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Tabella n. 3: I primi venti contribuenti del Comune. 

Num

Cognomi, Nomi e residenza

professione

Rendita

1

Friozzi Ignazio

Marchese

6329,94

2

Sancipriano Duca

Duca

3017,34

3

A.G.P. di Capua

 

2701,23

4

Mensa Arcivescovile

 

2147,00

5

Casa Reale

 

1954,49

6

Sansò Annibale

Benestante

1716,80

7

Boccardi Giov. Batt.a

Benestante

1712,02

8

Capitolo di Capua

 

1351,74

9

Ciccarelli Pasquale e F.lli di S. Maria Maggiore

Benestanti

1204,02

10

Valle, della, Girolamo di S. Maria Maggiore

 

1199,22

11

Silvagni Francesco

Benestante

1186,82

12

Sersale Paolo, e F.lli di Napoli

Benestanti

1144,83

13

Giugnano Giuseppe e F.lli

Benestanti

1075,10

14

Regia Fortificazione

 

1068,00

15

Adinolfi Michele di S. Maria Maggiore

Benestante

1065,50

16

Barone Carlo di Napoli

Benestante

1015,83

17

Baja Gennaro, ed Angela M.a in S. Angelo

 

995,70

18

Chiesa del Purgatorio, e Santella

 

987,00

19

Santoro Francesco di Casanova

Benestante

936,00

20

Mosbourg Conte Ministro delle Finanze

Ministro

922,10


Il maggior proprietario di Capua era il Marchese Ignazio Friozzi con una rendita netta di 6329,94 ducati, circa il 7,31% della rendita totale di tutto il Comune (86570,55 ducati). 
La famiglia Friozzi era una delle più antiche famiglie capuane e vantava il culto delle virtù militari, che fu tramandato di generazione in generazione. Infatti alcuni appartenenti a tale famiglia morirono in battaglia: Francesco nell'assedio di Milazzo nel 1718 e suo fratello maggiore Vincenzo, al seguito del re Filippo V in Barcellona. Un altro valente condottiero era stato don Ignazio, che aveva servito l'Imperatore Carlo VI come volontario nel reggimento Caraffa in Napoli. 
I Friozzi realizzarono il loro sogno di emulare la gloria e il valore dell'eroe della disfida di Barletta acquistando l'antico palazzo dei Fieramosca . Tuttavia la famiglia Friozzi vantava origini più remote, infatti Cobuzio o Conuzio Friozzi ebbe probabilmente i suoi natali in Pantuliano, casale di Capua nell'anno 1480. Conuzio, insieme al figlio Rinaldo I, partecipò alla celebre spedizione di Carlo V contro Barbarossa II. Nel 1547 l'Imperatore Carlo V concesse a Giuseppe Friozzi, figlio di Rinaldo I, per se e per i suoi discendenti, il titolo di "Famigliare" e l'amplificazione dello stemma; nel 1555 Nicolantonio I Friozzi ebbe il privilegio d'essere aggregato alla nobiltà Capuana. Rinaldo Friozzi nel 15 agosto 1624 ricevette il titolo di conte e nel marzo del 1791 fu concesso a Lorenzo II quello di marchese. Con Ignazio II i Friozzi furono ricevuti nel Sacro Ordine di S. Giovanni di Gerusalemme e successivamente la famiglia fu iscritta ad uno dei nobili sedili di Napoli .
Il marchese Ignazio Friozzi aveva nella settima sezione, chiamata "Casamento di Capua" un palazzo (uno dei più grandi di Capua) in "Strada Friozzi" che gli comportava una rendita netta di 250 ducati, con un piccolo giardino murato adiacente ad esso e, non lontano, sempre nella medesima strada, 6 bassi (di cui 4 erano adibiti ad osteria). Nella prima sezione, denominata "S. Angelo in Formis" possedeva 15 moggia di prima classe di "campestre infimo" nel luogo detto "Ponte di Forgione". Nella seconda sezione, chiamata "S. Torio", in località "S. Lazzaro" aveva: 4 moggia di "ortalizio fruttato" di prima classe; 6 moggia di "campestre" di prima classe; una casa rurale e un basso. Nella sesta sezione, denominata "de' Mazzoni" possedeva diverse proprietà: in località "Frascale": 200 moggia di "fenile" (di cui 50 di prima classe e 150 di seconda) con una rendita di 875 ducati; 350 moggia di "bosco piano" i prima classe con una rendita di 700 ducati; 730 moggia di terreno "frattoso" di prima classe con una rendita di 876 ducati; una casa rurale di 20 "passi" e una casa d'abitazione, costituita da 1 basso e 4 stanze. Sempre nella sezione "de' Mazzoni", nella zona chiamata "Rustici" aveva: altre 200 moggia di "fenile" (150 di prima classe e 50 di seconda) con una rendita di 1025 ducati; 110 moggia di "bosco piano" di prima classe con una rendita di 220 ducati; 50 moggia di terreno "frattoso" di prima classe; 100 moggia di "campestre infimo" di terza classe con una rendita di 300 ducati; altre 320 moggia di "fenile" di seconda classe con una rendita di 1280 ducati; altre 230 moggia di "bosco piano" di prima classe con una rendita di 460 ducati; una casa rurale di 1,15 moggia e una casa d'abitazione di 2 bassi e 4 stanze.
Il secondo proprietario più tassato dal Comune capuano era il duca Sancipriano, appartenente all'antica e nobile famiglia De Capua , con una rendita netta di 3017,34 ducati. 
Le origini della famiglia De Capua, certamente una delle più antiche ed illustri di Capua, sono fatte risalire ad un leggendario conte Mitola, valorosissimo capitano capuano vissuto ai tempi del re longobardo Grimoaldo (662-671) . Scipione Ammirato nel suo trattato sulle famiglie nobili di Napoli del 1579 afferma che l'origine di questa antica casata non si può documentare con certezza; tuttavia dichiara che già nel 1070 vi era un certo Aldemaro di Capua, monaco cassinense, poi abate di S. Stefano e S. Lorenzo fuori le mura di Roma . Tuttavia nella stessa Memoria è riportata la trascrizione della Cronica della Gran Casata di Capua della città di Capua , nella quale si sostiene che il predetto Aldemaro non apparteneva alla famiglia De Capua poiché nel 1070 essa <<non aveva ancora avuto principio>>. L'origine di tale insigne famiglia è posta nell'anno 1130 con Achille, contestabile del re Ruggiero Viscardo, figlio del conte Ruggiero di Sicilia. Questi fu un valentissimo uomo d'armi . Andrea, padre di Bartolomeo e probabilmente nipote del suddetto Achille, era molto versato in giurisprudenza , fu consigliere dell'imperatore Federico II nell'anno 1200 e ricevette dall'imperatore svevo molti onori e un grosso patrimonio terriero. Sotto Carlo I e Carlo II la famiglia De Capua divenne ancora più ricca e potente .
Nella citata Cronica si afferma che Bartolomeo era valente in sette scienze e, come il padre, era versatissimo in giurisprudenza. Egli esercitò sotto Carlo II le altissime cariche di logoteta e protonotario del regno, <<che equivaleva a dettare, o distendere il parlare del Re, o sottoscrivere li privilegi, che dal Re si concedevano>> e l'onore di tali incarichi gli furono riconfermati dal re Roberto. Per la sua immensa dottrina e la sua abilità Bartolomeo fu inviato da Roberto in Avignone, davanti al pontefice, per sostenerlo nell'ascesa al trono benché fosse terzogenito di Carlo II contro le pretese del figlio primogenito. Ottenuto il regno di Napoli, Roberto d'Angiò lo arricchì di terre, castelli e doni grandissimi, accrescendo di molto le sue proprietà; Bartolomeo <<fu creato conte d'Altavilla, titolo a cui erano legati ingenti domini>> . Il Granata afferma: <<possedé Trentola, Presenzano, Alvignano, la baronia di Loriano, Casella e la baronia d'Arnone. Fu Signore d'Antimo, di Molinara, di Roseto, di Conca, della Riccia, di Morrone e d'Altavilla>> . Bartolomeo finanziò la costruzione di varie chiese, monasteri, ospedali, ponti e altre opere di pubblica utilità.
In Capua il duca di Sancipriano possedeva nella sezione "Terrazzano", in località "Fuori Porta di Roma", le seguenti proprietà: 15 "passi" di "campestre infimo" di seconda classe; 1 moggio di "incolto" di prima classe; un basso e un "casamento" che comportava una rendita di 125 ducati. Nella sezione "de' Mazzoni" aveva molte altre proprietà: nel luogo detto "Ferrara": 140 moggia di "campestre infimo" di prima classe e 28 moggia di "campestre" di terza classe; nella località detta "La Camarella e Majorise": 202 moggia di "campestre infimo" di prima classe con una rendita di 1010 ducati; una casa rurale di 15 "passi" e una casa d'abitazione di 2 bassi e una stanza; nel luogo denominato "Majorise": 60 moggia di "campestre" (di cui 20 di seconda classe e 40 di terza); altre 30 moggia di "campestre" (10 di seconda classe e 20 di terza) e 15 moggia di "campestre" (5 di seconda classe e 10 di terza); inoltre in località "Molinello": 2 "terranei per uso di taverna"; 6,15 moggia di "campestre infimo" di prima classe; 4 moggia di "giardino fruttato" di prima classe; una casa rurale e 1 basso. Infine nella sezione del "Casamento" di Capua aveva diverse proprietà: una stanza in "Porta di Napoli" al n. 42; una casa 
d'abitazione di 12 bassi e 15 stanze (di cui una porzione inabitabile) nella "Strada di S. Antonio e Caterina" con una rendita imponibile di 120 ducati e un "giardino murato" di 15 "passi" di prima classe; in "Largo d'Eboli possedeva una casa d'abitazione di 8 bassi e 12 stanze, con un piccolo "giardino murato".
Il duca Sancipriano aveva inoltre un'altra rendita di 246 ducati insieme ad Annibale Sansò, relativa al possedimento di 54 moggia di "fenile" (20 di prima classe e 34 di seconda) in località "Ferrara".
Il terzo contribuente del Comune era l'A.G.P. di Capua con una rendita netta corrispondente a 2701,23 ducati, equivalente al 3,12% dell'intera rendita complessiva del Comune. L'A.G.P. di Capua, ovvero Ave Gratia Plena, era chiamata anche "Stabilimento della Beneficienza", "Casa Santa" oppure semplicemente "Annunciata" (o "Annunziata"). Si trattava di un'istituzione di beneficenza e di assistenza nata dallo spirito di iniziativa di laici privati. Nel 1300 erano già operanti le prime fabbriche dell'Ospedale A.G.P. e dell'annessa Chiesa. Le attività dell'A.G.P. di Capua furono svolte sotto la tutela del Municipio capuano e dei monarchi del regno. Fra i suoi scopi vi erano: ricoverare ed educare le trovatelle e le orfane povere, curare i poveri e gli infermi con malattie acute nell'ospedale del Comune, ricoverare le povere partorienti, prestare soccorso a domicilio ai poveri, largire doti alle donzelle nubili, seppellire i poveri defunti, ecc. .
Nel 1815 l'A.G.P. possedeva nella sezione "S. Torio": 14 moggia di proprietà "campestre" (di cui 8 di prima classe e 6 di seconda) in località "S. Angelo"; altre 10 moggia di "campestre" di prima classe; 11,10 moggia di "arbustato seminatorio" di seconda classe; 5 moggia di seconda classe di "campestre olivato" e una casa rurale nel luogo chiamato "Paludicella"; un basso e una stanza in località "Ponticello"; 2 moggia di seconda classe di "campestre infimo" in "Villarella"; 3 moggia di "ortalizio fruttato" di prima classe; 10,10 moggia di "campestre" di prima classe; una casa rurale e una casa d'abitazione di 2 bassi in "S. Lazzaro". Inoltre nella sezione detta "de' Cappuccini" avevano: 3 moggia di "arbustato seminatorio" di prima classe; altre 22 moggia di "arbustato seminatorio" di prima classe; 23 moggia di "campestre scelto" di prima classe; una casa rurale e una casa d'abitazione, costituita da un basso e una stanza nella località "Croce de' Cappuccini"; 3 moggia di "ortalizio fruttato" di prima classe; 4 moggia di "campestre" di prima classe, una casa rurale, una casa d'abitazione di due bassi e 5 moggia di "campestre" nel luogo detto "S. Lazzaro".
Nella sesta sezione, chiamata "de' Mazzoni", possedeva soltanto 8 moggia di "campestre infimo" nella zona chiamata "Fiume Morto". Nella settima sezione aveva diverse proprietà: 6 botteghe e 8 stanze in "Porta di Napoli"; 3 bassi e 3 stanze nella "Strada Purgatorio"; il "suolo della Chiesa" in "largo Annunciata". Inoltre nella "Strada Porta di Napoli" possedevano: altre 4 botteghe; un casamento che comportava la rendita di 400 ducati; un altro casamento che aveva un corrispettivo di 200 ducati; un altro edificio con una rendita di 400 ducati; il locale del Conservatorio e quello dell'Ospedale che comportava una rendita di 80 ducati e un piccolo "giardino murato". Nella "Piazza dei Giudici" avevano un'altra bottega e in "Vicolo Umbriani" 3 bassi e 4 stanze; infine nella "Strada Selice" possedevano tre case d'abitazione: la prima di un basso e 2 stanze; la seconda di un basso e una stanza e la terza di 3 bassi e 3 stanze.
Oltre a tutte queste proprietà localizzate nel territorio di Capua, l'A.G.P. di Capua possedeva considerevoli rendite in altri paesi della provincia di Terra di Lavoro: in S. Maria Maggiore 1362,16 ducati; in Macerata 698,50 ducati, in Curti 657 ducati e infine in S. Prisco 357,50 ducati .
Il quarto contribuente del Comune capuano era la Mensa Arcivescovile di Capua con una rendita netta di 2067 ducati, equivalente al 2,39 % circa della rendita imponibile dell'intero Comune. Anche la Mensa Arcivescovile capuana era fra i maggiori contribuenti della provincia di Terra di Lavoro, non solo fra gli enti e le istituzioni ecclesiastiche. In Macerata aveva una rendita netta di 2597,33 ducati, in Casanova e Cuccagna di 1382,17 ducati, in S. Maria Maggiore di 1026 ducati e in S. Prisco di 640 ducati . 
In Capua la Mensa Arcivescovile possedeva nella quinta sezione, chiamata "Terrazzano": 74 moggia di "campestre infimo" (di cui 30 di prima classe, 38 di seconda e 6 di terza) che gli davano una rendita di 320 ducati, una casa rurale e una casa d'abitazione di una stanza in località "Tuoro"; 12 moggia di "campestre" di seconda classe nel luogo detto "Spianata"; 4 moggia di "giardino fruttato" di seconda classe; altre 5 moggia di "campestre infimo" di prima classe; una casa rurale; un basso; altre 4 moggia di "giardino fruttato" di seconda classe; altre 5 moggia di
"campestre infimo" di prima classe; un'altra casa rurale e un basso con una camera; infine nella località "Majorise" avevano altre 60 moggia di "campestre" (di cui 30 di seconda classe e 30 di terza) con una rendita imponibile di 405 ducati.
Il quinto contribuente del Comune di Capua era la Casa Reale con una rendita imponibile di 1954,49 ducati, equivalenti al 2,26% della rendita complessiva di tutto il Comune. La Casa Reale era esente da contribuzione in seguito al decreto dell'8 ottobre 1810 ed aveva notevoli rendite in molti altri Comuni della Provincia di Terra di Lavoro: 24478 ducati in S. Tammaro, riguardanti una grande quantità di terreni (2494,15 moggia di prima classe; 1589,15 di seconda e 1840 di terza); 1114,50 ducati in S. Maria Maggiore; 288 ducati in Casanova e Cuccagna (per la chiesa di S. Giovanni di Capua) e 282,50 ducati in S. Prisco (per il monastero di S. Maria Maggiore e per il Monastero di S. Girolamo in Capua) .
In Capua le sue proprietà erano situate: nella prima sezione, denominata "S. Angelo in Formis": 6 moggia di prima classe di terreno "erboso" in località "S. Vito" e 4,15 moggia di "campestre" di terza classe in zona "Perillo". Nella seconda sezione, chiamata S. Torio possedevano: 36 moggia di "campestre" in località "Selvetella" (di cui 10 di prima classe, 10 di seconda e 16 di terza classe); 9 moggia di "campestre" (5 di prima e 4 di terza classe) in "Perillo"; inoltre nella località "La Casa, ossia l'Abbadessa" aveva: 16 moggia di prima classe di "campestre olivato"; altre 50 moggia di campestre (40 di prima classe e 10 di seconda); una casa rurale; un basso e una stanza; infine in zona "Crocifisso" possedeva 36 moggia di "campestre" (20 di prima classe e 16 di seconda).
Nella terza sezione, nominata "de' Cappuccini" aveva: 14 moggia di prima classe di "campestre" in "Croce de' Cappuccini" e altre 8,15 moggia di "campestre" in "Ordichella". Nella quarta sezione, denominata "Fiume Morto", nella omonima località possedeva: 8,15 moggia di prima classe di "campestre infimo", 40 moggia di terza classe di "campestre", altre 12 moggia di "campestre infimo" di prima classe, una casa rurale, un basso; inoltre in località "Boscariello" aveva 23,20 moggia di "campestre infimo" (17 di seconda e 6,20 di terza classe). Infine nella quinta sezione, detta "de' Mazzoni" possedeva nella località "S. Vito" due appezzamenti di "fenile":
uno di 5 moggia di prima classe e l'altro di 5,15 moggia di prima classe; infine 2,15 moggia di terreno "frattoso" di prima classe.
Il sesto proprietario più tassato dal Comune era il benestante Annibale Sansò, che aveva una rendita imponibile di 1716,80 ducati.
La famiglia Sansò era nobile e di antiche origini; diversi suoi esponenti prestarono molti servigi nella carriera delle armi, finché Annibale Sansò (omonimo del suddetto contribuente) il 15 agosto 1624 fu riconosciuto Commensale del Re da Filippo IV . 
Agli inizi dell’Ottocento il Sansò possedeva nella sesta sezione, detta "de' Mazzoni" , in località "S. Clemente": 100 moggia di terza classe di "campestre infimo", 39 moggia di prima classe di terreno "frattoso", una casa rurale dell'estensione di un moggio e una casa d'abitazione di 3 bassi e 3 stanze; nella zona "Nunziatella": 75 moggia di "fenile" (di cui 50 di prima e 25 di seconda classe), 425 moggia di terreno "frattoso" di prima classe, 75 moggia di "fenile" di seconda classe, una casa rurale e una casa d'abitazione di 3 membri; inoltre in località "Grottone e Casalone" aveva altre 18 moggia di "fenile" di prima classe e altre 2,15 moggia di prima classe di terreno "frattoso". Egli possedeva infine la propria casa d'abitazione, formata da 5 bassi e 12 stanze nella settima sezione, ossia quella del "Casamento di Capua", nella "Strada S. Antonio". Sempre in Capua il Sansò possedeva un'altra rendita di 246 ducati insieme al duca Sancipriano.
Il settimo contribuente del Comune era Giovan Battista Boccardi con una rendita imponibile equivalente a 1712,07 ducati.
La famiglia Boccardi (chiamata anche Boccardo) era di distinte ed antiche origini; un esponente della famiglia fondò nel 6 ottobre 1472, insieme al fratello Oliviero, il Beneficio patronato di casa Boccardo nel casale di Migliano di Lauro, in diocesi di Nola; D. Niccolò Boccardo di Capua ne entrò in possesso nel 3 novembre del 1675 . Nell'ottobre 1750 visto lo scarso numero delle famiglie nobili ex genere e il bisogno di provvedere alla pubblica amministrazione della città di Capua, la Real Camera invitò a scegliere le migliori e le più distinte famiglie; ne furono scelte 14 e fra queste vi era la famiglia Boccardi. Ma il re stabilì che le aggregazioni per motivo di pubblico governo non potevano essere considerate attestazioni di nobiltà . Nel 1751 per decreto della Real Camera di S. Chiara le 14 famiglie Capuane furono surrogate in luogo di altrettante antiche famiglie nobili ex genere . Sempre nel 1751 la famiglia Boccardi e la famiglia Granata chiesero il real assenso alla Real Camera di S. Chiara per l'aggregazione alla nobiltà Capuana, dalla quale fu risposto che essendo il sedile della nobiltà Capuana ancora aperto e concernente soltanto la distinzione fra il ceto dei nobili e quello degli altri ceti per "l'amministrazione del Publico", non era necessario il "reale assenzo" . 
Giovan Battista Boccardi ereditò tutti i suoi beni in seguito alla morte del fratello Marco Antonio che a sua volta li aveva ereditati dal padre Cesare. Marco Antonio nel 1797 giaceva malato nella "casa Palazziata" di Gregorio Palmiero nel casale di Santo Prisco, assistito dal "Dottor Fisico" Stefano Ajossa, quando fece testamento con il notaio Nicola Maria di Monaco .
In Capua Giovan Battista possedeva nella sesta sezione, denominata "de' Mazzoni", in località "Terra di Gianfrotta": 310 moggia di "fenile" (150 di prima e 160 di seconda classe); 56 moggia di prima classe di "erboso"; una casa rurale e un basso con una stanza. Nella settima sezione, quella del "Casamento di Capua" aveva un "giardino murato", una casa d'abitazione in "Vicolo Boccardi" stimata 60 ducati e un altro "giardino murato" adiacente all'abitazione.
Lo stesso Giovan Battista Boccardi era anche il primo contribuente del Comune di San Prisco con una rendita imponibile di 1578 ducati e nel Comune di S. Maria Maggiore aveva una rendita di 144 ducati .
L'ottavo contribuente di Capua era il Capitolo capuano che aveva una rendita imponibile di 1351,74 ducati. Nella seconda sezione, denominata "S. Torio" possedeva: 13,15 moggia di "campestre seminatorio" (di cui 1,15 di prima classe, 4 di seconda e 8 di terza) in località "Casacerere"; 34,20 moggia di "campestre" (20 di prima e 14,20 di seconda classe) in zona "Crocefisso" e altre 5 moggia di "campestre" (3 di prima classe e 2 di seconda) in località "Caporanice". Nella terza sezione, detta "de' Cappuccini" aveva soltanto 16 moggia di prima classe di "campestre". Nella quarta sezione, chiamata "Fiume morto" possedeva: 20 moggia di prima classe di "campestre infimo" nel luogo detto "Fiume morto"; 15,15 moggia di terza classe di "campestre infimo" in località "Lo Lagarone"; 13,15 moggia di terza classe nella zona denominata "Ordichella" e, nello stesso luogo, altre 3 moggia di seconda classe di "fenile". Nella quinta sezione, detta "Terrazzano" possedeva: 21,15 moggia di terza classe di "campestre infimo" in località "Chiavica"; altre 11,15 moggia di seconda classe di "campestre infimo", nel luogo chiamato "Noce"; in località "S. Laurenziello" aveva: "4 moggia di prima classe di "giardino fruttato"; 2 moggia di prima classe di "campestre"; una casa rurale e una casa d'abitazione, formata da un basso e una camera; nella zona detta "Porta di Roma possedeva: 2 moggia di prima classe di "giardino fruttato"; 2 moggia di terza classe di "campestre" e una casa d'abitazione, costituita da un basso e una stanza; inoltre in località "Agnena" aveva 7,25 moggia di prima classe di "campestre infimo". Infine nella Strada di Porta Napoli al n. 68 possedeva 12 botteghe e 34 stanze, con una rendita di 325 ducati.
Il Capitolo capuano possedeva rendite in molti altri comuni della provincia di Terra di Lavoro: in S. Maria Maggiore 3222,70 ducati, in Marcianise 2646,16 ducati, in S. Tammaro 2163,30 ducati, in Capodrise 1189,50 ducati, in Casapulla 1118 ducati, in Macerata 713,50 ducati, in Recale 610,50 ducati, in San Prisco 570 ducati, in Portico 248,42 ducati e in Casanova e Cuccagna 232,50 ducati .
Il nono contribuente del Comune capuano era Pasquale Ciccarelli e fratelli, benestanti di S. Maria Maggiore, con una rendita netta di 1204,02 ducati. Nella prima sezione, quella relativa ai territori di "S. Angelo in Formis" possedevano due appezzamenti di "campestre olivato": il primo di 20 passi di seconda classe e il secondo costituito da 2 moggia di prima classe e 2.15 moggia di seconda classe, entrambi in località "alle Cese". Nella seconda sezione, chiamata "S. Torio" i Ciccarelli avevano: in località "Casacerere": 28 moggia di "arbustato seminatorio" (di cui 10 di seconda classe e 18 di terza); una casa rurale e due case d'abitazione, formate entrambe da un basso e una stanza. Nel luogo detto "Ponticello" possedevano: 5 moggia di "arbustato seminatorio" (2 di seconda e 3 di terza classe); una casa rurale e una casa d'abitazione di un basso e una stanza. In località "Giorlanta" possedevano 3 moggia di seconda classe di "campestre olivato" e in zona "Le Cese" 25 moggia di "campestre" (di cui 5 di prima classe, 10 di seconda e 10 di terza). Infine in località "Paludicella" avevano: 50 moggia di "arbustato seminatorio" (10 di prima classe, 20 di seconda e 20 di terza) che comportavano una rendita di 517,50 ducati; 27 moggia di seconda classe di "fenile"; 1 moggio di "giardino fruttato" di prima classe; una casa rurale e una casa d'abitazione, costituita da una stanza e 3 bassi.
Pasquale Ciccarelli era anche uno dei maggiori contribuenti di S. Maria Maggiore con una rendita di 1478,68 ducati e nel 1815 ne fu anche sindaco ; inoltre in Macerata Paolo aveva una rendita di 238 ducati; in S. Tammaro Paolo e Pasquale avevano una rendita imponibile di 223,50 ducati; in Casanova e Cuccagna Pasquale aveva una rendita netta di 99,25 ducati.
Il decimo contribuente del Comune di Capua era Girolamo della Valle del quondam Angelo Francesco di S. Maria Maggiore con una rendita netta di 1199,22 ducati. Questi apparteneva a una famiglia benestante tra le più ricche di S. Maria Maggiore, dove aveva una rendita di 1295,33 ducati .
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