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Di: Fiorentino Duonnolo, caporedattore della rivista ambientalista LA FOGLIA - Davide Villano, tecnico in geologia di Sant'Angelo in Formis


 

Monte Tifata: frana in località Forcina.

Ad un anno dall'evento il movimento franoso è ancora in atto

 

Il luogo della frana

Tutti ricorderanno l’inverno 2008/2009 come uno dei periodi più piovosi degli ultimi decenni. Anche il C.N.R. lo ha definito uno degli inverni più piovosi degli ultimi due secoli, paragonabile all’anno 1951 celebre anch’esso per le grandi nevicate su Alpi e Appennini. In un territorio come il nostro, dove è una costante il rischio idrogeologico, precipitazioni abbondanti sono intimamente collegate alle alluvioni, smottamenti e frane.

Anche a Sant’Angelo in Formis le abbondanti precipitazioni dell’inverno scorso hanno lasciato il segno. Infatti, se si osserva in località Forcina il boschetto accanto alla cava Statuto si può notare tra gli alberi un taglio di terra fresca come un grosso smottamento. Non è altro che una frana con scorrimento complesso di tipo rotazionale-traslativo, cioè formato da zolle di terra semi-integre che sono scivolate come zattere su un substrato argilloso. La zona di distacco è avvenuta nel repentino cambio di pendenza al di sotto di un sentiero e in corrispondenza di un modesto rivolo d’acqua che nasce da una sorgente appena a monte.

Ad un anno circa dalla frana, siamo tornati a controllare lo stato in cui si trova il luogo. Con ovvio stupore abbiamo riscontrato che il movimento franoso non è cessato! La zona di innesco si è svuotata e approfondita creando le condizioni di continue riattivazioni e distacchi che hanno portato ad un allargamento del fronte della frana. Il punto di coronamento e la scarpata di frana, per un movimento di tipo retrogressivo, si sono spostati più a monte di alcuni metri, interessando completamente il sentiero lì presente.

Importante è, quindi, approfondire il più possibile con indagini mirate il movimento che è in atto, cercando di creare un modello geologico-tecnico. Questo sarà importante nell’approccio con la back analisis, una particolare procedura che, grazie ad una modellazione di tipo numerico delle misurazioni di sollecitazione e spostamento delle masse, permette di stabilire lo stato di sollecitazioni preesistenti prima della frana. Creare un tale modello aiuterà alla mitigazione del rischio indotto dal movimento franoso e a valutare la suscettibilità a franare in zone con la stessa litologia affiorante su tutto il Tifata.

 

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Per informazioni scrivi a: redazione@capuaonline.com

 

 

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