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E'
nato l’11 aprile 1976 a Capua. Prima di entrare alla Scuola Nazionale di Cinema ha realizzato
due corti : “Out” (1996), selezionato alla Mostra Nuovo
Cinema in Pesaro; “Venere, Quirino, Ubaldo e Matilda”
(2000) che ha partecipato al Clermont-Ferrand Short Film Festival;
selezionato con “Mon Cher” al Mar del Plata Film Festival. Si è diplomato nel 2003 con “Sole”.
Ed
è stato proprio grazie al
cortometraggio dal titolo “Sole” (ultimo episodio del film
collettivo “Sei pezzi facili”, prodotto SNC/RAI che
raccoglie i saggi di diploma del Centro Sperimentale)
che è stata regalata a Michele Carrillo la gioia e la grande
soddisfazione di ricevere un premio tanto ambito come il David
di Donatello.
Il film si basa su temi come l'infanzia, l'estate, il gioco e
la scoperta dell’amore. Una scrittura che poteva risultare
piatta è invece risolta con precisione di dettagli
psicologici e con rara sensibilità.
Non è facile far recitare i bambini e i protagonisti del film
sono senz’altro ben diretti oltre che sorprendentemente
bravi. Sono quattro ragazzi (Antonio, Cisco, Nando e Gianluca)
ancora ingenui, con l’intenzione, tipica della loro età, di
nascondere gli anni e l’esperienza. Così si sfidano
continuamente per dimostrare forza, carattere e maturità che
ancora non hanno. Un giorno scoprono una prostituta e devono
fare i conti con le loro personalità, mettendo in gioco anche
la propria amicizia. Attratti e respinti da lei, la spiano e
la sbeffeggiano, ma il più sensibile dei quattro se ne
innamora. Così, per difendere la ragazza dall’invidia e
strafottenza degli altri tre, escogita di essere già stato in
sua “compagnia” e di conoscerne il nome, inventandolo sul
momento: Sole. Gli altri tre tra l’invidia e lo stupore
decidono che è anche il loro “turno” in questo classico
rito di iniziazione. Il tutto è accompagnato da un colonna
sonora che rievoca gli anni '60.
INTERVISTA
A MICHELE CARRILLO

Come nasce
“Sole”?
Michele Carrillo: Nasce da una collaborazione tra Scuola Nazionale di Cinema (SNC) e Rai Cinema nel dicembre 2001. Si decise di raccogliere i sei saggi di diploma del 2002 in un film collettivo sul tema “la bugia”. Il progetto poi chiamato “Sei pezzi facili”, coordinato da Marco Risi, Paolo Virzì, Umberto Contarello e Francesco Bruni, è il primo esempio del genere alla SNC, ovvero era la prima volta che si faceva un lavoro con un team di 12 persone. Io preparai un primo soggetto che mi venne rifiutato, in seguito, da una pagina di soggetto di Barbara Rossi Prudente, già vincitrice del Premio Solinas nel 1999 e sceneggiatrice del corto, siamo giunti alla sceneggiatura di “Sole”, ultimo dei 6 episodi del film collettivo sul quale poi ho avuto massima libertà di scelta artistica e
tecnica.
Sole si distingue dalle produzioni medie italiane per un’ottima direzione degli attori, soprattutto dei 4 ragazzini. Che tipo di lavoro hai fatto con
loro?
M.C.: Ho iniziato a lavorare sui bambini due mesi prima delle riprese, facendo i provini a Capua nelle scuole medie. Ho fatto anche ricerche scenografiche a Roma, ma senza successo. Ho costretto i ragazzi a stare insieme, senza fargli capire che fosse una cosa seria. Ho cercato di impostare il loro lavoro che se fosse un gioco. Ho cercato di farli parlare la loro lingua (dialetto campano, ndr). Ho fatto in modo di preparare tutto con cura prima delle risprese, la sceneggiatura era molto forte, ma durante le prove abbiamo aggiunto molte cose e tolte altre. Arrivare sul set con un completo lavoro di preparazione è l’unico modo per poi poter improvvisare e dunque cambiare anche in fase di ripresa il testo della sceneggiatura, adeguandola quando necessario alle esigenze espressive degli attori.
Uno dei quattro ragazzini, tutti bravissimi, è tuo fratello?
M.C.: Sì, tra loro c’è anche mio fratello, ma su di lui la scelta prima che artistica è stata di necessità, era infatti per me impossibile lasciarlo da solo a casa durante le
riprese.
Hai fatto un lavoro psicologico con i ragazzi?
M.C.:
Con i ragazzini non puoi parlare di psicologia, devi dirgli il loro ruolo all’interno del gruppo e dargli indicazioni sul da farsi. I risvolti psicologici dei loro personaggi lo ignoravano. Una cosa che è capitata è che non riuscissero a dire determinate cose, ho così cercato di fargli capire il senso di quello che dovevano dire. Tuttavia non ho dato loro alcuna sceneggiatura, le battute le avevano memorizzate nella lunga sessione di prove durata circa un mese nel quale ci vedevamo tutti i giorni.
Il film è girato interamente in esterni, una soluzione poco frequente nelle produzioni delle scuole di cinema, soprattutto per motivi produttivi, com’è andata nel tuo caso?
M.C.:
Avevo bisogno di spazio, luce, sudore, tutte cose che dovevo cercare fuori dalla Scuola. Ma per ottenere queste cose, soprattutto per dare la maggiore sensazione di spazio, non bastava girare in esterni, per cui ho cercato di evitare i piani stretti.
Il titolo del film ha dunque una stretta connessione con questa ricerca di spazio, luce e sudore?
M.C.: Sì, è un nome che si lega bene con lo spazio, dunque non è tanto legato all’idea (originaria del progetto, ndr) della “bugia”, quanto proprio a quella di “spazio”.
Sempre questo elemento spaziale, connesso alla presenza dei ragazzi come protagonisti, punto di vista e occhio del cinema, ci fa pensare a “Io non ho paura” di Salvatores. Seppure molto diversi i due film, quanto ritrovi del tuo cinema nel film del regista milanese?
M.C.:
Trovo che le dinamiche dei ragazzi nel film di Salvatores siano un po’ fasulle. Comunque il film l’ho visto dopo aver girato il mio, dunque non vi è alcuna influenza nel mio lavoro. Un film che mi ha invece stimolato e che ho visto prima delle riprese è “Respiro” di Emanuele Crialese. Forse anche “Stand by me” può aver rappresentato qualcosa nella suggestione che mi ha portato a girare “Sole”; nel momento della messa in scena ogni film visto stimola nella costruzione di certe emozioni, tuttavia, ad essere onesti, mentre giravo non avevo assolutamente in mente i film citati, dunque non c’è alcun intento emulatorio nel
film.
Abbiamo rilevato un interessante uso diegetico delle musiche nel film, quale funzione svolgono e perché orientare la scelta verso gli anni sessanta quando i protagonisti e la storia sono assolutamente contemporanei?
M.C.: La scelta delle musiche è legate ad esigenze di narrazione e di costruzione del contesto in cui si collocano i personaggi. Il film non parla precipuamente di prostituzione, tuttavia mi interessava che questo aspetto avesse la sua importanza e allora ho cercato di conoscere il mondo della prostituzione. Mi sono così reso conto che il primo passo che le prostitute africane fanno per “avvicinarsi” alla nostra cultura, a parte i vestiti, è quello verso la musica. Anche se non è un elemento in questo caso realistico, mi piaceva che si affezionassero alla musica degli anni sessanta. Sempre la musica è l’elemento che avvicina il ragazzino alla prostituta, poiché in essa egli riconosce i dischi che gli fa ascioltare la madre.
Era previsto un budget per i diritti musicali? Se sì, quanto sono costati?
M.C.: Abbiamo speso molti soldi, circa 20.000 euro.
Trattandosi di un saggio di diploma del Centro Sperimentale, la troupe era composta dagli allievi, come hai lavorato con i tuoi
colleghi/ex-allievi?
M.C.:
Credo che se il film sia riuscito per via del lavoro di tutta la troupe. Per esempio in montaggio ho lavorato con la solita montatrice Cristina Flamini che ha dovuto fare un lavoro diverso dai precedenti in quanto i miei corti avevano un ritmo molto più rapido. Ha dovuto lavorare ad un ritmo che fosse in sintonia non solo con la storia, che è la cosa che comunque ci si aspetta sempre da un buon montatore, ma anche con l’ambiente. Su questo la montatrice ha lavorato veramente
bene.
A proposito di lavori precedenti, davamo per scontato che questo non fosse il tuo primo corto, non sarà nemmeno l’ultimo? Cosa ne pensi della situazione produttiva in Italia?
M.C.: Ho girato corti già prima di entrare alla SNC e mi sono autoprodotto. Alla scuola è una pacchia. Da quando sono uscito non ho fatto alcuna domanda di finanziamento. E’ molto difficile ottenere l’attenzione meritata. Io cerco serietà e professionalità e nel sistema produttivo italiano queste qualità sono rare, ci vuole troppo lavoro e troppe attese. Alla SNC ti abituano male perché le cose sono facili, tutti lavorano per te. Fuori c’è invece la giungla. Viste le difficoltà, preferisco scrivere e realizzare un lungo.
Che ci dici dunque di questo lungo e dei tuoi progetti futuri?
M.C.: Lo sto scrivendo con Barbara Rossi Prudente. Nel frattempo vorrei lavorare come assistente in un lungometraggio perché mi piace stare sul set ed è un modo per imparare.
Scheda
tecnica del corto "Sole"
Regia: Michele
Carrillo
Soggetto e sceneggiatura: Michele Carrillo e Barbara Rossi
Prudente
Fotografia: Marco Graziaplena
Scenografia: Marcela Iriarte Villalobos
Costumi: Tiziano Musetti e Veronica Pietrini
Montaggio: Cristina Flamini
Suono: Daniele Turchetta
Musica originale: Francesco Volpicelli
Interpreti: Gianluca Izzo, Fabio Del Prete, Danilo Salvi,
Mirko Nasta, Enrietta Fontana
Organizzazione: Teresa Biondi
Durata: 20 min.
Girato a Mondragone (Ce), 2003
Alcune
immagini tratte dal Cortometraggio "Sole"
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