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Consegnare Capua alla storia risorgimentale d'Italia

Quando
Capua ha ricevuto lo scorso anno, per mano del presidente
Carlo Azeglio Ciampi, la medaglia al valor civile per i
tragici episodi legati al bombardamento da essa subito
durante l'ultimo conflitto mondiale, mi sono chiesto due
cose: perchè nessuno gli ha ricordato l'importanza di Capua
nella storia dell'ultimo periodo del Risorgimento italiano e
perchè lo stesso presidente, da grande appassionato della
storia italica e da strenuo difensore di valori quali
l'unità e l'amore verso la patria, non ne abbia fatto cenno
nel suo discorso. Esclusa l'ipotesi dell'ignoranza per via
dei suoi studi e della sua cultura, resta quella della
dimenticanza volontaria o involontaria: conoscendo la
persona che egli è, mi auguro si sia trattato di quest'ultima.
Oltre
che ad essere decorata per gli episodi bellici seguiti
all'armistizio firmato da Badoglio l'8 Settembre del 1943
sarebbe corretto che la città di Capua venisse ufficialmente
riconosciuta, sia dai libri di storia che dall'opinione
pubblica, anche come tappa di grande importanza all'interno
del percorso compiuto dall'Italia verso la sua unificazione
e come luogo ad alto valore storico per il medesimo motivo:
dalla cosa vi si trarrebbe un doppio vantaggio, sia
culturale che turistico, che darebbe alla città quel lustro
e quel salto di qualità che ormai da tempo, da troppo tempo
si cerca di darle. Credo sia inconcepibile, infatti, che una
città dall'incommensurabile valore storico e culturale come
Capua ancora non sia uscita da quella "selva oscura" alla
quale è costretta per l'inermità delle cariche politiche
verso il varo di un progetto turistico retto da solide basi
e da idee propense all'ottenere un successo duraturo nel
tempo: sarebbe come dire che Firenze non riesce a decollare
turisticamente nonostante il materiale che essa possiede. Ci
troveremo di fronte ad una pura e semplice incapacità
gestionale.
Ritornando al discorso sull'importanza storica di Capua
nella storia Risorgimentale, credo che tale cosa sia
universalmente sottovalutata: in aggiunnta a ciò, nessuno si
rende conto del fatto che un personaggio come Giuseppe
Garibaldi, indiscussa figura di nobiltà di intenti e di
sentimenti, abbia calcato la terra capuana e quelle ad essa
limitrofe e che i suoi seguaci vi abbiano lasciato il sangue
quasi 145 anni fa. I luoghi storici degni di nota, in linea
generica, vengono sempre tutelati e custoditi e in molti
casi arricchiti da musei che aiutano il turista a conoscerli
meglio: basti pensare alla costa della Normandia in Francia
o a Montecassino, da sempre valutati per quanto concerne
l'ambito della Seconda Guerra Mondiale, e non sarebbe male
per Capua raggiungerli per lo stesso motivo. Tale
importanza, nel caso della città sul Volturno, si è limitata
ad essere presente solo nei libri di storia e senza quasi
mai superare il rigo di lunghezza: troppo poco per uno degli
eventi più importanti del Belpaese. Alla presa della
Bastiglia, nei libri scolastici francesi, meno di tre pagine
non vi sono dedicate. Si aggiunga, a tale indifferenza,
l'esempio che proprio all'interno di Capua vi sia a
commemorazione dell'Eroe dei due mondi solo una lapide,
sicuramente ignota a molti, che ricorda il suo passaggio: e
nulla più. Altri cenni a testimonianza della battaglia del
Volturno sono praticamente inesistenti.
Perchè,
dunque, non effettuare un profondo lavoro di ricerca
storiografica sulla vicenda? Il materiale non manca di
certo, gli storici e gli appassionati della "magister vita"
nemmeno, basta solo dare fuoco alle polveri, utilizzando un
gergo militaresco, e cominciare a lavorare per fare di Capua
il simbolo del raggiungimento definitivo di quello scopo di
liberazione dal dominio straniero che mosse Mazzini,
Garibaldi e migliaia di altri patrioti. E visto che ci
troviamo, diamo qualche informazione sull'argomento,
avvalendoci dell'opera "Da Quarto al Volturno" di Giulio
Cesare Abba, uno dei garibaldini che presero parte alla
spedizione dei Mille. Il moto rivoluzionario che condusse
l'Italia ad ottenere l'unità e l'indipendenza dopo secoli di
assoggettamento ad altre potenze europee cominciò nel 1848
ma raggiunse il suo culmine solo nel 1860 con l'operazione
di Garibaldi e dei suoi Mille, che con lo sbarco a Marsala
diedero inizio a quella campagna di liberazione dai Borboni
che si fermò solo a Teano (o Taverna Catena, quesito,
questo, ancora non sciolto) con l'incontro tra Garibaldi e
Vittorio Emanuele II. E Capua fu la tappa finale di quel
cammino. Il 7 Settembre 1860 Garibaldi entrò a Napoli, dove
costituì un nuovo governo, e pochi giorni dopo, il 16
Settembre, cominciavano i primi scontri contro le truppe
borboniche sulle rive del Volturno, all'altezza della zona
che precede Caiazzo, tra i progetti dei garibaldini di
conquistare la valle di Piana di Monte Verna e quella
Tifatina quanto prima possibile: "Ieri
i Regi (l'esercito borbonico) uscirono di Capua... chi sa?
Si sente che da Capua a qui c'è un passo, e di mezzo quasi
nulla, poche camice rosse. Cosa sarebbe un improvviso
ritorno!" (G.C.Abba, Da Quarto al Volturno, 15
Settembre 1860). Spinti dall'entusiasmo che li aveva
condotti sino a quel momento a pochi chilometri dalla
capitale borbonica, Napoli, i garibaldini conquistano la
rocca di Caiazzo il 19-20 Settembre, come testimoniato dalle
parole di Abba: "Ieri grande
dimostrazione contro Capua, dicono per dar agio ad altri
nostri di prendere Caiazzo che è una grossa terra di là dal
Volturno. Dicono ancora che fu per conoscere una buona volta
tutto il nemico, quanto n'è rimasto fedele al re fuggitivo.
Ma si sprecò del gran sangue! Troppo ardore negli ufficiali,
troppo nei soldati [...]" (G.C.Abba, Da Quarto al
Volturno, 20 Settembre 1860). La battaglia, stando al
diario, fu cruenta e senza esclusione di colpi e vide
rimasti sul campo numerosi caduti da ambo le parti. Sulla
foga bellica dimostrata in quelo giorno cosi continua l'Abba:
"Si cominciò dall'estrema sinistra
(della rocca caiatina), poi fu l'inferno su tutta la linea"
(G.C.Abba, Da Quarto al Volturno, 20 Settembre 1860).
Nel mentre, il gruppo dello stesso Abba, che aveva già
silenziosamente superato l'ostacolo di Caiazzo, era
localizzato sulla via per S.Angelo in Formis, luogo che
rispetto agli altri si trovava ancora in una situazione di
modesta tranquillità: "Noi, sulla
via di Sant'Angelo, fummo i meno combattuti" (G.C.Abba,
Da Quarto al Volturno, 20 Settembre 1860). E, assistendo
da lontano alla lotta, cosi la descrive: "Ma
abbiamo ben visto cacciatori e fanteria e artiglieria
volerci venir addosso, se una parte dei nostri, con due
cannoni, non cominciava. Il loro fuoco fu cosi ben diretto e
nutrito che quella colonna, non osando avanzarsi, ripiegò".
Per parecchie ore la situazione sul campo di battaglia non
vide nessuno dei due schieramenti nè avanzare tantomeno
retrocedere, a dimostrazione della strenua volontà da
entrambi i fronti di non voler cedere neanche il minimo
pezzo di terra all'avanzata nemica, fino a quando Giuseppe
Garibaldi e le sue truppe non decisero di dare inizio
all'assalto finale, provenienti proprio da S.Angelo in
Formis: "Appunto in quel momento
s'udì gridare dalla nostra destra: - Egli è qui, egli viene,
il Dittatore, il Generale! - E apparve dalla parte di
S.Angelo Garibaldi bello e raggiante. Noi, sotto i suoi
occhi, fummo fatti piegar a sinistra, per rintuzzare un
nuovo assalto di borbonici usciti freschi da Capua" (G.C.Abba,
Da Quarto al Volturno, 20 Settembre 1860). Verso sera
Caiazzo era in mano dei Mille e sulle ali dell'entusiasmo si
tentò, nello stesso giorno, anche un'attacco verso i
Gradilli e la stessa Capua, prontamente però respinto dalle
truppe borboniche. Nei dieci giorni che seguirono la
battaglia a Caiazzo vi furono numerosi tentativi di attacco
borbonici piuttosto pesanti e il 30 Settembre gli stessi
borbonici provarono a far arretrare i garibaldini, con
incursioni senza sosta lungo le rive del Volturno atte a
svilire le milizie avversarie tenendole impegnate quanto più
a lungo possibile: "I loro
scorridori tentano qua e là i nostri lungo tutta la linea
del Volturno, e stamane si provarono a passarlo alla scafa
di Triflisco. Ma quelli di Spangaro li hanno respinti"
(G.C.Abba, Da Quarto al Volturno, 30 Settembre 1860).
Il luogo è dove è attualmente posto il ponte Annibale visto
che si parla di "scafa", termine usato per definire un
guado. Lo stesso 30 Settembre i garibaldini vengono respinti
a Triflisco mentre dalla roccaforte di Capua giungono forti
segnali dimostrativi della volontà borbonica di non
arrendersi con facilità: "Il cannone
di Capua si è fatto sentire tutto questo pomeriggio [...].
Non v'è più dubbio; i napoletani usciranno e saranno molti"
(G.C.Abba, Da Quarto al Volturno, 30 Settembre 1860).
Le parole dell'Abba, piene di timore nei confronti della
forza dell'esercito nemico asserragliata a Capua, sono il
preludio alla Battaglia del Volturno, che comincia
ufficialmente tra l'1 e il 2 Ottobre e terminerà con la
caduta della città solo un mese dopo, il 2 Novembre. Le
prime notizie dal fronte non chiariscono quale sia la
situazione e chi tra i due eserciti stia avendo la meglio:
l'Abba, nelle sue note, scrive che "un
colonnello ungherese si mette le mani nei capelli, deve dire
cose orrende; o che i feriti e i morti sono già a centinaia,
o che di Capua vien fuori la nostra rovina" (G.C.Abba,
Da Quarto al Volturno, 1 Ottobre 1860). Nel pomeriggio
del 1 Ottobre i Borboni attaccano in massa e altrettanto
fanno i garibaldini, mentre il fragore della lotta è ben
udibile lungo l'intera piana Tifatina, poichè "dal
di là dei monti Tifatini venivano dei rimbombi che parevano
echi ed erano battaglie" (G.C.Abba, Da Quarto al
Volturno, 1 Ottobre 1860). Seguono altri 30 giorni
di incessante battaglia. Non meno di due assalti al giorno,
frequenti incursioni durante le soste tra uno scontro e
l'altro, mentre nè dai garibaldini nè dai Borbonici sembrano
provenire segnali di cedimento: e sono proprio i primi che
nonostante le sortite avversarie danno vita a continui
tentativi di penetrazione in Capua, provandoci l'8, il 18 e
il 19 di Ottobre. Le truppe borboniche, finalmente, si
arrendono e il 20 Ottobre Ritucci, dell'esercito regio,
ordina la ritirata generale dal Volturno: cinque giorni dopo
i garibaldini attraversano il Volturno e cosi l'Abba
descrive il fiume: "Il
Volturnus celer
è ancora sonante come nei versi di
Lucano, una maestà d'acque verdi, che s'incalzano clamorose"
(G.C.Abba, Da Quarto al Volturno, 25 Ottobre 1860).
Il destino di Capua è oramai segnato: il giorno seguente,
mentre Garibaldi e Vittorio Emanuele II danno vita al famoso
incontro, inizia l'assedio alla città. Colpita
incessantemente per una settimana Capua cade il 2 Novembre e
l'Abba, da Napoli cosi commenta le notizie che riceve dal
fronte: "Bombardano Capua, e noi non
vi siamo più". Nelle ore precedenti alla conquista
della città Giuseppe Garibaldi dà, per l'ennesima volta,
prova del suo buon cuore e della sua benevolenza verso il
prossimo e verso i cittadini di Capua, rifiutando l'invito
del colonnello Griziotti a chiudere la questione
attaccandola duramente: "Già il
Griziotti, colonnello nostro, lo aveva detto: - Generale,
lasciatemi lanciar due bombe sulla cittadella, e si
arrenderà. - No, se un fanciullo, una donna, un vecchio
morisse per una bomba lanciata dal nostro campo, non avrei
più pace!" (G.C.Abba, Da Quarto al Volturno, 2
Novembre 1860). Se l'opera di Giulio Cesare Abba
testimonia verbalmente gli episodi bellici che
contrassegnarono Capua nei mesi di Ottobre e Novembre, molte
altre prove di carattere archeologico potrebbero essere
ancora sepolte sia lungo le rive del Volturno e sia
all'interno e all'esterno della città. Sarebbe necessario,
dunque, procede con urgenza e con una squadra di storici e
di archeologi alla creazione di un vero e proprio piano per
recuperare il ricordo della regina del Volturno come luogo
di realizzazione della nazione italiana, includendo nello
stesso la creazione di un museo e di un percorso turistico a
riguardo e organizzando, con il supporto della Presidenza
della Repubblica, una forte pubblicità che renda a Capua la
stessa importanza che hanno luoghi come Custoza, Novara,
Magenta, giusto per citarne alcuni, all'interno del periodo
del Risorgimento.
Alessandro Giordano (Studente della Facoltà di
Lettere e Filosofia, Corso di Scienze del Turismo -
Direttore dell'Ufficio Italiano della NUMA Australia)
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