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Capua non c’è solo il Museo Campano col suo ricco patrimonio di
opere d’arte religiose e profane, librarie, plastiche e
architettoniche; nella città delle Mater Matutae, del lapidario
Mommsen, delle pergamene normanno-sveve e delle sculture
federiciane, c’è anche il Tesoro della Cattedrale con reperti
che per la loro preziosità sono raramente visibili: il Rotolo
dell’Exultet di arte campana dell’XI sec., l’Evangelario di
Alfano, di bottega orafa palermitana del XII sec. e la
cassetta-reliquario dei SS. Prisco e Stefano del XIII sec. La
pergamena dell’Exultet è lunga 330 cm. e si presenta in 5
frammenri pressoché uguali, con scrittura beneventana e parti
miniate in rosso e verde. Rappresenta l’unico esemplare di
codice miniato conservato a Capua. E’ di probabile scuola
cassinese poiché è testimoniata la sua presenza a Montecassino
all’epoca dell’ abate Raimondo, nel 1326-40. L’uso degli Exultet
(ne restano solo 28 esemplari) nacque a Benevento con lo scopo
di illustrare il canto del Praeconium che il diacono intonava la
notte del sabato santo, al momento dell’accensione del cero
pasquale. Nell’Exultet capuano vi sono quattro raffigurazioni:
la Crocifissione e le Pie donne al sepolcro (nel 1° foglio), l’Anastasis
(nel 2°), le Api al lavoro e l’Annunciazione (nel 3°), la
Consacrazione del cero pasquale (nel 4°). Le immagini
sintetizzano in vari momenti, il ruolo della Madonna nella
storia della salvezza. L’epoca di produzione, “anteriore
all’ingresso di Enrico II a Capua (prima del 1022) fa di questo
Exultet un caposaldo di tutta la miniatura campana “(Marinelli).
L’Evangelario dell’ arcivescovo Alfano, invece, è di bottega
orafa palermitana ed è impreziosito da lamine d’oro, gemme e
smalti. La sua produzione, secondo Antonio Marotta, è da
collocarsi tra la canonizzazione di Tommaso Becket (1173),
assassinato nella cattedrale di Canterbury e l’anno della morte
dell’arcivescovo Alfano (il 1182). Le tavolette –custodia
costituirebbero un dono della casa d’Altvilla all’arcivescovo
Alfano al quale Guglielmo il Buono aveva affidato l’incarico di
organizzare un’ambasceria presso la corte di Enrico II in
Inghilterra per ottenere, insieme a Tommaso Becket, la mano
della figlia Giovanna. Sulla prima valva, rivestita di lamine
d’oro, smalti e gemme preziose, vi sono raffigurate il
Crocifisso con la Madonna e S. Giovanni (al centro), gli
apostoli Pietro, Paolo, Simone e Filippo (ai quattro angoli in
placchette quadrate), e i santi Andrea, Tommaso, Giacomo e
Taddeo (negli smalti tra le placchette). Nella seconda valva
invece, al centro vi è il Cristo Pantocratore con attorno angeli
in adorazione. Nella cornice vi sono gli Evangelisti Giovanni,
Matteo, Luca, Marco e i santi Bartolomeo, Giacomo, Nicola e
Stefano. Sulla sinistra infine, in una placchetta circolare, vi
è Tommaso Becket, arcivescovo di Canterbury. Il Reliquario dei
SS. Prisco e stefano, invece, è una cassetta di legno rivestita
da otto lamine d’argento, in parte dorate. Il reliquario è uno
dei pezzi più antichi ed importanti del Tesoro della Cattedrale
di Capua. Le lastre in argento presentano decorazioni sui lati
maggiori: un tralcio di vite incornicia quattro figure di santi,
la Madonna e Cristo. Questi ultimi con ai lati Sant’Agata, San
Blasio, San Prisco e S. Stefano. I vescovi S. Prisco e S. Blasio,
indossano la tunica, la pianeta e la mitria. Il martire Santo
Stefano, invece, indossa la tunica di diacono ed ha in mano un
sasso, simbolo del suo martirio. Particolarmente interessante è
la figura del Cristo che impugna uno scettro fiorito, simile a
quello che portava la statua dell’imperatore Federico II sulla
Porta di Capua “come se l’artista volesse ribadire che se
Federico II è Re, Cristo è Re dei Re” (Marinelli). |
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