Dell'intero
complesso, voluto da Federico II nel 1234, restano le basi
ottagonali delle torri, la porta d'ingresso e le feritoie,
mentre i sotterranei, articolati in più ambienti, presentano i
resti di due scale a chiocciola.
La ricostruzione delle due torri, danneggiate nel periodo
1552-89 in occasione della sistemazione viceregnale delle mura,
è possibile attraverso descrizioni ed immagini.
L'unico disegno esistente, anteriore al '500, è conservato nella
Biblioteca Nazionale di Vienna e mostra la porta con le sculture
in trono tra le due torri. I reperti della porta, distrutta nel
1557 dal conte di S. Fiora, e altri elementi terminali delle
torri sono attualmente conservati nel Museo Campano. Delle
sedici sculture poste ad ornamento di protomi umane, restano
quelle raffiguranti Federico II, Pier Delle Vigne, Taddeo da
Sessa, la testa di Zeus e la Capua Fidelis.
Proseguendo lungo il tracciato
della Via Appia si attraversa il Ponte Romano ricostruito in
cemento armato dopo la Seconda Guerra Mondiale sui resti
dell'antico Ponte Romano di Casilinum. Nelle sue vicinanze
affiora dall'acqua un rudere attribuito alle antiche
strutture del molo.
Sulla sinistra del corso Appio vi è il vicoletto che conduce
alla piazza Commestibili. Già sede della Bagliva, in età
medievale fu adibita alla vendita dei commestibili, antica
tradizione tuttora conservata. Presenta al centro la fontana
della Mensa Arcivescovile Capuana e, in aderenza al Duomo,
la chiesa di S. Maria a Piazza.
"
Il Monumento che voleva emulare la grande Roma "
di
Paolo Mesolella
E’
stato appena edito dal Museo Campano il libro “Le Torri di Federico II
a Capua", un saggio del direttore, il prof. don Giuseppe Centore,
sullo sfortunato arco di trionfo sul Volturno, ormai ridotto a due
anonimi basamenti poligonali. Lo studio, molto documentato e ricco di
citazioni testuali, mette in luce l’importanza artistica ed ideologica
del famoso monumento che secondo lo storico Abulafia, si potrebbe
considerare una proiezione delle Costituzioni di Melfi.
Particolarmente interessanti sono i riferimenti alla storia dei pezzi
superstiti del monumento conservati nel museo. Federico II fece costruire la Porta di Capua, (una sorta di Arco di
Trionfo tra due torri, posto a guardia dell’unico passo sul
Volturno), fra il 1234 ed il 1239. E lo fece costruire per
emulare la grandezza di Roma. Nel suo genere era l’opera più
bella del tempo e, allo stesso tempo, la più esplicita
ideologicamente. Secondo Abulafia, infatti, doveva ricordare il
potere della monarchia a chiunque facesse il suo ingresso a
Capua la prima grande città del Regno. Era poi una “porta
triunphalis”, con funzione purificatrice e sacrale. Attraverso
di essa infatti il re trionfatore si purificava del sangue dei
nemici uccisi in battaglia. Ma soprattutto era un monumento di
arte profana rivolto contro lo Stato pontificio. Su di esso
infatti, erano rappresentati la glorificazione dell’imperatore e
dei suoi consiglieri, e la personificazione della città stessa
di Capua. Un’opera scandalosa per i suoi contemporanei. Del resto, nonostante l’ amministratore finanziario per
la costruzione delle torri fosse
un monaco cistercense (Bisanzio, dell’abazia di S. Maria della
Ferraria), lo storico Riccardo di San Germano nella sua Cronaca
ricorda che per costruirle Federico II fece demolire due chiese,
quelle di S. Antonio Abate e di S. Terenziano. E poi stabilì che
per le spese (20 mila once d’oro) dovevano provvedere i comuni
compresi tra Capua e Mignano. Era una porta bellissima, a tre
piani: in alto c’erano alcune statue ritrovate tra le rovine
dell’antica Capua; al centro c’erano la statua regale
dell’imperatore tra le statue di Pier Delle Vigne (a destra) e
di Taddeo Da Sessa (a sinistra), simboleggianti il giudice che
assolve e il giudice che condanna. In basso, invece, sopra la
volta della porta, c’era una donna che rappresentava la fedeltà
di Capua e che, stracciandosi il petto, mostrava un’aquila
imperiale. Vicino c’erano raffigurati i trofei e le vittorie
dell’imperatore. Nel 1557 però , per ordine del viceré Duca
D’Alba, l’arco di Trionfo con le Torri fu abbattuto. E del
monumento oggi sono rimasti i due basamenti poligonali in
pietra, la statua mutilata ed acefala dell’imperatore, i busti
di Pietro della Vigna e di Taddeo da Sessa, la testa femminile
simbolo di Capua Fidelis, il busto di Giove, 6 antefisse, un
volto di giovanetto, una figura di leone ed un aquilotto. Tutti
resti conservati nel Museo Campano di Capua. Tra questi, forse
il più bello è la testa di Capua Fidelis per quella sua triste
bellezza, già consapevole del suo triste destino.