AL PRIMO VOTO LE SCUOLE DELL'OBBLIGO PER ELEGGERE
IL "PARLAMENTINO" UNA RAGAZZA SINDACO? E' POSSIBILE
I
BERSAGLIERI CERCANO SEDE…
IL TENNIS CLUB FESTEGGIA IL MEZZO SECOLO DI VITA
PRIMA
CANDELINA DI "CAPUAONLINE"
III
RASSEGNA DI ARTE PRESEPIALE A S.ELIGIO
QUANDO
SI RACCONTAVANO LE FAVOLE UNA FAVOLA CHE NON DIMENTICO
Rischiava la chiusura ma
adesso è diventato addirittura meta di decine di visitatori
PELLEGRINAGGIO DAL BEATO PADRE PIO
DIARIO DI NOVEMBRE
La guerra in Afghanistan continua senza
sosta con una strategia militare che non tutti condividono. Anzi. La
cattura di Bin Laden o delle sue spoglie sembra essere l'unico assillo
degli Americani, che individuano in lui, in un uomo solo, la vera causa
di tutti i mali, mentre c'è tutto un potenziale terroristico che si
scuote nel mondo e che ha cause economiche vecchie ben individuabili. Ma
le guerre le decidono i governi e a noi non resta altro che "credere,
obbedire e combattere". Come succede con il contingente italiano che è
partito alla volta del teatro di guerra. L'atto terroristico,
incredibile e bieco, a tradimento, dell'11 settembre va condannato e
perseguito, ma secondo strategie alternative, non rispondendo con l'uso
della forza e non coinvolgendo negli interventi bellici inermi
popolazioni civili, tra cui innocenti bambini. Evidentemente ci sono
mezzi più innocui, che l' "intelligence" degli Stati alleati ben conosce
e che avrebbe consentito di risparmiare tante vite umane, "aggredendo"
alla base le radici vere del terrorismo. Dal mondo alla città, per
parlare di Capua. Qui, tra le forze politiche, il dibattito langue, non
c'è vivacità dialettica, c'è un appiattimento della vita quotidiana. Il
giudizio, poi, sull'Amministrazione Comunale, sul suo lavoro, sulla sua
attività, non lo avochiamo a noi, lasciandolo ai partiti della
minoranza, che devono esercitare il loro ruolo istituzionale di
controllo e di opposizione costruttiva. La nostra appare al momento una
città alquanto sorniona. Di giorno la vita di sempre si svolge senza
l'affermazione di quell'idea turistica che è in molti, con monumenti,
castelli e chiese sempre chiusi. Di sera, dopo le 20,00 sembra che ci
sia il "coprifuoco", tutti a casa, forse aspettando i soldati che
verranno (quando?) e con i pochi giovani in piazza. L'unica fiammella
ancora accesa è rappresentata dalle forze della cultura.
Meno male che le associazioni sembrano abbastanza sveglie in questo
periodo, producendo iniziative interessanti, da Capuanova alla Pro Loco,
dall'associazione "Il presepio" all'Agesci, agli "Amici di Capua" con il
suo nuovo numero di "Capys", a ReteCapua, e alle tante manifestazioni
che si sviluppano al salone Capecelatro e al Museo Campano. Il mese di
novembre è stato animato poi dalle scuole dell'obbligo con le prime
elezioni del Consiglio Comunale dei Ragazzi. Ed ora? Aspettando Natale.
DEFINITIVAMENTECHIUSAL'EXSERIT
Un altro colpo all'economia cittadina
I capuani possono pure recitare il "de
profundis", dal coma irreversibile alla morte il passo è stato breve
ed ora sono in corso i funerali di quello che fu uno degli uffici più
utili e affollati soprattutto per la sua utilità. E' l'ex Serit,
passato poi alla Concessionaria Banco di Napoli che ufficialmente "non
è più" e il cui trapasso è avvenuto tra l'immensa costernazione dei
cittadini.
La "bara" di questo silenzioso funerale è rappresentata dalle tante
cartacce e suppellettili che stanno prendendo la via di Caserta.
Insomma, i macchinari della catena di montaggio che una volta
trasferiti, non renderanno più possibile il ripristino del servizio di
riscossione in loco. Eppure lo sportello di via Fieramosca, collocato
in un palazzo prestigioso nel cuore della città, era utile alla
popolazione locale e ad un totale di nove Comuni del circondario. Lì
gli utenti andavano e venivano per pagare le cartelle esattoriali e
dei rifiuti solidi, che potevano pagare e possono pagare, questo è
vero, anche in banca o all'ufficio postale con la relativa tassa di
millecinquecento lire. Ma l'ufficio aveva quella marcia in più
rappresentata dal fatto che i dipendenti fornivano all'utenza
un'infinità di informazioni attraverso il computer con il quale erano
collegati al terminale del servizio centrale. Ora tutto questo non può
accadere più, bisogna pagare e basta, con il rischio di fare un
versamento relativo ad una tassa già pagata o non dovuta.
Nell'ufficio vi lavoravano intorno ai cinque impiegati e altrettanti
operavano all'esterno per la consegna delle cartelle.
Adesso resteranno solo i "brandelli" di quello che era un ufficio
funzionante e il rimpianto dei cittadini per il servizio perduto.
Servizio che viene espletato invece a Teano e a Calvi Risorta, a
Caserta e Aversa, tanto per citare Comuni più vicini.
Se questo devono sopportare gli utenti locali, bene farebbe la
direzione generale del Banco di Napoli ad istituire un numero verde
almeno per le informazioni.
Da alcuni anni la direzione del Banco di Napoli aveva annunciato che
aveva intenzione di tagliare i "rami secchi", Capua compresa.
L'amministrazione Mariano intervenne con l'assessore D'Angelo per
trovare un accordo con la direzione del Banco di Napoli per trasferire
l'esazione dell'Ici allo sportello locale, anziché gestirlo
direttamente il Comune, nell'intento di giustificare l'esistenza in
vita del servizio, aumentandone la produttività. Sembrava che tutto
potesse andare in porto con il salvataggio dello sportello.
Ma il Comune fece cadere la cosa, forse per negligenza o indifferenza
al problema e la patata bollente è passata ai successori forse quando
i giochi erano già fatti.
Entro il 18 dicembre, data in cui si concluderà il contratto di fitto
dei locali, lo smantellamento dell'ufficio sarà completo e per
l'ennesima volta i cittadini dovranno rinunciare ad un altro
importante ufficio funzionante in città. Amen. Franco Fierro
Quando c'erano le cantine
La cantina di don Peppe 'a Sesca
La presenza in Capua di bettole, osterie
e cantine caratterizzò molti anni del secolo ventesimo fino a poco
tempo fa. Nel primo decennio dopo la fine dell'ultimo conflitto
mondiale, la più rinomata delle cantine fu quella di don Giuseppe
Pesa, detto "A sesca", cioè che fischia, dal soprannome ereditato da
qualche antenato. La cantina era denominata "Al grappolo d'oro" e
situata nel cuore della vecchia Capua, in via Bartolomeo de Capua, ad
angolo con Piazzetta Quadrapane. All'esterno del locale, sotto un
ombreggiante pergolato, gli avventori per lo più anziani ottuagenari,
erano soliti sedersi ai tavoli e passare ore serene a chiacchierare
tra una partita di scopa e briscola e un buon bicchiere di vino, ora
disturbati dagli schiamazzi dei bambini intenti a giocare lì
d'intorno, ora allietati nelle sere d'estate da un "concertino"
organizzato dalla vecchia guardia notturna Danesi, che abitava nella
vicina Piazzetta Madonna dei Leoni. La cantina era molto ampia e
fungeva anche da salumeria che don Peppe e donna Maddalena conducevano
molto bene, anche se tante erano le famiglie che compravano "a debito"
con la "cartuscella" (striscia di carta di maccheroni) o con il
"libretto" (classico "block notes" con copertina nera). Poche le
insolvenze dei debitori in quanto don Peppe era un uomo che incuteva
rispetto ed in fondo era generoso e comprensivo, dietro quei suoi
occhialini molto spessi. I "misurini" dell'olio e del vino si usavano
perché i due liquidi si somministravano sfusi e non in confezioni come
adesso. II vino era per lo più contenuto in capienti "pizzipapere"
(grosse brocche) per tenerlo in fresco, quando non ancora era stato
introdotto in Italia il frigo ed esistevano solo le "ghiacciaie" di
legno, come quella di don Peppe. I misurini facevano bella mostra
dietro il bancone di marmo lavorato ed oggi sono quanto resta della
cantina ed esposti come in un museo nella casa di famiglia di
Salvatore Pesa insieme ad altri ricordi. Un particolare da menzionare
è quello riferitoci da Salvatore. I misurini per l'olio andavano da 25
centilitri fino a due litri. Da essi si risaliva al censo dei clienti.
Infatti don Peppe quando mesceva un litro di olio sapeva che aveva a
che fare con famiglie che non avevano problemi finanziari. Ma si
verificavano anche altre situazioni, come ci spiega Salvatore: "Quante
volte gli acquirenti chiedevano solo venticinque centilitri di olio,
che doveva essere il condimento per il pasto anche di sette-otto
persone".
(Foto:Don Peppe all'opera alla mescita del vino) Franco Fierro