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La
città di Capua, purtroppo, annovera tra i suoi avvenimenti
storici uno di estrema crudeltà e scempio: il cosiddetto “Sacco”
che firmò la fine della dinastia d’Aragona nell’Italia
Meridionale. L’evento risale al 1501 quando Capua rappresentava
una città ricca e potente, oltre che
occupante una posizione strategica militare e politica
del regno di Napoli. Unico ideatore dello scempio avvenuto fu
Cesare Borgia (duca Valentino), affiancato, invece,
nell’esecuzione materiale del progetto, dalla Francia che delegò
il comando delle sue truppe al generale d’Aubigny. Cesare
Borgia realizzò il disegno di espugnare Capua accostando ai
motivi personali, quali la vendetta escogitata verso il re
Federico d’Aragona, allora re di Napoli, per avergli rifiutato
in moglie la figlia Carlotta, l’ambizione di estendere il suo
potere ad un regno così forte, e quindi a tutta
l’Italia.
Il disegno politico cominciò a prender forma quando il
papa Alessandro VI, padre di Cesare Borgia, depose il re
Federico (25 giugno 1501). Il 12 luglio le truppe francesi si
diressero verso Capua e cominciarono ad accerchiarla. Alla
difficoltà di assediare tale città, dettata dal fatto che era
ben difesa (da tre lati dal fiume e dall’altro dalle mura e dai
fossati), si aggiunse il valore dei suoi uomini. Capua si difese
fino allo stremo delle forze per i quattro giorni successivi al
19 luglio in cui si susseguirono aspre battaglie. Tra i nomi più
illustri, menzioniamo ad esempio Ettore Fieramosca, difensore
della fortezza di Calvi e Fabrizio Colonna difensore della
stessa Capua.
Allo scadere dei quattro giorni, l’intera città si trovò in
ginocchio e costretta a barattare la resa con i francesi per una
taglia di 40000 ducati da pagare
entro le ore 15 del giorno 24 luglio. Fu allora che si
concretizzò il piano malvagio del duca Valentino che, accecato
dalla cupidigia e dalla vendetta, tramò il tradimento. Fu
ordinato alle truppe di allentare la morsa, e di elargire con
saluti di pace prima dello scadere del termine stabilito. I
nemici furono fatti quindi entrare nella città: furono aperte le
porte di Capua (porta Tifatina, Capuana, del Castello e quella
delle due Torri) e si abbandonò la guardia delle mura. Fu solo
quando la maggior parte dei soldati erano dentro la città che
Cesare Borgia, al centro della Piazza Giudici, alzando la verga,
diede inizio alla strage. Nello stesso istante stavano uscendo
dei delegati dal comune di
Capua con il denaro da consegnare. Era il giorno sabato 24
luglio, ore tredici, vigilia di S. Giacomo apostolo. Lo scempio
che si consumò fu indescrivibile, non si risparmiò nessuno,
neppure i bambini e le donne. Un bambino salvato dalla morte
imminente fu Cristoforo Sannelli che per ringraziare, poi, il
santo di cui portava il nome per averlo protetto, eresse nella
chiesa Santissima Annunziata un altare e sull’altare
una statua
del Santo
con Cristo fanciullo sulla spalla. La statua (di legno e
alta 2 metri) oggi si può osservare nel Museo campano. Le donne
furono prese di mira per la loro bellezza e si racconta che
alcune di esse (circa 40) rifugiatesi nel Castello Normanno o
delle Pietre furono violentate dalle soldatesche del Borgia.
Molte altre, invece, pur di non concedersi al nemico in cambio
della salvezza, si gettarono nel fiume Volturno annegando. Fu
così anche per una componente dell’illustrissima famiglia Della
Vigna che si trovava nel monastero di S. Maria delle Dame
Monache, che accoglieva tutte giovani nobili e per una
gentildonna di Casa Antignano, accerchiata per strada.
Le vittime, si pensa che siano state più di 5000 persone e la
città fu testimone di un tale scempio perchè si narra che il
fiume Volturno si colorò di rosso per il sangue versato in
alcuni tratti. Due furono gli eventi
miracolosi che avvennero durante l’assedio.
Si narra che i soldati, inspiegabilmente, non riuscirono ad
entrare nella chiesa di S. Benedetto, oggi S. Filippo e Giacomo,
per uccidere i cittadini che vi si rifugiarono per pregare
attorno all’immagine sacra della Vergine delle Grazie. Ancora,
si narra che la Vergine raffigurata in un dipinto sul muro lungo
una strada che costeggia il fiume Volturno, chiamata Madonna
della Pietà e detta dal popolo Madonna della “Santella", si
portò le mani al volto in segno di tanto orrore di quei giorni,
ponendo fine a tale scempio .Ancora oggi, nei giorni seguenti al
24 luglio, si celebrano messe di suffragio a quanti morirono in
questi giorni.
Testimonianze di quello scempio possiamo trovarle presso
la chiesa di S. Maria delle Grazie o della Santella, dove fu
fatta una lapide commemorativa nel 24 luglio del 1901 e, sulla
strada che porta a S. Angelo in Formis dove c’è una cappella
chiamata Cappella della Morte. Si narra che essa sorge proprio
nel luogo dove si stabilì la tenda del d’Aubigny. Questa,
distrutta nel 1860, fu rifatta all’inizio del secolo scorso come
la si può vedere oggi.
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