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di:
Vincenzo Paternuosto |
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foto di:
Mariarita De Maio e Mario Nardiello |
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Pubblico dibattito sull'inceneritore a Capua
Grande partecipazione di cittadini e non che hanno manifestato
il loro dissenso alla costruzione di impianti industriali di
trattamento dei rifiuti
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L'ing.
Ettore Del Giudice,
il dott.
Mario Paternuosto, il dott.
Antonio Marfella |
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A l
pubblico dibattito sulla tematica dell'inceneritore
(o anche termovalorizzatore, gassificatore,
digestore anaerobico ecc.)
a Capua, tenutosi a Palazzo Fazio,
sede della Cooperativa Culturale Capuanova,
la mattina di domenica 4 dicembre, sono intervenuti
l'ing. Ettore Del Giudice (Docente
della Facoltà di Ingegneria della Sun di Aversa), il
dott.
Antonio Marfella
(Tossicologo, Oncologo, Membro del direttivo
regionale medici per l'ambiente), il dott.
Mario Paternuosto
(Specialista in Medicina Interna e
Gastroenterologia). Hanno partecipato anche:
il presidente dalla Cooperativa Culturale Capuanova
Andrea Vinciguerra, il consigliere comunale
di Capua di Sinistra Ecologia e Libertà Antonio
Gucchierato, il sindaco di Camigliano
Vincenzo Cenname, il sindaco di Pignataro
Maggiore Raimondo Cuccaro, il referente del
circolo di Italia dei Valori di Capua Nicola
Scalera e alcuni membri del comitato "No
gassificatore", tutti contrari alla
realizzazione di uno di questi impianti a Capua e
nella Provincia di Caserta.
All'evento hanno preso parte oltre duecento persone
(tra cittadini capuani e di altre città limitrofe)
che, con applausi e interventi di dissenso, hanno
manifestato la loro decisa contrarietà alla
costruzione di qualsiasi tipo di impianto
industriale di trattamento dei rifiuti
(termovalorizzatore, gassificatore, inceneritore,
digestore ecc.) a Capua e nell'intera Provincia di
Caserta. Le ragioni di questa contrarietà sono
fondate su dei fatti e non su ideologie, perché i
cittadini non vogliono più subire delle scelte, di
forte impatto sulla loro vita e sulla loro salute,
senza essere prima consultati dagli amministratori.
Secondo questi cittadini il consenso elettorale,
quantunque assai vasto, non autorizza gli
amministratori di Capua a decidere su un argomento
così importante senza conoscere prima le loro intenzioni.
Ora, però, passiamo alla cronaca dell'incontro.
L'ing. Del Giudice, chimico e ricercatore
universitario, ha spiegato molto semplicemente che
le tecnologie utilizzate da questi impianti sono
tutte basate su reazioni chimiche che impiegano
principalmente l'ossigeno (presente nell'aria) e il
carbonio (presente nei rifiuti) per una combustione
che, con o senza fiamma e a temperature diverse,
produce una limitata quantità di energia (con
rendimenti che mediamente sono del 25-30%) e tanti scarti. Purtroppo gli
alti quantitativi di scarti prodotti da questi
impianti non possono essere completamente filtrati
ed eliminati. Il risultato è che vengono immessi
nell'ambiente circostante e depositati in discariche
per rifiuti speciali. In particolare, facendo
riferimento alla nostra Provincia, l'Ingegnere ha
spiegato che alte percentuali di raccolta
differenziata li renderebbero antieconomici e quindi
inutili. Essi hanno un senso, dal punto di vista
industriale ed economico, solo se sono di grandi
dimensioni e quindi possono assorbire gli alti costi di
gestione. Siccome è possibile attuare una raccolta
differenziata spinta, perché si è deciso
lo stesso di realizzare questi impianti?
Nel suo intervento, invece, il dott. Marfella ha
spiegato che attualmente in Campania non esiste
alcun piano di smaltimento dei rifiuti industriali e
quindi è come se quella tipologia di rifiuti non
esistesse proprio. Ha aggiunto, poi, che le inchieste
svolte dalla Magistratura sui traffici illeciti dei
rifiuti tossici industriali, tra il Nord Italia e la
Provincia di Caserta (trasportati da migliaia di tir
dal 1985 ad oggi), hanno portato alla luce
numerosissimi interramenti in terreni privati e
persino in discariche pubbliche (ad esempio quella
di Lo Uttaro). Marfella ha evidenziato che oggi
purtroppo stiamo pagando le conseguenze di questi
atti sulla nostra salute e che questo fatto è dimostrato
dai dati che emergono dal registro dei farmaci
antitumorali della Provincia di Caserta, dove si
evidenzia che il loro impiego è superiore a quello
delle maggiori città industrializzate del Nord
Italia. Secondo l'Oncologo la realizzazione di
impianti industriali di trattamento dei rifiuti
aumenterebbe ulteriormente il pericolo che già
incombe sugli abitanti di Terra di Lavoro. Le
soluzioni da intraprendere per risolvere la
questione dello smaltimento dei rifiuti non possono
non tener conto di questa realtà. Alla luce di
queste evidenze, le scelte
della Provincia di Caserta e del Comune di Capua si rivelano assolutamente
sbagliate e del tutto irragionevoli. Capua e
l'intera Provincia di Caserta non possono
essere paragonate alle realtà di Vienna e Brescia, perché
qui da noi
esiste un'emergenza sanitaria che in quei posti non
c'è.
Concludiamo questo reportage ribadendo il nostro
fermo e motivato "NO" a qualsiasi tipo di impianto
industriale di trattamento dei rifiuti a Capua
(termovalorizzatori, inceneritori o gassificatori)
per quattro ordini di motivi: 1. praticando
un'efficiente raccolta differenziata porta a porta e
conseguendo percentuali realistiche (70-75%) essi
sarebbero inutili; 2. gli scarti derivanti da questi
impianti sono rilevanti, non
completamente filtrabili
e molto pericolosi per l'ambiente e la salute umana;
3. nessuna "accreditata" commissione è un grado di
rassicurare i cittadini sulla gestione e sugli
effetti del loro funzionamento sull'ambiente e sulla
salute dei cittadini, perché le aree sono militarizzate
(per cui l'accesso
e i controlli dovranno essere preventivamente
autorizzati e non potranno essere a sorpresa) e le
misurazioni delle emissioni, che sono quelle che
forniscono dati certi, per legge possono essere
effettuate solo dalla Regione e da nessun altro; 4. il
nostro contesto cittadino e provinciale è
già gravato da un'incidenza di patologie tumorali
molto rilevante, difficile da smentire, e queste scelte
non tengono conto di questo aspetto. |
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Le immagini
del dibattito |
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