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  Di: Alessandro Giordano

Francisco Salzillo, un capuano nella storia del Barocco spagnolo

Lo scultore murciano e d’origine capuana Francisco Salzillo Alcaraz

Capua ed il barocco spagnolo. Due cose apparentemente distanti e senza alcun legame. Ma sono ben felice di trovarmi nella condizione di poter affermare che non è cosi e che entrambi possono avvicinarsi per un elemento in comune che ho avuto il piacere di scoprire dopo mesi di personali ricerche e di studi tra biblioteche, libri di storia dell’arte e l’ormai usuale magazzino d’informazioni che è Internet. Un elemento che oltre ad aggiungere ulteriore lustro alla storia di Capua può fornire una nuova ed interessante occasione di rilancio per il turismo della città.

Quando si parla di personaggi famosi di una determinata città si fa spesso riferimento a coloro che vi sono nati e vi hanno vissuto per un certo periodo di tempo e che hanno in seguito ottenuto fama e successo in altre sedi. Ma spesso si possono annoverare nella lista delle celebrità cittadine anche coloro che sono legati alla loro terra d’origine seppur nati altrove, come nel caso qui trattato.

Circa tre secoli fa, precisamente nel 1675 – stando ai libri di arte spagnola e varie biografie – nacque a Capua un certo Nicola Salzillo Gallo, modesto e sconosciuto scultore che rimase ben poco nella sua città natale, trasferendosi prima di compiere i trent’anni d’età in terra spagnola per lavorare con un altro collega, Nicolas de Bussy, nella città di Murcia, al confine con la regione d’Andalusia. La scelta fu piuttosto felice per il giovane emigrante capuano: aprì una bottega per esercitare la sua attività e prese in moglie una giovane donna del luogo, tale Isabel Alcaraz Gòmez, dalla quale ebbe sette figli: Francisco, Teresa, Francisca, Magdalena, Josè Antonio, Patricio ed Inès. Inoltre, col passare degli anni le opere di Nicola assunsero una notevole considerazione ed importanza all’interno dell città, relegandolo tra gli artisti ufficialmente riconosciuti nella storia dell’arte di Murcia.

Di tutti i suoi figli fu proprio il primogenito Francisco a diventare uno dei più importanti scultori del diciottesimo secolo nonché uno dei più grandi del barocco spagnolo, raggiungendo attraverso le sue opere una tale importanza da ricevere l’invito a trasferirsi presso Madrid e mettere le sue qualità al servizio della Corte Reale di Spagna. La fama ed il riconoscimento però - come spesso avviene per i grandi artisti - giunsero solo cent’anni dopo la sua morte, ossia alle soglie del diciannovesimo secolo, quando l’importanza delle sue opere ottennero il meritato riconoscimento sia a livello nazionale che europeo. 

Francisco Salzillo – il cui nome completo era Francisco Antonio Josè - nasce il 21 Maggio del 1707 in una piccola strada limitrofa ad un convento di suore. Non appena raggiunge l’età scolare entra nel collegio di San Esteban, diretto all’epoca dai padri gesuiti, dove intraprende studi di filosofia, arte e matematica: la permanenza di Francisco nel collegio costava alla famiglia 42 reali spagnoli (l’antica moneta del regno) ed una fanega di grano al mese (la fanega è un’unità di misura agraria spagnola. 1 fanega equivale a 6459,6 metri quadri di terreno), una spesa che poteva sostenere per i guadagni delle numerose commissioni del padre Nicola e per alcuni terreni ereditati dalla madre e tenuti in affitto. Nel frattempo collaborava ai lavori di bottega del padre, prendendo parte ad alcune opere e avvicinandosi all’arte della scultura.

Completata l’educazione collegiale, Francisco intraprende gli studi di pittura e disegno al seguito del chierico Don Manuel Sanchèz dopodiché, forse motivato per via dell’influenza dei religiosi che lo avevano educato, entra come novizio in un convento dell’ordine Domenicano ed avrebbe sicuramente continuato la carriera ecclesiastica se la morte del padre, avvenuta nel 1727, non avesse lasciato la famiglia completamente abbandonata a sé stessa: è proprio in questa occasione che Francisco si fa carico della bottega del padre e di tutte le sue commissioni lasciate in sospeso. Il primo lavoro che porta a termine, infatti, è la statua di Sant’Agnese da Montepulciano, lasciata incompleta dal genitore.

Nel 1746 Francisco prende in moglie Juana Vallejos Martìnez, la quale sette anni dopo gli darà la gioia della sua unica figlia, Marìa Fulgencia. Fino a poco tempo fa vi erano alcune discordanze tra i biografi dello scultore a riguardo della sua prole: la maggior parte sostiene che Salzillo non ebbe altri figli oltre Marìa ad eccezione di Martìnez Tornel, che dichiara ne ebbe vari. Né l’uno nè gli altri avevano ragione: in seguito a varie ricerche negli archivi di alcune chiese fu trovato un documento, anteriore al 1753, che certifica la nascita di un altro figlio morto però prematuramente.

Nonostante il rifiuto alla proposta di trasferimento offertagli dal Conte di Floridablanca per lavorare alla corte reale a Madrid il nome di Francisco supera le mura di Murcia per raggiungere le province limitrofe di Alicante, Albacete ed Almerìa e tale successo propiziò la sua nomina a “Scultore Ufficiale del Comune di Murcia ed ispettore di pittura e scultura”.

Nel 1763 muore la moglie, perdita che lo segnerà moltissimo per via del suo carattere di sposo fedele e premuroso, mentre vent’anni dopo – il 2 Marzo del 1783 – toccherà a lui abbandonare la vita terrena poco prossimo al compimento dei 76 anni. Venne seppellito per suo espresso desiderio nel Convento delle Cappuccine, dove la sorella Francesca de Paula era monaca, chiedendo di essere vestito con l’abito francescano.

Nel 1936, durante la guerra civile che sconvolse la Spagna, il convento dove Francisco Salzillo riposava venne distrutto ma la sua tomba rimase intatta. Coincidenza del caso vuole che sulla sua lapide vi sia scritto l’epitaffio che lo stesso scultore, quando era ancora in vita, chiese fosse scolpito per la sua futura tomba: “Absortpta est mors in victoria”, che tradotto dal Latino significa “La morte è stata sconfitta per la vittoria”.

Al termine del conflitto le monache costruirono un altro convento, portandovi i resti dello scultore dove riposano tuttora.  

L’opera di Francisco Salzillo – la cui tematica è esclusivamente religiosa  – è ripartita in ordine quantitativo in quattro regioni del sud-est spagnolo: Murcia, Alicante, Albacete e Almerìa conservano l’inestimabile tesoro delle sue sculture lignee presenti in grande quantità soprattutto nella città di nascita dell’artista. Annotarla con esattezza è impossibile, cosi come impossibile è differenziarla in tappe: di epoca giovanile sono i lavori lasciati incompleti dal padre e terminati in breve tempo prima di passare a quelli di fattura propria. Tra i più importanti – seppur difficile è effettuare una selezione – abbiamo la stupenda Vergine delle Pene del 1740 ed il Sant’Antonio del 1746, opera che racchiude una pienezza di dinamismo nella rappresentazione; tra il 1742 ed il 1763, invece,  realizza alcune stazioni della Via Crucis per la confraternita di Gesù Nazareno: L’Orto degli Ulivi, La Prima Caduta, La Veronica, L’incontro con la Madre e La Cena. Altro lavoro da citare per la sua importanza è il Presepe creato su commissione dell’amico don Jesualdo Riquelme y Fontes: in esso la presenza di elementi importati dalla cultura presepiale partenopea – fusi con la tipica espressività del Barocco - è forte e senza dubbio acquisita per via delle origini campane di suo padre. Composto da un totale di 556 figure, molte delle quali aggiunte in seguito dall’artista o dai proprietari che l’hanno posseduto negli anni, è passato col tempo a diverse figure della nobiltà spagnola,  come la marchesa di Salinas ed il marchese di Corvera: venne acquistato dal Museo di Murcia nel 1914 per ben 27.000 pesetas.

Nel corso degli anni molte delle sue opere sono scomparse, alcune bruciate, altre nelle mani di inadeguati restauratori o conservate da qualche parte ma ancora non localizzate come nel caso della statua di Sant’Agnese da Montepulciano, uno dei suoi lavori più importanti nonché ideato dal genitore capuano. Proprio quest’opera, di proprietà dei Domenicati e dagli stessi pagata per la sua realizzazione, andò persa durante il trasferimento dei frati presso un altro convento su ordine del vescovado di Murcia: da allora non si sono avute più tracce né in documenti tanto meno negli inventari di questa scultura dall’incalcolabile valore. Cominciata da Nicola e lasciata incompleta dallo stesso a causa della sua morte fu continuata e portata a termine da Francisco e proprio per tale motivo -  oltre alla sua importanza prettamente artistica - assume anche un valore storico per essere il punto di incontro a livello caratteristico ed espressivo di due degli scultori più famosi della storia murciana.

Francesco Salzillo è il creatore di una scuola e di uno stile che sono giunti in parte fino ai giorni nostri, grazie ad allievi che ne hanno seguito le orme nel corso degli anni come Roque Lòpez, Josè Lòpez Pèrez, Francisco Bermudez Caro, Marcos La Borda, Juan Porcel e molti altri.

Al pari di personaggi come Ettore Fieramosca, Pier delle Vigne e Giuseppe Martucci, Francisco e Nicola Salzillo possono e devono essere considerati figli illustri di Capua a tutti gli effetti e proprio per questo motivo sta continuando il mio impegno personale e privato di trovare il certificato di nascita di Nicola, il cui recupero si rivelerebbe di fondamentale importanza per provare senza ombra di dubbio le sue origini.

Di fronte a tuttoi ciò amministrazione politica e – soprattutto - addetti ai lavori nel campo turistico/culturale non possono voltare le spalle a dei dati di fatto che moltissime, troppe volte – per indifferenza, incapacità, svogliatezza volontaria o meno degli stessi – vengono ignorati e non sfruttati nella loro più totale pienezza ed importanza, lasciandoli cadere nell’oblio o relegandoli a piccoli articoli e studi a cura di coscienziosi e volenterosi studiosi capuani (ed i nomi me li risparmio, chi è dentro certe cose può arrivarci a capirli da solo) che se ne occupano con quotidiana passione e  dinamicità.

Francisco Salzillo e padre non sono due semplici nomi e personaggi ma delle vere e proprie linee-guida per il rilancio culturale capuano che se ben sfruttate e gestite – preferibilmente da persone con competenze nel campo turistico, storico ed artistico – possono portare alla realizzazione di eventi e collaborazioni di portata nazionale ed internazionale, dando anche inizio a rapporti di partnership intercomunali le quali, in un’epoca dove le informazioni viaggiano al tempo d’un battito d’ali, possono contribuire con notevole incisione alla diffusione della secolare immagine di una città, quella di Capua, rimasta fortemente arretrata proprio sotto questo aspetto: e non sfruttare le innumerevoli occasioni offerte dai mezzi mediatici attuali può provocare danni che, nel caso della nostra comunità, sono ancora presenti e fanno tuttora male, soprattutto a livello economico.

Ciò che ho scritto su Francisco Salzillo è soltanto il punto di partenza di un progetto sul quale ho appena iniziato a lavorare e che gode del supporto e dell’entusiasmo delle associazioni artistiche e culturali marciane e salzilliane: un progetto che continuerò a portare avanti con la speranza – sperando non vana ed eterna – che lassù, nel palazzo del potere che tutto decide e tutto discute, qualcuno possa prestare occhi ed orecchie per creare un qualcosa che farebbe bene non solo alla città ma, di conseguenza, anche a tutti i suoi cittadini.

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Alessandro Giordano (Studente della Facoltà di Lettere e Filosofia, Corso di Scienze del Turismo - Direttore dell'Ufficio Italiano della NUMA Australia)

 
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