AVALLADOLID LE SPOGLIE DI FIERAMOSCA?
di Armando Medugno
Sono passati 486 anni dalla morte del
nostro leggendario eroe, Ettore Fieramosca, e il suo ricordo è
rimasto indelebile nella mente di tutti noi, suoi concittadini,
tanto che continuamente lo nominiamo affinché le nuove generazioni
sanno che i nostri avi erano orgogliosi di essere capuani al punto
tale da cambiare perfino il cognome per quello di Capua, anche se a
volte anteponevano il De, Di o Da, proprio per dimostrare la
provenienza, come lo portavano e lo portano ancora molte famiglie e
tra queste il Beato Raimondo Da Capua, Rinaldi Da Capua, Bartolomeo
de Capua e tanti altri. Questi capuani amavano morbosamente la loro
terra d'origine tanto che il nostro eroe, durante la "disfida",
quando gli fu chiesto il suo nome, gridò: "Ettore Fieramosca da
Capua", e proprio perché se ne parla di lui continuamente è stato
necessario ricorrere alla seconda parte, per rispondere alle domande
rivoltomi da alcuni lettori, dopo l'uscita dell'articolo su
"Ettore", a firma del sottoscritto, riportato nel "Block Notes", N.
8, del 30 settembre 2001, su "dove si trovava Ettore durante il
sacco di Capua del 24 luglio 1501 e perché la corrispondenza del
console spagnolo non è stata pubblicata per esteso, essendo la
stessa una documentazione importante sull'esistenza dei resti
mortali di Ettore a Valladolid in Spagna.
Rispondere alla prima domanda non è cosa facile per sapere se Ettore
si trovava in Capua il giorno del "Sacco", perché dopo aver
consultato moltissimi testi di storici, non ho trovato nulla che
potesse giustificare la presenza di Ettore in Capua il 24 luglio del
1501. Solo Nicola Faraglia, a pagina 660 del volume "Ettore e la
Casa Fieramosca", riporta una lettera, conservata negli Archivi
Napoletani, dove si legge che il Re, Federico d'Aragona, il 13
luglio 1501, da Aversa scriveva al suo primogenito, asserendo che
Capua era ben protetta per la presenza di Ettore. Effettivamente
Ettore con il fratello Guido prima del 13 luglio stava in Capua, ma
a 11 giorni di distanza dalla lettera del Re, Francesco Addelio nel
suo volume "Il Sacco di Capua", riporta, da un manoscritto di
Niccolò Pellegrino (testimonio oculare), quanto segue: "Alla porta
di santa Caterina (1), vi è un manipolo di eroi i quali resistono
sterminando molti dei francesi, con loro vi è il fratello di Ettore,
Cesare. Sopraffatti da altri nemici cedono e Cesare Fieramosca si
salva gettandosi a nuoto nel fiume". Neanche in questo e né in altri
episodi viene menzionata la presenza di Ettore in Capua, neppure
Agostino Pascale ne parla se non per lanciare un anatema contro il
Valentino, il quale seviziando quaranta nobildonne capuane nel
Castello delle Pietre, così scrive: "Scegli, misero, scegli, che non
basterà il sangue di più regni a purgar queste macchie, Ettore ne
manderà all'inferno più che tu non spargesti in questa strage stille
di sangue", quello che poi accade in altre battaglie e nella
"Disfida di Barletta" nel 1503.
La non presenza di Ettore in città potrebbe essere giustificata per
due motivi contingenti e di estrema importanza, o per essere accorso
presso il castello di Calvi, in una bellissima azione (2), a
scacciare gl'invasori francesi che già dai primi giorni di luglio
l'occupavano, ma a nulla valse il suo valore, scrive il Faraglia, a
salvare Capua dalla rovina, oppure per seguire il re Federico
d'Aragona, prima ad Ischia e poi in Francia.
LA
CORRISPONDENZA
CON IL CONSOLE SPAGNOLO
Il 25 ottobre del 1989 ho scritto una
lettera al Console informandolo che il Fieramosca morì a Valladolid
il 20 gennaio del 1515 per essersi recato, un anno prima, a porgere
l'ossequio a Sua Altezza Reale Ferdinando I d'Aragona, in quanto suo
cortigiano.
"Signor Console, La informo che ci sono insigni studiosi di storia
patria di contrastanti pareri: chi vuole che le spoglie furono
tumulate nel cimitero di Valladolid e chi in un loculo di una chiesa
della stessa città, altri, invece, sostengono che tali resti furono
tolti dal loculo dai frati italiani durante l'invasione della
Spagna, da parte dei francesi, avvenuta nel 1807, per poi tumularli
in una chiesa di Toledo".
Risposta da Napoli, 27 ottobre 1989, Consolado General de Spagna -
Prot. N. 544/89.In essa il Console riferisce di essersi rivolto
all'autorità spagnola.Poi giunge un'altra lettera da Napoli del 15
maggio del 1990, Consolado General de Spagna, Prot. N. 218
"Egregio Signore, in riferimento alla mia precedente del 30 ottobre
1989 relativa al luogo dove si trovano i resti mortali di Ettore
Fieramosca, Le comunico che dalle informazioni ricevute della "Junta
de Castilla y Leon", risulta che non si conosce con certezza detto
luogo e non esiste prova alcuna documentale che conferma il trasloco
dei suddetti resti in una chiesa di Toledo durante l'invasione
francese. Ciò nonostante la "Consejeria de Cultura della citata
Comunità Autonoma" accenna alla possibilità che a quell'epoca i
resti dell'eroe in questione possano essere stati deposti nel
supposto sepolcro del Conte Ansurez che si trova nella Cattedrale di
Valladolid.
Distinti saluti Luis Serera".
AL
PRIMO VOTO LE SCUOLE DELL'OBBLIGO
PER ELEGGERE IL "PARLAMENTINO"
UNA RAGAZZA SINDACO? E' POSSIBILE
"E' stata una grande prova di
compostezza, hanno creduto nell'atto che andavano a compiere. Già da
due anni insieme a ReteCapua avviammo un'iniziativa simile a
carattere sperimentale che le successive disposizioni di legge hanno
assorbito". E' il dirigente scolastico Emilio Natale, direttore del
primo circolo didattico che manifesta la sua soddisfazione per come
si sono comportati i suoi scolari. Il preside Italo Raimondo,
dirigente scolastico della scuola media "Pier della Vigna" è
altrettanto soddisfatto: "Non c'è democrazia senza partecipazione. I
ragazzi diventano più consapevoli dei loro diritti e dei loro
doveri" mentre la sua collega Maria Rosa Bonacci, preside della
scuola media Fieramosca plaude alla buona riuscita delle votazioni
per il Consiglio Comunale dei Ragazzi e per come si sono attivati
gli uffici comunali e la cooperativa "Irene 95", che, nell'ambito
del Progetto Momo, di cui è responsabile il dott. Savino Compagnone,
ha avuto il merito di coordinare la competizione in modo veramente
impeccabile. Apprezzamenti vengono anche dal secondo circolo
didattico, di cui è dirigente il dott. Pasquale Parillo. Il CCR,
alla sua prima istituzione, rende protagonisti i ragazzi, li
avvicina alle istituzioni educandoli alla democrazia e agli ideali
di pace e di fratellanza tra gli uomini. Li rende soprattutto
coscienti di quante difficoltà si incontrano lungo il percorso della
vita, li appassiona alla vita civico-politica ed è per loro
un'occasione morale e didattica molto valida. Secondo quanto ci ha
detto l'assessore Compagnone, il 15 dicembre nel Teatro Ricciardi ci
sarà l'insediamento da parte del sindaco Pasca dell'organo elettivo
e la votazione per la nomina del sindaco e dei sei assessori dei
ragazzi. Ecco i nomi con le scuole di provenienza dei trenta eletti:
I circolo didattico Stefano De Maio, Jessica Albiano, Valerio
Vilardo, Anna Palmieri, Lilli Sorgente; II circolo: Ernesto Fusco,
Marina Piergianni, Elisabetta Carusone, Valerio Monte, Tiziana
Cialli, scuola media "P. della Vigna": Marco Ottaviano, Marco Rauso,
Guido Wood, Mauro Grimaldi, Jessica Denson, Geppino Falco, Morgan
Russo, Luca Belcufiné, Nicola Aversano Stabile, Vincenzo Duonnolo;
Istituto Comprensivo: Fabio Zambardino, Valentina Laudadio, Irene
Ingicco, Angelica Carlino, Claudia Atteo, Giovanna Zarrillo, Mario
Paternuosto, Antonietta Musella, Bruno Verazzo, Alessandro Nocera.
(Foto dall'alto in basso: 1 - Marco Ottaviano e Marco Rauso, i più
votati alla media P.dV. con il preside Raimondo; 2 - Claudia Atteo e
Giovanna Zarrillo, le più votate all'Istituto Comprensivo; 3 - Il
direttore Emilio Natale). Franco Fierro
I
BERSAGLIERI CERCANO SEDE
L'Associazione Bersaglieri, presieduta
dall'avv. Gabriele Rendina, è sempre presente in tutte le
celebrazioni patriottiche.
I cappelli con le piume al vento, la cadenza del passo, la carica
del bersagliere sono le immagini più belle che restano scolpite
nella mente di tutti. Michele Di Lillo ha rispolverato la passione
della tromba che suonava in gioventù e intona ad ogni cerimonia le
fatidiche note d'occasione. Anche nonno Rocco Veltre ha comprato
l'ottone e conta in qualche… assenza di Michelino per diventare
titolare. L'associazione dei bersaglieri, come quella dei
carabinieri, è il vanto della città. Priva di una sede adeguata,
lancia un accorato S.o.s.: "Cerchiamo una sede". Speriamo.
IL
TENNIS CLUB FESTEGGIA
IL MEZZO SECOLO DI VITA
Il 7 settembre del 1952 si tenne presso
il campo sportivo di Capua la prima manifestazione pubblica di
tennis della provincia di Caserta: alla fine di ottobre dello stesso
anno si costituì ufficialmente il Tennis Club Capua, riconosciuto e
affiliato alla F.I.T. durante l'anno successivo. Ma il tennis era
praticato in Capua da un gruppo di ferventi appassionati fin
dall'estate del 1949: un vero record. Per festeggiare degnamente
questo importante avvenimento un Comitato, animato da alcuni
"vecchi" pionieri come Eduardo Zaccaro, Pompeo Pelagalli, Antonio
Gianfrotta, coadiuvati dagli attuali dirigenti del Club e dal
maestro Pascarella, sta elaborando un denso programma di
manifestazioni per il 2002 con la stampa di un opuscolo rievocativo,
mostre fotografiche, trasmissioni televisive e un video. Vecchi e
nuovi soci riceveranno una lettera con l'invito a fornire
fotografie, filmati e tutto quanto possa recuperare la memoria del
glorioso passato del tennis capuano.
PRIMA CANDELINA
DI "CAPUAONLINE"
Il portale internet "Capuaonline" ha
tagliato la torta del primo anno di vita con una sobria
manifestazione. (Nella foto: i fondatori Mario Nardiello e Salvatore
Carbone con i membri della redazione Maria Rita De Maio, Giancarlo
Buglione, Luca Bruno e Raffaella Di Benedetto).
III RASSEGNA DI ARTE PRESEPIALE A S.ELIGIO
A cura dell'associazione "Il
presepio",dal 7 al 23 dicembre,nella chiesa di S.Eligio ci sarà una
stupenda mostra di presepi,dipinti e oggetti artistici usciti dalle
capaci mani di valenti maestri: Beatrice De Simone,don Raffaele
Paolucci,Annamaria Ferrara,Giovanni Leuci (pittura sacra),Paola
Molinari,Giuseppe Monaco,Salvatore Ricciardi,Pietro Sabino.La
cerimonia inaugurale avrà luogo alle ore 17,00 e l'esposizione
funzionerà nei feriali dalle 17,30 all 20,30 e nei festivi dalle
9,30 alle 12,30 e dalle 17,30 alle 20,30.
QUANDO SI RACCONTAVANO LE FAVOLE
UNA FAVOLA CHE NON DIMENTICO
E' questa una favola che mia nonna Rosa
raccontava durante le sere d'inverno. Avevo 8 anni ed allora i bimbi
si addormentavano cullati dalla voce amica della mamma o della nonna
che, con grande fantasia, raccontavano ogni sera una favola per
tenerci buoni. Come tutte le sere, anche quella sera eravamo seduti
accanto al fuoco, sgusciando le caldarroste che mia madre aveva
preparato, quando mia nonna iniziò a raccontare una favola che
ancora oggi ricordo.
"Tanto tempo fa, prima del diluvio universale, in una famiglia che
viveva in una grotta, nacque una bambina che chiamarono Lia.
Oltre a Lia i genitori avevano altri dieci figli e non avevano il
tempo per insegnare a tutti di non litigare o di non giocare a palla
con i ricci. All'età di due anni la piccola Lia se ne stava tutto il
giorno dentro la grotta seduta a succhiare il dito pollice. Era
grassa e pigra e non aveva alcuna voglia di giocare con i suoi
fratelli che strillavano, correvano, entravano e uscivano una
infinità di volte e si arrampicavano sugli alberi per cogliere la
frutta matura. Per saziare il suo appetito, la piccola preferiva
ancora succhiare il latte dalla mamma. Dopo tre anni nacque un altro
fratellino e Lia passò tre giorni a piangere, prima di decidersi a
raggiungere l'angolo della grotta dove il padre aveva ammassato
frutta e otri colmi di latte di mucca. Molte volte aveva visto i
suoi fratellini mangiare uno strano frutto e, quando ci provò, a
causa della sua pigrizia ingoiò il frutto intero. Accorse il padre
che, con un gesto repentino, estrasse dalla gola della piccola una
albicocca prima che ella morisse soffocata. "E' la prima dei nostri
figli ad essere così svogliata e disattenta" disse la madre. "La
prossima volta non lo farà più" aggiunse il padre "sbagliando si
impara e questo errore le ha creato tanta paura''. Ma anche la
seconda volta Lia ingoiò un'altra albicocca e suo padre intervenne
di nuovo. La piccola continuò a fare le cose più strane e lo faceva
perché, forse, le piaceva essere presa in considerazione dai
genitori che, spesso, la trascuravano. Un giorno, quando Lia aveva
cinque anni, i genitori trasferirono tutta la famiglia in un campo
dove il padre aveva scoperto un campo di cocomeri. Lia seguiva con
lo sguardo rivolto verso il cielo, senza badare alle buche sparse
sul terreno. Inciampò e cadde riportando escoriazioni alle ginocchia
e ai gomiti. Intanto dal cielo incominciava a scendere una lenta
pioggerella che, dopo alcune ore, aumentò di intensità. Era una
pioggia diversa dalle altre e, dopo circa cinque ore, tutti capirono
che era iniziato il Diluvio Universale. Il padre di Lia subito
chiamò i figli dicendo loro di recarsi presso la spiaggia dove un
vecchio dalla barba bianca, di nome Noè, aveva preparato una casa
galleggiante per salvare i suoi familiari e tutti gli animali.
"Andiamo - disse il padre - forse lascerà entrare anche noi". Nacque
una grande confusione e la piccola Lia perse di vista la famiglia.
Correva affannandosi, mentre la pioggia sempre più abbondante,
continuava a cadere dal cielo grigio e coperto da nuvoloni
minacciosi. Raffiche di vento piegavano le cime degli alberi fino a
toccar terra mentre il cielo era solcato da accecanti luci colorate
a cui facevano seguito strani ed assordanti rumori che morivano in
lontananza. La piccola impaurita e tremante per il freddo eccessivo,
correva, urlava, cadeva e subito si sollevava riprendendo a correre
tutta inzuppata di acqua e fango.
Era irriconoscibile.
Finalmente arrivò sulla riva del mare e trasse un sospiro di
sollievo quando vide la "Casa di Noè" che galleggiava nel mare
agitato e, dai finestrini, i suoi genitori che gridavano: "Lia, Lia,
tuffati in acqua, ti getteremo una liana". Ma la piccola, purtroppo,
non sapeva nuotare.
Seduta su di uno scoglio, per decidere sul da farsi, fu costretta ad
alzarsi perché il livello dell'acqua aumentava sempre più.
Era tutta infreddolita e non sapeva cosa fare. Guardò il cielo e
vide tanti uccelli volare. "Oh, se sapessi volare anche io!" pensò
tutta triste ed impaurita. Spiccò un salto, ma ricadde subito a
terra.
Guardò di nuovo in alto e vide altri stormi di uccelli che volavano
sulla "casa di Noè".
Saltò di nuovo con più energia, nel tentativo di prendere il volo,
ma ricadde a terra disperata.
Salì su di un grande masso e notò, sulla sabbia tante piume di
gabbiani. Si recò sulla riva, prese le piume e le infilò alla
cintola sistemandole sul dorso come un ventaglio. "Chissà se così
riuscirò a volare" pensò. Risalita sul masso spiccò un salto.
Intanto da una delle finestre della "casa di Noè" si affacciò sua
madre che le disse: "Lia, che cosa fai? Tuffati e a nuoto
raggiungici". In quell'istante, insieme alla pioggia, arrivò una
violenta raffica di vento che sollevò la piccola. "Mamma guarda, sto
volando!" strillò Lia tutta felice. Agitando le braccia, come se
volesse nuotare, raggiunse in pochi minuti la "casa di Noè"
calandosi sul tetto. "Finalmente hai imparato - disse il padre -
adesso scendi così ti asciughi altrimenti prendi un raffreddore".
Hanno sempre raccontato che Noè, alla fine del Diluvio Universale,
mandò una colomba ad esplorare la terra. Invece a farlo non fu una
colomba, ma la piccola Lia che aveva imparato a volare. Così
terminava la favola che mi raccontava mia nonna e che anche io ho
raccontato, accanto al fuoco, ai miei figli per tenerli buoni e per
alleviare il dolore che li aveva colpiti: la perdita improvvisa
della cara mamma. Un dolore raccontato da mia figlia Rita alle sue
"amichette" che mostravano indifferenza e noia. Franco Valeriani
Rischiava la chiusura ma adesso è diventato addirittura meta di
decine di visitatori In località Massariella resiste l'ultimo
frantoio
Un tempo Bellona proliferava di frantoi
per trasformare le olive in olio.
Se ne ricordano tra essi quindici. In passato i suddetti frantoi,
oltre a dare lavoro a tantissime persone, erano anche il luogo di
ritrovo, particolarmente durante le giornate rigide invernali, di
molti che colà si intrattenevano sia per assistere alla frangitura
delle olive che per riscaldarsi accanto ad un camino continuamente
acceso per ottenere l'acqua necessaria a separare l'olio di prima
frangitura dalla "sansa". Gli addetti ai lavori erano soliti tenere
sul fuoco una pignatta di creta contenente fagioli che, a cottura
ultimata, erano degustati dai presenti con l'olio appena ricavato.
Era d'obbligo gustare ciò servendosi, per posata, di una sfoglia di
cipolla.
Una delizia che, ormai fa parte del passato che mai più ritornerà.
Il funzionamento della macina era attuato da un mulo o asinello che,
bendati, giravano in continuazione sullo stesso percorso.
Con il progresso tutto ciò è scomparso e l'olio non viene più
"fatto", ma "prodotto". I rimanenti frantoi, pur conservando le
caratteristiche di un tempo, si sono modernizzati per offrire più
igienicità e per rendere il lavoro più celere.
L'unico dei frantoi rimasto a Bellona, oggi, è quello ubicato in
località Massariella di cui è proprietario Antimo Pezzulo.
Questi per far si che il frantoio potesse funzionare ha dovuto
rispettare tutte le norme imposte dai ministeri dell'Ambiente e
della Salute.
E' questo un locale all'avanguardia che produce un olio genuino che
offre garanzia al consumatore.
Dal giorno in cui è stato trasformato, il locale è mèta continua di
visitatori curiosi di vederne la funzionalità.
Coloro che sono stati attenti osservatori sono gli scolari che hanno
assistito a tutte le fasi di trasformazione delle olive: la
separazione da eventuali foglie, il lavaggio delle olive, la
frangitura, la spremitura con tre presse cilindriche che non
superavano le quattrocento atmosfere, una pressione necessaria per
ottenere la verginità del prodotto.
Sui volti dei piccoli si notava interesse e meraviglia
nell'assistere a queste fasi che portano al prodotto finito.
Franco Falco
PELLEGRINAGGIO DAL BEATO PADRE PIO
E' stata una giornata all'insegna della
fede più profonda e di pura spiritualità cristiana, quella che i
soci del circolo "Il Pensionato" hanno- trascorso in pellegrinaggio
nei luoghi che videro il Beato Padre Pio da Pietrelcina. Dopo aver
pregato, insieme ad una moltitudine di fedeli, presso la tomba che
custodisce il Corpo del Beato, i pellegrini si sono ritrovati nella
maestosa chiesa per assistere ad una S. Messa solenne celebrata dai
Padri Cappuccini del locale convento. Al termine tutti in un noto
ristorante per soddisfare i morsi della fame. Seguendo la scia di
numerosi fedeli, provenienti da tanti paesi e città italiane e
straniere, il gruppo bellonese si è diretto, in autobus, alla volta
di Pietrelcina per visitare i luoghi dove visse il Beato Padre Pio.
Prima fra tutte "La Torretta" sita nel rione Castello in Vico Storto
Valle. E' detta "La Torretta" perché è costruita su di una altura.
E' una stanzetta quadrangolare isolata e poggiata sulla Morgia, una
caratteristica roccia da tutti così chiamata. Vi si accede salendo
gradini di pietra molto ripidi.
All'interno si notano oggetti appartenenti alla famiglia Forgione.La
torretta era il luogo preferito dal giovane Francesco Forgione per
studiare e pregare.Egli vi dimorò dal 1909 al 1911. In questa
angusta stanzetta Padre Pio iniziò a scrivere il suo epistolario che
ci permette di conoscere la sua vita spirituale. In età avanzata
Padre Pio disse: "Ah, se queste pietre potessero parlare!" Sempre in
vico Storto si possono visitare altre due stanze molto umili e
semplici. La prima è la cucina dove, acanto al caminetto, si nota
una panca: sedile preferito dal giovane Francesco Forgione.La
seconda stanza fu adibita a camera da letto ed, in seguito, a sala
da pranzo. Qui si notano una rudimentale tavola ed una panca dove la
famiglia si sedeva per consumare il frugale pranzo e nei giorni del
S.Natale si inginocchiavano, accanto al focolare, per recitare il
Santo Rosario. In queste stanze il giovane Forgione fece le prime
esperienze soprannaturali con apparizioni della Madonna e
dell'Angelo Custode, ma ebbe anche diaboliche apparizioni. Qui
trascorse i suoi primi quindici anni protetto dallo sguardo vigile
della cara mamma. Accanto alle due stanze vi è quella dove, alle ore
17 di mercoledì 23 maggio 1887 nacque Francesco Forgione che il
mondo conobbe come Padre Pio da Pietrelcina. Nella stanza si nota un
antico lume a petrolio, sulla parete di sinistra le foto dei
genitori ed i nomi dei fratelli e delle sorelle del Beato. Sulla
destra è ben conservato un antico letto in ferro battuto, con una
coperta distesa su di un lenzuolo dal risvolto ricamato a mano. In
un armadio a muro sono esposti alcuni bouquet di fiori essiccati dal
tempo. Due vecchie sedie, impagliate e logore, sono accanto alla
finestra dalle persiane in legno rustico. Travi in legno, annerite
dal fumo formano il tetto di questa umile casa dove 114 anni fa
nacque una fra le anime più pure elevate all 'onore degli altari.Franco
Valeriani