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Di: Alessandro Giordano


Consegnare Capua alla storia risorgimentale d'Italia

Quando Capua ha ricevuto lo scorso anno, per mano del presidente Carlo Azeglio Ciampi, la medaglia al valor civile per i tragici episodi legati al bombardamento da essa subito durante l'ultimo conflitto mondiale, mi sono chiesto due cose: perchè nessuno gli ha ricordato l'importanza di Capua nella storia dell'ultimo periodo del Risorgimento italiano e perchè lo stesso presidente, da grande appassionato della storia italica e da strenuo difensore di valori quali l'unità e l'amore verso la patria, non ne abbia fatto cenno nel suo discorso. Esclusa l'ipotesi dell'ignoranza per via dei suoi studi e della sua cultura, resta quella della dimenticanza volontaria o involontaria: conoscendo la persona che egli è, mi auguro si sia trattato di quest'ultima.

Oltre che ad essere decorata per gli episodi bellici seguiti all'armistizio firmato da Badoglio l'8 Settembre del 1943 sarebbe corretto che la città di Capua venisse ufficialmente riconosciuta, sia dai libri di storia che dall'opinione pubblica, anche come tappa di grande importanza all'interno del percorso compiuto dall'Italia verso la sua unificazione e come luogo ad alto valore storico per il medesimo motivo: dalla cosa vi si trarrebbe un doppio vantaggio, sia culturale che turistico, che darebbe alla città quel lustro e quel salto di qualità che ormai da tempo, da troppo tempo si cerca di darle. Credo sia inconcepibile, infatti, che una città dall'incommensurabile valore storico e culturale come Capua ancora non sia uscita da quella "selva oscura" alla quale è costretta per l'inermità delle cariche politiche verso il varo di un progetto turistico retto da solide basi e da idee propense all'ottenere un successo duraturo nel tempo: sarebbe come dire che Firenze non riesce a decollare turisticamente nonostante il materiale che essa possiede. Ci troveremo di fronte ad una pura e semplice incapacità gestionale.

Ritornando al discorso sull'importanza storica di Capua nella storia Risorgimentale, credo che tale cosa sia universalmente sottovalutata: in aggiunnta a ciò, nessuno si rende conto del fatto che un personaggio come Giuseppe Garibaldi, indiscussa figura di nobiltà di intenti e di sentimenti, abbia calcato la terra capuana e quelle ad essa limitrofe e che i suoi seguaci vi abbiano lasciato il sangue quasi 145 anni fa. I luoghi storici degni di nota, in linea generica, vengono sempre tutelati e custoditi e in molti casi arricchiti da musei che aiutano il turista a conoscerli meglio: basti pensare alla costa della Normandia in Francia o a Montecassino, da sempre valutati per quanto concerne l'ambito della Seconda Guerra Mondiale, e non sarebbe male per Capua raggiungerli per lo stesso motivo. Tale importanza, nel caso della città sul Volturno, si è limitata ad essere presente solo nei libri di storia e senza quasi mai superare il rigo di lunghezza: troppo poco per uno degli eventi più importanti del Belpaese. Alla presa della Bastiglia, nei libri scolastici francesi, meno di tre pagine non vi sono dedicate. Si aggiunga, a tale indifferenza, l'esempio che proprio all'interno di Capua vi sia a commemorazione dell'Eroe dei due mondi solo una lapide, sicuramente ignota a molti, che ricorda il suo passaggio: e nulla più. Altri cenni a testimonianza della battaglia del Volturno sono praticamente inesistenti. 

Perchè, dunque, non effettuare un profondo lavoro di ricerca storiografica sulla vicenda? Il materiale non manca di certo, gli storici e gli appassionati della "magister vita" nemmeno, basta solo dare fuoco alle polveri, utilizzando un gergo militaresco, e cominciare a lavorare per fare di Capua il simbolo del raggiungimento definitivo di quello scopo di liberazione dal dominio straniero che mosse Mazzini, Garibaldi e migliaia di altri patrioti. E visto che ci troviamo, diamo qualche informazione sull'argomento, avvalendoci dell'opera "Da Quarto al Volturno" di Giulio Cesare Abba, uno dei garibaldini che presero parte alla spedizione dei Mille. Il moto rivoluzionario che condusse l'Italia ad ottenere l'unità e l'indipendenza dopo secoli di assoggettamento ad altre potenze europee cominciò nel 1848 ma raggiunse il suo culmine solo nel 1860 con l'operazione di Garibaldi e dei suoi Mille, che con lo sbarco a Marsala diedero inizio a quella campagna di liberazione dai Borboni che si fermò solo a Teano (o Taverna Catena, quesito, questo, ancora non sciolto) con l'incontro tra Garibaldi e Vittorio Emanuele II. E Capua fu la tappa finale di quel cammino. Il 7 Settembre 1860 Garibaldi entrò a Napoli, dove costituì un nuovo governo, e pochi giorni dopo, il 16 Settembre, cominciavano i primi scontri contro le truppe borboniche sulle rive del Volturno, all'altezza della zona che precede Caiazzo, tra i progetti dei garibaldini di conquistare la valle di Piana di Monte Verna e quella Tifatina quanto prima possibile: "Ieri i Regi (l'esercito borbonico) uscirono di Capua... chi sa? Si sente che da Capua a qui c'è un passo, e di mezzo quasi nulla, poche camice rosse. Cosa sarebbe un improvviso ritorno!" (G.C.Abba, Da Quarto al Volturno, 15 Settembre 1860). Spinti dall'entusiasmo che li aveva condotti sino a quel momento a pochi chilometri dalla capitale borbonica, Napoli, i garibaldini conquistano la rocca di Caiazzo il 19-20 Settembre, come testimoniato dalle parole di Abba: "Ieri grande dimostrazione contro Capua, dicono per dar agio ad altri nostri di prendere Caiazzo che è una grossa terra di là dal Volturno. Dicono ancora che fu per conoscere una buona volta tutto il nemico, quanto n'è rimasto fedele al re fuggitivo. Ma si sprecò del gran sangue! Troppo ardore negli ufficiali, troppo nei soldati [...]" (G.C.Abba, Da Quarto al Volturno, 20 Settembre 1860). La battaglia, stando al diario, fu cruenta e senza esclusione di colpi e vide rimasti sul campo numerosi caduti da ambo le parti. Sulla foga bellica dimostrata in quelo giorno cosi continua l'Abba: "Si cominciò dall'estrema sinistra (della rocca caiatina), poi fu l'inferno su tutta la linea" (G.C.Abba, Da Quarto al Volturno, 20 Settembre 1860). Nel mentre, il gruppo dello stesso Abba, che aveva già silenziosamente superato l'ostacolo di Caiazzo, era localizzato sulla via per S.Angelo in Formis, luogo che rispetto agli altri si trovava ancora in una situazione di modesta tranquillità: "Noi, sulla via di Sant'Angelo, fummo i meno combattuti" (G.C.Abba, Da Quarto al Volturno, 20 Settembre 1860). E, assistendo da lontano alla lotta, cosi la descrive: "Ma abbiamo ben visto cacciatori e fanteria e artiglieria volerci venir addosso, se una parte dei nostri, con due cannoni, non cominciava. Il loro fuoco fu cosi ben diretto e nutrito che quella colonna, non osando avanzarsi, ripiegò". Per parecchie ore la situazione sul campo di battaglia non vide nessuno dei due schieramenti nè avanzare tantomeno retrocedere, a dimostrazione della strenua volontà da entrambi i fronti di non voler cedere neanche il minimo pezzo di terra all'avanzata nemica, fino a quando Giuseppe Garibaldi e le sue truppe non decisero di dare inizio all'assalto finale, provenienti proprio da S.Angelo in Formis: "Appunto in quel momento s'udì gridare dalla nostra destra: - Egli è qui, egli viene, il Dittatore, il Generale! - E apparve dalla parte di S.Angelo Garibaldi bello e raggiante. Noi, sotto i suoi occhi, fummo fatti piegar a sinistra, per rintuzzare un nuovo assalto di borbonici usciti freschi da Capua" (G.C.Abba, Da Quarto al Volturno, 20 Settembre 1860). Verso sera Caiazzo era in mano dei Mille e sulle ali dell'entusiasmo si tentò, nello stesso giorno, anche un'attacco verso i Gradilli e la stessa Capua, prontamente però respinto dalle truppe borboniche. Nei dieci giorni che seguirono la battaglia a Caiazzo vi furono numerosi tentativi di attacco borbonici piuttosto pesanti e il 30 Settembre gli stessi borbonici provarono a far arretrare i garibaldini, con incursioni senza sosta lungo le rive del Volturno atte a svilire le milizie avversarie tenendole impegnate quanto più a lungo possibile: "I loro scorridori tentano qua e là i nostri lungo tutta la linea del Volturno, e stamane si provarono a passarlo alla scafa di Triflisco. Ma quelli di Spangaro li hanno respinti" (G.C.Abba, Da Quarto al Volturno, 30 Settembre 1860). Il luogo è dove è attualmente posto il ponte Annibale visto che si parla di "scafa", termine usato per definire un guado. Lo stesso 30 Settembre i garibaldini vengono respinti a Triflisco mentre dalla roccaforte di Capua giungono forti segnali dimostrativi della volontà borbonica di non arrendersi con facilità: "Il cannone di Capua si è fatto sentire tutto questo pomeriggio [...]. Non v'è più dubbio; i napoletani usciranno e saranno molti" (G.C.Abba, Da Quarto al Volturno, 30 Settembre 1860).  Le parole dell'Abba, piene di timore nei confronti della forza dell'esercito nemico asserragliata a Capua, sono il preludio alla Battaglia del Volturno, che comincia ufficialmente tra l'1 e il 2 Ottobre e terminerà con la caduta della città solo un mese dopo, il 2 Novembre. Le prime notizie dal fronte non chiariscono quale sia la situazione e chi tra i due eserciti stia avendo la meglio: l'Abba, nelle sue note, scrive che "un colonnello ungherese si mette le mani nei capelli, deve dire cose orrende; o che i feriti e i morti sono già a centinaia, o che di Capua vien fuori la nostra rovina" (G.C.Abba, Da Quarto al Volturno, 1 Ottobre 1860). Nel pomeriggio del 1 Ottobre i Borboni attaccano in massa e altrettanto fanno i garibaldini, mentre il fragore della lotta è ben udibile lungo l'intera piana Tifatina, poichè "dal di là dei monti Tifatini venivano dei rimbombi che parevano echi ed erano battaglie" (G.C.Abba, Da Quarto al Volturno, 1 Ottobre 1860).  Seguono altri 30 giorni di incessante battaglia. Non meno di due assalti al giorno, frequenti incursioni durante le soste tra uno scontro e l'altro, mentre nè dai garibaldini nè dai Borbonici sembrano provenire segnali di cedimento: e sono proprio i primi che nonostante le sortite avversarie danno vita a continui tentativi di penetrazione in Capua, provandoci l'8, il 18 e il 19 di Ottobre. Le truppe borboniche, finalmente, si arrendono e il 20 Ottobre Ritucci, dell'esercito regio, ordina la ritirata generale dal Volturno: cinque giorni dopo i garibaldini attraversano il Volturno e cosi l'Abba descrive il fiume: "Il Volturnus celer è ancora sonante come nei versi di Lucano, una maestà d'acque verdi, che s'incalzano clamorose" (G.C.Abba, Da Quarto al Volturno, 25 Ottobre 1860).  Il destino di Capua è oramai segnato: il giorno seguente, mentre Garibaldi e Vittorio Emanuele II danno vita al famoso incontro, inizia l'assedio alla città. Colpita incessantemente per una settimana Capua cade il 2 Novembre e l'Abba, da Napoli cosi commenta le notizie che riceve dal fronte: "Bombardano Capua, e noi non vi siamo più". Nelle ore precedenti alla conquista della città Giuseppe Garibaldi dà, per l'ennesima volta, prova del suo buon cuore e della sua benevolenza verso il prossimo e verso i cittadini di Capua, rifiutando l'invito del colonnello Griziotti a chiudere la questione attaccandola duramente: "Già il Griziotti, colonnello nostro, lo aveva detto:  - Generale, lasciatemi lanciar due bombe sulla cittadella, e si arrenderà. - No, se un fanciullo, una donna, un vecchio morisse per una bomba lanciata dal nostro campo, non avrei più pace!" (G.C.Abba, Da Quarto al Volturno, 2 Novembre 1860). Se l'opera di Giulio Cesare Abba testimonia verbalmente gli episodi bellici che contrassegnarono Capua nei mesi di Ottobre e Novembre, molte altre prove di carattere archeologico potrebbero essere ancora sepolte sia lungo le rive del Volturno e sia all'interno e all'esterno della città. Sarebbe necessario, dunque, procede con urgenza e con una squadra di storici e di archeologi alla creazione di un vero e proprio piano per recuperare il ricordo della regina del Volturno come luogo di realizzazione della nazione italiana, includendo nello stesso la creazione di un museo e di un percorso turistico a riguardo e organizzando, con il supporto della Presidenza della Repubblica, una forte pubblicità che renda a Capua la stessa importanza che hanno luoghi come Custoza, Novara, Magenta, giusto per citarne alcuni, all'interno del periodo del Risorgimento.

Alessandro Giordano (Studente della Facoltà di Lettere e Filosofia, Corso di Scienze del Turismo - Direttore dell'Ufficio Italiano della NUMA Australia)

 
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