante e dopo la IIGuerra Mondiale ha fatto la fortuna dell'economia del territorio. Poi essa fu trasferita a Caserta... Ora, dopo un vuoto di 50 anni, arrivano i soldati, preceduti dalla valorosa Bandiera di Guerra del Reggimento giunta al campo il 18 dicembre u.s.; bandiera che si fregia di molte medaglie al merito e che già sventolava sui campi di battaglia dai tempi della I Guerra Mondiale.
Sullo sviluppo delle attività militari nel grande complesso di Capua ci sono le speranze degli operatori e dei tanti commercianti che hanno investito da alcuni anni. Insomma l'indotto dovrebbe andare? "Considerato che ogni allievo percepirà uno stipendio di circa 800 euro mensili, si mette in circolazione una cifra di circa 250.000 euro al mese" che è la previsione che si valuta in relazione allo svolgimento del corso. Il giorno del giuramento, fissato per il 18 maggio, dovrebbero riversarsi negli alberghi della zona alcune migliaia di persone: genitori, fidanzate, amici degli allievi, ci sarà il tutto esaurito dappertutto.
Ci saranno altri arruolamenti considerato che il complesso è vastissimo? "Avremo l'afflusso di 100 volontari in ferma annuale (V.F.A.), previsto per il 22 maggio, con periodicità trimestrale". E parlando dei collegamenti città-caserma, vi sono stati garantiti adeguati trasporti? "E' un'iniziativa che spetta al sindaco della città, già messa in moto.A tal proposito, infatti, è in firma un protocollo d'intesa tra il comandante della Caserma "Salomone", Brig.Gen.Rossi e il sindaco Pasca". (Infatti dal sindaco abbiamo appreso che l'Amministrazione ha avviato questo problema all'A.C.S.M. ed inoltre sono in progetto la realizzazione di marciapiedi ed un sottopasso carrabile dal campo fino alle scuole elementari di via Brezza, per spezzare quel diaframma che esiste tra caserma e città). I soldati dunque incominciano a marciare... e con essi si potrà mettere in marcia l'economia locale e territoriale.Rivolgiamo un benvenuto, quindi, a questi giovani, provenienti da tutta Italia, ai loro superiori Col.Girlando e Ten.Col.Morlando, certi dell'accoglienza e dell'ospitalità che per tradizioni culturali e storiche la nostra città saprà riservare loro.
Franco Fierro

Rione Santagata: il degrado è qui
Comune, Iacp, Asl e azienda trasporti chiamati a risollevare le sorti della periferia

Voglia di fare, voglia di partecipare, per la rinascita di tutto il rione, il Carlo Santagata, abitato da alcune migliaia di cittadini in appartamenti in massima parte dell'I.A.C.P.
Alle elezioni comunali ultime hanno partecipato da protagonisti alla bagarre elettorale, segnalando a tutti i candidati le condizioni di degrado in cui si trova il rione, spingendo tutti ad impegnarsi affinché nei loro confronti ci sia una nuova attenzione, un impegno particolare per migliorare una situazione di cui sono responsabili un po' tutti: il Comune e l'Iacp, l'Asl il Consorzio Ce2 e l'azienda dei trasporti.
All'indomani del voto, nell'entusiasmo del momento, si sono avviati alcuni interventi importanti, come la bonifica di un suolo privato da adibire a parco per bambini, messo graziosamente a disposizione dalla famiglia napoletana dei Gallo, che per un certo periodo ha retto le sorti del Calcio Napoli.
Tutto questo grazie alla spinta del presidente del comitato rionale Renato Izzo (recentemente scomparso) e dei collaboratori. Ma poi la macchina dei lavori si è inceppata e fermata. "Ne hanno fatto uno più piccolo, con alcune giostrine mezze rovinate sistemate sotto i balconi di un palazzo - afferma una donna del rione - Vedete? I ragazzini con il pallone hanno rovinato tutto l'intonaco".
Il comitato è ben organizzato e porta avanti le attività con il vicepresidente Guglielmo De Pari, Andrea De Luca, Assunta Caruso, Antonio Izzo, Annamaria Manna, Antonio Bellone, Assunta De Luca, Liliana Grebenarova, Pia Malacarne, Maurizio Malacarne, Antonio Calafato, con la piena collaborazione del parroco Raffaele Paolucci.
"II pullman dell'azienda dei trasporti una volta viene e cento no", esclama arrabbiata una donna, A.C., eppure sembra che ci sia una convenzione in corso tra il Comune e l'Acsm, che non sarebbe rispettata.
E' materia da approfondire, un rione periferico, lontano dal centro storico, non può essere appiedato perché eventualmente non si rispettano gli accordi presi.
Non c'è una pensilina, non c'è un cartello con gli orari in cui dovrebbero passare i bus, come si può pensare che possa esistere un minimo di servizio di trasporto in un quartiere-dormitorio, dove mancano negozi, per cui chi non ha un'automobile può raggiungere la città solo con il... cavallo di San Francesco. La lista dei problemi nel rione non finisce mai. Tombini sotto i porticati dei fabbricati senza chiusura, marciapiedi inesistenti o rotti, carenza nel servizio di pulizia giornaliera, che si fa solo due volte alla settimana, cani randagi alcuni anche aggressivi che girano indisturbati, erbacce e tante altre carenze.
Il sogno del comitato rionale è di migliorare la vita degli abitanti, nella consapevolezza che nulla viene regalato e che molti problemi da risolvere da parte delle istituzioni sono diritti prioritari di ogni cittadino.
Franco Fierro

Un Medico famoso: S. Ciro

E' difficile parlare dei Santi medici perché le notizie che li riguardano spesso sono incerte e leggendarie. Non sempre si capisce se il Santo che viene preso in considerazione sia stato veramente un Medico o se invece questo appellativo gli sia stato attribuito dalla tradizione nata da una qualche circostanza, a volte anche apparentemente insignificante, in cui è stato usato il termine di Medico. Adalberto Pazzini nel suo volume "I Santi nella Storia della Medicina" dice, a tal proposito, che il Santo Ursicino viene considerato medico dalla tradizione soltanto perché S. Vitale, nel mentre lo conducevano al martirio nella città di Ravenna, lo apostrofò dicendo: "O Ursicino tu che curasti tanti, cura te stesso della ferita mortale dell'anima". E' legittimo chiedersi, quindi, quale sia il significato da dare alla parola medico cioè quello di un operatore che cura i mali fisici o invece uno che cura i mali dell'anima? Gli agiografi mettono comunque in evidenza il fatto che il medico della tradizione e delle leggende era colui che guariva gli infermi grazie ad una facoltà speciale che gli proveniva dal Cielo. Non avrebbe avuto infatti alcun significato se tale facoltà gli fosse derivata dalla scienza umana. Nelle leggende agiografiche le guarigioni miracolose si susseguono rapidamente e si ripetono costantemente. Avvengono immediatamente con un segno di croce o soltanto per toccamento senza alcun aiuto fisico. Ciò per rendere ancora più luminoso il miracolo. I miracolati per lo più si convertono e qualche volta diventano anche martiri. Alcuni Santi medici prima di convertirsi al Cristianesimo o prima di entrare nella fase della santità studiarono la medicina ed ebbero dei maestri. S. Pantaleone medico ebbe Eufrosino come Maestro e S. Taleo ebbe invece Macario. Spesso però i Santi medici non studiarono mai la Medicina. Questa disciplina veniva infatti considerata non come attività umana ma come attività divina nel senso che era Dio l'artefice delle guarigioni e non il trattamento al quale erano sottoposti i pazienti da parte di medici che nella loro attività sfruttavano le conoscenze scientifiche dell'epoca. Secondo quanto ci è stato tramandato S. Ciro era un medico di professione e per giunta famoso. Ce lo conferma S. Sofronio, patriarca di Gerusalemme, che è stato il suo primo biografo. Qualcuno pensa invece che i dati biografici di S. Ciro siano incerti perché non documentabili ma tramandati dalla tradizione che spesso è leggenda. S. Ciro e S. Giovanni vennero santificati perché dopo il martirio al quale furono sottoposti operarono molte guarigioni mediche e ciò fu sufficiente per attribuire loro la professione di Medici mentre erano in vita. Ciro e Giovanni rappresentarono un binomio che superò l'altro, formato da Cosma e Damiano, per il numero dei miracoli operati. I miracoli loro attribuiti pare che siano stati settanta divisi a gruppi a seconda se fatti in favore degli alessandrini, dei libici o degli stranieri. Anche S. Sofronio sarebbe stato miracolato perché guarito da una grave malattia agli occhi. Secondo la biografia che questi ci ha lasciato, Ciro nacque in Alessandria alla fine del terzo secolo. Quivi compì gli studi che lo avrebbero poi portato a diventare medico. Fu un medico famoso e utilissimo a tutti. Insegnava che le malattie dell'anima sono le più gravi perché sono quelle che nuocciono al corpo generando le malattie più pericolose. Temendo la persecuzione di Diocleziano, Ciro fu costretto ad abbandonare Alessandria e si rifugiò in Arabia. Qui vestì l'abito di monaco ed abbandonò l'arte medica ma continuò ad operare guarigioni miracolose. Da medico dei corpi diventò solo medico taumaturgo e medico delle anime. La fama dei suoi miracoli attirò al suo eremo un soldato, tale Giovanni di Edessa, che diventò suo discepolo. Insieme a Giovanni fu martirizzato con la decapitazione sotto il regno di Diocleziano nel 303 dopo che erano state decapitate Attanasia e le figlie Teodota, Teostite ed Eudoxia perché cristiane e presso le quali i due Santi si erano recati per assisterle. Nei cento anni successivi la fama dei due Santi martiri, arricchitasi di nuovi episodi e di altri miracoli, si diffuse oltre i confini dell'Arabia. Dopo più di un secolo dal loro martirio nel 414 il vescovo di Alessandria S. Cirillo ebbe in sogno una visione che gli indicò il posto dove erano conservate le reliquie di Ciro e di Giovanni di Edessa. Queste furono portate a Menunthis nell'antico tempio di Iside che fu così trasformato in un tempio cristiano. Molti secoli dopo, a causa delle frequenti incursioni che gli infedeli fecero nel tempio, si capì che le reliquie non erano al sicuro. Fu così che nel dodicesimo secolo i monaci Grimoaldo e Arnolfo, consigliati in sogno, portarono le reliquie a Roma. Essi ci hanno lasciato una preziosa testimonianza con una relazione il cui originale è andato perduto quando nel 1298 Bonifacio VIII la fece restaurare e rilegare. Fortunatamente ne esiste una copia nella Biblioteca Vaticana. Altra testimonianza ci viene da un monaco di Grottaferrata che nel secolo tredicesimo scrisse in greco una vita dei due Santi. A Roma i due monaci furono ricevuti dalla vedova Teodora. Questa secondo la leggenda aveva visto in sogno Ciro e Giovanni che le ordinarono di portare i loro corpi nella chiesa fuori Porta Portese che lei aveva fatto costruire in onore di S. Prassede. Il nome originario di questa chiesa era di S. Abaciro. Molto tempo dopo, nel diciassettesimo secolo, durante il pontificato di Paolo V le reliquie furono portate a Napoli nella chiesa del Gesù Nuovo. Le notizie che ci ha lasciato S. Sofronio sono interessanti per capire i metodi di cura all'epoca di S. Ciro. L'attività medica si svolgeva presso dei veri e propri centri medici con delle annesse scuole di Medicina. Ciò finché visse Ciro. Quando questi fu martirizzato insieme a Giovanni di Edessa i centri medici diventarono anche luoghi di culto ove si curavano le malattie secondo le conoscenze scientifiche dell'epoca. Qui vi erano, infatti, Medici che curavano i pazienti somministrando loro dei medicamenti con i quali spesso guarivano. S. Sofronio non amava questi medici. Li considerava buoni medici ma cattivi cristiani. Egli infatti aveva interesse a sottolineare l'aspetto miracolistico della medicina rifiutando i rimedi tradizionali. A questo proposito si narra di un certo Paolo che soffriva di violente cefalee. A questi S. Ciro avrebbe consigliato di uscire dalla porta della chiesa e di offrire un fischietto al primo che passava. Il paziente rimase perplesso e tardava ad eseguire quanto gli era stato consigliato. Alla fine, dopo che il Santo gli ribadì con forza quello che gli aveva detto, costui uscì dalla chiesa ed offrì il fischietto ad un soldato romano che passava di là. Questi sentendosi offeso gli assestò sul capo un colpo di bastone procurandogli una ferita dalla quale uscì non solo copioso sangue ma anche un gran numero di vermi che erano la causa della sua cefalea. Paolo fu quindi guarito per la sua fede. Se vogliamo dare una spiegazione scientifica a questo episodio dobbiamo pensare che la fuoriuscita di sangue dalla ferita abbia potuto decongestionare il circolo sanguigno del cervello del paziente provocando un miglioramento del suo mal di testa. Per quanto riguarda poi i vermi è possibile ipotizzare che questi parassiti fossero la causa dei malanni di Paolo. Vi sono infatti tante patologie dei paesi caldi sostenuti dai vermi. Il parassita più frequentemente responsabile di queste patologie è la filaria. Nel Vecchio Testamento e nei libri di Plutarco si parla di individui abitanti presso il Mar Rosso dal cui corpo uscivano vermi che corrodevano braccia e gambe. Le larve di questo parassita penetrano dall'esterno o vengono ingerite, passano in circolo e vanno a localizzarsi nei tessuti sottocutanei formando delle tumefazioni che poi si aprono dando luogo alla fuoriuscita dei vermi. La malattia descritta da S. Sofronio pare che sia un'infestazione da larve di mosche simile a piccoli vermi. Per concludere vorrei osservare che S. Ciro è un Santo tanto lontano da noi per l'epoca in cui è vissuto eppure il suo culto è ancora molto vivo e sentito, specie nella nostra Campania. Non vi è dubbio che ciò avviene perché nella chiesa del Gesù Nuovo di Napoli vi sono le reliquie di S. Ciro. Intorno ad esse è nato un sodalizio di medici che si riunisce proprio nel giorno della festa del Santo. Alla processione che si celebra in questo giorno partecipava anche il Santo Giuseppe Moscati che spesso ed a lungo si fermava a pregare ai piedi della tomba del suo celebre collega. E' infatti ritratto in un'immagine mentre prega inginocchiato davanti a S. Ciro. Io credo che il culto di S. Ciro sia ancora attuale perché si tratta di un Santo medico. La gente continua a sentire la malattia come un evento drammatico da cui non sa difendersi ed il cui risultato terapeutico è incerto. Ha quindi bisogno dell'intervento della Divinità.
Antonio Citarella

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