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di Luigi Di Lauro
CAPUA - Una stupenda amazzone porta labaro ha aperto il corteo storico - rievocativo del Sacco di Capua.
La manifestazione, promossa ed organizzata dalla Pro Loco e patrocinata dall'Amministrazione Comunale, si è svolta nel centro storico della città.
Il pubblico delle grandi occasioni ha fatto da cornice ad un evento di grande rilevanza scenografica, forte soprattutto dei numerosi "siti" monumentali presenti nel cuore della città.
L'amministrazione comunale, rappresentata dall'Assessore Roberto Barresi, ha voluto testimoniare
l'ufficialità dell'iniziativa, che ha sancito, ancora una volta il legame del popolo capuano con la propria storia.
Il corteo ha avuto inizio dal castello delle pietre, per poi raggiungere le torri di Federico II, quindi un percorso itinerante lungo la riviera Casilino per poi raggiungere la piazza dei Giudici.
Al porta labaro, hanno fatto seguito gruppi di sbandieratori, musici e popolani in costumi
rigorosamente d'epoca, che hanno reso ancor più suggestivo l'evento.
Di particolare attenzione è risultata l'esibizione dei cavalieri della Pergamena bianca che hanno
presentato una esercitazione anche sulle sponde del Volturno e quindi i trombonieri o archibugieri che si sono esibiti in più punti del centro storico.
Dal ponte sul volturno, l'assessore Barresi ha lanciato alle acque una corona di fiori per ricordare le vittime dell'eccidio provocato da Cesare Borgia per mano delle soldataglie del generale d'Aubigny.
In piazza dei Giudici l'evento con la cronaca del tremendo eccidio di cui furono vittime, dicevamo, cinquemila inermi capuani, tra cui moltissimi bambini ed altrettante donne.
Ed è quì che il rappresentante della civica amministrazione, l'assessore Barresi ha evidenziato il rilievo mosso dal civico consesso, finalizzato al recupero ed alla valorizzazione degli eventi caratterizzanti la storia della città.
Un successo, dunque, di critica e di pubblico per la Pro Loco, guidata dal presidente Tullio Del Pozzo, che consolida il proprio ruolo di rilancio nelle iniziative e tradizioni della nostra città.
Ma la nostra Capua, è ricca di testimonianze, di eventi rievocativi, di suggestioni, dove appunto, si definiscono luoghi della memoria i siti dal grande passato, ma di riflessione per il presente e di stimolo per il futuro.
Tutto questo è anche piazza dei Giudici, come il corso Appio, il fiume Volturno...l'intero centro storico.
Capua rivive il suo passato, la sua storia, le pagine belle, ma anche quelle tristi, cruenti, rievocative.
Ed è la "nostra" Capua, purtroppo, che annovera tra i suoi avvenimenti uno di estrema crudeltà,
denominato "Sacco di Capua" avvenuto il 24 luglio del 1501.
Al di là dell'aspetto squisitamente storico , sarebbe opportuno sollecitare la riflessione dei tanti spettatori presenti ieri sera, ad assistere alla manifestazione rievocativa, sul perchè di tale nefandezza.
Sulle reali motivazioni storico - politiche che spinsero gli autori dell'insano gesto a dare sfogo alla loro malvagia ed alla propria ira, alle repressioni ed alle frustrazioni , su di un popolo inerme ed indifeso composto pressopiù da donne e bambini.
Non vorremmo, infatti, che l'evento si trasformasse in un aspetto di puro folklore, di cui la nostra città, invero, è protagonista in altre manifestazioni.
La riflessione, innanzitutto, e soprattutto sulla memoria storica.
Dopo il Sacco di Capua, ed è questa la prima determinante storica, si concretizzo la fine della
dinastia d'Aragona nell'Italia Meridionale.
All'epoca, la nostra città rappresentava una roccaforte di ricchezza e potenza oltre che vantare una posizione strategica militare e politica del regno di Napoli.
La regia della strage è da attribuire a Cesare Borgia (duca Valentino), affiancato, nell'esecuzione materiale del progetto, dalla Francia, che delegò il comando delle sue truppe "miste" al generale d'Aubigny.
Cesare Borgia realizzò il disegno di espugnare Capua accostando ai motivi personali, quali la
vendetta escogitata verso il re Federico d'Aragona, allora re di Napoli, per avergli rifiutato in moglie la figlia Carlotta.
Inoltre , il Valentivo, perseguiva ambiziosamente, l'intento di estendere il suo potere ad un
regno così forte, e quindi a tutta l'Italia. Il disegno politico cominciò a prender forma quando il papa Alessandro VI, padre di Cesare Borgia, depose il re Federico (25 giugno 1501).
Il 12 luglio le truppe francesi si accamparono alla periferia di Capua, attuale zona Macello. Ma la nostra città era inespugnabile, grazie alle mura difensive da un lato e le acque del Volturno per il restante perimetro.
A tutto questo, bisognava aggiungere il valore dei cambattenti capuani che difesero fino allo stremo delle forze la città.
I combattimenti durarono quattro giorni e tra i nomi più illustri, impegnati in battaglia c'erano pure Ettore Fieramosca, difensore della fortezza di Calvi e Fabrizio Colonna difensore della stessa Capua.
La città dopo quattro giorni di durissimi scontro, si vide costretta a barattare la resa con i francesi per una taglia di 40000 ducati da pagare entro le ore 15 del giorno 24 luglio.
Accurata e minuziosa si rivelò la regia dello scempio sul popolo capuano, infatti, Il duca Valentino determinò il tradimento, ordinando alle truppe francesi, di allentare la morsa in prima istanza, in modo tale da poter accedere alla città; furono aperte le porte di Capua (porta Tifatina, Capuana, del Castello e quella delle due Torri) e si abbandonò la guardia delle mura.
Fu solo quando la maggior parte dei soldati erano dentro la città che Cesare Borgia, al centro della Piazza Giudici, alzando la verga, diede inizio alla strage.
Nello stesso istante stavano uscendo dei delegati dal palazzo del Governatore, con il denaro da
consegnare.
Era il giorno sabato 24 luglio, ore tredici.
Lo scempio che si consumò fu indescrivibile, non si risparmiò nessuno, neppure i bambini e le donne.
Dai testi consultati in proposito, si evince che un bambino, salvato dalla morte imminente fu
Cristoforo Sannelli che per ringraziare, poi, il santo di cui portava il nome per averlo protetto, eresse nella chiesa Santissima Annunziata un altare e
sull'altare una statua del Santo con Cristo fanciullo sulla spalla.
La statua (di legno e alta 2 metri) oggi si può osservare nel Museo campano, dopo un accurato
restauro promosso dai Lions di Capua .
Le donne furono prese di mira per la loro bellezza e si racconta che alcune di esse (circa 40) rifugiatesi nel Castello Normanno o delle Pietre furono violentate.
Molte altre, invece, pur di non concedersi al nemico in cambio della salvezza, si gettarono nel fiume Volturno annegando.
Fu così anche per una componente dell'illustrissima famiglia Della Vigna che si trovava nel monastero di S. Maria delle Dame Monache, che accoglieva tutte giovani nobili e per una gentildonna di Casa Antignano, accerchiata per strada.
Le vittime, si pensa che siano state più di 5000 persone e la città fu testimone di un tale scempio perchè si narra che il fiume Volturno si colorò di rosso per il sangue versato in alcuni tratti.
Due furono gli eventi miracolosi che avvennero durante l'assedio: si narra che i soldati, inspiegabilmente, non riuscirono ad entrare nella chiesa di S. Benedetto, oggi S. Filippo e Giacomo, per uccidere i cittadini che vi si rifugiarono per pregare attorno all'immagine sacra della Vergine delle Grazie.
Ancora, si narra che la Vergine raffigurata in un dipinto sul muro lungo una strada che costeggia il fiume Volturno, chiamata Madonna della Pietà e detta dal popolo Madonna della "Santella", si portò le mani al volto in segno di tanto orrore di quei giorni, ponendo fine a tale scempio .
Testimonianze di quello scempio possiamo trovarle presso la chiesa di S. Maria delle Grazie o della Santella, dove fu fatta una lapide commemorativa nel 24 luglio del 1901 e, sulla strada che porta a S. Angelo in Formis dove c'è una cappella chiamata Cappella della Morte.
Si narra che essa sorge proprio nel luogo dove si stabilì la tenda del d'Aubigny. Questa, distrutta nel 1860, fu rifatta all'inizio del secolo scorso come la si
può vedere oggi.
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