|
L'importanza
strategica di Capua e dei dintorni della Valle Tifatina e di
Piana nella II Battaglia del Volturno (1943)

Se
si guarda attentamente ai libri di storia, precisamente ai
nomi delle battaglie, si potrà notare come difficilmente un
evento o una battaglia si siano svolte più di una volta nello
stesso luogo: di Waterloo, Trafalgar, Ardenne, Vittorio Veneto
ve ne sono state una sola e le eccezioni a questa sorta di
regola sono state poche, se non rare.
Capua può vantare, al contrario, due battaglie che portano
stesso nome, svoltesi nel medesimo luogo e a distanza di quasi
un secolo: la battaglia in questione è quella del Volturno.
Già trattata in precedenza in questa rubrica, la prima
battaglia del Volturno decretò, come abbiamo visto, le sorti
della campagna militare dei Mille condotta da Giuseppe
Garibaldi per la liberazione del Sud Italia dal dominio
Borbonico e segnò la nascita ufficiale dello stato italiano
come nazione libera ed indipendente dopo interminabili anni di
dominio straniero: anni, questi, in cui passò da una potenza
all'altra come un giocattolo per bambini. Nessuno, nel lontano
1860, avrebbe mai pensato che dopo 83 anni il fiume Volturno
sarebbe tornato ad ospitare una nuova lotta fra due potenze
militari, in quel contesto bellico non soltanto europeo
conosciuto come la Seconda Guerra Mondiale .
Le analogie
hanno un qualcosa di incredibili. I luoghi solcati dalle
truppe alleate, composte da americani, canadesi e britannici,
corrispondono esattamente a quelli in cui si fronteggiarono i
garibaldini e i Borbonici molti anni addietro e cosi Capua,
Triflisco, Caiazzo ritornano assolute protagoniste in una
nuova guerra conservando lo stesso valore strategico che
avevano nel 1860: ragione, questa, per considerare nuovamente
il famoso detto che la storia, prima o poi, torna sempre a
ripetere sè stessa. La Terra di Lavoro ha subito pesanti
episodi di guerra, pagato un tributo di vite altissime tra
civili e suoi figli mandati al fronte, subito incessanti
bombardamenti e provato la triste e consueta usanza
dell'esercito nazista delle rappresaglie e degli eccidi: il
tutto, purtroppo, finito del dimenticatoio e salvato
fortunatamente grazie all'aiuto e agli studi di persone che
ancora oggi continuano nella loro opera di sottrazione
all'oblio di memorie storiche altrimenti perdute. Durante
alcune ricerche personali sulla storia degli ufficiali alleati
coinvolti in scontri nella provincia di Caserta durante
l'ultimo conflitto mondiale ho avuto il piacere di imbattermi
in uno studio dell' Associazione Storica del Caiatino che
trattava appunto della battaglia del Volturno del 1943, la più
violenta e feroce che il Mezogiorno d'Italia abbia mai
vissuto: ed ho deciso di utilizzarlo per dare vita a questo
articolo, sperando di aver contribuito a portare questo lavoro
sotto gli occhi dei lettori della città di Capua.
Le fasi
preliminari
Che il
Volturno fosse un passaggio decisivo nella campagna d'Italia
era ben chiaro agli estensori dell'Operazione "Avalanche"
o sbarco di Salerno. Infatti, caduta l'ipotesi dello
sbarco nella piana del Volturno, il Comando alleato aveva
deciso di lanciare, contemporaneamente allo sbarco di Salerno,
l'82ª Divisione aviotrasportata statunitense lungo il
Volturno con il compito di distruggere tutti i ponti da Capua
al mare ed impedire casì l'invio di rinforzi tedeschi verso
Salerno.
Il Generale
Castellano, negoziatore dell'armistizio per conto di Badoglio,
preoccupato "che i tedeschi
occupassero Roma e catturassero la famiglia reale ed i membri
del governo" (Blumenson), chiese invece che il
lancio della 82ª Divisione paracadutisti avvenisse nei pressi
di Roma. Veniva così ipotizzato dal Comando alleato un piano
battezzato "Giant Two".
Ma "questa operazione poteva
riuscire alla sola assoluta condizione che le truppe italiane,
acquartierate nella capitale e nelle sue immediate vicinanze,
si unissero con cronometrica puntualità (nel
testo: sur l'heure) ai
paracadutisti alleati nello scontro con i tedeschi".
La delicatezza dell'operazione consigliò il Comando alleato
di effettuare una verifica sul campo. Il Generale Taylor ed il
Colonnello Gardiner furono così inviati in missione segreta a
Roma e "constatarono che la
realtà era del tutto diversa dal quadro disegnato dal
generale Castellano". L'esercito italiano,
essi constatarono, si era persino lasciato "requisire
(dal comando tedesco) le
munizioni ed i depositi di benzina... Era dunque illusorio
contare su un minimo appoggio delle unità italiane".
Sull'altare della incolumità dei Savoia veniva così
sacrificata la liberazione di Roma. E così la liberazione
della Penisola divenne più lenta e cruenta. Sulla più valida
utilizzazione del Volturno nelle rispettive strategie
discutono tedeschi ed alleati. Ed è proprio all'arrivo sul
Volturno, il 7 ottobre, che gli alleati hanno la conferma che
nella campagna d'Italia i tedeschi non si sarebbero limitati
ad una "azione ritardatrice".
La
strategia tedesca
"Kesselring
voleva ritardare l'avanzata su Roma, almeno fino alla
primavera del '44, per sei o otto mesi. Era quel che assicurò
ad Hitler il 30 settembre, quando egli e Rommel furono
convocati. Le posizioni sul Volturno e sul Biferno, su cui
dovevano ripiegare, dovevano essere tenute fino al 15 ottobre.
Difendendo la penisola a Sud di Roma avrebbe ritardato
l'invasione della Balcania, e tenuto più lontani i
bombardamenti alleati dalla Germania. Nacque così la linea G,
cioè la Gustav, e avanti a questa la linea B, e cioè la
Bernhard o Barbara (detta pure Reinhard) e,
ancora più avanti, la linea provvisoria sul Volturno"
. Cosi sintetizza gli obiettivi dell'esercito tedesco agli
inizi di ottobre 1943, in un interessante libro, Dante B.
Marrocco. Marrocco, però, pare posticipi un pò troppo la
data in cui vengono decise, con l'accoglimento della linea
Gustav, le sorti della zona del Caiatino e di gran parte del
territorio del Casertano. Infatti Kesselring inizia
l'elaborazione di vari piani, da rendere esecutivi secondo
l'evolversi della situazione, già a fine agosto del 1943,
secondo le indicazioni di Hitler che, ricevendolo il 23 agosto
a Rastenburg, lo aveva invitato a "prepararsi
a fronteggiare i peggiori eventi". E già "il
10 settembre era deciso a resistere su una linea (la
famosa linea Reinhard) che aveva il
suo centro su Monte Mignano oppure su una linea che andasse
dal Garigliano a Cassino e che poi chiamò Gustav".
E nella realizzazione di quel piano ha ricevuto un decisivo
contributo sia dal generale Vietingoff "che
diresse le operazioni di ritirata in modo magistrale",
sia dalla "avanzata degli
alleati talmente lenta da sbalordire lo stesso Kesselring".
Il Volturno, dunque, diviene il punto decisivo per la
realizzazione dell'intero piano tedesco. Ma il Volturno ha una
importanza non inferiore nel piano elaborato dagli alleati per
raggiungere gli obiettivi previsti dallo sbarco di Salerno:
avere a disposizione il porto di Napoli e gli aeroporti della
Campania, necessari per la campagna d'Italia. Già il giorno 5
ottobre alcuni reparti della 23ª Brigata corazzata avevano
raggiunto il Volturno, ma il VI Corpo d'Armata americano ed il
X Corpo d'Armata britannico raggiungono le posizioni loro
assegnate lungo il fiume solo la mattina del 7. Esse si
trovano di fronte "una barriera impenetrabile" lungo
il fiume resa più aspra dalle caratteristiche del terreno sia
pianeggiante che collinare. Nella zona interna strade strette
e con tornanti, colline irte e rapidi torrenti consentono una
facile difesa ed una difficile azione offensiva. Per aggirare
tutti questi ostacoli il Comando alleato aveva anche
ipotizzato attacchi anfibi ed operazioni aviotrasportate, ma
numerose appaiono subito le difficoltà di attuazione, a
partire dalla scarsa disponibilità di uomini e mezzi. Si
aggiunge inoltre la pessima situazione atmosferica: i continui
temporali rendono ancora più difficile la realizzazione delle
varie ipotesi, anche se gli alleati sono consapevoli che il
tempo non gioca a loro favore.
Posizione
degli eserciti
Nei primi
giorni di ottobre 1943 così erano dislocate le forze dei due
eserciti:
- dalle foci
del Volturno a Capua opera il X Corpo d'Armata britannico
comandato dal Generale Richard Mc Creery;
- da Capua al
Matese opera il IV Corpo d'Armata americano comandato dal
Generale John P. Lucas;
- nella stessa
zona i tedeschi hanno dislocato il X Corpo d'Armata, comandato
dal Generale Heinrich Vietingoff. Dalla foce del Volturno a
Grazzanise teneva il fronte la XV Panzer Grenadier Division.
Gli
eserciti schierati nel Caiatino
Restringendo
il campo di operazione alla zona del Caiatino, vediamo
dislocate:
- la 34ª
Divisione americana, da Caiazzo all'immissione del Calore nel
Volturno, comandata dal Generale Charles W. Ryder;
- la 3ª
Divisione americana, da Piana di Monte Verna a Triflisco,
comandata dal Generale Lucian Truscott jr.;
- la Hermann
Goering Division tedesca, da Grazzanise a Piana di Monte Verna;
- la 32ª
Panzer Grenadier Division tedesca, da Caiazzo a Monte Acero,
comandata dal Generale Graeser.
Le
truppe tedesche
Le forze
tedesche sono ben equipaggiate: la Divisione H.Goering ha 4
Battaglioni di Fanteria, un nucleo corazzato ed un vasto
numero di cannoni motorizzati, oltre ad una attrezzata
contraerea: una potenza di fuoco cioè al di sopra della
norma. Meno efficiente è ritenuta da Vietingoff la 3ª Panzer
Grenadier perché costituita da "stranieri di origine
tedesca". Un Battaglione della 26ª Panzer è posta a
difesa del Monte Acero. Nonostante queste disponibilità, il
Comandante il X Corps tedesco non era soddisfatto. Così lo
storico Blumenson scrive: "Avesse
avuto Vietingoff, il Comandante della X Armata, mano libera,
le forze dislocate lungo il Volturno sarebbero state molto più
numerose". Ed invece, proprio alla vigilia
della battaglia del Volturno, esse vengono indebolite per
ordine di Kesselring che decide di spostare la 16ª Panzer
Division dal Volturno al fronte adriatico per contenere lo
sbarco inglese a Termoli. Vietingoff in un primo momento
decide persino di non rendere esecutiva la direttiva di
Kesselring, ne è poi costretto in seguito ad un perentorio
ordine del suo capo, ma mantenendo le riserve su una scelta
che egli continuava a ritenere inopportuna.
Gli
alleati
Di contro gli
alleati sono interessati al rapido superamento del Volturno.
Il Generale Alexander infatti sollecita il Generale Clark,
Comandante la V Armata, di raggiungere al più presto le
alture tra Sessa Aurunca e Venafro, ponendo così a riparo
sicuro il porto di Napoli. E Blumenson commenta: "Per
raggiungere quegli obiettivi era necessario attraversare la
linea di difesa del Volturno". Ciò spiega
l'Istruzione nr. 6 emanata dal Generale Clark: l'ordine al
Generale Lucas, Comandante il VI Corps, di attraversare il
Volturno nella notte tra il 9 ed il 10 ottobre, nei pressi di
Triflisco, per spingersi poi verso Teano; ed al Generale
Creery, Comandante il X Corps, di superare il Volturno nel
corso della notte del 10 con l'obiettivo di raggiungere le
alture di Mondragone. Era questa una operazione rapida che
presentava pericoli di accerchiamento di reparti avanzati.
Perciò a sostegno di questi due sfondamenti si era previsto
anche il lancio di un nucleo della 82ª Divisione
paracadutisti su Sessa Aurunca e lo sbarco di una squadra
della 36ª Divisione sulle spiagge di Mondragone. Ma non se ne
fece nulla perché non tutte le forze da impegnare nella
battaglia avevano ancora raggiunto le zone loro assegnate
Il piano
degli alleati
Il 9 ottobre
il Generale Clark elabora un nuovo piano. Esso prevede un
attacco coordinato che si estenda lungo tutto il corso del
Volturno, da realizzarsi contemporaneamente durante la notte
del 12 ottobre, in modo da tener divise le forze nemiche e da
realizzare il maggior numero possibile di attraversamenti del
fiume. L'obiettivo è quello di raggiungere quella che gli
alleati indicano ormai la "linea d'inverno", che
avrebbe garantito la sicurezza delle retrovie intorno a
Napoli.
La decisione
di un attacco simultaneo lungo tutto il corso del Volturno è
stata ritenuta dai tedeschi la ragione del successo della V
Armata sul Volturno. Si legge infatti, in un documento del X
Corps tedesco, che il passaggio del Volturno fu più rapido
del previsto perché il nemico abbandonò la tattica fino
allora seguita, quella cioè di percorrere le direttici delle
grandi strade di comunicazione, e scelse invece di penetrare
"attraverso colline scabrose e regioni cespugliose",
minacciando così alcuni nuclei tedeschi di rimanere
accerchiati. Tale preoccupazione determina grande incertezza
tra le truppe tedesche e proprio questa preoccupazione spinge
i reparti tedeschi ad abbandonare le proprie posizioni.
Un'azione
determinante
Non va
sottovalutata, per l'esito della battaglia del Volturno,
l'azione condotta con successo dalla 45ª Divisione americana
comandata dal Generale Middleton. Proveniente da Benevento,
attraverso la valle del Calore, il 13 ottobre reparti di
questa Divisione strappano ai tedeschi il Monte Acero,
"caposaldo della linea di difesa tedesca sul
Volturno", impegnando per le intere giornate del 12 e del
13 forze che avrebbero potuto essere spostate là dove le
truppe americane stavano forzando il passaggio principale.
Sulle 15 miglia del corso del fiume, da Triflisco alla
confluenza del Calore nel Volturno, il Generale Lucas aveva
schierato due Divisioni: la 3ª e la 34ª.
La
strategia alleata
L'inizio
dell'azione spettava alla 3ª Divisione che si trovava di
fronte due gruppi collinari: la cima di Triflisco e la forca
Caruso. Sulla destra di quest'ultimo, sollevandosi dalla
pianura, vi sono due colline solitarie, Monticello e
Mesorinolo, dalle quali poteva partire un attacco al fianco
destro delle avanguardie. L'obiettivo più ovvio era certo la
cima di Triflisco, che avrebbe aiutato anche le truppe
britanniche a superare il Volturno nella zona di Capua. Il
Generale Truscott, al Comando della 3ª Divisione, decide di
programmare invece un attacco finto nella direzione di
Triflisco, mentre concentra lo sforzo dei suoi Battaglioni
direttamente su forca Caruso, cercando di coprirsi però sulla
sua destra. E, per nascondere il vero obiettivo, tiene
nascosta l'artiglieria, utilizzandone solo una parte. Il I
Battaglione del XV Fanteria, sostenuto dalle armi pesanti del
XXX Fanteria, doveva fingere l'assalto sulla cima di Triflisco,
mentre il II Battaglione del XXX Fanteria doveva prepararsi ad
attraversare il fiume qualora si fossero registrati cedimenti
nello schieramento tedesco. Il VII Fanteria intanto, coperto
da una cortina fumogena, doveva passare il fiume al centro
della pianura puntando decisamente su Monte Caruso. A destra
due Battaglioni del XV Fanteria dovevano, superato il fiume,
occupare Monticello e Monte Mesorinolo e, da lì, puntare,
verso la cima orientale del Caruso. La 34ª Divisione.
proveniente da Montesarchio, doveva garantire il fianco.
La
battaglia
A mezzanotte
del 12 ottobre ha inizio la finta operazione di attacco su
Triflisco. Alle 0,55 del 13 l'Artiglieria della Divisione
inizia un bombardamento su tutta la linea del fronte ad essa
assegnato, mischiando agli esplosivi proiettili fumogeni per
coprire l'intera zona dal chiarore della luna piena. In tal
modo i soldati tedeschi, pur consapevoli che quella notte ci
sarebbe stato il tentativo di superamento del fiume, non
sarebbero riusciti ad individuare dove esso sarebbe avvenuto.
Alle 2 gli uomini del VII Fanteria iniziano il guado del fiume
per ancorare le funi di guida sull'argine Nord. È,
una dura battaglia anche contro il clima avverso. Le piogge
torrenziali dei giorni precedenti hanno reso fangosi e
sdrucciolevoli gli argini. La corrente rende molto difficile
il controllo delle imbarcazioni leggere. Le radici degli
alberi, indebolite dal maltempo, non reggono le funi di guida.
Il passaggio del fiume procede perciò con eccessiva lentezza.
L'ultimo battello americano viene colpito in pieno dalla
Artiglieria tedesca che, con le prime luci dell'alba, riesce
finalmente ad individuare la zona del passaggio. Utilizzando
la protezione dell'alveo di un piccolo tributario del
Volturno, gli uomini del I Battaglione raggiungono la Statale
87. Qui costituiscono un punto di fuoco per permettere agli
altri due Battaglioni impegnati nell'azione di affrontare la
conquista del Caruso. Alle 8 viene ordinato ancora fuoco di
artiglieria sulle pendici, ed alle 12 le avanguardie americane
sono già sulla cima occidentale del monte, mentre gli uomini
del II e del III Battaglione consolidano il possesso del
terreno conquistato. L'intercettazione di un messaggio tedesco
che annuncia l'organizzazione di un contrattacco imminente fa
accelerare il passaggio dei mezzi corazzati oltre il fiume. Il
terreno, là dove le ruspe non avevano potuto, viene spalato a
mano dai genieri. Così, poco dopo le 11, il primo carro
armato americano si arrampica sull'argine Nord del fiume. Nel
pomeriggio anche la parte orientale di Forca Caruso è
conquistata e di lì si avvia la pressione sulla cima di
Triflisco ancora nelle mani dei tedeschi. Due tentativi di
attraversamento del fiume, dalle colline del Tifata,
falliscono. Ma quando, durante la notte del 13, le avanguardie
del XXX Fanteria attraversano il fiume e cominciano a salire
la collina, si accorgono che i tedeschi si erano già
ritirati. Per il Generale tedesco Vietingoff "l'attacco
programmato magistralmente ed eseguito con
determinazione" dalla III Divisione americana è stata
"l'azione chiave" della battaglia del Volturno.
La
liberazione di Caiazzo
Caiazzo viene
liberata dalla 34ª Divisione americana comandata dal Generale
Ryder. La Divisione è giunta in Italia il 21 settembre,
sbarcando su una spiaggia di Salerno. Subito viene impegnata
in combattimento e partecipa alla liberazione di Benevento.
Agli inizi di ottobre è accampata nei pressi di Montesarchio.
Di li, attraverso S. Agata dei Goti, raggiunge la zona del
Volturno liberando Limatola.
Alle 0,45 del
13 ottobre le 96 bocche di fuoco dei cannoni e degli obici
dell'artiglieria di appoggio alla 34ª Divisione iniziano il
bombardamento della zona. Quindici minuti più tardi gli
uomini del I e II Battaglione del 168° Reggimento fanteria,
comandato dal Colonnello Frederick B. Butler, iniziano il
guado del fiume. Una parte del I Battaglione affronta il
passaggio a Nord Ovest di Limatola, mentre il resto del
Battaglione lo guada ad 800 yard più giù, nei pressi della
"scafa vecchia". L'obiettivo è la conquista della
frazione SS. Giovanni e Paolo e da lì proseguire per Caiazzo.
Contemporaneamente la Compagnia E del 135° Reggimento
Fanteria, comandato dal Colonnello Robert W. Ward, guada il
fiume a Sud di Squille; il I Battaglione lo attraversa al di
sotto della confluenza del Calore nel Volturno, mentre il
resto del II Battaglione ha come obiettivo la conquista della
Collina 283, a Sud Est di SS. Giovanni e Paolo. Le avanguardie
del I Battaglione del 168° Reggimento passano senza difficoltà
il fiume, ma la corrente porta via i battelli. Il nemico
individua il luogo del guado ed una interminabile scarica di
artiglieria e di mitragliatrici si abbatte sul Battaglione
ancora in una posizione delicata tra il Volturno e la strada.
Quasi cinque ore occorrono perché tutti gli uomini del
Battaglione superino il fiume. Solo nel pomeriggio, con
l'aiuto dell'artiglieria americana, la testa di ponte riesce a
raggiungere posizioni meno scoperte sulle pendici della
collina. Minori difficoltà incontra invece il II Battaglione,
mentre il III Battaglione viene inviato, nel corso della
notte, in aiuto del I Battaglione, ed assieme conquistano, la
mattina successiva, Caiazzo. Secondo il giornale "Il
Progresso Italo Americano" "l'occupazione
di Caiazzo è stata completata da un manipolo di Soldati
Americani, comandati dal Capitano Valentine Lentz, un noto
giocatore di basketball di Baltimora, che ha catturato e fatto
prigionieri una ventina di tedeschi, che erano stati lasciati
nella città per proteggere la ritirata".
Caiazzo era
divenuta un "baluardo" nella difesa tedesca. La sua
conquista è stata dura avendo i tedeschi organizzato una
difesa efficace formata da piccole unità di retroguardia
sparse lungo la dorsale della collina e da campi minati. Per
stanare i vari nuclei di difesa sono stati necessari quattro
mezzi anticarro che hanno superato il Volturno nel corso della
notte del 13. Solo così le ultime resistenze tedesche si sono
ritirate o si sono arrese.
Le
difficoltà
La difficoltà
maggiore per la 34ª Divisione è stata determinata dal fatto
che tutta la zona di operazione ad essa assegnata è rimasta
sotto l'attenta osservazione tedesca fino alla fine. Appena il
Genio tentava di installare un ponte, immediatamente
l'artiglieria tedesca costringeva le forze impegnate a
disperdersi e distruggeva i mezzi che si erano avvicinati
all'argine: tre camion vengono così colpiti al primo
tentativo e le schegge, diradandosi, mettono fuori uso molti
galleggianti. Solo alle 10,30 del 14 ottobre viene completato
il primo ponte. Quello di 30 tonnellate, necessario per i
mezzi pesanti, viene costruito il 15 ottobre, il giorno
successivo la liberazione di Caiazzo.
I Caduti
Nella sola
giornata del 13 ottobre la 34ª Divisione conta la perdita
complessiva di 130 uomini. Anche questo dato conferma il
carattere cruento della battaglia del Volturno. La V Armata ha
subito quel giorno una perdita di 544 unità: 120 morti, 416
feriti, 8 dispersi, la cifra più alta tra il 7 ottobre ed il
15 novembre. In questo periodo i caduti in combattimento non
hanno mai superato le 90 unità, il 13 ottobre i morti sono
stati 130. Punte alte di perdite complessive, intorno alle 300
unità, si registrano solo tra il 4 ed il 9 novembre, quando
cioè la V Armata raggiunge la linea Reinhard.
(Fonte:
ricostruzione fatta da Giuseppe
Capobianco e Giuseppe Agnone ne
"La barbarie e il coraggio -
Riflessioni sul massacro nazista di SS. Giovanni e Paolo -
Caiazzo 13 ottobre 1943" pubblicato a cura
della Associazione Storica del
Caiatino con sede in Caiazzo al Vico Faraone, tratta
dal sito di Piana di Monte Verna.)
~ ~ ~ ~ ~ ~ ~ ~ ~ ~
Alessandro Giordano (Studente della Facoltà di
Lettere e Filosofia, Corso di Scienze del Turismo -
Direttore dell'Ufficio Italiano della NUMA Australia)
|