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  Servizi e foto a cura di: Raffaele De Rosa e Valerio Sapio

Intervista a Gaetano Bellofatto, arzillo anziano testimone della Capua agricola, e alla Prof.ssa Annamaria Fusco, Assessore delegato ai servizi sociali.

L’organizzatrice dell’evento, l’Ass.alle politiche sociale Prof.ssa Annamaria Fusco

Di: Valerio Sapio

Grande successo di pubblico per la manifestazione “Le pari opportunità tra gli antichi mestieri e l’artigianato”, organizzata dall’Assessorato alle Politiche Sociali presieduto dalla Prof.ssa Annamaria Fusco. I tanti convenuti hanno potuto ammirare antiche attrezzature agricole e tessili nonché oggetti di uso comune risalenti all’800 e al ‘900. Curiosando tra i vari stand gastronomici e artigianali e le notevoli attrezzature d’epoca messe a disposizione da meritevoli cittadini capuani, ci siamo imbattuti in un vivace anziano seduto su una poltrona con l’autorevolezza di un patriarca biblico carico di esperienza: si trattava del signor Gaetano Bellofatto, classe 1915 e capuano doc. Il simpatico nonnino ha accettato volentieri di rispondere a qualche domanda, coadiuvato dal nipote Gaetano Bellofatto junior, il quale si è interessato al restauro di molti dei pezzi esposti.

Signor Gaetano, quale di questi attrezzi le fa venire di più in mente il suo passato di agricoltore e allevatore?

L’arzillo signore risponde con simpatico accento vernacolare: “Sono molti gli attrezzi da lavoro che usavo personalmente: ad esempio il manganone, attaccato al quale c’era un solo animale; lo usavo per fare i solchi nel terreno per poi seminare. Utilizzavo anche l’aratro di legno di gelso, duro e leggero allo stesso tempo, col quale dissodavo il terreno ancora non troppo compatto. Il tipo che si usava a Capua era un diretto discendente dell’aratro utilizzato da Romolo per tracciare il primo confine di Roma. Erano tanti gli attrezzi che servivano ai contadini, come la “mazza capuana”, antica unità di misura lunga 191,5 centimetri e con il diametro alle punte arrotondate di un centimetro: trenta mazze di lunghezza per una di larghezza costituivano un “passo”, trenta passi equivalevano ad un “moggio capuano” misurante 3333 mq2. Tutte le vendite di terra e gli affitti, per antica tradizione, erano calcolati in base a questa unità.

Per il grano usavamo la “misura”, un contenitore conico di legno con la capacità di un chilo di cereali; quarantaquattro misure erano un “tummolo” di quarantaquattro chili. Il grano allora lo vendevamo a tummoli”. 

Quali strumenti usavano le donne?

“Le donne stavano sempre in casa e perlopiù tessevano. Si usava l’”arcolaio” di legno per lavorare la canapa fatta a Capua e trasformarla in fili. Con i fili si facevano vestiti di canapa poco pesanti ma caldi e resistenti; non si comprava niente, facevamo tutto da soli. Ho ancora una coperta di canapa di fine d’800. Le donne, oltre ad aiutare nella stalla, facevano anche le conserve con pomodori, melanzane etc; si teneva la carne di maiale sotto la “ ‘nzogna” in vasi di terracotta per conservarla e darle sapore. Le femmine di casa preparavano i pasti, molto poveri e unici, a base di cereali e carne. C’era un grande piatto unico dal quale si serviva tutta la famiglia: prima il padre, i figli maschi e infine le donne. Ho ancora diversi di questi piatti, blu e di pesante coccio.”    

Fino a che anno ha utilizzato gli attrezzi esposti?

“Molti attrezzi li ho ereditati da mio padre e li ho usati fino al 1976, quando mi morì la cavalla che spingeva l’aratro e l’erpice. Allora comprai un trattore Fiat che ancora oggi, a novantacinque anni suonati, guido sui campi e con il quale lavoro il mio terreno. Mi diverto anche ad andare in bicicletta”.

Ha cominciato presto a lavorare? 

“A circa sette anni già andavo a caccia e facevo la campagna. Ero unico figlio in famiglia e spesso chiamavo dei braccianti che lavoravano a tempo. Non ho coltivato solo durante la guerra, quando ero aviere e facevo aviotrasporto tra la Libia e l’Italia, portando benzina per le nostre truppe. Rischiavo la vita tutti i giorni e fui anche ferito ad un orecchio in un incidente a Pantelleria, nel 1943. Ho ricevuto per questo la medaglia al valore militare. Ero anche tiratore scelto, facevo centro ogni volta!”

Il nipote del signor Gaetano, Gaetano Bellofatto junior, ci porta a fare un giro tra gli attrezzi del nonno che, con l’aiuto dell’amico Danilo Slanzi, ha restaurato in circa una settimana.

“E’ stata dura “-ha detto il giovane – “dato che abbiamo avuto a che fare con attrezzi deteriorati o con parti mancanti perché distrutte o rubate, ma alla fine la quasi totalità dei manufatti è tornata al suo antico splendore nel rispetto dell’originalità del periodo cui appartiene. I pezzi forti della nostra collezione sono un pigiatore di uva di metà ’800, costruito nelle “Fonderie Capuane” anticamente site in Porta Napoli, e un torchio ancora più antico e perfettamente funzionante. Abbiamo anche un aratro di ferro a due animali di metà ‘800: a questo apparecchio si legavano i buoi tramite un’asta di ferro che fungeva da “presa di forza”: l’asta era collegata all’animale mediante pettorali di cuoio lubrificati con strutto (la famosa ‘nzogna) per non far ferire la bestia; ai pettorali si poteva collegare anche un erpice usato per spaccare il duro terreno lasciato a riposo.” 

E’ stato difficile recuperare gli strumenti?

“Come già detto, alcuni non vengono usati da più di trent’anni, quindi ricostruire e ricondizionare alcune parti è stato molto faticoso, ma io e il mio amico Danilo Slanzi siamo riusciti a riportare quasi tutti gli utensili, quasi dimenticati, al pieno funzionamento. Sul nostro esempio anche altri cittadini stanno recuperando dai casali e dalle stalle i vecchi attrezzi, preziose testimonianze del passato agricolo di Capua.” Salutiamo Gaetano Bellofatto senior e junior per rivolgerci all’Assessore delegato ai Servizi Sociali, la Prof.ssa Annamaria Fusco, organizzatrice dell’evento, che ci ha esternato la sua piena soddisfazione:

“La manifestazione è nata in sinergia con la Commissione Comunale per le Pari Opportunità al fine di valorizzare un patrimonio storico – culturale prettamente capuano che rischia di sparire e di essere dimenticato. Abbiamo voluto valorizzare il lavoro di tanti uomini, che con fatica coltivavano i poderi del nostro territorio, e di tante donne che con abnegazione e “imprenditorialità” non sospette portavano avanti le loro famiglie.

Dopo un attento studio abbiamo individuato numerosi attrezzi e oggetti d’uso quotidiano che erano ormai caduti nell’oblio; abbiamo fatto studi sulle tante fabbriche metallurgiche e ceramiche capuane che producevano con maestria questi oggetti, scoprendo un mondo d’industria ormai scomparso dalla nostra città, un tempo oasi felice di Terra di Lavoro.

Oggi si tiene troppo al presente e si dimentica facilmente il passato: non dobbiamo scordare da dove veniamo e rivendicare con orgoglio le nostre radici capuane”. 

Come si inquadra nella realtà locale l’Assessorato che dirige? Quali sono stati gli sviluppi che ha impresso al sociale a Capua?

Ho inteso fare un giro di vite evitando l’unica elargizione  di contentini alla cittadinanza, ma cercando di offrire alla stessa più servizi e assistenza: si sono accentuate l’assistenza ai disabili e agli anziani, il tutorato educativo, il soggiorno climatico per le fasce deboli, le convenzioni con le piscine per i più piccoli. A breve partirà il bando per la creazione di una grande ludoteca che cerchi di canalizzare le energie dei ragazzi in attività laboratoriali utili a toglierli dalla strada e dare loro una valida formazione per il mondo del lavoro. In quest’ottica, anche il chiostro dell’Annunziata, rivalutato recentissimamente, è un ottimo punto di contatto tra i cittadini, quasi una “novella agorà”, un centro di aggregazione sociale a prescindere dal colore politico”. Molti gli apprezzamenti della cittadinanza nei confronti dell’evento, a testimoniare l’attenzione dei capuani per le loro origini e per la conservazione della memoria comune.

Il pigiatore d’uva costruito dalle “Fonderie Capuane”
Un aratro in ferro trainato da un solo animale
L’aratro e l’asta per il trasporto di carichi pesanti ad opera degli animali da tiro
I restauratori degli attrezzi: a sinistra Danilo Slanzi e a destra Gaetano Bellofatto
Un colorato banchetto artigianale
Antichi oggetti di uso comune: in primo piano la “misura” del grano e il pestello in marmo
 
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