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da: "I Solisti Partenopei"

Celebrazioni Martucciane a Capua

le musiche di Martucci e Sebastiani

Il concerto dell’Orchestra Filarmonica di Chisinau diretta da Ivano Caiazza

Ferdinando Sebastiani Giuseppe Martucci

Una città si rende illustre per i suoi figli illustri. Ma occorre che vi sia una precisa volontà politica e culturale per una rivisitazione colta e significativa. E’ quanto si propone il concerto del 30 dicembre 2006, che, a conclusione di un anno ricco di eventi culturali in una città che ha tutti i titoli per essere città d’arte, esegue nella monumentale Chiesa dell’Annunziata alle ore 18.30 (ingresso libero fino ad esaurimento posti) la Prima Sinfonia in re minore op. 75 di Giuseppe Martucci ed il Concerto Fantastico in do minore per clarinetto ed orchestra di Ferdinando Sebastiani. Eguale per i due compositori il campo artistico, la musica, ma non eguale la fortuna che toccò loro. Meritata e ampia quella di Giuseppe Martucci, molto meno nota la figura di Ferdinando Sebastiani. Il concerto, diretto dal maestro Ivano Caiazza, si presenta come un evento molto significativo, perché si colloca nel programma culturale della città e in particolare del suo sindaco, Carmine Antropoli, e dell’assessore alla cultura, turismo e spettacolo Guido Tagliatatela, che lo hanno sostenuto. Il sostegno dell’Amministrazione è il segno dell’attenzione che essa porta ai suoi figli già illustri e a quelli che la fortuna li ha voluti meno noti. Al sindaco Antropoli ora anche l’impegno di intitolare una strada di Capua a Ferdinando Sebastiani. Due compositori a confronto e due mondi a confronto, quello artistico che nella persona del maestro Caiazza ha predisposto un progetto di ampio respiro, e quello del primo cittadino, il sindaco Antropoli, che ha dato al progetto il placet dell’Amministrazione da lui presieduta e che lo sostiene con entusiasmo. Ivano Caiazza, nato a Riardo, è un autentico figlio di Terra di Lavoro, i cui musicisti, soprattutto inediti, fa oggetto specifico dei suoi studi e delle sue ricerche. Caserta gli deve molto per la scoperta di Costantino Parravano. Ora è la volta di Capua, altra civitas illustre della sua terra. Alla scoperta di musicisti poco noti Caiazza unisce una rivisitazione severa e altamente professionale, perchè coniuga il rigore della scuola con la sensibilità dell’artista. Ora a Capua il maestro Caiazza, con la musica di Sebastiani, restituisce un altro pezzo prezioso della sua storia artistica. Capua, la regina del Volturno, città fluviale racchiusa nell’ansa del fiume che fu dio e che sembra volerla proteggere, si connota tutta come un naturale palcoscenico per la musica del grande compositore. Vanta un porto fluviale tra i più antichi del mondo e anche per questo è entrata nel mito. Antico il suo toponimo, che forse deriva dal leggendario volo del falcone, capys, o dall’etrusco kabba, che significa curvità. Svetonio parla di un suo mitico fondatore troiano di nome Capi. Nel 424 a. Cr. la Capua etrusca veniva occupata dai Sanniti e nel 340 a. Cr. circa entrava in lega con Roma. La sua storia ha attraversato da protagonista la stessa storia di Roma., ora alleata, ora avversaria, ago della bilancia nelle vicende militari di Roma. Dal secolo VI  entrava nell’orbita longobarda, diventando un ambito bersaglio per i Saraceni che la distruggevano nell’841. Ancora una volta i suoi abitanti, come era accaduto in età romana, erano costretti a rifugiarsi altrove, questa volta sul monte Palombaro. Ma le sorti della penisola italica, aperta a tutti i venti di conquista, dovevano ancora una volta coinvolgere la ricca città. Nel 1062 diventava ufficialmente di dominio normanno con Riccardo conte di Aversa. Neppure la risparmiò la dominazione angioina che la metteva a sacco ben due volte. Ma la sua grande storia era destinata a risorgere. Ettore Fieramosca, il capuano della disfida di Barletta, è più che un personaggio: è il campione indiscusso  della storia meridionale d’Italia, quando la Francia e la Spagna, tra il ‘500 e il ‘700, si misurano sul nostro territorio.  Il castello di Carlo V, che si erge non lontano dal sinuoso Volturno, è il testimone di un ruolo militare, che, due secoli dopo, con i Borbone conferirà a Capua il titolo di “gemma della corona e chiave del regno”, capitale di Terra di Lavoro. E se con l’Unità d’Italia la città sembra perdere il suo primato di città-fortezza e piazzaforte militare, resta civitas strategica non solo per la presenza del Pirotecnico, ma per il carisma che mai dismette e che la pone come bersaglio delle incursioni aeree della seconda guerra mondiale, che la mutilano ferocemente. Ma non l’abbattono. Questa è Capua, quella di ieri e quella di oggi. Una città oggi più di ieri gelosa della sua storia, che si snoda tra le vie e i palazzi antichi, le artistiche botteghe, i sodalizi e le accademie, ai piedi delle potenti torri di Federico II, nel silenzio incantato delle possenti uniche Matres Matutae del Museo Provinciale Campano, che tutto il mondo ci invidia. In quel silenzio arcano si leva la voce della cultura, della poesia, della narrativa, dell’arte figurativa e della musica. E sono ora le note di Giuseppe Martucci a sottolinaere il gusto antico e moderno della città fluviale, la perennità della città-militare convertita a città d’arte. Con il concerto del 30 dicembre 2006 la città di Capua  compie un’opera altamente civica, perché coniuga l’arte di suoi illustri figli, nella rivisitazione del maestro Caiazza, alle scelte di una Amministrazione, che, guidata dal sindaco Antropoli, rende all’arte un doveroso e splendido omaggio.

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