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Il
"Placito di Capua" risale al marzo del 960 e
rappresenta il primo documento ufficiale in Volgare
Italiano, contenente la seguente formula "Sao ko kelle
terre, per kelle fini qui ki contene, trenta anni le
possette parte Sancti Benedicti" - (So che quelle
terre, entro quei confini di cui qui si parla, le ha
possedute per trent’anni l’abbazia di S. Benedetto).
Nel 1734, l'abate Erasmo Gattola pubblicò questo
documento, scoperto nell'archivio cassinese, il quale fu redatto dal giudice di Capua Arechisi e
riguardava una lite per confini di proprietà tra il
monastero di Montecassino, retto dall'abate Aligerno, e un
piccolo feudatario locale, Rodelgrimo d'Aquino. Tre
testimoni comparsi dinanzi al giudice Arechisi, deposero a
favore del monastero, avendo in mano una carta e indicando
con un dito i confini del luogo che era stato occupato
illecitamente da un contadino dopo la distruzione dell’abbazia
da parte dei Saraceni nell’885. La formula in volgare
campano, ripetuta 4 volte era stata inserita nella
sentenza scritta in latino emessa a fine processo.
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