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L’utilizzo
delle tecnologie spaziali per la salvaguardia e la sicurezza
dell’ambiente. Questo il tema del convegno internazionale in corso
al CIRA sotto l’egida dell’ONU. I rappresentanti dei maggiori enti scientifici internazionali preposti al
monitoraggio dell’ambiente si riuniscono al CIRA di Capua per una
tre giorni di lavoro dal titolo “Advanced Science and Space
Technologies for Environmental Security and the implementation of
international conventions”. Lo scopo dell’incontro, fortemente
sostenuto dal Presidente del CIRA e dell’ASI, prof. Sergio Vetrella,
è quello di fare il punto sugli attuali sistemi di monitoraggio e di
controllo della terra, anche per quanto riguarda le scorie nucleari.
“Il possibile utilizzo da parte di associazioni criminose di tali
materiali pericolosi, soprattutto alla luce degli ultimi avvenimenti
terroristici – ha sottolineato il prof. Vetrella – ha reso ancora
più urgente la necessità di riunire il mondo scientifico intorno ad
un tavolo per stabilire le linee e le strategie da seguire nel comune
intento di preservare la grande astronave chiamata Terra su cui
l’umanità viaggia.”
Organizzatore dell’evento è l’ECPP (Environmental Crime
Prevention Program) rappresentato, in Italia, dal professor Mario
Scaramella, segretario generale dell’Ente e direttore del Centro di
Politica Spaziale dell’Università Federico II di Napoli, il quale
ha sottolineato : “La riunione, che si svolge a porte chiuse (data
la delicatezza strategica degli argomenti trattati), è stata voluta
dall’ONU al CIRA di Capua, a conferma dell’importanza e delle
potenzialità nel campo spaziale riconosciute al Centro di ricerche
italiano.” Analisi dei mezzi disponibili e ricerca tesa ad ampliare
le potenzialità di cui il mondo dispone, questa la strategia da
seguire a garanzia della sicurezza ambientale in una prospettiva di
utilizzo sinergico di tutte le tecnologie singolarmente detenute dalle
nazioni. L’Italia, in questa visione, pone a
disposizione della comunità scientifica internazionale gli impianti
unici al mondo esistenti al CIRA.
Tra questi, oltre alla galleria al PLASMA, (per lo studio del
rientro nell’atmosfera terrestre dei velivoli spaziali utilizzati
anche per la messa in orbita dei satelliti di osservazione
dell’atmosfera), anche il Supercalcolatore NEC SX6 in grado di
analizzare ed elaborare in tempo reale i dati raccolti dai satelliti
consentendo in tal modo la possibilità di tempestivi interventi.
Ulteriore utilizzo della capacità di calcolo del NEC SX6 potrà
essere quello relativo alla formulazione di modelli di simulazione in
grado, in un futuro prossimo venturo, di riprodurre eventi calamitosi.
Il Presidente Vetrella ha infine sottolineato l’importanza
che avrà, in tale contesto, l’UAV (Unmanned Aerial Vehicle) il
velivolo senza pilota dotato di sensori altamente affidabili, in fase
di definizione presso il CIRA. La prossima riunione del gruppo è
prevista il prossimo febbraio presso l’Università statunitense di
San Josè.
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Agenzia
Spaziale Europea, NASA, centri Russi per la missilistica, alcune tra
le più prestigiose università americane (Università della
California, San Josè, Stanford, Columbia, Mit), ed europee (Greenwich,
Amburgo), e l'Accademia russa delle Scienze saranno i partecipanti di
questo evento, che, unico nel suo genere, è stato patrocinato dal
prof. Sergio VETRELLA, Presidente dell'A.S.I. e del CIRA, e dal Vice
Segretario Generale delle Nazioni Unite, Saichico Kuwabara Yamamoto,
responsabile dell'SBC (Segretariato della Convenzione di Basilea).
Scopo
dell'incontro è quello di programmare e negoziare i dettagli di
missioni spaziali di ricerca al fine di supportare l'applicazione dei
MEAs.
I
MEAs, traggono origine dalla Convenzione di Basilea delle Nazioni
Unite, approvata il 22 marzo 1989. Questa Convenzione rappresenta, fra
gli accordi multilaterali ambientali (i così detti MEAs), approvati
dall'ONU, lo strumento più avanzato di cooperazione in materia di
sicurezza ambientale e prevenzione del crimine organizzato
antiecologico (la così detta ecomafia).
A
differenza di tante normative internazionali inapplicate ed
inapplicabili in quanto "soft law" (norme culturalmente
rilevanti ma la cui violazione non prevede alcuna sanzione), la
Convenzione di Basilea costituisce, invece, un importante parametro di
riferimento per la comunità internazionale.
Gli
altri accordi multilaterali, convenzioni e trattati, seguono, infatti,
l'esperienza pilota dell' SBC. Gli
accordi principali ONU, in materia ambientale, oltre alla convenzione
di Basilea, sono la Convenzione di Vienna 1985 per la protezione dello
strato di ozono, il Protocollo di Montreal 1987 sulle sostanze che
minacciano lo strato di ozono, la Convenzione 1992 sulla diversità
biologica, la convenzione 1992 per il controllo del cambio climatico
globale, la dichiarazione di Rio su ambiente e sviluppo 1992, la
Agenda 21 della Conferenza ONU su ambiente e sviluppo 1992, il
trattato della Organizzazione Mondiale del Commercio, i trattati
regionali per la cooperazione in materia ambientali etc.
Il
monitoraggio ambientale globale e la applicazione dei trattati
richiede sempre maggiori e sofisticati strumenti di lavoro e gli
scenari geopolitici affidano all'ONU ed ai MEAs il ruolo di
stabilizzatori e controllori di quegli standard di sicurezza
ambientale che afferiscono, ormai, più alla sicurezza nazionale degli
Stati sovrani ed alle relazioni strategiche, che alla pura ecologia. I
mezzi di controllo, pertanto, si evolvono e si focalizzano su
parametri sempre più avanzati. Di
conseguenza, lo studio dell'alta atmosfera, l'osservazione della terra
e dei mari, la individuazione di tecnologie per il disinquinamento e
per il pronto intervento in caso di incidenti che coinvolgono scorie
pericolose o radioattive sono diventati scenari applicativi
dell'attività del Segretariato Il
controllo dei rifiuti radioattivi, utilizzabili come armi di
sterminio, viene pertanto affidato ai satelliti di tipo militare con
risoluzione altissima; la lettura dei dati forniti dai sensori spia,
viene sviluppata sui grandi computer dei centri federali collegati in
parallelo, per ottenere un potenziale di simulazione numerica
impensabile. I dati vengono letti da software sofisticatissimi in
grado di sviluppare l'analisi contemporanea di tutti i fenomeni che
interagiscono (c.d. simulazione multifisica) e questi scenari vengono
validati con esperimenti che richiedono vere e proprie missioni
spaziali complesse (costruzioni di sensori, posizionamento su capsule,
lancio nello spazio extratmosferico, posizionamento, gestione,
ricezione dati, rientro etc.).
L'utilizzo
dei sottomarini russi e di missili balistici per il lancio di
microsatelliti che gli americani costruiranno, la gestione di questi
vettori dai centri europei, lo sviluppo di sensori e codici per studi
complessi sono i temi che verranno affrontati nel corso dei lavori del
workshop. Il
CIRA, per le competenze specifiche nelle materie che saranno in
discussione, è stato individuato come luogo ideale per ospitare il
work shop. Il CIRA, inoltre, grazie al suo nuovo supercalcolatore NEC SX/6, è in
grado di fornire la potenza di calcolo necessaria alla elaborazione e
gestione dei dati acquisiti nel corso delle missioni.
L'organizzazione
dell'evento è curata dall'ECPP (programma intergovernativo per la
prevenzione del crimine e per la sicurezza ambientale, presieduto
dall'Agenzia federale per l'Ambiente del Governo USA) che, su delega
del programma Nazioni Unite, ha definito un calendario di incontri e
di operazioni per il prossimo anno. Le
riunioni fra americani, europei e russi saranno aperte anche ad
osservatori dei Paesi in via di sviluppo.
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