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GMM – Giornata
Mondiale del Migrante e Rifugiato
17 gennaio 2010
Spunti dall’Omelia
di oggi di S.E. Bruno Schettino
Arcivescovo
di Capua
Nella
prima lettura, tratta dal libro del Profeta Isaia, il Signore è
impaziente di veder sorgere la giustizia nella città di Gerusalemme,
immagine di tutte le città e dei luoghi abitati dagli uomini. La sua
impazienza è operosa e carica d’amore, e viene indicata a tutti come
atteggiamento fondamentale per imprimere un orientamento nuovo e
positivo. Di fatto la profezia mostra che da una città abbandonata e
da una terra devastata si passa ad una città e ad un territorio in
cui regna la giustizia e si è ritrovata la felicità. Si tratta
anzitutto di un messaggio di speranza per coloro che sentono la
difficoltà di inserirsi in una città che sembra ostile e
sperimentano il peso della solitudine e dell’abbandono. Il Signore è
vicino ed è in atteggiamento di attesa operosa per contemplare una
città splendente di giustizia, di solidarietà e di pace. È il
Signore che guida i popoli con rettitudine (cfr. Salmo
responsoriale) e da qui scaturisce la fiducia nell’esito positivo
della storia. Ma non senza di noi ed il nostro impegno per una
società più giusta e fraterna.
La seconda lettura, tratta
dalla prima lettera ai Corinti, invita a vedere nei diversi carismi,
doni e attività, l’azione di un solo Dio e la manifestazione dello
stesso Spirito, che agisce per il bene comune. Nella comunità
ecclesiale non c’è spazio per la rivalità, che non sa vedere il
bene, né per l’emarginazione, che è contro la comunione. Si vive la
comunione e si costruisce la comunità quando c’è accoglienza
reciproca e disponibilità all’ascolto, al dialogo e alla
collaborazione. La comunione diviene più ricca nella misura in cui è
capace di valorizzare le particolarità e le differenze proprie di
tanti popoli e culture condotte a noi dalle migrazioni.
Nel Vangelo di Giovanni è
descritto il primo miracolo di Gesù. Durante un banchetto di nozze a
Cana di Galilea, viene a mancare il vino.
Due sono i simboli: le
nozze e il vino.
Le nozze sono in tutta
l’interpretazione, sia giudaica che cristiana, il simbolo
dell’alleanza tra Dio e l’uomo.
Il vino ha qui il
significato della gioia portata da Cristo e dal suo Vangelo, e la
sua mancanza sta ad indicare la mancanza della gioia e dell’amore.
Quanto viene sottolineata è
la novità radicale portata dal Vangelo e dalla testimonianza
cristiana. Il Vangelo è anzitutto “dono interiore” che dà gioia,
riempie la vita, fa gustare una pace e una calma dello spirito che
niente può turbare. è il dono di quella vita libera dall’angoscia di
cui parla il discorso della montagna con le espressioni: “guardate
gli uccelli del cielo [...], osservate come crescono i gigli del
campo [...] cercate prima il regno di Dio e la sua giustizia e tutte
queste cose vi saranno date in aggiunta” (cf Mt 6,26-30). Si apre da
qui lo spazio della “vita di carità” come spinta ad amare come Gesù
ha amato, con la possibilità di intessere rapporti autentici, di
crescere nella comunione, nell’amicizia e nella fraternità. Allora
gli orizzonti della “vita sociale” appaiono come orizzonti di
un’azione per la giustizia e la solidarietà, come spazio per un
servizio al bene comune.
Nel contesto della Giornata
Mondiale delle Migrazioni, risulta significativo quanto si trova in
un documento della Commissione ecclesiale “Giustizia e Pace” che
risale al 1991: parlando del bene comune nel contesto
interculturale, si traccia un itinerario che dalla “cultura
dell’indifferenza” passa alla “cultura delle differenze”, e approda
alla “convivialità delle differenze”.
La convivialità è il
richiamo al banchetto, alla mensa eucaristica, alla tavola imbandita
attorno alla quale si raduna la famiglia: una “famiglia di popoli”,
che sa riconoscere “il bello e il buono” e sa far fronte alle
difficoltà con la forza e la gioia del Vangelo.
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CITAZIONI
DI S.E. BRUNO SCHETTINO
Per il presule il minore è
“persona umana, giuridica piena di rispetto e di valore in sé. La
sua tenera età minore ed adolescenziale implica maggiore valore e
considerazione per i risvolti che interagiscono tra famiglia,
educazione, ruolo dei genitori, progetto culturale, crescita umana e
sociale del minore, ambiente di provenienza, luogo di accoglienza”.
Mons. Schettino cita il
tema della cittadinanza, un argomento al centro nelle scorse
settimane e anche in queste ore del dibattito politico: “in forza
del principio dello Ius sanguinis occorre attendere la
maggiore età per dichiarare la propria volontà di acquisire la
cittadinanza italiana.
Questa attesa spinge molti
giovani, figli di genitori stranieri, a vivere una sofferta
ambivalenza. Da una parte si sentono italiani a tutti gli effetti a
motivo degli studi intrapresi, per il processo di inculturazione e
nello stesso momento sono cittadini stranieri. È questa una sorta di
sperequazione nei confronti dei giovani che hanno ascendenti
italiani, che hanno possibilità di optare per la cittadinanza
italiana. È anche per il numero considerevole in cui si trovano
giovani studenti, senza cittadinanza italiana, che il problema
reclama una forte riflessione e una determinazione a livello di
legislazione che riconosca il problema”.
Non si tratta di rinunciare
alla propria chiara identità culturale occidentale, ma di cogliere
quegli elementi della filosofi a perenne, centrata sui temi resi
dinamici e relazionali: la persona, come soggetto dei diritti e dei
doveri, la validità del principio del bene comune, la dignità
dell’uomo in quanto tale, l’etica della responsabilità soggettiva e
sociale, il principio della solidarietà, della sussidiarietà. Anche
se sono stati mediati dalla cultura greca e cristiana, sono principi
sempre attuali, che possono entrare nel vivo della cultura perenne,
perché sono principi posti sull’essere dell’uomo, sul suo rapporto
con gli altri. I minori stranieri, sono sempre più presenti nelle
scuole italiane”.
“Anche
se debbono, in alcuni casi, essere aiutati nelle difficoltà concrete
scolastiche – è
l’opinione del presule - è necessario che per realizzare
l’integrazione gli immigrati debbono svolgere le lezioni insieme a
studenti italiani. Occorre superare ogni pregiudizio e chiusura.
Molte difficoltà sono a monte, legate all’ambiente familiare, alle
condizioni economiche, alle difficoltà della famiglia ad inserirsi
nel sistema sociale occidentale, determinati da fattori occasionali
quali il malessere fisico, psicologico, di linguaggio e di
integrazione”. |