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Pubblichiamo in questa sezione, il testo integrale delle e-mail, giunte in Redazione, dagli utenti e le eventuali risposte pubblicate dai Redattori di Capuaonline, in merito alle problematiche esposte.

CAPUA E LA STORIA DELL'UNITA' D'ITALIA: LA VERSIONE DEL CAVALIER SALEMI E' DIVERSA DA QUELLA PROPOSTA IN UNA NOSTRA VECCHIA RUBRICA

 

Oggetto: "Capua e il Risorgimento"

(10 Settembre 2008)

Spettabile Redazione, invio il commento di un illustre capuano, il Cavalier Salemi, all'articolo di Alessandro Giordano. Con la speranza che vorrete pubblicare tale replica, perché una medaglia ha sempre due facce. Cordialmente, Vincenzo D'Amico.
 

http://www.capuaonline.it/capuanelpassato/index.html


Gentile Alessandro Giordano, anzi, approfittando della grande differenza d'età, dirò Gentile amico Alessandro. Sì, perché ad un amico voglio parlare e ad un amico giovane che vedo prigioniero del vecchio schema storico prefabbricato e costruito dai liberal-savoiardi-massoni subito dopo la conquista del Sud nel 1861. Caro Alessandro, consentimi di usare il tu confidenziale e più diretto, ho letto quanto hai scritto come approfondimento della storia di Capua riferendoti al periodo storico definito, in modo improprio, risorgimentale. Il tuo scritto è lungo e ben articolato ed io spero di riuscire ad essere breve e sintetico il più possibile nel tentare di confutare le tue affermazioni. Cercherò di riuscirci! Intanto inizierò con il dirti del perché della definizione di improprio al termine risorgimento: la penisola italica dalla caduta dell'Impero romano (V sec.d.C.) non aveva mai più avuto un unici capo e non aveva mai rappresentato una unica nazione, cosa peraltro difficile allora ed ancora oggi stante le diversità etniche culturali delle varie popolazioni, tutte vissute sempre con usi, consuetudini, costumi e quant'altro diversi l'uno dall'altro (v.il valligiano della Valle d'Aosta a confronto dell'abitante del Salento, il valligiano della Val Brembana e l'abitante di Caltanissetta, il contadino della pianura padana e il contadino del tavoliere pugliese e così via ). Dalla data di cui sopra il Sud è sempre rimasto diviso dal resto della penisola ed infatti il Liri già in epoca longobarda (VIII sec. d.C) cominciò ad indicarne confine settentrionale che fu poi più esattamente disegnato dai Normanni con la costituzione del Regno Meridionale, il Regno di Sicilia, nel 1130. E tale restò il confine fino al 1860 quando fu violato da V.E.F. II Re di Sardegna (piemontese di lingua francese ) e successivamente cancellato appunto dal risorgimento. Ma da che cosa doveva risorgere il Sud? Esso rappresentava uno Stato autonomo, sovrano, indipendente, con il suo governo, le sue leggi, i suoi commerci, i suoi studi, le sue industrie, le sue forze armate, riconosciuto nell'ambito degli Stati europei ed extraeuropei dell'epoca e con una sua monarchia di fatto divenuta napoletana (tutto il Sud continentale era definito napoletano) e siciliana che viveva molto in simbiosi con le popolazioni delle varie regioni di buio erano anche rispettate le particolari modalità di vita. Una monarchia, caro Alessandro, che era sostanzialmente dalla parte del popolo e non era del tutto gradita da buona parte dei famosi "galantuomini" che, come ben sai, erano i rappresentanti di quella borghesia già arricchitasi, passata molto spesso alle arti cosiddette liberali: medici, avvocati, farmacisti e simili e in stato di continuo latente conflitto con il potere regio per ottenere sempre più vantaggi. Essa era stata sedotta dal vento del liberalismo che girava l'Europa sotto la spinta dell'Inghilterra che voleva conquistarsi il primato nel Mediterraneo e della Francia caduta dalla padella nella brace passando, attraverso una repubblica di brevissima vita, dall'Orleans borghese sfegatato al già carbonaro e malfido Napoleone il piccolo desideroso di emulate lo zio anche senza esserne all'altezza. A tale manovra combinata franco-inglese si opponeva il Regno delle Due Sibili geloso custode della sua totale indipendenza e libertà d'azione nei suoi mari. A seguito dell'evento di liberalismo si giunse ad un esteso inquinamento delle coscienze con un conseguente indebolimento degli organi statali. E' ciò responsabilità della monarchia e dei quadri dirigenti: maggior rigore, in effetti poco presente ad onta di quelle false definizioni di"governo negazione di Dio", e qualche concessione di carattere politico, avrebbero, si può pensare, raddrizzato e rinforzato le sorti dello Stato. A tutto poi si aggiunse la morte prematura del grande timoniere dello Stato, Re Ferdinando II, con il passaggio di consegne al giovane inesperto figlio. Si ebbe cosi l'episodio terminale, quello cui tu fai riferimento: l'invasione di Garibaldi prima e di Vittorio Emanuele dopo. Mi limiterò, ed è anche giusto dopo tanto scrivere, a dirti che tu ti rifai a G.C.Abba, Garibaldino, che nella sua cronaca non è preciso: il 20 settembre reparti militari dell'Esercito delle Due Sicilie (il termine Borbonico riduce a combattenti di parte, quasi mercenaria) riconquistarono Caiazzo e in quello scontro Garibaldi non c'era; erano presenti sul campo i fratelli del Re, il Conte di Caserta e il Conte di Trani; tra i caduti napoletani ci fu il comandante della colona di attacco, il ten.col. Ferdinando La Rosa che, ferito mortalmente, morì il giorno dopo nell'Ospedale Militare di Capua (v. atti dei morti del 1860 al foglio 403 in data 24 settembre) venendo sepolto nella Chiesa di Santa Caterina. E di imprecisioni simili a questa ce ne sono molte altre come quella relativa al bombardamento di Capua che non fu opera dei Garibaldini, bensì dei piemontesi. Questi erano entrati nel Regno senza dichiarazione di guerra (guerra di aggressione fu definita l'invasione, appunto senza dichiarazione, della Polonia da parte della Germania nazista e fu contestata tra altro al processo di Norimberga) ed erano scesi alle spalle dell'Esercito delle Due Sicilie soppiantando i garibaldini che il baffuto Vittorione aveva messo fuori gioco senza tanti complimenti. A questo punto, caro Alessandro, mi devo fermare: a te studente di Lettere e Filosofia la storia che viene insegnata è quella che tu hai enunciato e quindi comprendo le tue affermazioni. Ma ti prego prova a leggere anche qualche testo che io stesso cercherò di indicarti e certamente qualcosa ti sembrerà diversa. Non devi abiurare nessuna fede, per carità, ma io ti esorto a guardare con più benevolenza alla tua Patria che fu, stai certo, umiliata e sconvolta e poi colonizzata e lo è tuttora. E ricordati la tua Patria è la terra su cui vivi, in cui sei nato, dove sono i tuoi affetti e i tuoi morti! E questa Patria, ricordati, non è stata creata "schiava di Roma" ma bella, prospera e libera. Ti aspetto il 4 ottobre alle ore 17 in via Gran Priorato di Malta 3 dove deporremo una corona di alloro alla lapide che ricorda il valore dell'Esercito delle Due Sicilie. Grazie per la pazienza che hai avuto nel leggermi.

Giovanni Salemi


Testi suggeriti: I Vinti del Risorgimento, autore Gigi di Fiore edizione UTET

Controstoria dell'Unita d'Italia autore Gigi di Fiore ed. Rizzoli

La conquista del Sud autore Carlo Alianello ed. Rusconi


LA RISPOSTA DI VINCENZO PATERNUOSTO (CAPUAONLINE)

Oggetto: "Capua e il Risorgimento"

(13 Settembre 2008)

Gentile Cavalier Salemi, pubblichiamo integralmente la lettera che ha indirizzato ad Alessandro Giordano, un ex collaboratore di Capuaonline, che curava la rubrica "Capua nel passato". Grazie. Vincenzo Paternuosto di Capuaonline

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