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Di: Paolo Mesolella

Teano : La Battaglia di San Giuliano e la resa di Capua

A parlare di celebrazioni dello storico incontro a Vairano e a Teano, si rischia di far passare inosservato un altro importante avvenimento avvenuto in quello stesso 26 ottobre del 1860: la battaglia di San Giuliano. Uno scontro strategico fondamentale perché da un lato aprì il varco alle truppe italiane verso Gaeta e dall’altro determinò la resa della fortezza borbonica di Capua. In seguito, infatti, allo storico incontro tra Garibaldi e Vittorio Emanuele II, avvenuto all’altezza del ponticello di san Cataldo, ci fu l’occupazione pacifica di Teano (avendo i borbonici abbandonato la città  alle ore 2 dello stesso giorno)  ma a sera inoltrata, si combattè a San Giuliano, un feroce combattimento che passò alla storia come “scontro di San Giuliano”, ma che in realtà, se si considerano i risultati ottenuti, il numero dei feriti, dei morti e dei decorati, èbbe i l carattere di una vera e propria battaglia durante la quale l’esercito piemontese sconfisse pesantemente quello borbonico. Del resto i soldati dell’esercito piemontese impiegati nel combattimento, spiega Quinto Cenni nel Numero unico Bersaglieri, pubblicato in occasione del cinquantenario,  superò le 500 unità in quanto oltre ai soldati del 12° battaglione (VII Divisione) vi era anche quelli dell’ avanguardia e della riserva. Ma la Storia ha i suoi lati bui per cui quella importante battaglia è stata spesso considerata dai cronisti come un semplice “fatto d’arme”. Vale la pena quindi, ricordarla in questi giorni di celebrazioni politiche e patriottiche che molto spesso tralasciano di ricordare i morti. A San Giuliano, dopo la disfatta del 1 ottobre 1860, si fermarono le retroguardie borboniche, assumendo la funzione di avanguardia dell’esercito napoletano, schierato alla difesa di Gaeta. Al comando delle truppe borboniche a S. Giuliano c’era il generale Von Mechel, al comando della brigata “cacciatori”, il generale Polizy, dell’artiglieria piemontese il generale Negri. Erano circa le ore 13 del 26 ottobre 1860, ricorda lo storico Boragine, quando le forze piemontesi, comandate dal generale Cialdini, vennero a contatto con gli avanposti borbonici. Il combattimento fu duro: un violento attacco alla baglionetta dei bersaglieri costrinse i cacciatori del Polizy a ripiegare al di la del Villaggio di San Giuliano, che divideva le opposte forze. Poi furono gli stessi bersaglieri ad incalzare le truppe napoletane in località “Corte”, ma poco pratici del luogo, subirono forti perdite. Infine un nuovo assalto alla baionetta, ad opera degli stessi bersaglieri, ricacciò il nemico, facendo avanzare le truppe piemontesi. Ma lungo la strada che da San Giuliano porta a Cascano, in località sul “Ponte della castagna” ci fu un nuovo scontro con i borbonici che infersero altri colpi ai piemontesi, i quali però, sopraggiunti i rinforzi, attaccarono le ultime resistenze nemiche alla “cappella dei Tre Vescovi” e vinsero, mettendo in fuga l’esercito napoletano verso Gaeta. A distanza di tanti anni è giusto che i teanesi (e non solo loro) ricordano la giornata del 26 ottobre 1860 non solo come luogo dell’incontro tra Garibaldi e Vittorio Emanuele II, ma anche perché da Teano partì la faticosa marcia alla conquista definitiva di Gaeta. Partì con uno scontro sanguinosissimo per gli oltre  500 piemontesi.

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