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I
primi abitanti della piana del Volturno furono gli Opici, i quali nel IX sec. a.C. si insediarono alla foce del fiume Volturno,
dedicandosi alla caccia, alla pesca, all'allevamento di animali
ed alla coltivazione dei campi. Il primitivo insediamento umano, da essi creato, dovette andare sempre più affermandosi e acquistando un vero e proprio ruolo, come centro di raccolta e commercio dei prodotti provenienti dal più ricco entroterra
capuano, allorquando iniziarono i rapporti commerciali con i naviganti fenici, greci ed etruschi.
Questi ultimi, che avevano risalito il fiume Volturno, unica via di transito per raggiungere dalla costa l’entroterra e si erano stabiliti intorno al 650 a.C. a
Capua, risistemarono Vulturnum, l’insediamento fluviale marittimo degli indigeni, creando un vero e proprio centro di scalo, un porto franco, per l’accumulo e vendita delle merci di tutto il territorio circostante, collegandolo alla
dodecapoli, il sistema federale sacrale, mediante il quale essi riunirono sotto il comando di Capua le dodici più importanti città dell’Etruria campana
(Acerra, Calatia, Ercolano, Marcina, Nocera, Nola, Picentia, Pompei,
Saticula, Suessula, Vulturnum) dopo aver trasformato i vecchi borghi, dove si insediarono,
architettonicamente, civilmente, religiosamente e politicamente.
Gli Etruschi furono costretti ad abbandonare le loro colonie in Campania, sostituiti da montanari di lingua
osca, affini ai Sanniti, che nel 430 a.C. conquistarono Capua. Dalla fusione di questi popoli di origine sannita con gli Opici e parte dell’elemento etrusco e greco acclimatatosi nacque la nazionalità
Osca.
Gli Osci insediatosi nella piana campana, seguendo l’esempio degli Etruschi, si dettero anch’essi una organizzazione federale, di quella con a capo Capua faceva parte anche
Vulturnum, che continuò ancora per secoli a svolgere il suo ruolo di
emporium. Nel 290 a.C. con la conclusione della terza guerra sannitica, il territori campano con tutte le sue ricche città, passò nelle mani dei Romani.
Il fiume Volturno ha una grande importanza storica. L'imperatore Augusto fece costruire un acquedotto che trasportava l'acqua dalle sorgenti fino alla città di
Venafro. Tracce di questo acquedotto sono visibili ancora oggi nel territorio di Rocchetta al Volturno e presso la confluenza del torrente Rio Chiaro nel comune di Colli a Volturno.
All'inizio del secolo le acque del fiume furono usate per alimentare le industrie del napoletano e non va dimenticato che sulle rive del Volturno si raggiunse la tanta sospirata unità
d'Italia. Il 2 e il 3 ottobre del 1860 i Garibaldini affrontarono e vinsero definitivamente l'esercito borbonico, concludendo la
spedizione dei Mille prima dell'arrivo dei piemontesi e, il sigillo della sconfitta
borbonica. La
Dinastia Borbonica nel 1860 dovette affrontare i garibaldini, che
guidati dal loro invitto gen.
Garibaldi, dopo l'occupazione della capitale: Napoli, dovettero affrontare l'ultima
battaglia sul Volturno senza poterne espugnare la sua piazzaforte:
Capua. Il dominio borbonico dura
fino al 1860, quando, con la battaglia del Volturno, i Piemontesi
sconfiggono i Borboni e Capua diventa parte, come tutta l’Italia
meridionale, dei Savoia e quindi del Regno d’Italia, fino
alla seconda guerra mondiale quando entra a far parte della Repubblica
Italiana. Fu in questa occasione che alcuni dei soldati
dell'esercito di Garibaldi persero la vita.
Le loro spoglie
sono oggi custodite presso S. Angelo in Formis (località Capua), in memoria della
loro valorosità.
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