Proprietari e famiglie
capuane all'inizio dell'Ottocento
di
Luigi Russo
INTRODUZIONE
La presente pubblicazione intende apportare un nuovo contributo alla storia di Capua attraverso lo studio del Catasto Provvisorio di Capua agli inizi del XIX secolo. Essa consiste in una raccolta di articoli sulla storia di Capua all'inizio dell’Ottocento.
La principale fonte di tale studio è il Catasto Provvisorio, detto anche "Murattiano"del Comune di Capua, che fu approntato nel "Decennio francese" (1806-1815) e fu una delle grandi realizzazioni dei "Napoleonidi".
Altre fonti adoperate in questa ricerca sono: i manoscritti della Biblioteca del Museo Campano, soprattutto quelli riguardanti alcune famiglie capuane; qualche contratto notarile trovato presso l'Archivio di Stato di Caserta e diverse fonti bibliografiche.
Il periodo chiamato "Decennio francese" cominciò con l'occupazione di Napoli da parte di Giuseppe Bonaparte nel 14 gennaio 1806, nominato re il febbraio successivo e rimasto in carica fino al 15 luglio 1808, quando divenne re di Spagna. Al suo posto fu chiamato Gioacchino Murat che rimase al governo fino al marzo 1815.
Con Giuseppe Bonaparte furono intraprese alcune importantissime riforme sostanziali nel campo politico, economico, amministrativo, finanziario, sociale e religioso; tutto ciò fu reso possibile dalla creazione di nuovi organi con poteri distinti e specifici.
Gioacchino Murat completò, specialmente nel campo politico-amministrativo, le iniziative del Bonaparte, preoccupandosi anzitutto della legislazione riguardante la disciplina e l'esecuzione delle norme generali.
Mentre il Catasto Onciario consisteva in una sorta di censimento della popolazione nel quale anche se era presente un riscontro sulle proprietà, non solo quelle relative al Comune di appartenenza, esso non era il risultato di una ricognizione territoriale, ma era effettuato a partire dalla "rivela" fatta dalle persone. Quindi l'Onciario non era ancora un catasto moderno poiché era costituito come un elenco di persone, per ognuna delle quali erano indicati dapprima i dati relativi ai contribuenti stessi: nome, cognome, paternità, professione, stato civile, età, il numero dei figli e la rispettiva età e solo alla fine era indicata la consistenza patrimoniale.
Invece il Catasto Provvisorio rappresentava innanzitutto un inventario di beni patrimoniali che si fondava sul territorio, piuttosto che sulla popolazione.
La legge dell'8 novembre del 1806 abolì di fatto l'Onciario poiché obbligava i sindaci, gli eletti e i ripartitori di ciascun Comune a: 1) suddividere tutto il territorio comunale in "sezioni" e in particelle corrispondenti a ciascun proprietario; 2) precisare per ognuna di esse la natura, l'estensione e la classe di appartenenza (ne furono stabilite tre sulla base della qualità e del rendimento); 3) stimare la rendita imponibile di ciascuna proprietà, rendere pubblici i risultati delle suddette operazione e valutare gli eventuali reclami.
Già con questa legge le prime due operazioni dovevano portare alla compilazione di uno "Stato di sezione", che riveduto nella forma e nelle indicazioni con le disposizioni del 1809, diventò la base fondamentale del nuovo catasto. Il 4 aprile 1809 fu emanata la legge che stabiliva la nascita di un "catasto provvisorio del regno", che nelle intenzioni dei Francesi doveva rappresentare, anche se incompleto e difettoso, la transizione tra l'Onciario, considerato ormai antiquato e non rispondente ai tempi, e un nuovo e più preciso catasto, probabilmente dotato anche di mappe. Quindi lo scopo del catasto "murattiano" doveva colmare un vuoto e la sua natura transitoria era testimoniata anche nel suo allestimento a tempo di record, visto che nel 1815, quando ebbe fine il dominio francese, la sua attuazione era quasi completa.
Il Catasto Provvisorio doveva essere uno strumento che, nonostante la rapidità di realizzazione e la temporaneità, trovasse la sua base sul territorio e non più sulla situazione patrimoniale delle famiglie, che in seguito al riformismo del "Decennio francese" era divenuta sempre meno stabile e suscettibile di cambiamento. Infatti il mercato dei beni immobili, conobbe in questo periodo una grande mobilità, grazie alle numerose riforme, soprattutto l'eversione della feudalità e la soppressione degli ordini monastici, che avevano l'obiettivo di ridistribuire gran parte della proprietà fondiaria per far nascere una borghesia forte e dinamica.
Esso nasceva come catasto particellare, poiché il suo presupposto era la dettagliata ripartizione del territorio; ma non era ancora un catasto geometrico perché era ancora descrittivo; non era soltanto un catasto terreni perché includeva anche le case rurali, le case d'abitazione e i fabbricati d'industria.
Pertanto anche se nato come strumento provvisorio esso fu in uso per più di un secolo, attraversando tutto il periodo del regno delle Due Sicilie e per altri settant'anni nell'Italia unita. La parte riguardante la provincia di Terra di Lavoro fu aggiornata fino al 1920, quando fu terminato il lunghissimo lavoro della formazione del nuovo catasto, disposto nel lontano 1886 (i lavori erano durati quindi circa 35 anni).
San Prisco, 11 ottobre 2002
Contribuenti e divisione delle proprieta'
Il territorio del Comune di Capua nel 1815 , data del completamento del Catasto Provvisorio, detto anche "murattiano", era suddiviso in sette sezioni, così denominate: la 1ª "S. Angelo in Formis"; la 2ª "S. Torio"; la 3ª "de' Cappuccini"; la 4ª
"Fiume morto"; la 5ª "Terrazzano"; la 6ª "de' Mazzoni" e la 7ª corrispondeva al "casamento" di Capua. Tutto il territorio del Comune era esteso circa 13.517,77 moggia quadrate . Il Catasto Provvisorio fu formato sulla base del Decreto del 12 agosto 1809 e delle Istruzioni ministeriali del 1° ottobre 1809. Si trattava di un catasto particellare, non geometrico, poiché era ancora descrittivo.
I contribuenti del Comune nel 1815 erano 677 su una popolazione che nello stesso anno consisteva in 8869 abitanti . Dalla stessa fonte apprendiamo che tra i cittadini di Capua vi erano: circa 307 possidenti, 325 impiegati e addetti alle arti liberali, 126 preti, 21 frati, 151 monache, 911 contadini, 1236 artisti e domestici, 42 marinari e pescatori e 448 "mendici".
Tabella n. 1: Divisione delle proprietà in Capua.
Fasce
Rendita
Proprietari
Residenti
Non Residenti
Eccles.
I
0 - 10
123 18,17%
83 67,48%
40 35,52%
17 13,82%
II
10 - 50
307 45,35%
251 81,76%
56 18,24%
26 8,47%
III
50 - 100
107 15,80%
70 65,42%
37 34,58%
9 8,41%
IV
100 - 500
101 14,92%
64 63,37%
37 36,63%
10 9,90%
V
500 - 1000
22 3,25%
9 40,91%
13 59,09%
1 4,54%
VI
1000 -10000
17 2,51%
9 52,94%
8 47,06%
3 17,65%
TOT.
-
677
486 71,79%
191 28,21%
66 9,75%
Nelle fasce contributive basse (I e II) era concentrato il 63,52% circa dei contribuenti; in esse vi era una marcata prevalenza dei proprietari residenti (rispettivamente 67,48% nella I e 81,76% nella II) su quelli non residenti (35,52% nella I e 18,24% nella II).
Nelle fasce medie di contribuzione ( III e IV) erano presenti il 30,72% circa dei tassati, quindi vi era una buona presenza di medi proprietari; fra essi erano ancora predominanti quelli residenti (65,42% nella III e 63,37% nella IV) rispetto ai non residenti, la cui percentuale era comunque crescente (34,58% nella III e 36,63% nella IV) rispetto a quella delle prime due fasce contributive. La percentuale dei contribuenti diminuiva sensibilmente nelle alte fasce di contribuzione (V e VI), infatti essa ascendeva al 5,76% circa di tutti i proprietari; nella V fascia di contribuzione la presenza dei non residenti risultava maggiore (59,09% del totale) in confronto a quella dei residenti (40,91%); infine nella VI fascia contributiva ritornava la prevalenza dei residenti (52,94%) sui non residenti (47,06%), la cui percentuale era comunque abbastanza alta.
La presenza degli enti e delle istituzioni ecclesiastiche negli elenchi dei contribuenti era nelle varie fasce contributive non molto alta; la percentuale più alta e anche più interessante era quella del 17,65% della VI fascia di contribuzione, che vedeva la presenza di ben 3 contribuenti su un totale di 17. Tra essi vi erano: la Mensa Arcivescovile e il Capitolo di Capua che erano i maggiori enti ecclesiastici della provincia di Terra di Lavoro e possedevano notevoli rendite in molti comuni del distretto di
Capua.
Le famiglie più
diffuse tra i contribuenti
I cognomi più frequenti nella Ricapitolazione del Catasto Provvisorio di Capua, per i quali si ipotizza l'appartenenza alla medesima famiglia, oppure l'esistenza di legami di parentela tra loro, erano: Farina (8), Giglio (8), di Rosa (8), Valletta (8), Vetta (8) e Vitale (8).