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  A cura di: Michele Ingicco

Arte verbo-visiva: una poesia da vedere o un’opera d’arte da leggere?
L'artista capuano Giuseppe Cesaro

Resterà aperta fino al 24 settembre la mostra dal titolo “Prospettive verbo-visive”, in corso al palazzo San Giacomo di Gaeta.

Con il sottofondo di una incantevole veduta sul golfo, la rassegna è stata inaugurata domenica scorsa dai critici d’arte Giorgio Agnisola e Rosario Pinto, alla presenza dell’Assessore al Bilancio del Comune di Gaeta, dei vertici dell’associazione culturale Novecento e di un folto pubblico in terrazza.

I due maestri si sono alternati in una lezione sull’arte verbo-visiva, anticipando i contenuti pionieristici e i motivi della loro pubblicazione, cha dà il titolo alla mostra.

<< E’ il frutto di un lavoro certosino – hanno tenuto a precisare – realizzato nel corso di un anno, a quattro mani, ottenuto attraverso una ricerca capillare condotta, da un lato, con tecniche intellettuali, bibliografiche, filologiche e, dall’altro, mediante l’accertamento e la disamina delle opere dopo il loro reperimento sul campo, il contatto con gli artisti, grazie anche alla presa di visione delle testimonianze dirette ancora rintracciabili. >>.

Giorgio Agnisola si è occupato in particolare dell’aspetto psicologico-critico, del complesso di motivazioni che spinge un artista, propenso a rappresentare attraverso le immagini la propria forza evocativa ed espressiva – e dunque fondamentalmente antiletterario –, ad integrare le sue immagini (arte visuale) con le parole (arte verbale).

Rosario Pinto si è invece dedicato dell’analisi storico-critica, con la collocazione temporale della contraddizione dell’artista con se stesso, dovuta alla sovrapposizione tra due dimensioni che necessariamente devono ritrovarsi: la poesia, che muove in ambito temporale, e l’arte visiva, che muove in ambito spaziale.

Con il volume antologico – e di conseguenza con la mostra – si è inteso evidenziare la prospettiva, l’angolazione <<non neutrale>> da cui i due critici hanno osservato questa espressione artistica, ostica, talvolta <<inafferrabile>>.

Giorgio Agnisola e Rosario Pinto hanno, in sostanza, pubblicato una sorta di manifesto sull’arte verbo-visiva, dichiarandosi pronti al confronto con il lettore e convinti che <<la prospettiva è un discorso che si comincia, ma non è detto che finisca>>.

Questa arte ha origini remote, se si pensa alla necessità dell’uomo preistorico di esprimersi disegnando sui muri delle caverne.

La mostra gaetana esalta però principalmente lo spaccato temporale avviato in Europa negli anni ‘60 e che, attraversando gli anni ‘80 e ’90, si è prolungato fino a noi, a dimostrazione che l’esigenza verbo-visiva ha sempre avvertito il bisogno di espandersi.

L’esposizione è distinta in due sezioni. La prima intitolata “Definizione di carattere storico e analisi dei gruppi” (3 sale) e la seconda di impostazione monografica (4 sale).

La fine del percorso offre una sala con le proiezioni video.

Alla serata inaugurale c’erano alcuni artisti, tra cui Gian Battista Nazzaro, uno dei maggiori esponenti della poesia visiva.

Anche il poeta e artista capuano Giuseppe Cesaro, in mostra con “Autoritratto su velo”, era presente alla serata inaugurale.

Cesaro è inserito in questo filone artistico poiché, nel realizzare le sue opere, è solito aggiungere delle scritte a margine, così integrando l’espressione visiva con la poesia.

Le immagini
Alcune fasi dell'inaugurazione

Giorgio Agnisola

Rosario Pinto

Il Pubblico

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