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Resterà
aperta fino al 24 settembre la mostra dal titolo
“Prospettive verbo-visive”, in corso al palazzo San
Giacomo di Gaeta.
Con
il sottofondo di una incantevole veduta sul golfo, la rassegna
è stata inaugurata domenica scorsa dai critici d’arte
Giorgio Agnisola e Rosario Pinto, alla presenza
dell’Assessore al Bilancio del Comune di Gaeta, dei vertici
dell’associazione culturale Novecento e di un folto pubblico
in terrazza.
I
due maestri si sono alternati in una lezione sull’arte
verbo-visiva, anticipando i contenuti pionieristici e i motivi
della loro pubblicazione, cha dà il titolo alla mostra.
<<
E’ il frutto di un lavoro certosino – hanno tenuto a
precisare – realizzato nel corso di un anno, a quattro mani,
ottenuto attraverso una ricerca capillare condotta, da un
lato, con tecniche intellettuali, bibliografiche, filologiche
e, dall’altro, mediante l’accertamento e la disamina delle
opere dopo il loro reperimento sul campo, il contatto con gli
artisti, grazie anche alla presa di visione delle
testimonianze dirette ancora rintracciabili. >>.
Giorgio
Agnisola si è occupato in particolare dell’aspetto
psicologico-critico, del complesso di motivazioni che spinge
un artista, propenso a rappresentare attraverso le immagini la
propria forza evocativa ed espressiva – e dunque
fondamentalmente antiletterario –, ad integrare le sue
immagini (arte visuale) con le parole (arte verbale).
Rosario
Pinto si è invece dedicato dell’analisi storico-critica,
con la collocazione temporale della contraddizione
dell’artista con se stesso, dovuta alla sovrapposizione tra
due dimensioni che necessariamente devono ritrovarsi: la
poesia, che muove in ambito temporale, e l’arte visiva, che
muove in ambito spaziale.
Con
il volume antologico – e di conseguenza con la mostra – si
è inteso evidenziare la prospettiva, l’angolazione
<<non neutrale>> da cui i due critici hanno
osservato questa espressione artistica, ostica, talvolta
<<inafferrabile>>.
Giorgio
Agnisola e Rosario Pinto hanno, in sostanza, pubblicato una
sorta di manifesto sull’arte verbo-visiva, dichiarandosi
pronti al confronto con il lettore e convinti che <<la
prospettiva è un discorso che si comincia, ma non è detto
che finisca>>.
Questa
arte ha origini remote, se si pensa alla necessità
dell’uomo preistorico di esprimersi disegnando sui muri
delle caverne.
La
mostra gaetana esalta però principalmente lo spaccato
temporale avviato in Europa negli anni ‘60 e che,
attraversando gli anni ‘80 e ’90, si è prolungato fino a
noi, a dimostrazione che l’esigenza verbo-visiva ha sempre
avvertito il bisogno di espandersi.
L’esposizione
è distinta in due sezioni. La prima intitolata “Definizione
di carattere storico e analisi dei gruppi” (3 sale) e la
seconda di impostazione monografica (4 sale).
La
fine del percorso offre una sala con le proiezioni video.
Alla
serata inaugurale c’erano alcuni artisti, tra cui Gian
Battista Nazzaro, uno dei maggiori esponenti della poesia
visiva.
Anche
il poeta e artista capuano Giuseppe Cesaro, in mostra con
“Autoritratto su velo”, era presente alla serata
inaugurale.
Cesaro
è inserito in questo filone artistico poiché, nel realizzare
le sue opere, è solito aggiungere delle scritte a margine,
così integrando l’espressione visiva con la poesia.
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