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Block Notes - Ottobre 2004 - 
Supplemento mensile del telegiornale quotidiano di ReteCapua
Per accedere alle pagine dell'indice del Block Notes
cliccare sul link di colore rosso
  • Ricordo di Mario Etna
  • Anfore ritrovate a Capua finiscono a S. Maria C.V.
  • Uno scoiattolo veglia sul sonno eterno di Carlo Santagata
  • Celebrato il 60º anniversario dello scoppio di Carditello
  • Esce prossimamente “Capua nella tempesta” di Carlo De Vivo
  • La magia della notte del 24 Giugno, festa di S. Giovanni
  • I piatti da pesce del Museo: uso pratico e funerario
  • Cultura e tradizioni: rane e voci di strada
  • La cittadinanza onoraria nell’uso civico di Capua
  • Mommsen, la motivazione della Cittadinanza
  • Beraud Stuart D'Aubigny e il Sacco di Capua
  • Il patrimonio culturale di Terra di Lavoro
  • Photored: Franco Fierro vince il contenzioso con i vigili di Caserta
  • LA STORIA DI CAPUA RACCONTATA IN PIAZZA di Armando Medugno
  • Ancora nessun segnale dal Comune per indire un tavolo per il Volturno
  • Chiuso il Convegno sul Volturno, flora e fauna
  • Ricostituire “Cultura a Capua” per l’unità delle forze culturali
  • Cambio di comando alla Caserma “Salomone”
  • Al Castello di Carlo V il Generale Speciale
  • L’addio a Scocchione, la maschera di Capua
  • Sulla bara i guantoni di quando boxava
  • Al Rione Gescal protestano per le coppiette notturne
  • Primizie dei “Giardini” e ricette
  • Un miracolo di S. Francesco a Capua
  • Scopritura della statua di S. Francesco a Porta Fluviale
  • Un successo il “Gran Galà” di “Prestige”
  • DSM, 2000 giorni senza incidenti
  • Volturno Live TV con Paolo Boruni
  • Bosco di S. Vito e Volturno a rischio con il condono proposto dal Governo
  • Il Generale Scialdone a Franco Fierro
  • Artisti contro la guerra
  • Il Liceo “Pizzi”, la migliore scuola in Campania
  • Il 26 novembre il Comitato Referendario per la vivibilità
  • Block Notes HINTERLAND Lo scienziato tumulato nella tomba di famiglia
  • Il Circolo "La Piazzetta" ha preso il via
  • Annibale, il nemico di Roma - "Intervista con la Storia"

Ricordo di Mario Etna

Quando me lo trovai davanti, dal 1970 in poi, sul palco del carnevale di Capua, ebbi immediatamente la sensazione di aver ritrovato con lui la mia autentica anima popolare. E ritornavo agli anni ’40, quando, fanciullo, vivevo tra vico Paolo Bottoni e via Duomo, nipote “ ‘e Stefano ‘o caffettiere”, e a stretto contatto con le famiglie Grimaldi, D’Aquino, Brigo, Pesa, Natale, Cosmi e tante altri, che nella zona costituivano una sola famiglia. Vi era un solo medico, Lusi; una sola automobile, quella del dottore Lusi; tanti artigiani, operai, commercianti, gli operai del Pirotecnico, tanto affetto e tanto rispetto reciproco. Mario Etna, detto lo “Scocchione” faceva il miracolo di farmi ritrovare nel passato. Di una Capua che non esiste più, ove la vera anima popolare non era contrapposta a quella percepita come nobiliare, ma era presente nei sentimenti, nella vivacità e nell’intelligenza di tutto il suo laborioso popolo. Ai funerali di Mario ci siamo ritrovati in tanti. Il professore Gianni Grimaldi mi faceva riflettere sul senso più vero della presenza di Mario al Carnevale: tanta autoironia, tanto dileggio di se stesso nei vari personaggi presentati, al punto tale da far risaltare i difetti degli altri. In modo sempre garbato e con tanta intelligenza. Ciò che faceva divertire il pubblico e lo coinvolgeva. E quel suo esclusivo linguaggio: io ero il “cifrò”. Per lui ero il microfono suo e di tutti. Quando nel 1990 sul palco lui era un improbabile imperatore romano e io, in costume, il suo scudiero, lo “Scocchione” sciorinò un “latinorum” così originale e convinto che chi lo ricorda ride ancora oggi. E così mi piace salutarlo e ricordarlo con tanto affetto. Pompeo Pelagalli

Anfore ritrovate a Capua finiscono a S. Maria C.V.

La protesta di “Archeoclub” e “Capuana Civitas”. Dopo il ritrovamento il 29 settembre (vedi “Corriere” del giorno dopo a firma Massimiliano Spada) di decine di anfore quasi tutte integre nel corso di lavori di fondazione di un palazzo per civili abitazioni fuori Porta Roma, sono arrivate le prime reazioni dal mondo della cultura. Il parere qualificato del presidente dell’Archeoclub Luigi Monaco è in una lettera del 4 ottobre, divulgata sul “Corriere” il 5: “Sono anfore romane del tipo a cratere, di forma affusolata, comprensive di anse e puntali ed hanno un’altezza variabile da 100 a 120 cm. circa. Una sessantina di esse, in buono stato di conservazione e di cui una ventina completamente integre, sono state trasportate al Museo Archeologico di S. Maria C.V.. Il ritrovamento chiarisce sul piano storico, in maniera inequivocabile, che il territorio urbano di Capua Antica non era limitato alla sola area urbana su cui sorge, oggi l’odierna S. Maria C.V., bensì aveva un’estensione molto più vasta, fra cui ricordiamo l’area del sito della Palombara, e l’area del sito dell’antica “Casilinum” che interessano più da vicino la nostra Città”. Monaco sostiene che dopo la distruzione di Capua (841) e di Sicopoli sul monte Palombara, i capuani ricostruirono la loro patria a Casilino nell’856; quindi Capua era presente in Casilino prima dell’841. Precedentemente reperti archeologici di epoca romana, sono affiorati durante la costruzione della T.A.V. in via Brezza: erano resti di una cantina sociale, di notevole interesse, precipitosamente interrati. Circa le anfore, Monaco sottolinea: “I funzionari della Soprintendenza archeologica, repentinamente, si sono adoperati a far trasferire i ritrovamenti al museo statale di S. Maria C.V., unica sede museale deputata a custodire i reperti, proprietà dello Stato - sottolinea Monaco - si ritiene che i reperti possono essere indirizzati ai musei più prossimi al luogo dei ritrovamenti, come avvenuto a Teano, Sessa Aurunca, Mondragone, Orta di Atella, Sinuessa, ecc. Non si capisce perché la città di Capua che possiede un museo archeologico di risonanza mondiale non possa custodire reperti rinvenuti e legati quindi al territorio di rinvenimento!”. Quindi precisa che cosa è il Museo Provinciale Campano “privato per modo di dire, dato che è di proprietà di un’istituzione statale quale la Provincia di Terra di lavoro, e quindi ha i requisiti per ritenersi museo statale”. Nei giorni successivi si sono unite le proteste di “Capuana Civitas” di Vittorio Sortini e dell’Archeoclub, che in un manifesto congiunto “invitano il presidente della Provincia e il sindaco di Capua” a fare i loro passi presso il Ministero BB.CC. affinché i reperti attuali (e precedenti) vengano immediatamente restituiti a Capua, invocando un disposto di legge secondo cui “le cose rinvenute rimangano presso la regione o altro ente pubblico territoriale”, norma che se ritenuta valida, deve essere rispettata dal Ministero, atteso che a Capua c’è il Museo Campano, di proprietà della Provincia, ente ausiliario dello Stato. Il sindaco Pasca ha aderito senza indugio all’invito indirizzando una lettera al Ministero predetto e si aspetta ora solo una risposta, che prima o poi dovrà pure arrivare. (foto di un’anfora rinvenuta e di un carico in partenza per S. Maria C.V.). Franco Fierro

Uno scoiattolo veglia sul sonno eterno di Carlo Santagata

Il 5 ottobre, nella triste ricorrenza dell’impiccagione dell’eroe giovinetto Carlo Santagata ad opera dei tedeschi, davanti al cippo che ricorda l’atto eroico del giovane, ha avuto luogo una cerimonia congiunta Comune e Comitato Capua Città Martire, per ricordare alle nuove generazioni il fulgido atto compiuto dal giovane. Una folta rappresentanza di autorità civili, militari e religiose con le associazioni combattentistiche e d’arma, ha partecipato alla cerimonia, deponendo corone d’alloro presso il cippo. Un trombettiere ha eseguito le note del “Silenzio” in memoria dell’eroe. Presenti alla cerimonia il fratello di Santagata, Giovanni, il sindaco Pasca, autorità civili e militari. C’è un particolare curioso da raccontare e che è stato scoperto per caso da un imbianchino che era all’opera  per pitturare la recinzione metallica del monumento a Carlo Santagata. In mezzo a questo cippo svetta un secolare gelso, ad un robusto  ramo del quale il 5 ottobre del 1943 i tedeschi fecero penzolare il corpo di Carlo Santagata. Mentre l’operaio faceva il suo lavoro, dal gelso ha sentito provenire dei fruscii e ha pensato che si potesse trattare di un topo o di una lucertola. Come è fisicamente costituito, il gelso ha un tronco molto largo e presenta in vari punti della superficie delle cavità naturali a forma rotonda. Per nulla preoccupato ma soltanto incuriosito, l’operaio si è allontanato di pochi metri dall’albero ed ha incominciato a fissare il tronco con attenzione. A questo punto ha fatto capolino da un foro del gelso la testolina di un simpatico animaletto che somigliava ad uno scoiattolo, ma non ne era certo. Immenso è stato il suo stupore. E’ rimasto ancora qualche minuto, con il dubbio che avesse potuto sbagliare. Ed ecco che lo stesso scoiattolino è riapparso da un altro buco. “Non ci sono dubbi - ha pensato - abita all’interno del tronco e dalle fronde e dai frutti dell’albero ricava il suo cibo quotidiano”. L’albero è popolato e animato dalla presenza di questo grazioso animale, che sembra non solo essere custode della pianta, ma vegliare sul sonno eterno del giovane partigiano giustiziato dai tedeschi. Forse vuol essere l’anima del ragazzo ucciso che, vivificando il gelso, vuole essere un monito a tutti gli uomini affinché si aborriscano le guerre e trionfi la pace. In particolar modo in questo momento tragico per le sorti dell’umanità.

Celebrato il 60º anniversario dello scoppio di Carditello

Il 10 ottobre, nel recinto del nuovo cimitero, una piccola folla, con i labari dell’Associazione Combattenti, dei Bersaglieri e dei Carabinieri, ha celebrato il 60º anniversario del tragico scoppio di Carditello. Con poche ma significative parole sono state ricordate le 45 vittime civili e militari che persero la vita in quel tragico mattino dell’11 ottobre 1944. La cerimonia è stata organizzata dal Comitato Capua Città Martire. Tra i presenti, oltre al colonnello Pasquale Galluccio e numerosi componenti del comitato, il preside Fernando La Marra, il superstite dello scoppio Armando Pesce, Rosaria Vinciguerra, figlia e sorella di due vittime, il col. Antonio Pascarella, della direzione di Carditello, i consiglieri comunali Antonio De Simone e Camillo Ferrara. ReteCapua ha ripreso la breve cerimonia. Ancora oggi i più anziani ricordano quanto avvenne in quel tragico giorno, a pochi mesi dai bombardamenti di Capua, che seminarono la morte di 1062 persone e la semidistruzione della città. Anche a Carditello diedero il loro tributo di sangue tantissimi capuani che sono stati ricordati nella cerimonia del 10 scorso.

Esce prossimamente “Capua nella tempesta” di Carlo De Vivo

Con presentazione di Franco Fierro, direttore del Block Notes, e prefazione del col. Pasquale Galluccio, esce prossimamente il volume “Capua nella tempesta” di Carlo De Vivo, che raccoglie tutti gli articoli relativi all’ultima guerra, da lui scritti e pubblicati sul periodico “Il crogiolo”. L’opera, con copertina a colori e numerose foto del periodo, tratte dalle originali, sarà presentata entro dicembre.

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