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Nel
1886 si ebbe l'unificazione in piazza dei Giudici del Carnevale
rituale dei signori, che si era sempre svolto nel privato dei
saloni, e del carnevale spontaneo e godereccio che il popolo
celebrava in pubblico da sempre. L'annuncio viene dato dai
cavalieri Francesco La Manna e Vincenzo Pizzolo organizzatori e
dirigenti del primo comitato. Si realizza il primo corso
mascherato, con i balconi fioriti e addobbati, con grandi lanci di
confetti e di coriandoli, con una festa che otterrà un grande
successo che nessuno si aspettava. In particolare, viene premiata
una grande mascherata di oltre trenta persone che rappresentano la
"sfiducia ai medici e lo sciopero degli infermi", i
carri degli "abitanti della luna" e del "globo
misterioso", le finestre dell'ultimo piano del palazzo
Gianfrotta, in piazza dei Giudici, vengono trasformati, con
opportuni addobbi, in un vero treno con vagoni tanto di locomotiva
fumante.
Palese e ironico riferimento alla cosiddetta
"direttissima" Napoli-Roma che era ancora da
realizzarsi. Da questo momento il carnevale di Capua e' un rito
sempre celebrato, tranne che negli anni delle grandi guerre e
delle catastrofi, una manifestazione che richiama nel vecchio
centro storico della città tantissime persone provenienti da ogni
parte della provincia e della regione, fa tornare a casa quelli
che lavorano lontano, creare occasioni di nuove amicizie, di nuovi
amori, e produce la materia prima per chiacchierare tutto l'anno!
Nonostante sia passato abbondantemente più di un secolo dal suo
inizio il Carnevale segue fedelmente un "cerimoniale"
rigoroso e stabile, strettamente legato alla sua storia e a quella
della città. Innanzitutto il carnevale inizia ufficialmente dopo
la consegna delle chiavi della città dalle mani del Sindaco, o di
un suo rappresentante , a quelle di RE carnevale, il quale dopo
aver recitato il suo proclama al popolo si sofferma con il
contributo dei suoi cortigiani a sottolineare con ironia pungente
e pesante tutte le malefatte dei pubblici amministratori. E' una
vera regola a cui tutti si sono sempre attenuti, perché e' nello
spirito del carnevale di una città in cui il povero popolo ha
avuto storicamente solo questo momento per esorcizzare i soprusi e
le prepotenze degli eletti; cosa che vale anche in tempi di
democrazia sofferente o zoppicante come spesso si dice oggi.
L'edizione del 1908 ebbe grande risalto, infatti il cronista de
"Il Mattino" sig. Fanfulla scrive: una grande folla
gremiva la piazza, illuminata splendidamente da otto lampade ad
arco. Notevole il getto di coriandoli, che a piene mani si
spargevano sulle capigliature delle giovanette, e si lanciavano
sul viso di tutti, cortesemente. E' bene sottolineare, come
chiaramente si evidenzia da questa cronaca del tempo, che un'altra
caratteristica del carnevale capuano e' quella della
"cortesia", espressione dei modi di essere persone
educate dall'esempio dei "signori" che erano stati parte
dirigente e vitale della città nei secoli. |