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Chiesa di S. Giuseppe

Fu fondata il 2 Maggio 1762 come un luogo di culto ed, assieme alla chiesa di S. Lazzaro verso la Porta Napoli, ha ubicazione fuori le mura della città. La chiesa fu seriamente danneggiata durante la seconda guerra mondiale, e fu nuovamente restaurata e riaperta al culto nel 1945. Nel 1987 un consolidamento ed ulteriori restauri la riportarono al suo originario splendore (1868 - Don Antonino Vitagliano). La chiesa di S. Giuseppe è di stile tardo barocco con marcate tendenze al neoclassico. La facciata, di ordine toscano e volta ad oriente, si innalza al di sopra di un atrio coperto a terrazza, che presenta cinque archi e quattro pilastri polistili. Semplici ed eleganti motivi ornamentali finemente lavorati in stucco danno armonia e solennità a tutto l’interno, ampiamente illuminato da otto finestroni. La cupola è sorretta da quattro massicci pilastri polistili, al centro dei quali sono scavate altrettante nicchie. Il sacro edificio spazia su una superficie di circa 400 mq ed ha una pianta a croce greca. I due bracci, ricoperti con volte a botte, sono di simili dimensioni. Da terra fino al centro della cupola la chiesa si eleva per un’altezza di circa 22 m. Sopra l’unico ingresso una comoda cantoria con austera balconata dalla facciata interna si aggetta su due snelli pilastri lignei a sezione quadrata. Ai lati dell’entrata in due nicchie si conservano le statue del Sacro Cuore di Gesù e di S. Antonio da Padova. A destra si trova un’acquasantiera in marmo, attribuibile al XVII secolo e proveniente probabilmente da un’altra chiesa. Nelle nicchie dei pilatri, esposte verso l’interno dell’area sottostante la cupola, si custodiscono le quattro statue principali della chiesa, che sono quelle della Santissima Vergine Addolorata, S. Giuseppe. S. Stefano protomartire e S. Benedetto Abate.L’altare maggiore in stile rococò, opera marmorea di maestranze napoletane del Settecento, forse proveniente da un’altra chiesa, fu dato in dotazione alla nostra successivamente alla sua costruzione. La Pala d’altare è una tela del XVII secolo di autore ignoto. Potrebbe essere attribuita alla scuola del Solimena, del De Mura o del Diano, se non addirittura alla mano del marcianisano Paolo De Maio, che molto operò in zona e anche a Capua. Essa fu restaurata nel 1962 e raffigura, con colori chiari e linee accentuatamente barocche, Gesù Cristo che consegna il potere delle chiavi a S. Pietro. La scena è resa ancora più viva dalla rappresentazione dell’eterno Padre che dall’alto circondato da angeli osannanti, vi assiste, e da altri sei apostoli, che ammirati fanno corona ai due personaggi principali. Gli altari laterali, simili fra loro, sono in stucco lavorato in stile neoclassico e colorato a finto marmo. Furono ricostruiti nel 1964. Sono sprovvisti delle rispettive pale, distrutte dagli ultimi eventi bellici. Quella dell’altare di destra raffigurava S. Nicola di Bari, e l’altra dalla parte opposta S. Carlo Borromeo e S. Filippo Neri. Fino a prima della seconda guerra mondiale si individuano gli accessi alle tre sepolture della chiesa. Quella nella cappella di S. Carlo dal 1837 era riservata a Gennaro Friozzi, mentre l’altra nella cappella di S. Nicola apparteneva a Raffaela Letizia, come testualemente recitava l’epigrafe funeraria. Qualche anno fa la chiesa di S. Giuseppe è stata testimone di un grande avvenimento, che è andato ad iscriversi negli annali della storia ecclesiastica locale. Il 24 Maggio 1992, infatti nel piazzale antistante ad essa, ebbe inizio ufficilamente la visita pastorale di Sua Santità Giovanni Paolo II all’Arcidiocesi di Capua. Fin dalle origini dela chiesa e della parrocchia di S. Giuseppe si celebra la solennità del Santo Patrono e Titolare. Nel secolo scroso la ricorrenza del 19 Marzo veniva fatta precedere da un triduo con l’esposizione del Santissimo Sacramento e dai vespri, e la si celebrava con la Santa Messa in musica. Il parroco Don Antonino Vitagliano aggiunse la novena di preparazione alla festa. Di S.Giuseppe esistono due statue: una a mezza figura in cartapesta, attribuibile a qualche artigiano campano ed un’altra di vetro-resina, che ritrae il Santo interamente. Con la chiesa sorse e si sviluppò la devozione verso la Santissima Vergine Addolorata, che tuttavia andò svanendo. Il parroco Vitagliano ripristinò la festa mariana del 15 dicembre con un triduo solenne, Santa Messa in musica ed addobbo in chiesa. Ancora oggi questa festa è molto sentita e viene celebrata con grande fervore. La Sacra immagine della Regina dei Martiri ogni settembre si porta in processione con solennità. Negli anni passati, si teneva la Fiera di S. Stefano in Fuori Porta Roma. Il parroco Vitagliano, per dare a tale attività commerciale intitolata al Santo Protomartire, che è anche compatrono della nostra arcidiocesi, un volto più sacro, nel 1868 fece scolpire la statua del Santo ed istituì la festa religiosa del 26 dicembre. Forse fu in quell’epoca che nacque pure l’usanza di allestire un monumentale presepe nella chiesa di S. Giuseppe. Sempre il parroco Vitagliano portò la parrocchia ad un risveglio religioso, istituendo la novena di S. Giuseppe, e ancora quella di S. Antonio Abate, il Settenario dei Defunti e la pia pratica del mese di maggio. Nei documenti non si riscontra nessun riferimento alla statua di S. Benedetto Abate, anch’essa scolpita come le altre a mezza figura. Proviene senz’altro da qualche bottega di scultura napoletana dei primi dell’Ottocento. La sua presenza nella nostra chiesa potrebbe essere giustificata come un omaggio di memoria alle passate gloriose tradizioni benedettine della città di Capua.

 
 
 
 

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