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Nella
numerosa escalation di azioni nocive per la città, un posto
di primo piano occupano di certo i graffiti sui muri, che
oltre ad imbrattare
pareti spesso intonacate di fresco, costituiscono in qualche
caso più grave, addirittura danneggiamento al patrimonio
archeologico, storico o artistico nazionale , quando cioè le
iscrizioni vengono ad essere realizzate su un bene di cui sia
noto il pregio. Dunque, prendo ad esempio due iscrizioni che
mi hanno colpito: la prima delle due è sulle pareti della
costruzione dove sono i bagni all’interno della villa
comunale e reca la dicitura “Lisa ti amo” ; la seconda è
una iscrizione o
graffito, come oggi si è soliti chiamarli, che è stata
realizzata poche ore fa’ sulla facciata di un edificio in
pieno centro e reca l’espressione dialettale “ Fra’ ,
sto pariann comm’ o cess’ ” ( fratello mi sto divertendo
come un cesso). Cerchiamo di fare un po’ di ordine. Mi sono
documentato e ho appreso che “graffito” in arte sta a
significare una particolare tecnica che consente di ottenere
un disegno incidendo o graffiando una superficie di colore o
di stucco in modo da scoprire un colore sottostante. La
tecnica del graffito era diffusa nell’antichità e fu
applicata anche nel medioevo; oggi il termine indica anche le
iscrizioni e i disegni anonimi realizzati sui muri. Pitture
murali di questo genere ci sono pervenute in gran numero
specialmente dall’Egitto, da Pompei e dalle catacombe
romane. Alcuni artisti statunitensi hanno scelto di adottare
questa tecnica delle scritte realizzate con la vernice
spray, dando vita ad un movimento noto come “graffitismo”.
Tornando alle due espressioni citate in precedenza, premesso
che non conosco le fattezze di Lisa ma so di certo che se
fossi lei mi incazzerei e non poco se il mio amore scrivesse
che mi ama sulle pareti dei bagni della villa comunale,
soprattutto perché se sono una cozza, qualcuno potrebbe
attraverso l’identikit del cesso, risalire proprio alla mia
persona ; ancora
per ritornare alla frase incisa poche ore fa, che
nonostante abbia condotto numerosi ed approfonditi
studi, non ho ancora capito se e soprattutto come il cesso
farebbe a “pariare”; verificato
che Capua non ha origini, né legami egizi, per cui non
mi sembra di aver mai rinvenuto somiglianza alcuna tra qualche
simpatico esponente della vita politica - amministrativa
locale con Cleopatra o Marco Antonio ma al massimo qualcuno
potrebbe più avvicinarsi per la particolare e simpatica
conformazione corporea al sarcofago che conteneva le spoglie
di qualche faraone, mi chiedo alla
luce di tutto ciò: ma a noi, che ce ne fotte ( scusata se
sono salace) che uno ama Lisa o che in un’ ora imprecisata
del giorno, un deficiente si sta divertendo da matti? Tali
gesti costituiscono certamente espressione di inciviltà,
specie quando non portando un messaggio quantomeno valido, si
limitano ad essere la semplice manifestazione dello scarso
senso di civismo negli autori. Forse è vero che quelli che
si dilettano a lasciare scritte sui muri, sono giovani che
vanno alla ricerca di un identità individuale e sociale
ancora poco palpabile, che è il tentativo di opporsi e
contestare un’organizzazione socio-politica
verso la quale nutrono contemporaneamente odio e amore;
che gli adolescenti tentano di esibirsi e ad opporsi per
verificare nelle reazioni degli altri il proprio esistere; che
vivono di paradossi e hanno delle regole, in un mondo
ideologico che non possiede regole , ma se esibizione deve esserci, facciamo in modo che al meno sia
positiva. Quale esibizione può esserci da parte di chi scrive
che si sta divertendo come un cesso? Accanto ad un aspetto
psicologico, ne esiste anche uno giuridico; possiamo infatti
rinvenire punti di riferimento per quanti lasciano il loro
segno sulle pareti di un palazzo o di un bene di valore
storico artistico, sanzioni comminate dal codice penale. Sono
infatti tre le norme di riferimento e le possiamo leggere
negli articoli 635 , 639 e 733 del Codice Penale. Il primo dei
tre è rubricato “Danneggiamento” e che ci dice che
chiunque distrugge, disperde, deteriora o rende inservibile
cose mobili o immobili è punito con la reclusione fino a un
anno o con la multa fino a trecento euro; il secondo articolo
forse più pertinente è rubricato invece “Deturpamento e
imbrattamento di cose altrui” e che punisce con la multa i
casi di imbrattamento e solo nei casi più gravi con la
reclusione fino a un anno o sempre della muta fino a mille
euro se il fatto è commesso su cose di interesse storico o
artistico; il terzo articolo, il 733 che è rubricato
“Danneggiamento al patrimonio archeologico, storico o
artistico nazionale”, che punisce con l’arresto fino a un
anno o con l’ammenda non inferiore a duemila euro, ipotesi
certamente più grave che richiede però
come elemento essenziale della fattispecie, un
nocumento (danno) al patrimonio archeologico , storico o
artistico. Riporto qui due sentenze, l’una che ha assolto
l’autore di scritte su superficie piastrellata, ma non
assorbente il colore adoperato, scritta eliminata con
un’accurata opera di lavaggio e che quindi essendo stata
rimossa, non ha
comportato pena, in quanto non esiste alcun “deterioramento
apprezzabile” del bene; la seconda sentenza che ha invece
condannato non per il reato di danneggiamento, così come era
stato inizialmente contestato all’imputato ma per quello di
imbrattamento di cose altrui ,
certamente meno grave del danneggiamento, l’autore di
frasi incise su un palazzo
, perché l’atto dell’imbrattare non rende il bene
inservibile come è invece richiesto perché sussista la
fattispecie del danneggiamento di cui al 635 del C.P.. Ora però
v’è da dire che se è certamente censurabile la pratica di
imbrattare gli edifici specie con frasi senza senso,
esiste un’arte a parere dello scrivente che è quella
dei murales, che certamente non ha nulla da invidiare a
pitture su tela, che in molti casi, seppur più blasonate, non
hanno neppur vagamente quel senso del bello che un quadro
dovrebbe ispirare. E’ questione di gusti e allora un invito
alle amministrazioni, acciocchè si possano individuare spazi
liberi , come è stato fatto per le pareti a piazza D’Armi,
per poter esprimere una componente dell’identità personale
che può essere la vena artistica estrinsecabile attraverso la
passione per i murales, quella che non solo è un’arte ma
soprattutto una libera manifestazione del pensiero.
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