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Riaprono le catacombe di San Casto del IV Sec a.c.

Sessa Aurunca 05.09.2002

Di: Paolo Mesolella

Finalmente a Sessa Aurunca sono state aperte e rese visitabili le antiche catacombe di san Casto del IV sec. a.C. Grazie al progetto “Vivere la città – Porte della storia”, infatti, da sabato scorso fino al 14 settembre prossimo, tutti i sabato dalle ore 17 alle 21 è possibile visitare questo autentico tesoro della chiesa casertana. Sono poche infatti le catacombe in Terra di Lavoro, e oltre a quelle di san Prisco e di sant’Agostino nell’antica Capua è difficile trovarne altre. Queste di Sessa poi ripropongono all’attenzione degli studiosi anche la figura di san Casto vescovo e martire che non è lo stesso di Calvi Risorta.. Le catacombe dell’antica Suessa, infatti, sono ubicate nei pressi del cosiddetto “Martirium”, il luogo dove fu martirizzato nel 292 d. C. (al tempo di Diocleziano), San Casto, primo vescovo di Suessa insieme a san Secondino, vescovo di Sinuessa. San Casto di Calvi (l’antica Cales), invece, fu martirizzato a Sinuessa nel 66 d.C. (un anno prima di san Paolo) insieme al vescovo di Sinuessa, Cassio. La sua tomba si trovava al di sotto dell’antica basilichetta paleocristiana di San Casto Vecchio, della quale oggi restano solo ruderi, sotto la campata del ponte dell’Autostrada del Sole. Una differenza di tempo di oltre 220 anni, tra i due martirii, che dimostra quanto sia più antica la diocesi calena. Ma torniamo alle catacombe di Sessa, purtroppo poco conosciute e visitate. All’interno del cancello d’ingresso, un ampio cortile conserva i resti di tre diverse strutture: la prima, chiamata volgarmente “Nicchione” era considerata dal vescovo di Sessa, Diamare, nel 1888, l’abside dell’antica chiesa di San Casto; la seconda, il cosiddetto “martirium” è la basilichetta dove sarebbe stato martirizzato San casto , primo vescovo di Suessa nel 292 d. C.; poi c’è un lungo muro e l’ingresso di una grotta chiusa da un cancello. Dopo alcuni scalini si entra all’interno della catacomba: un cunicolo, interamente scavato nel tufo, si prolunga sul lato sinistro per una decina di metri. I lavori di ristrutturazione del seminario diocesano realizzati negli anni 60 e quelli per la costruzione dell’ospedale ne hanno in parte rovinato l’interno. Sebbene infatti non sia mai stato effettuato uno scavo sistematico del monumento, si notano all’interno ben evidenti le fondamenta del seminario che hanno reso necessari anche dei sostegni. Il cunicolo perciò è visitabile solo in parte, per una decina di metri. Entrando, in alto a desta, si nota il primo loculo a forma rettangolare; più avanti un altro loculo ad arco solio , riservato probabilmente ad un personaggio importante. Poi, una parete chiusa che sicuramente nasconde altri loculi e sul fondo un lucernaio. Il tufo, sul lato sinistro e sulla volta, presenta anche tracce di intonaco. All’esterno, invece, sul lato sinistro della catacomba si vede il “nicchione”, costituito da sei nicchie poggiate su una base di tufo, con sopra una nicchia più grande. Potrebbero risalire al XV sec. come gli “scolatoi” della chiesa di san Carlo a Sessa. Sul lato destro del Nicchione invece, c’è il “martirium”, una cappella con portale scompagnato che potrebbe essere la basilichetta dove San Casto sarebbe stato martirizzato. In una nicchia in fondo alla cappella, (più antica della chiesa) ci doveva essere un sarcofago con il corpo del santo. Alle pareti si notano ancora parti di affresco del XII sec. come quello sull’altare (rappresentante un angelo e santi) e materiale di spolio come capitelli e fusti di colonne romane, lisce e con scalmanature. Sul fondo della cappella, invece, dovevano essere affrescate probabilmente le storie della vita di san Casto, oggi purtroppo scomparse.

IN RETE LA MOSTRA DEL CAPITOLO CATTEDRALE

La Mostra permanente del Capitolo della Cattedrale di Sessa Aurunca, (l’unica esposizione a carattere museale presente nel territorio comunale), ora è possibile visitarla anche in rete. Dal mese di agosto, infatti, grazie alla Polidoro s.r.l., una società impegnata da anni nel campo della valorizzazione dei beni culturali, il piccolo museo diocesano è presente nella rete internet all’indirizzo: www.museocapitolare.polidoro.it . Alla voce “Itinerari”, con un semplice click del maus, appaiono la mappa del museo, la sua storia e quella della cattedrale sessana, insieme ad altre informazioni. L’allestimento museale in particolare si sviluppa all’interno della Cripta e della sala di San Lucio, un tempo inaccessibili ai fedeli. La cripta, che risale allo stesso periodo di fondazione della cattedrale (1103-1113), presenta numerose colonne e capitelli di spolio, una caratteristica pavimentazione a riggiole policrome ed un altare in marmi commessi del XVIII sec. Sull’altare, un tondo a bassorilievo rappresenta San Michele Arcangelo cui la cripta è dedicata. Al suo interno è stata creata una particolare e suggestiva ambientazione scenica: sopra a dei manichini sono stati esposti paramenti liturgici di manifattura napoletana, databili tra il XVIII ed il XIX sec. ; tra questi dalmatiche e piviali in seta con ricami dorati. Sull’altare in marmo poi è stato posto un tronetto per l’esposizione eucaristica, realizzato in lamine d’argento del ‘700. La Sala di San Lucio, invece, posta sotto la Cappella del SS. Sacramento, comunica con la Cripta tramite una scala. Essa, dapprima utilizzata come refettorio, fu destinata già nel secolo scorso a diventare museo, dal momento che il vescovo di Sessa Diamare vi attaccò diversi reperti alle pareti. A questi primi reperti poi, ne sono stati aggiunti altri relativi ai secoli XII- XIX. Tra i numerosi reperti conservati nella sala sono da vedere: i plutei a mosaico provenienti dall’ambone (XII sec.) e dal coro medievale della cattedrale (XIII sec.), la lastra tombale di Iacopo De Gaudio, proveniente dall’antico “Sedile di San Matteo”; i dipinti del XVI, XVIII e XIX sec. tra cui due tavole di Marco Cardisco del 1530 e una tela del XVIII sec. attribuita a Guerra; il baldacchino processionale con la riza in argento della Madonna del Popolo ed un paliotto in stoffa del XVI sec. in cui è riprodotto ancora una volta il volto della Madonna del Popolo. Poi un Crocifisso ligneo del XV sec., una sezione di argenti con diversi calici in argento cesellato, una croce astile, astensori e reliquarii del XVIII sec. Tra questi ultimi, quello che conserva parte di un braccio di papa San Leone IX, protettore di Sessa. La mostra, generalmente aperta di domenica (ore 10/12 – ore 16/18) in questi giorni d’agosto e fino al 14 settembre, è possibile visitarla anche di sabato dalle ore 17 alle 20.
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